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8 febbraio 2018
: accogliere la vocazione cristiana (BF1.950)

La vita passata ci condiziona a volte positivamente (per le cose che abbiamo imparato), a volte negativamente. Ecco che il tema della vocazione richiede che ci allontaniamo dai condizionamenti negativi per aderire completamente a Cristo. Come possiamo mettere ordine nella nostra vita quando capiamo la centralità di Cristo, cioè la Sua Signoria divina? Innanzitutto con una consapevolezza: restiamo affascinati e diveniamo consapevoli delle potenzialità che si aprono tramite una adesione sincera e profonda al Vangelo. Con questa consapevolezza ci sganciamo da quello che ci lega al mondo e ci allontana da Cristo. In secondo luogo, relativizziamo i beni mondani per accogliere il Sommo Bene. L'Assoluto richiede anche che diciamo il nostro "sì" al diventare creature nuove, plasmate dallo Spirito di Dio. La vita diviene allora un continuo esercizio di discernimento - essendo Cristo la nostra luce - di ciò che conta e di ciò che non conta, di ciò che è male e di ciò che è bene.

8 febbraio 2018
: malattia, stigma e fede cristiana (BF1.949)

In questa domenica mi pare che uno degli aspetti su cui riflettere sia la inimicizia che spesso i malati devono sopportare per lo stigma sociale che accompagna certe malattie. In alcuni Paesi, per esempio, i malati di mente vengono legati in catene ad un palo e lasciati lì nel disprezzo di tutti. La liberazione dallo stigma che Gesù porta è strettamente legata alla salvezza dell'anima, perché anima e corpo formano un tutt'uno inscindibile nel cristianesimo. Gesù dunque ci insegna ad attribuire una somma importanza alla compassione per le sofferenze fisiche e spirituali altrui; non sempre lo seguiamo su questa strada. Un secondo ed ultimo aspetto che mi pare rilevante è che tutti siamo potenzialmente lebbrosi, tutti possiamo cadere nella malattia. Questo dovrebbe far riflettere sul nostro essere comunità solidale, nell'unità dell'unica Chiesa. Pregare per i malati, visitarli, è un modo, quindi, di affrontare nella fede quella situazione di incertezza che caratterizza l'umana esistenza.

6 febbraio 2018
: gay nella Chiesa (BF1.948)

Una persona omosessuale che cerca Dio è una persona certamente che mostra quel particolare tipo di buona volontà che è il ritornare tutta la vita da Gesù per imparare. Ma nella Chiesa gli omosessuali ci sono e allora, prendendo atto di questo, è meglio non ghettizzarli ma integrarli per quanto è possibile, applicando quella carità che capisce la situazione altrui mettendosi nei panni degli altri. Meglio sarebbe una riunione dove ci sono sia omosessuali, sia eterosessuali per capire e non per giudicare. Gli omosessuali potrebbero alzarsi e, prendendo il microfono, spiegare a tutti la loro esperienza di gay credenti per aiutare noi eterosessuali a capire cosa significa una vita omosessuale da credente. Cercare di capire e di imparare, come dicevo, è un ritornare continuamente da Gesù per plasmare in umiltà il nostro io. E allora vale la pena fare uno sforzo per capire meglio questi fratelli che, a volte, soffrono più del dovuto per lo stigma che accompagna la loro condizione.

1° febbraio 2018
: gestire la "giornata evangelica", cioè il nostro tempo (BF1.947)

Nella carità si misura il modo in cui abbiamo gestito il nostro tempo, cioè la nostra "giornata evangelica"; il tempo è unità di misura della carità per un paradosso di fede in base al quale al bene è assegnato un tempo fissato come è fissato al male. Il tempo serve a valorizzare la speranza nella certezza di entrare un giorno nella gioia senza tempo dei figli di Dio. Il tempo, infine, è sostegno della fede, laddove comprendiamo che, essendo esso un dono di Dio, non lo possediamo ma ne siamo semplici amministratori per cui dobbiamo chiedere a Dio il dono di gestirlo bene. In conclusione, nella nostra esistenza si intrecciano una serie di relazioni con Dio e con il prossimo che hanno delle tappe temporali che ritmano il nostro percorso cristiano e danno un senso alla meta cui dovrebbe volgersi tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima e tutta la nostra mente. Santificare il nome di Dio implica anche valorizzare il tempo che Dio ci dona.

1° febbraio 2018: vocazione e predestinazione (BF1.946).

Tutti, in un certo senso, siamo chiamati se non altro all'esistenza. Vivendo quest'ultima come missione, diveniamo consapevoli (soprattutto nel contesto della esperienza di fede) dell'amore di Dio che è un amore che plasma la realtà, cioè non lascia le cose come prima. L'elezione non è un premio per i buoni, ma una scelta che rivela come Dio ci conosca meglio di come ci conosciamo noi stessi. Una scelta, dicevo, che valorizza il meglio di noi, svelandoci il nostro potenziale. La chiamata degli apostoli appare come una folgorazione. Ciò significa che in qualche modo l'idea, il fatto, la realtà stessa della elezione esisteva dentro di noi come desiderio recondito che nell'oggi e nell'ora esplode come desiderio che si realizza, per la gloria di Dio che è l'uomo vivente (Sant'Ireneo). Una folgorazione che è disvelamento di una sorta di predestinazione, una previsione di Dio che si avvera e che compie un prodigio stupendo e meraviglioso da parte del Creatore nella creatura.

1° febbraio 2018
: la speranza di Giobbe e la nostra (BF1.945)

Giobbe considera amaramente (Prima Lettura) che i suoi giorni "scorrono più veloce di una spola, svaniscono senza un filo di speranza". Cosa oggi porta a concludere - sempre con Giobbe - che "il mio occhio non rivedrà più il bene"? Queste righe sembrano uscite dalla penna di un filosofo nichilista. I concetti menzionati descrivono bene la condizione dell'uomo prima della venuta di Cristo. Eppure, le parole di Giobbe esprimono un anelito che solo l'avvento del Messia può soddisfare. Nel riconoscere Gesù come Messia, San Paolo (Seconda Lettura) dice: "mi sono fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno". A volte, temiamo tutto ciò che non comprendiamo, perciò Cristo ci svela il Volto del Padre. Siamo chiamati a farci tutto per tutti perché solo l'uomo compreso profondamente nel suo io si dispone ad una conversione. Il Dio dei viventi attende di sapere quale sia, infine, la nostra speranza ora che si è manifestata la Sua Gloria nel Figlio.

25 gennaio 2018
: Un insegnamento nuovo in Cristo (BF1.944)

Il Vangelo di questa domenica recita: "un insegnamento nuovo, dato con autorità". La novità è quella stessa che troviamo nella parabola del vino nuovo in otri nuovi (Matteo 9,17). L'autorità è invece da intendersi come influenza sulle cose del mondo e sulle cose celesti. Oltre che servizio, infatti, il potere di Gesù è un esempio contagioso per la bellezza ammaliante, che si segue per imitazione, non perché venga in alcun modo imposto. Si tratta dell'atteggiamento di chi non si rassegna di fronte al male, alle tenebre, all'ostinazione dei superbi e degli empi che non sanno riconoscere il tempo in cui sono stati visitati (cfr. Luca 12,56). Ma chi lo riconosce, perché lo fa? Si deve partire dal concetto della bellezza del Logos che, incarnandosi, si rivela e rivelandosi, si incarna. Si può meglio comprendere questo partendo, ad esempio, dal Magnificat. Qui, l'umiltà è connessa al timore di Dio in un vincolo inscindibile che è fondamento della beatitudine della Vergine nei secoli.

22 gennaio 2018
: Movimenti e Comunità Ecclesiali (BF1.943)

Luca 2,52: "… Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini". Ciò che queste poche ma densissime parole esprimono, è ciò che dovrebbe capitare ai Movimenti e alle Comunità Ecclesiali. Primo concetto: crescere, cioè maturare il più possibile una fede saldamente ancorata alla realtà degli uomini e delle donne di oggi. Crescere di fronte a Dio, cioè mantenersi fedele alla idea ed alla realtà di Dio come tramandata dalla Chiesa. Crescere significa anche maturare una fede che sappia parlare all'essere umano nella consapevolezza che la relazione con l'altro implica sempre una corretta comunicazione. Crescere in grazia, cioè mantenere viva la fede, nel senso di fiducia che la bontà di Dio e la Sua Grazia sono sostanzialmente la stessa cosa. Crescere, infine, davanti agli uomini cioè esprimere equilibrio morale e spirituale con una testimonianza che appaia credibile a chiunque, credente o ateo; cioè la fedeltà e la generosità di Cristo come punti di riferimento basilari.

19 gennaio 2018
: redenzione sociale e morale dei carcerati (BF1.942)

In effetti, la parabola del buon samaritano non si focalizza sulla punizione dei briganti, ma sull'aiuto alla vittima del reato. Secondo me, quest'ultimo aspetto va molto riscoperto e valorizzato per curare le cicatrici di ogni tipo che il reato genera. I carcerati, dovrebbero essere accompagnati in un percorso di riparazione verso le vittime che parte dalla consapevolezza del danno fatto. Per non dire delle parole al vento, quando andiamo a visitare i carcerati, il punto centrale non è il perdono di Dio, ma la vicinanza a Gesù come è stato per il ladrone "buono" a fianco a Gesù in Croce. Ogni carcerato ha la possibilità di riconciliarsi con la società purché ammetta dentro sé stesso la necessità di un profondo cambiamento di vita e di pensiero. Dio è sempre pronto a perdonare, come ha perdonato il figliol prodigo nella parabola del padre misericordioso. La buona fede del reo può fare molto perché la buona fede apre molte "porte celesti".

18 gennaio 2018
: la misericordia di Dio (BF1.941)

Il discorso del Papa è ricco di spunti che in parte condivido ed in parte no. Mi pare criticabile laddove dipinge il credente come un mendicante di Dio quasi che la misericordia sia una sorta di elemosina che ci viene data. Io vedo la misericordia come manifestazione di amore verso i figli. Siamo figli di Dio e un Padre Giusto è equilibrato, comprensivo, misericordioso. Personalmente mi piace, d'altro lato, questo Papa che ama stare in mezzo alla gente, assetato di umanità per capire ogni sfaccettatura della condizione dell'uomo e della donna di oggi. Al centro del discorso sulla misericordia mi pare vi sia un comandamento che Gesù ci ha lasciato sull'amore e metterlo in pratica è la più grande grazia immaginabile: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Giovanni 13,34). Il discorso di Papa Francesco è molto articolato, non c'è spazio per dire altre cose e non lo voglio banalizzare (lungi da me).

18 gennaio 2018
: gli intercessori dinanzi a Dio (BF1.940)

Come gli abitanti di Ninive conobbero Dio grazie a Giona, così noi oggi siamo aiutati nel percorso di fede e di santità da Gesù e dalla Sua Chiesa. Giona prefigura dunque Cristo per i cui meriti è entrata per sempre nella Storia dell'umanità la grazia di Dio stesso. Le scelte cui chiama la Seconda Lettura, portano a considerare che "passa infatti la figura di questo mondo", cioè i beni terreni assumono un valore relativo di fronte alla venuta del Dio-con-noi. Il Giudizio di Dio che attendiamo è un giudizio che provoca una catarsi dei cuori malati ed una santificazione che conduce alla giustizia. Perciò, invochiamo il ritorno del Signore trasfigurati dalla Grazia della Sua prima venuta. Il Signore che ha detto "io vado a prepararvi un posto" (Giovanni 14,2) ci lascia in eredità una dimora santa presso la casa del Padre (idem). C'è, dunque, un premio per i giusti e i santi che hanno posto sé stessi al servizio di tutti per guadagnare quante più anime possibili al Cielo.

11 gennaio 2018
: che cosa rimane della Riforma luterana (BF1.939)

Il luteranesimo ha rimesso in discussione l'azione di Dio ridandole centralità. Un Dio imperscrutabile che rende perfetti come perfetto è il Padre celeste, secondo una rilettura di Matteo 5,48. Noi mettiamo i nostri sforzi ma Dio fa tutto il resto, anzi fa l'impossibile (cfr. Matteo 19,26). Mentre in ambito cattolico si mette l'accento sullo sforzo umano che appare incompatibile con l'essere perfetti, in ambito luterano la perfezione è un complemento della grazia ed è riflesso dell'onnipotenza di Dio. È un punto su cui, penso, la concezione luterana è interessante e forse anche condivisibile. Penso, invece, che sulla dottrina del Peccato Originale abbia ragione la Chiesa Cattolica. Meglio San Paolo che Sant'Agostino. Quest'ultimo è decisamente sopravvalutato dai protestanti come dai giansenisti. Soprattutto quando i primi arrivano alla dottrina della predestinazione. Quanto alle indulgenze è un tema periferico che nasconde ben altri interessi di natura politica ed economica.

11 gennaio 2018
: catechismo e domande rivolte a Dio (BF1.938)

Penso che il catechismo dovrebbe non limitarsi ad indottrinare gli adolescenti circa le verità e i dogmi da seguire, ma insegnare la speranza fortissima che Dio esista (perché ne va del destino dell'umanità) ed insegnare, inoltre, le giuste domande da porre a Dio. Che cosa domandereste a Dio, assumendo come postulato che Dio esista? Qualcuno porta a Dio la propria rabbia domandandogli perché è stressato ed infelice. Qualcun altro può portare a Dio il suo scetticismo, domandando perché esiste tanto male nel mondo. Qualcun altro ancora può chiedere conto a Dio degli scandali che ogni tanto, anzi sovente, accadono dentro la Sua Chiesa. E tante altre domande ancora. Mi pare si chiami metodo socratico o qualcosa del genere. Se fa capire che tutta la vita è un continuo interrogare Dio con la preghiera, consegue un risultato autenticamente formativo, che aiuta a comprendere meglio tutto lo spettro dell'umana esistenza, dalla felicità più piena al dolore più acuto.

11 gennaio 2018
: riconoscere il Messia (BF1.937)

Preservare il proprio corpo dall'impurità implica vari significati. Uno di questi è quello di rispettare il proprio corpo come creazione di Dio il che comporta di glorificare indirettamente Dio. Un secondo significato riguarda l'identità sessuata, che ha bisogno di un complemento in quanto "non è bene che l'uomo sia solo" (Genesi 2,18). Come una pianticella, l'identità sessuata dell'uomo e della donna va coltivata con cura proprio perché il corpo dell'essere umano rimanga, come lo definisce San Paolo (seconda Lettura), "tempio dello Spirito Santo". E questa qualità divina può essere scolorita e perdere sapore. Passando invece al Vangelo di oggi, si può notare come lo Spirito Santo ispiri una sorta di passaggio di testimone da Giovanni il Battista a Sant'Andrea. Solo con gli occhi spirituali, gli occhi mistici, gli occhi dell'anima, si può riconoscere Gesù come Messia, come fa Sant'Andrea, in quello che appare essere un momento cruciale nella Storia del mondo e della Chiesa.

4 gennaio 2018
: crimini politici, crimini culturali (BF1.936)

Tutti i crimini politici hanno origine da un crimine a monte che è un crimine, a mio avviso, di natura culturale. I giovani che sono freschi di studi possono fare una impietosa selezione che separi gli intellettuali seri dai ciarlatani della politica. Solo la cultura può salvare l'Italia. Chi ha radici e chi non ha radici, chi è preparato e chi si improvvisa: si possono riconoscere. Chi riduce la politica ad un marketing qualunquista e pseudo-liberale non merita il voto dei giovani. Chi fa della attività politica una serie di annunci ad effetto come i fuochi artificiali e chi produce fatti concreti e sensati. Nella politica di oggi, infine, c'è bisogno di professionisti che sappiano gestire l'enorme spesa pubblica producendo decisioni che elevano la qualità della medesima. Il vero interesse pubblico non è solo gestire bene le entrate ma anche spendere bene i soldi che entrano. Poi può darsi che una persona agisca bene anche se non appartiene al nostro Partito preferito.

3 gennaio 2018
: Epifania 2018 (BF1.935)

Dio guida questi Magi con un segno che è secondo la loro cultura, la loro immaginazione, la loro sensibilità. Non è qualcosa di simile a quel metodo di approccio che oggi chiamiamo "inculturazione"? Così i Magi e la loro avventura quasi incredibile, rimangono scolpiti nel tempo e nello spazio per fare da apripista all'azione futura della Chiesa. Questi Magi si fidano della immaginazione di Dio più che dei loro ragionamenti. La Chiesa, infatti, dicevo prima, è chiamata a fare esattamente quello che fanno i Magi. Certo, non guidata da una stella, ma dalla luce del Signore lampada ai suoi passi. Come i Magi si prostrano e adorano, così anche la Chiesa fa lo stesso. Come i Magi si mettono in viaggio guidati da una forza superiore, così farà la Chiesa guidata dal Santo Spirito. Noi tutti siamo chiamati a non porre limiti all'immaginazione di Dio come invece fecero i farisei che volevano (ipocritamente, dirà Gesù) rinchiudere Dio in schemi rigidi e troppo umani.

31 dicembre 2017
: Maria Madre di Dio (BF1.934)

Il cristiano come un vecchio contadino che spinge la sua carriola. Dentro la carriola ci sono pace, giustizia e libertà (le tre dimensioni che ci ricordò San Giovanni Paolo II). Ci sono venti contrari, ostilità degli uomini, insidie perfino diaboliche: non importa, contadino, spingi la tua carriola. La carriola va avanti e andrà lontano perché la Madre di Dio ci sostiene. In che modo? Con il suo amore, il suo dolce sorriso che ci illumina e la sua ironia. La Madonna la immagino mentre legge i Salmi ed in particolare il Salmo 2, 1-5, che ci ricorda l'ironia di Dio: "Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia: "Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami". Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall'alto il Signore. Egli parla loro con ira, li spaventa nel suo sdegno …". Dio conceda al mondo docilità all'azione di Gesù Cristo, Suo Messia e nostro Signore.

31 dicembre 2017
: alla Sacra Famiglia (BF1.933)

Cara Sacra Famiglia, io so che tu ci vedi e ci proteggi dal Cielo. Per chi non ti guarda, sei come invisibile eppure ci sei! Irradia con la tua luce santa il nostro corpo e il nostro spirito perché siamo resi degni di essere discepoli dell'unico Dio. Accompagnaci nelle notti dell'anima, tenendoci per mano. Il tuo esempio ci ammaestri, la tua grazia ci rinnovi e la tua testimonianza ci infiammi di amore. Se tu, Sacra Famiglia, ci guardi, anche noi guardiamo noi stessi con occhi nuovi. Donaci di imitare la tua bontà, la tua mansuetudine, la tua sapienza, perché queste tre cose diano senso a tutta la nostra vita. Nell'ora e nell'adesso ci ispiri il cuore le più dolci preghiere a te rivolte affinché tu dimori nei nostri cuori prima ancora che ci rivolgiamo a te. La giustizia di Giuseppe, la umiltà della Madonna e la mite ubbidienza di Gesù Sottomesso ai suoi genitori brillano per noi come stelle nel Cielo. Fa' che mai ti dimentichiamo, sapendo che mai ti scordi di noi.

30 dicembre 2017
: la fede come giustizia (BF1.932)

Le prime due Letture ci mostrano che la fede è già essa stessa una forma di giustizia che precede la giustizia piena, quella che deriva dall'obbedienza a Dio. Infatti, la Genesi dice che "… [Abramo] credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia". Nel Vangelo troviamo un personaggio di nome Simeone che, tramite le sue radici ebraiche, fa da ponte tra Antico e Nuovo Testamento annunciando che la salvezza del Signore è per tutti i popoli. A Gerusalemme si è riunita, dall'1 al 3 dicembre del 2003, la Commissione per il dialogo ebraico-cattolico in Israele che ha emesso un Comunicato finale facilmente reperibile su Internet e di grande interesse teologico cui rimando. Il 10 febbraio 2016 il documento "Tra Gerusalemme e Roma" recita che "Nonostante le inconciliabili differenze teologiche, noi ebrei consideriamo i cattolici come nostri partner, stretti alleati, amici e fratelli nella ricerca comune di un mondo migliore che possa godere pace, giustizia sociale e sicurezza" (inviato, non pubblicato).

24 dicembre 2017
: oltre Dio non c'è nulla (BF1.931).

Una parte dei nostri fratelli e sorelle si è messo a cercare qualcosa che sia "oltre Gesù", come in una corsa impazzita. La scommessa è proprio questa: oltre Gesù ed assieme a Gesù c'è solo il Padre con lo Spirito Santo. Come prima della Trinità non c'è nulla e oltre la Trinità non c'è nulla. Perciò, ci basta, come credenti, l'amore di Dio e della Madonna su di noi. Alla Madonna è bastato Dio, non ha cercato "l'oltre Dio" per i motivi che ho esposto come mi pare di averli capiti. Così, prima della creazione del mondo c'è solo Dio e prima di Dio non c'è niente se non Dio stesso. Chi cerca qualcosa oltre Dio è schiavo del demonio. Perciò, preghiamo veramente che in questo Santo Natale ci basti Dio ed il Suo amore. Certo, l'infinito non può entrare nelle nostre menti eppure l'infinito e l'Assoluto ci penetrano, ci scrutano, ci aiutano, ci consolano, ci confortano, ci guidano, ci conoscono. Perciò, sant'Agostino ha potuto affermare che "il mistero di Dio è più intimo a me di me stesso".

21 dicembre 2017
: Natale 2017 (BF1.930)

Domandiamoci questo Natale dove dormono i senza fissa dimora; cosa mangiano i poveri il giorno del Natale; cosa meditano nel loro cuore le persone sole; eccetera. Questo bambino nella mangiatoia di Betlemme non è automaticamente la risposta alle situazioni elencate. Ci stimola, piuttosto, a dare una risposta nella fede, come quando moltiplicherà i pani e i pesci. Doniamo noi stessi Gesù ai senza fissa dimora, ai poveri, alle persone sole, come segno tangibile della misericordia di Dio che abbiamo interiorizzato. Tutte le opere buone del mondo sono fatte nel nome della santità del Signore che nasce, il solo Giusto (Salmi 70,16). La Gloria di Dio che proclamiamo nella preghiera, si faccia pioggia che irrora la terra di semi di bontà e di opere sante. Prima ancora che il Vangelo venga annunziato da Gesù adulto, c'è questa creatura appena nata con un'aureola di santità che significa amore e gloria intrecciate così strettamente insieme che nessuno le potrà mai più separare in eterno.

21 dicembre 2017
: verso il Natale con la Madonna (BF1.929)

La Madonna riceve da Dio la Sua grazia non perché Ella la trattenga, ma perché la riversi copiosamente sui credenti, in particolare, e sul mondo, in generale. Dio si dona, Dio è dono e la Madonna si fa dono: non è questa, in fondo, la grandezza della Madre di Dio? Ella è tutto dono di bontà, di luce, di grazia e di amore. Eroina della luce, Ella cammina tutta la vita alla luce del volto di Dio che splende su di Lei. Immacolata, cammina davanti a noi per mostrarci il cammino da percorrere. Così Ella è il dono-di-Dio-che-cammina davanti a noi per mostrarci l'alba nuova dell'era messianica cui alludono e fanno riferimento la Prima e la Seconda Lettura. Prima ancora che noi si benedica Maria, siamo noi ad essere benedetti da Lei e in Lei e questa benedizione non può essere tolta senza impoverire grandemente la fede cristiana. La visione dell'Angelo incanta anche noi che, attraverso gli occhi di Maria, gli occhi della fede, ne diveniamo come partecipi per un mistero di felicità e di gloria.

15 dicembre 2017
: un cuore in pace con Dio (BF1.928)

La prima cosa che, a mio avviso, viene prima di tutte quelle giustissime elencate, è di avere un cuore riconciliato con Dio. Perciò, non ci si deve mai stancare di chiedere un cuore in pace con Lui. Da un cuore in pace con Dio non sgorgano propositi cattivi e non vi è nulla da temere. Un cuore in pace con Dio è capace di amare Dio stesso e amare il prossimo in modo corretto. Tanto è prezioso l'essere in pace con il Signore che tale desiderio ci fa capire l'importanza di molte cose, a cominciare dal sacramento della Riconciliazione, ma non solo. Inoltre, il desiderio di questa pace colma la fede di una gioia immensa. Quando preghiamo, non ci dimentichiamo di chiedere la pace tra il Cielo e la Terra che Gesù certamente ci ha procurato una volta per sempre con la Sua Redenzione ma che, individualmente, implica la possibilità di una pace tra il cuore e Dio. Pregando gli uni per gli altri di avere il cuore in pace con il Signore, ne santifichiamo il nome, esaltando l'umanità del Cristo.

14 dicembre 2017
: vocazione (BF1.927)

Se c'è una vocazione di qualunque tipo, c'è un "prima" e un "poi". Prima veniamo purificati da tutto ciò che il mondo ha contaminato in noi. Infatti, siamo stati bugiardi, lussuriosi, ambiziosi, falsi, ideologizzati, eccetera. La purificazione può essere dolorosa perché impariamo un po' a nostre spese dal vivere nel mondo l'educazione che Dio vuole impartirci. Per diventare nel "poi" intimi di Dio, come l'acrobata di un circo, per utilizzare una immagine (riutilizzandola e reinterpretandola) di Nietzsche, rischiamo qualcosa per approdare al ruolo che forma in noi l'uomo nuovo, ciò che Dio vuole farci diventare. È un passaggio che può essere doloroso, come dicevo, oltre che rischioso. Nella vocazione, comprendiamo che non possiamo vantarci di ciò che abbiamo ricevuto (cfr. 1Corinzi 4,7). In questo movimento circolare (che pur implica un progresso), ritorniamo continuamente a Dio per capire cosa dobbiamo fare. È una esperienza bellissima destinata a proseguire oltre la morte.

14 dicembre 2017
: la gloria di Giovanni Battista (BF1.926)

Il peccato può rappresentare una barriera tra noi e Dio. Il sacramento del battesimo, tuttavia, può trasformare la terra arida che è in noi in terreno fertile pieno di sorgenti di acqua se ci lasciamo guidare tutta la vita dalla grazia. Ma anche la grazia esige in noi una risposta di "giustizia e di lode" (Isaia, Prima Lettura). La giustizia, per essere lampada ai passi nostri e del prossimo. La lode, per "rendere grazie a Dio in ogni cosa" (San Paolo, Seconda Lettura). Nella grazia accolta e rispettata diveniamo figli di Dio in modo pieno e, sull'esempio di Giovanni Battista, possiamo "dare una testimonianza alla luce" (Vangelo) esortando anzi supplicando tutti con mitezza e bontà a portare alla luce il proprio lato oscuro, offrendolo a Dio come già detto. Così lo Spirito Santo in cui, tramite la Chiesa, Gesù ci battezza può veramente santificare e rinnovare ogni nostro gesto e pensiero a beneficio della nostra dignità umana e a gloria di Dio, gloria che in Gesù ha rinnovato il mondo.

9 dicembre 2017
: Nobel e disarmo nucleare (BF1.925)

Se l'esistenza delle armi nucleari si combinasse con una crisi delle democrazie che le possiedono, si darebbe un quadro veramente negativo e terrificante. Il pericolo, cioè, è che queste armi cadano nelle mani di un dittatore idiota. Se gli Stati che possiedono ordigni nucleari non intendono smantellare gli arsenali relativi, non resta che pregare Dio che l'umanità accetti i propri limiti creaturali. Per mettere al centro di ogni progetto la pace, c'è bisogno di un miracolo di saggezza nella distribuzione delle risorse contese. Certe volte, pur essendo certi che è in atto una lotta furibonda tra il bene ed il male, non siamo consci da che parte stia l'uno e stia l'altro. Qui urge pensare ad una democratizzazione (in attesa dello smantellamento) nell'uso degli arsenali nucleari. Si dovrebbe forse stabilire che mai tali armi possano essere utilizzate senza l'autorizzazione di un'autorità superiore sovranazionale. L'O.N.U. per alcuni versi ha deluso, forse è il caso di crearne un'altra.

Codice commenti (per indice analitico): da BF1.925 a BF1.975

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2 aprile 2018: un mondo che sembra impazzito (BF1.975)

La Scrittura dice che Dio ha amato il mondo (Giovanni 3,16) ma dobbiamo constatare che il mondo tradisce continuamente Cristo. Dopo essere stato tradito da Giuda Iscariota, Gesù subisce un secondo continuo tradimento anche se è triste dirlo. Così come Giuda Iscariota ha attirato su di sé Satana, anche il mondo attira su di sé il Male (1Giovanni 5,19) quando segue le sue fantasie perverse. Ai cristiani non resta altro da fare se non trarre il bene dal male, imitando ciò che fa Dio stesso. Questa sofferenza che il Male produce ha come unica consolazione le sofferenze di Gesù Cristo Appassionato e come unica via di uscita la Resurrezione, pegno del Giudizio. La nostra forza è la giustizia di Dio, così preghiamo. In questo mondo impazzito ci è lasciata come speranza di riuscire a perseguire nonostante tutto, nella buona e nella cattiva sorte, la vita eterna che il Cristo ci ha lasciato come eredità di grazia e di salvezza, di amore e di giustizia, di espiazione dei peccati.

31 marzo 2018
: la gioia dei figli di Dio (BF1.974)

"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Giovanni 14,1). È una pace interiore che si raggiunge grazie allo Spirito che il Padre ci manda (Giovanni 14,26) per non vivere in quello stato di continua agitazione di cui parla 2Tessalonicesi 3,11. La pace interiore è quella dei figli come recita Romani 8, 14-17: "Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria … ". La speranza diviene gioia e carità perché partecipiamo alla gloria di Cristo Risorto. Ed è la Madonna che ci conduce a Cristo nella gioia dei figli di Dio.

30 marzo 2018
: conflitto israelo-palestinese (BF1.973)

È un problema drammatico su cui ognuno si sente di dire la sua come se si parlasse del campionato di calcio. Invece, bisogna far parlare gli studiosi che conoscono bene la Storia. Storia delle migrazioni ebraiche, comprese le condizioni di persecuzione e spesso di povertà degli ebrei della diaspora. Condizioni drammatiche che hanno costretto molti ebrei ad emigrare in Israele. Altrettanto drammatiche sono le condizioni dei palestinesi. Ma ci informino appunto gli storici senza lasciare il campo a polemiche facili e superficiali. Che poi gli organismi internazionali non funzionino non è colpa né degli ebrei, né dei palestinesi, né nostra, né degli statunitensi. Occorrerebbe fermare questa faida per cui la Storia è una sequenza di persecuzioni e contro-persecuzioni. Non credo che si risolva il problema facendo nascere uno Stato Palestinese. Cerchiamo di alleviare le condizioni di vita dei palestinesi finanziando progetti di lavoro e di pace, questa è l'unica cosa che mi sento di dire.

29 marzo 2018
: la Chiesa sacramento di salvezza (BF1.972)

Nessuno può rispondere al posto nostro alla chiamata di Dio però come cattolici siamo accompagnati nella risposta dalla Chiesa che è sacramento di salvezza. Forse, rispondendo affermativamente alla chiamata, diveniamo depositari di questo mistero ecclesiale di salvezza non solo per noi stessi ma per tutta la comunità umana. Ci viene assegnato un pastore della Chiesa che ci accompagna per far maturare il nostro "sì", per farlo crescere e diventare cristiani che edificano assieme agli altri la comunità dei credenti. La Chiesa è la mistica vigna che Dio ha fondato per far progredire il Suo Regno. Quando nel Padre Nostro preghiamo "Venga il tuo Regno" richiamiamo questo collegamento tra la chiamata della nostra anima che dice il suo "sì" a Dio e la chiamata che Dio fa alla Chiesa perché conduca al pascolo le Sue pecorelle secondo quanto dice Giovanni 21,16-17. Siamo dunque parte di un popolo in cammino che, in comunione reciproca, si dirige verso la Gerusalemme Celeste.

29 marzo 2018
: Pasqua 2018 (BF1.971)

La resurrezione di ogni persona è certamente per la gloria di Dio. Ma come ci poniamo di fronte alla Resurrezione di Gesù? Possiamo semplicemente essere specchi di tale luce gloriosa. Ma questo fatto ci relega ancora in un ruolo passivo. Ogni essere umano, invece, può scegliere liberamente di lasciarsi trasformare interiormente da questo evento. Questa scelta permette alla gloria della Resurrezione di penetrare dentro di noi scacciando ogni pensiero di autosufficienza, di indifferenza, di depressione, di indecisione, di superbia, insomma di tutto ciò che è incompatibile con la nuova esperienza di vita nel Risorto. Allora, c'è un passaggio dal dolore alla gioia, dal pessimismo alla speranza, dalla condanna alla salvezza. In questo contesto, Gesù ascolta la nostra voce per darci delle risposte concrete e rivoluzionarie e, se vogliamo seguirlo, illumina ogni opera buona dandoci la forza, come Risorto, di compierla per la salvezza individuale e collettiva del mondo.

28 marzo 2018
: cristiani "mafiosi" (BF1.970)

Credo che l'antitesi alla mentalità "mafiosa" (come la definisce Papa Francesco) sia una riscoperta della gratuità; gratuità sia della fedeltà nostra verso Dio, sia della fedeltà di Dio verso di noi. Dio ci viene poi incontro negli affamati, negli assetati, nei forestieri, nei nudi, nei malati, nei carcerati. Venendoci incontro, possiamo "schivarlo" o arrenderci alla Sua bontà consapevoli della Sua onnipotente misericordia. Io credo fermamente che molte anime vadano in Purgatorio o all'Inferno, cioè ritengo sia vana la speranza che quest'ultimo sia vuoto. Però non mi sostituisco certamente a Dio ma gli vado incontro, come dicevo all'inizio, nella gratuità della Sua fedeltà verso di me. Perciò, Dio rassicura il giusto (reso tale dalla grazia di Cristo) che il Suo amore fedele non ci abbandona durante la vita e poi nel momento della morte, per cui ogni nostra speranza si fonda su basi solide che sono la donazione di Cristo per noi e la nostra gratuita e riconoscente fedeltà a Lui.

25 marzo 2018
: sognare da giovani secondo il cuore di Gesù (BF1.969)

Dopo che ci siamo resi conto del fatto che tutti abbiamo dei limiti, possiamo rassegnarci oppure credere che nella fede in Gesù tali limiti non siano di ostacolo alla gioia e alla salvezza. La Madonna era giovane quando ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo. Questa giovane donna ebrea ha visto forse infranti i suoi sogni quando il suo unico figlio è stato crocifisso. È rimasta turbata, sconvolta da ciò che è avvenuto. Solo in seguito ha capito il senso di quella morte violenta, la pienezza della salvezza donata. Chi non ha esitazioni e dubbi, difficilmente cresce con l'assumersi delle piccole o grandi responsabilità. Occorre, dunque, uno sguardo vigile e critico sempre. Per non cadere nella logica del "si è sempre fatto così" occorre sognare secondo il cuore di Gesù stesso. Così, i giovani sono portatori di valori non a partire da una tabula rasa, ma a partire ciascuno dalle proprie radici famigliari, da una storia che si spera non sia vuota di significato (e quasi mai lo è).

22 marzo 2018
: imitazione di Cristo nel dono di sé (BF1.968)

Se avessimo la consapevolezza di nascere come dono di Dio per noi stessi e per il mondo, troveremmo una bussola che orienta tutta la nostra vita. Certamente, nei santi questa consapevolezza è intensissima e, talvolta, precoce. Allora, sin da bambini battezzati siamo come un bocciolo che può schiudersi o meno. Lo schiudersi del bocciolo è il senso di tutta la vita cristiana, cioè il farsi servitori del Signore e del prossimo. Il profumo del fiore sono le opere di carità e le virtù che riusciamo (è questo il successo della vita cristiana) a testimoniare. Nella Domenica delle Palme si legge il racconto della Passione di Gesù. Il "bocciolo-Gesù" sboccerà con la Resurrezione, ma già nella Passione si può vedere l'aspetto del dono di sé per la salvezza del mondo che spinge anche noi a farci dono per Lui. Il Mistero della Settimana Santa gira dunque tutto attorno al concetto di dono di sé che è imitazione del Signore e che è il fulcro di tutta la vita cristiana.

20 marzo 2018
: valori evangelici e politica (BF1.967)

Certe volte si incontrano persone che hanno un odio politico profondo per tutto ciò che è cattolico. Tanto che sono nate crociate ideologiche per liberare il Paese dalla morale cattolica. Non è il caso di cadere in un paranoide senso di persecuzione, né si possono sottovalutare le ragioni di questo odio. A mio avviso, la strada giusta passa per una traduzione corretta delle dinamiche (relazionali) evangeliche nei valori politici ispiratori. Allora, rinunciamo a fare gli sputa-certezze e mettiamoci in mente che il frutto di una buona politica cattolica è una ricerca ed un confronto critici con tutti. Insomma, un dialogo onesto e costruttivo con chi è in buona fede. La fiducia che l'uomo è in grado di produrre decisioni dal buon esito politico è stata messa a dura prova da ideologie distruttive in passato. Ricostruiamo allora il tessuto umano, direi proprio psicologico, dell'Umanesimo Cristiano che contiene non un moralismo astratto, ma una spiritualità morale liberatoria e dialogante.

18 marzo 2018
: preghiamo per il Papa Santa Gemma Galgani (BF1.966)

Certo, la Croce ci parla delle piaghe e del cuore di Gesù. Ma è un messaggio incomprensibile e intraducibile se non possediamo quella capacità di discernimento del Mistero che la grazia ci offre. E Dio offre questa grazia in modo diverso e in tempi diversi a tutti - io credo - perché il messaggio di salvezza è veramente universale. Perché mi è piaciuto particolarmente il commento di Papa Francesco di oggi? Perché mi è sembrato di poter cogliere una mistica della fede che non sempre affiora nei discorsi del Papa. Il ricordo ed il pensiero mi sono andati ad una santa che mi è molto cara: Santa Gemma Galgani. In questi giorni la prego per l'intenzione di proteggere sempre la Chiesa ed il Papa in particolare contro i nemici di Dio (che purtroppo esistono davvero). Pregando Santa Gemma, le ho chiesto di aiutare tutti a comprendere che Dio è un Dio di vita, è il Vivente che bussa ogni giorno alla porta della nostra anima per condividere con noi la Sua Gloria senza limiti.

18 marzo 2018
: Dio viene a dimorare presso di noi (BF1.965)

Lasciamo che Dio prenda dimora presso di noi come prevede un altro passo del Vangelo di Giovanni, 14,23, perché Dio si trova bene con noi e noi con Lui. Credo sia questo l'apice dell'amicizia di Dio per noi per cui, come dice il Vangelo di oggi, "odiamo la nostra vita in questo mondo". Un tema che mi interessa è il modo in cui Cristo, prendendo dimora presso di noi, riversa nella nostra anima la Sua gloria. Credo sia una delle manifestazioni più alte della Sua bontà verso di noi. Rispondiamo a questa bontà, a questo amore, pregando sempre e coltivando ogni buon proposito e pensiero, come invita a fare San Paolo in Filippesi 4,8. Ci attireremo così l'amicizia dei santi, oltre che l'amicizia di Dio. I santi ci sorreggono nel nostro cammino penitenziale che culmina nella Settimana Santa. Arriviamo "preparati" per essa se ci facciamo dono per Dio e per il prossimo come Dio si è fatto dono venendo a dimorare presso di noi. La Madonna interceda per noi perché tutto questo avvenga.

15 marzo 2018
: il viaggio di anima e corpo (BF1.964)

Anima e corpo compiono un viaggio in questa vita terrena che ha lo scopo di un "ritorno ad Itaca"; ovverossia, un ritorno a ciò che più ci è naturalmente familiare che è la casa del Padre. Non ha forse fatto lo stesso Gesù Cristo? Ora, quando il Vangelo di questa domenica dice di odiare la propria vita in questo mondo forse vuole proprio richiamare e risvegliare dentro di noi la nostalgia della "Itaca celeste". Si tratta di una meteora la vita in questo mondo, di un viaggio breve eppure travagliato perché "Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore" (Salmi 33,20). Allo stesso tempo, il viaggio del corpo e dell'anima è un continuo ritorno alla Croce di Cristo che dà senso a tutte le cose riguardanti la vita cristiana. Per contemplare la gloria della Resurrezione in modo pieno e fecondo, si deve anche ricordare ogni momento della Passione. Perciò, questo ricordo si intreccia con la nostra preghiera quotidiana e anche quest'ultima è un rendere gloria a Dio.

12 marzo 2018
: che cos'è la maturità di una persona? (BF1.963)

Che cos'è la maturità di una persona? È, forse, la capacità di incontrare la diversità dell'altro, la diversità di Dio. Incontrare questa diversità fa progredire. Questa intuizione è alla base del nostro rapporto di credenti con i santi, con la Madonna e con Dio stesso. Dio non ci chiede di omologarci ad un pensiero preconfezionato ma di essere flessibili e realizzare l'ermeneutica dell'amore. Questo con la fiducia che Dio sa trarre da noi il meglio. Lo sforzo di offrire il meglio di sé stesso al prossimo rinforza una società positiva, solidale, altruistica. Ma forse ci vuole anche la consapevolezza della nostra fragilità. Laddove il nemico assale proprio facendo leva su tale fragilità, Dio la accompagna amorevolmente per farci vedere le opere buone che Dio stesso ha preparato perché le compissimo. Se poi ci rendiamo conto quanto è breve la nostra vita, neanche una goccia di tempo deve andare sprecata per maturare nella consapevolezza che la dimensione naturale dell'eternità è il bene.

8 marzo 2018
: valorizzare le donne nella Chiesa (BF1.962)

Le donne possono - nella fede - scoprire di avere qualcosa di bello e prezioso dentro di sé da condividere con la Chiesa. Occorre però che la Chiesa si ponga in ascolto delle donne, cioè che non si mostri sorda, che sia aperta a questa condivisione. Forse, allora, bisogna inquadrare questa dinamica nella più generale apertura al mondo della Chiesa. Più la Chiesa si pone in ascolto, aprendosi al contributo di tutti, più valorizza il prossimo compresa la donna. Non sto dicendo che non esiste una questione specificamente femminile. Mi sforzo, piuttosto, di indicare una strada per valorizzare il genio femminile, una strada che necessariamente deve essere illuminata dal Vangelo. Alle donne, nella giornata speciale di oggi, auguro di diventare strumento specifico e speciale dello Spirito per riflettere questa luce evangelica e donarla a tutti con la fantasia creativa che lo Spirito stesso dona alle donne; in un contesto in cui dignità fa rima con umiltà ma non con sottomissione.

8 marzo 2018
: se le opere malvagie vengono alla luce (BF1.961)

La pianticella da innaffiare ogni giorno è la nostra anima. La nostra anima piange per i peccati commessi e se non la sentiamo piangere è segno di un forte indurimento del nostro cuore. Ma l'anima stessa gioisce per la grazia che è riversata in noi per i meriti di Cristo mediante la fede. Il lato oscuro dell'uomo, dice il Vangelo di questa domenica, non sono solo e tanto le opere malvagie ma il desiderio più o meno consapevole che esse non vengano alla luce. Perciò, Dio ci supplica (per modo di dire) di confessare regolarmente i nostri peccati. Un padre del deserto diceva: "Chi riconosce i propri peccati, è più grande di chi fa miracoli e resuscita un morto". Una società che non riesce neppure più a distinguere tra peccati e opere buone mi pare come morta dentro. Il ruolo indispensabile dei cristiani è di svegliare la coscienza della collettività circa la gloria salvifica di Cristo. Il cristiano crede per chi non crede, illumina ciò che è oscuro, prega per chi non prega, eccetera.

3 marzo 2018
: identità cattolica in politica (BF1.960)

È sul terreno della consapevolezza di sé che si gioca la partita di scelte mature e coraggiose. Una consapevolezza figlia della giusta spiritualità e della giusta moralità. Se invece ci pervade un senso di smarrimento della nostra identità cristiana e cattolica, è facile fare passi falsi. Io penso sia giusto pregare molto per ottenere la consapevolezza di cui parlavo. Giusto, inoltre, pregare molto lo Spirito che inondi i politici cattolici di tutti gli schieramenti del desiderio di difendere i valori non negoziabili ove è saggio e possibile e di fare i giusti compromessi dove è necessario per rendere onore ad una laicità tollerante e intelligente. La malattia peggiore è l'autoreferenzialità che non cerca il dialogo, che non sa mediare e che non sa prendersi cura della casa comune. Sul piano delle scelte politiche concrete io mi auguro prevalga un welfare intelligente che costringa il "partito della spesa" circa la assoluta necessità di una efficiente gestione dei soldi pubblici.

1° marzo 2018
: "passare attraverso" Satana (BF1.959).

C'è una ordalia spirituale dalla quale il credente (ma direi ogni essere umano) non può sfuggire ed è il confronto con la sofferenza. Questa sofferenza può essere dovuta a due fattori. Il primo è Satana stesso che si frappone sulla strada tra il nostro io e Dio (nostra meta ideale) per cui si rende necessario affrontare Satana, il "passargli attraverso", in un certo senso, per giungere a Dio. Il secondo fattore sono i nostri sbagli, mentre, per quanto riguarda i peccati li ascriverei appunto più al primo fattore menzionato. Di Cristo si dice che imparò l'ubbidienza dalle cose che patì (Ebrei 5,8). Seguendo Cristo, anche noi dobbiamo passare attraverso la sofferenza perché ne esca un bene, cioè una catarsi. È forse per questo che Gesù ci ha detto di pregare sempre (Luca 18,1). Il pregare è il nostro "sì" a che Dio ci prenda per mano, perché siamo tutti chiamati e siamo tutti profeti per il prossimo giacché abbiamo un potere di seduzione che può essere usato per il bene o per il male.

1° marzo 2018
: il corpo di Cristo tempio di Dio (BF1.958)

Nel Vangelo di oggi Gesù parla del tempio di Dio e del tempio del Suo corpo. Così, condanna ogni genere di sfruttamento a fini economici della religione, ben oltre il concetto stesso di simonia. Inoltre, egli dichiara apertamente la Sua natura divina parlando della Sua Resurrezione. Un Salmo che mi pare si accosti bene ai temi odierni è quello che dice che "Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c'è uno che cerchi Dio" (Salmi 13,2). Così Gesù stesso è un segno potente (e non si può immaginare un segno più potente) del divino che cresce in mezzo agli uomini assieme alla zizzania. Oggi che quasi tutto ciò che ci circonda è mercato, ci mettiamo alla ricerca di una "isola felice" che può rappresentare la Chiesa ed anche il Regno di Dio che si fa strada come un rompighiaccio, mutando il profano in sacro, la stoltezza in fede e timore di Dio, la sfiducia in fede autentica che può cambiare veramente il corso degli eventi con un po' di sana indignazione.

28 febbraio 2018
: non aver paura della fragilità (BF1.957)

Ognuno di noi ha imparato una cosa diversa dall'azione e della predicazione di Papa Francesco. Personalmente, se San Giovanni Paolo II ci ha insegnato a non aver paura di credere e di testimoniare la fede, Papa Francesco - questo è, almeno, ciò che io ho colto principalmente - ci ha insegnato a non aver paura della nostra fragilità. Questa consapevolezza della fragilità del popolo di Dio attraversa tutta la Bibbia. Nella fragilità veniamo trovati dal Santo Buon Pastore non per divenire supereroi della fede, perfetti e indistruttibili, ma per divenire più santi nel discernimento della fragilità stessa. Se comprendiamo quanto siamo fragili, si spiega l'idea della Chiesa come ospedale da campo. La Chiesa in uscita è in realtà una immagine evangelica che il Papa ha molto valorizzato. Lo scopo del discernimento della fragilità, però, non può fermarsi ad una misericordia fine a sé stessa, ma deve indicare - come lo stesso Papa ha indicato - la via di una conversione autentica e sincera.

25 febbraio 2018
: la guerra realtà anticristica? (BF1.956)

Anche se è un tentativo destinato a fallire, mi pare che questa come molte altre guerre sia un tentativo di rendere inutile il sacrificio di Cristo. Come tale, ci troviamo di fronte ad una realtà anticristica. Ma Gesù, come mi pare abbia detto un bambino, è un "re all'incontrario" che sceglie di morire lui pur di non fare violenza contro i suoi oppressori. E allora, bisogna forse rivalutare questo aspetto della realtà salvifica della Croce: cioè la mitezza di chi si arrende alla violenza altrui è in realtà una vittoria. Non si tratta di una "magra consolazione" ma di qualcosa che rappresenta una continua riscoperta delle nostre radici cristiane. Laddove opera l'avidità insaziabile del principe di questo mondo non può esserci Cristo. Quindi, nel contesto della guerra, Cristo c'è o non c'è? Sì, Cristo è ora nei Cieli e scruta questa miseria orribile a causa della quale lo preghiamo di perdonare quelli che non sanno quello che fanno e di salvare quante più anime è possibile.

22 febbraio 2018
: costruire assieme a Dio (BF1.955)

Spesso ci chiediamo cosa può fare Dio per noi o cosa possiamo fare noi per Dio. Forse però la domanda più feconda è che cosa possiamo compiere noi assieme a Dio. Il destino di Isacco può diventare il destino dell'umanità credente se guardiamo alla Croce con santo timore di Dio (che non è paura di Dio ma quel rispetto che non tratta Dio come un "amicone" ma come "padre"). Il nostro timore di Dio e l'amore di Dio per noi possono infatti incontrarsi per generare vita eterna a beneficio di tutti. Nel Vangelo, tutta l'umanità scopre la dimensione della gioia che, mescolata al santo timore di cui parlavo, vede manifestarsi la gloria di Dio. Ora, se la gloria del Signore è ciò che per cui viviamo, possiamo anche noi "rubare" un po' di questa gloria per divenirne il riflesso. Ma forse nella Croce di Cristo il timore di Dio è superato, o meglio, completato dall'amore del Figlio per il Padre che introduce un paradigma nuovo e fecondo circa quanto possiamo fare, noi e Dio, assieme.

20 febbraio 2018
: Dio e le maschere (BF1.954)

L'appiccicare maschere al Volto Santo di Dio è divenuto lo sport preferito nazionale. Una scusa per non porsi il problema della fede; vuoi perché il Volto di Dio risulta come proiezione della idea che abbiamo della Chiesa, procedimento logico inverso ed erroneo; vuoi perché odiamo Dio secondo una falsa maschera che abbiamo appiccicato su di Lui. Così, se c'è qualcuno che brama giorni felici ma rinuncia ad essere nella Verità, ecco che tutta la sua vita diventa un non senso, un gioco perverso di illusioni da cui non sembra esserci via di uscita. Vivere nella verità per molti comporta un prezzo troppo alto: significa rinunciare alle maschere ed accettare noi stessi per come Dio ci ha voluti. Poi ci sono i venditori professionali dei mille volti di Dio. Ma lasciamo l'essere umano solo di fronte al Signore perché ritrovi "quel che resta della sua gioventù" (come cantava Sergio Endrigo) e lo offra a Dio dopo un bel viaggio nel deserto, dove qualche tentazione bisognerà pur superarla …

16 febbraio 2018
: amore per i santi (BF1.953).

Non ho capito quale sia il "ponte" che lega il percorso ecclesiale al percorso di fede secondo la domanda posta da don Luigi Trapelli. Se le cosiddette persone di carisma ci illustrano questo "ponte", ben vengano. Mi pare una bella idea. Il Salmo 15,3 recita: "Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore". Questo amore di cui parla il Salmo citato ci colloca continuamente in una fase di crescita ed abbiamo bisogno di santi, uomini nobili, che ci aiutano a crescere. Così, viviamo più autenticamente il battesimo, l'eucarestia, il matrimonio, la confessione. L'anima uscita da Dio anela tutta la vita a conoscere il proprio Creatore, a ritornare a Lui. Forse dobbiamo solo abbandonarci a questo desiderio naturale. Portando i nostri pensieri e i nostri desideri nella dimensione dell'infinito, operiamo una "traduzione" che può guidarci a quella crescita nella consapevolezza della centralità dell'Eucarestia e della Parola che danno senso alla santa liturgia.

15 febbraio 2018
: il Regno in mezzo a noi (BF1.952)

Le motivazioni delle nostre azioni rappresentano l'anima delle azioni stesse. Perciò, il credente con pazienza ritorna continuamente su di esse, su tali motivazioni. C'è nel Vangelo di questa domenica un "perché", una motivazione forte alla necessità di convertirsi e credere al Vangelo. Gesù la esprime così: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino". Che bella questa immagine del "tempo compiuto" che indica una pienezza nella vita stessa di Dio quanto al rapporto con il Creato! Dio ci dà quindi gli occhi spirituali, direi "critici", per vedere questo Regno che è in mezzo a noi. Le motivazioni, riprendendo il discorso iniziale, della nostra fede stanno all'interno di questo patto d'amore tra il Creatore e le creature. L'alleanza sigillata dal sangue di Cristo non verrà mai meno ed è in sé perfetta. Tuttavia, aspettiamo la piena rivelazione dei figli di Dio con la venuta gloriosa e finale del Signore volta a ristabilire un equilibrio perduto quanto ad amore e giustizia.

8 febbraio 2018
: conflitto o collaborazione? (BF1.951)

Lo scandalo è certamente emblematico, è certamente un campanello di allarme che non va sottovalutato. L'essere umano si barcamena tra comportamenti tenuti per costrizione e comportamenti tenuti per convinzione. A volte basta convincere gli altri sul valore della vita come suggerisce l'intervento di Monsignor Marconi, cioè si deve percorrere un percorso educativo. Altre volte è necessario gestire chi non ragiona con misure coattive e repressive. Queste ultime sono una via temporanea perché in definitiva il fine ultimo della pena rimane sempre la riabilitazione del condannato. Il fallimento educativo lo vediamo, a mio avviso, anche all'interno della Chiesa dove è penetrata la visione marxista del conflitto di classe nella sua riedizione di conflitto tra generazioni, conflitto tra uomo e donna, eccetera. La visione della mutua collaborazione è in declino ma rimane forte nelle opere sociali cattoliche. Il welfare statale stesso riprende questo modello di mutua collaborazione e solidarietà.



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