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Codice commenti (per indice analitico): da BF1.976 a BF1.984

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20 aprile 2018: Gesù non si appropria di niente (BF1.984)

C'è qualcosa di singolare nel Vangelo di questa domenica. Gesù non si appropria di niente. Le pecore gli appartengono per volontà Sua e del Padre e dello Spirito fin dal principio dei tempi. Gesù ne è semplicemente consapevole. Gesù, dicevo, non è uno che si appropria della gloria altrui. Non si appropria della nostra anima, della nostra volontà, della nostra mente e neppure della nostra fede. Eppure, come afferma la prima Lettera di San Giovanni, i cristiani restano degli sconosciuti per il mondo quando il mondo mostra di non conoscere Cristo. Due tasselli, dunque, restano: l'appartenenza a Cristo e l'essere sconosciuti al mondo. Oltre a non appropriarsi di nulla, Gesù non si sostituisce a noi, così come noi non possiamo sostituirci a Dio. Questo è bello perché ci fa capire che il cristiano, pur appartenendo a Cristo, è sostanzialmente un uomo libero; schiavo solo dell'amore che tutto sopporta e che non cerca il proprio interesse come dirà San Paolo in 1Corinzi 13,4-7.

16 aprile 2018
: chi va all'Inferno? (BF1.983)

I miei amati amici non credenti mi hanno posto questa domanda più e più volte: "Chi va all'inferno?". Ma io non so chi va all'inferno. Forse, con una immagine un po' poetica potrei rispondere che va all'inferno chi fa piangere Dio con la sua cattiveria. Per ogni lacrima di Dio, c'è un'anima che si perde … Posso pormi delle domande del tipo: "Chi è così perfetto da non andare in Purgatorio?". E tra i santi (non intendo dire quelli canonizzati, ma intendo dire semplicemente i bravi cristiani), chi può essere odiato da Dio al punto di dannare la propria anima? Ecco, possiamo dire che la speranza della salvezza è una speranza fondata. Qualcuno pretende di sapere che l'inferno è vuoto, ma anche questo è vanità, direbbe Qoelet. I vanitosi - si sa - sanno tutto. L'inferno, è un mistero chiuso a chiave nella mente di Dio. Solo Cristo ha accesso, con lo Spirito Santo, a questo mistero. Noi dobbiamo accontentarci della ignoranza in cui versiamo circa il destino esatto delle anime dannate.

12 aprile 2018
: Giona Profeta (BF1.982)

Giona è un profeta nella cui umanità possiamo tutti rispecchiarci. Non è perfetto, lotta in un certo senso contro Dio stesso. C'è dentro di lui questa complessità un po' contraddittoria che lo rende più umano. Il finale è positivo, Giona vince assieme al suo Dio nel rinnegare sé stesso, le sue esitazioni e donarsi ai Niniviti per salvarli dall'ira di Dio. C'è prima un vuoto dentro di lui, un disorientamento circa le cose da fare. Quanti di noi si trovano esattamente nella stessa situazione! Capisco perciò profondamente Giona. Nel ventre del pesce, cui si possono attribuire molteplici significati, matura la paura che diventa speranza, matura la fede che si arricchisce del timore di Dio. Prima di diventare fratello di tutti i Niniviti, Giona conosce la notte oscura del suo rapporto personale con il Signore. Il suo passato diventa prezioso quando, convertendosi alla chiamata, alla missione affidatagli, si arrende nelle mani di Dio per il compiersi di un disegno di salvezza.

12 aprile 2018
: conversione e cancellazione dei peccati (BF1.981)

Gli Atti degli Apostoli affermano un nesso molto forte tra il "cambiare vita" e la "cancellazione dei peccati". La conversione porta a cambiare gli orizzonti che denotano la nostra avventura esistenziale. La scala dei valori viene ridefinita; al centro c'è un primo traguardo, traguardo cioè che significa la stessa fede che con il cuore crede che Cristo è Risorto. Poi, ulteriore obiettivo è porre al centro la "gioia celeste" cioè quella gioia che viene dal Cielo e che solo Cristo può dare. La cancellazione dei peccati mette fine a tante ansie inutili e ci dona la pace, ci fa pregustare i "frutti celesti" della vita di fede oggi sulla Terra e poi nei Cieli. Nel Vangelo, conversione e perdono dei peccati vanno incontro al nostro desiderio di infinito che alberga in noi prima come brace sotto la cenere, poi come vittoria totale e definitiva contro il male, preludio della vita in Paradiso e della giustizia che Dio vuole affermata e conquistata nell'aldiquà.

11 aprile 2018
: Spirito Santo e non battezzati (BF1.980)

C'è il tema delicatissimo dell'azione dello Spirito a favore delle persone non battezzate, magari perché appartenenti ad altre religioni. La Scrittura cristiana al riguardo dice che "In nessun altro [che in Gesù] c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (Atti 4,12). In Marco 16,16 si legge ancora che "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato". Si è molto insistito sul carattere deicida del popolo ebraico secondo una vecchia teologia. Oggi si deve, a mio avviso, valorizzare il carattere messianico del popolo ebraico anche perché da esso è uscito il Cristo. Il Giudaismo, da Cristo in avanti, sussiste per opera dello Spirito, a mio avviso, che procede da Cristo stesso. Per i meriti di Cristo, anche atei, ebrei ed islamici possono salvarsi proprio perché opera in essi lo Spirito Santo che procede dal Figlio. Veramente, Cristo è il motore remoto di tutto l'Universo.

9 aprile 2018
: si può essere santi oggi? (BF1.979)

Santità penso significhi non ridurre l'essere santi ad un settore della nostra vita. Come sullo scaffale di un supermercato, nella nostra vita c'è il settore "soldi", poi quello "benessere fisico", poi il settore "benessere psichico", eccetera. Infine, si trova il settore "religione" che emerge quando recitiamo una preghiera o partecipiamo alla Santa Messa. Invece, la santità coinvolge tutti i settori affinché tutti gli aspetti della nostra vita siano irrorati dalla luce dello Spirito. Se tutto riflette la Gloria di Dio sia come Creazione, sia come vigna da coltivare operosamente, c'è la santità. Il concetto che tutti i battezzati sono chiamati alla santità va molto di moda e non voglio sottovalutarlo. Mi lascia però un unico dubbio; conta la chiamata, cioè ciò che si semina ma conta anche ciò che si raccoglie. Quanti frutti di santità raccogliamo? La grazia di Dio non può essere "usata" ma solo "accolta" e questo vale sia per le Beatitudini, sia per la carità verso il prossimo.

5 aprile 2018
: attesa e silenzio di Dio (BF1.978)

Dio ci lascia spazio, penso, con il suo silenzio. Un silenzio liberante per la libertà umana che può scegliere tra la fede e la mancanza di fede. Questo sposalizio tra attesa paziente e silenzio di Dio nutre la sapienza dei santi e dei profeti. Aspettare che capiti qualcosa a caso non è la strategia ideale per una vita saggia. Occorre fare delle scelte più o meno coraggiose, anche se proprio sotto l'aspetto del coraggio è stata criticata la scelta della vita di fede. "Nell'alone" - scrive il Cardinale Ravasi - "del silenzio e della solitudine il Signore chiama spesso per dare l'avvio alla rinascita di una vocazione in crisi". Per chi è laureato in "scienza della confusione" - come ironicamente disse di sé don Ciotti - la crisi è la condizione permanente dell'esistenza umana. Aggiungerei che tale crisi è tale di fronte all'evento della morte. La crisi è la porta attraverso la quale entriamo in tale evento santamente, cioè interrogandoci sul senso della vita illuminato da Dio stesso.

4 aprile 2018
: Eucarestia, Confessione, Grazia sanante (BF1.977)

Spero di non dire delle sciocchezze perché non sono un teologo. Per dire che la Eucarestia è una medicina bisogna ammettere in essa la presenza di una grazia sanante. La grazia sanante non sarebbe solo nella Confessione ma anche nella Comunione stessa. La Confessione sarebbe preparazione alla Comunione, non nel senso di una "conditio sine qua non", ma nel senso di una armonia della vita cristiana, armonia che viene rotta se si pratica frequentemente la Eucarestia senza praticare frequentemente la Confessione. L'indegnità a ricevere l'Eucarestia di cui parla 1Corinzi 11, 27-31 sarebbe un caso estremo, una sottospecie del più generale peccato contro lo Spirito Santo. La completezza dei sacramenti è perfezione della vita cristiana, la mancanza di completezza non è condanna ma un semplice peccato che va confessato. Chi fa l'Eucarestia nel nome dell'Anticristo, costui è reo del Corpo e del Sangue del Signore, ma si tratterebbe di un caso limite.


4 aprile 2018: orgoglio, giusta stima di sé e identità cristiana (BF1.976)

Gli orgogliosi danno molta importanza a ciò che gli altri dicono di loro. I cristiani dovrebbero essere grati a Dio quando i fratelli hanno una buona opinione di loro perché l'opinione della Chiesa sui fedeli è basata su di un fiuto non dico infallibile, ma certamente legato alla sapienza dello Spirito. Sono santi coloro che Gesù dichiara beati nelle persecuzioni attuate mediante la parola secondo quanto dice il Vangelo (Luca 6,22-23 e in modo particolare Matteo 5,11-12). Un cristiano che si sente superiore agli altri perché viene lodato è come quell'asino "di cui si dice tutto il bene possibile perché corra" come dice un proverbio famoso. Certo dobbiamo imparare a fregarcene delle malelingue, aspettando che la ricompensa venga da Dio nello stimare sempre gli altri superiori a noi stessi (Filippesi 2,3 e Romani 3,9). L'eucarestia e la preghiera sono il sigillo di una vita sana cristianamente e anche non cristianamente, sana perché confidiamo nell'amicizia di Dio.

FINE TESTO


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