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Lettere a Famiglia Cristiana 12

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12 marzo 2017: le due dimensione del bene dentro l'uomo (L319)

Ci sono due dimensioni di bene dentro di noi. Infatti, oltre all'inclinazione al male derivante dal Peccato Originale, c'è, a mio avviso una capacità di fare il bene che è naturalmente dentro di noi, come qualità dell'anima derivante dal libero arbitrio. Oltre a questa dimensione di bene per così dire naturale, c'è anche la dimensione della grazia, cioè del bene che Dio semina in noi. Ora, è chiaro che le due dimensioni del bene, quella naturale e quella legata alla grazia, devono collaborare in un contesto di totale fiducia verso Dio. Come avviene questa collaborazione? Semplicemente con la consapevolezza della nostra intelligenza e della nostra volontà che le due dimensioni collaborino. Ma non bisogna dimenticare di aggiungere l'assoluta necessità della preghiera perché queste due dimensioni si valorizzino l'un l'altra nella fede. Se questa collaborazione avviene, è una grande benedizione per la quale rendere grazie a Dio e lodarlo. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

3 maggio 2013
: spada e mantello (L318)

In Matteo 9,15 si legge: "E Gesù disse loro: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno"". Il Vangelo è scandito da questo cambiamento di tempi. C'è un tempo per festeggiare ed un tempo per digiunare. Ora che Gesù sta per consegnarsi liberamente alla Sua Passione, è tempo di bisacce e spade. La bisaccia evoca l'inizio di un viaggio che è forse il viaggio della Chiesa perché con la Passione - con la quale Gesù viene appunto annoverato tra i malfattori - inizia la separazione tra il destino terreno e poi celeste di Gesù e il destino della Chiesa. La Chiesa inizia insomma a vivere di vita propria perché lo sposo sta per esserle tolto. La spada indica il combattimento spirituale della Chiesa. Un combattimento per non rinnegare Gesù nel momento della tentazione e dell'accusa rivolta agli apostoli di averlo seguito. La tentazione di disperdersi dopo la Crocifissione, di perdere la fede. La tentazione di non credere alla Sua Resurrezione. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

26 gennaio 2013
: quale amore nell'Atto di dolore? (L317)

Se una pecorella esce o rischia di uscire dall'ovile, il pastore la percuote delicatamente perché sa che fuori dall'ovile c'è il lupo che la attende. Enigmatica è la formulazione dell'Apocalisse (3, 19): "quelli che io amo li rimprovero e li castigo" Nella formulazione dell'Atto di dolore, c'è un pentirsi e un dolersi. Ora, il pentimento è collegato alla confessione perché non ha senso confessare un peccato se non se ne è pentiti. Effettivamente, la lettrice ha ragione nel mostrare l'inadeguatezza del collegamento tra pentimento e castigo e, come dice il Teologo, la motivazione vera emerge dall'amore. Ma è l'amore di noi per Dio o l'amore di Dio per noi? Ecco che una diversa formulazione dell'Atto di dolore potrebbe mettere bene in luce che il peccato offende più l'amore che Dio ha per noi - come suggerisce l'Apocalisse citata - che non l'amore che dobbiamo noi a Dio. Poiché Dio ci ami, non ci abbandoni all'azione del Maligno, ma ci riconduci all'ovile, se necessario, con i tuoi castighi. Così vedo io l'Atto di dolore. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

9 gennaio 2013
: Gesù Cristo è l'Eterno Sconosciuto? (L316)

Non so se sia un bene o un male, ma per me Cristo resta l'Eterno Sconosciuto. Lo cerco a Messa la sera, nella santa comunione, lo cerco leggendo il Vangelo, lo cerco negli occhi di un bambino o di una bella donna o di un uomo coraggioso. Lo cerco leggendo qua e là Famiglia Cristiana e altri media di informazione cattolica. Ma ciò che trovo è principalmente la morale e la Chiesa. Sì, come ci ricorda la Bibbia, Cristo sta alla porta del nostro cuore e bussa. Forse non gli ho mai realmente aperto. L'egoismo che caratterizza la mia vita impedisce a Cristo di entrare nel mio cuore, mentre lo stesso cuore è in preda alle preoccupazioni di Mammona, il diavolo, la ricchezza. Sono un po' preoccupato per la mia anima. L'Eterno Sconosciuto però mi interpella ogni giorno e fa della mia vita una ricerca continua. Una ricerca in una nebbia che non sembra diradarsi, con l'impressione che, maestoso, dalla nebbia Gesù possa apparirmi improvvisamente ed immotivatamente per dirmi che finalmente l'ho incontrato, che mi ama e mi perdona. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

6 gennaio 2013
: inganno o verità in Cristo (L315)

Mi sono chiesto se la dimensione psicologica dell'inganno può essere un ostacolo a mettersi in viaggio verso Gesù come hanno fatto coraggiosamente e santamente i Magi, passando per Gerusalemme, per poi dirigersi a Betlemme. Infatti, Gesù loda Natanaele come israelita, cioè come essere umano, in cui non c'è falsità. Ora, ci sono tre tipi di inganni: quello verso se stesso, quello verso Dio e quello verso gli uomini. L'inganno verso se stessi ci impedisce, mi pare, di vivere nella verità su di noi e ci porta a fantasticare di mete in realtà irraggiungibili, a vivere in un eterno sogno infantile anziché nella realtà. Gli anni passano e la realtà si presenta sempre più triste. Bisogna che a un certo punto tradiamo i nostri sogni di gloria irrealistici per accettare ciò che il bon Dio ha veramente da offrirci. Ecco che l'abbandono dell'autoinganno è una scoperta del sogno di Dio su di noi, anziché arroccarci nel sogno che pretendiamo arrogantemente da noi stessi che si realizzi. C'è arroganza e auto-distruttività nel vivere nell'inganno verso se stessi. C'è poca umiltà, c'è molta presunzione ed orgoglio.
L'inganno verso Dio è non sapergli dire che dubitiamo di Lui. Quel bambino nella mangiatoia di Betlemme è veramente il Messia? L'atteso nei secoli? Il figlio di Dio? Perché gli ebrei in maggioranza ancora oggi non gli credono. L'abbandono dell'inganno fa sì che portiamo a Dio i nostri dubbi con sincerità. Per esserne mondati, purificati. Sì, Dio purificami dal mio inganno verso di te, perché ho bevuto del tuo sangue e ho mangiato del tuo corpo, ma dentro di me non ero sincero, ero pieno di dubbi. Ecco che se abbandoniamo l'inganno, diveniamo capaci di farci trasformare dall'incontro di chi si pone come Altro o altro da noi. E progrediamo sulla strada della vita eterna. L'inganno verso il prossimo, non ci porta a relazionarci sinceramente con i genitori, con gli amici, con il clero. Se viviamo come un piccolo despota che vuole siano assecondate le nostre opinioni dagli altri su noi stessi, viviamo nell'inganno. Anche qui la dimensione della verità serve a incamminarci verso l'altro con meno egoismo, meno egocentrismo, nella verità della umiltà, della povertà, della marginalità che reclamano una risposta di carità e di amore fraterno. Ho voluto condividere con voi, cari amici, queste povere considerazioni e vi ringrazio se avete avuto la pazienza di leggermi sin qui. Ciao a tutti. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

11 novembre 2012
: incredulità e perversione (L314)

Perché a volte crediamo quindi non siamo increduli ma pecchiamo? C'è una scala che conduce alla porta stretta che è Cristo stesso. Prima c'è l'onestà d'animo. Poi c'è la purezza di cuore. Poi c'è la fede. Poi vengono le opere in cui siamo sostenuti dalla Grazia di Dio. A ben vedere, il perverso che è in noi ci chiama spesso alle opere del male, ma possiamo resistere un po' sì e un po' no. Cercando la santità possiamo vivere una vita pienamente umana perché la perversione ha a che fare con le bestie. La bestialità e la perversione sono frutto della carne anziché dello spirito. Lo spirito che è dentro di noi ci chiama alla perfezione ad imitazione del Figlio ed a gloria del Padre che è nei Cieli. Per concludere, umanità dovrebbe sempre far rima con santità, questa è la nostra speranza. Non solo come cristiani, ma come cittadini della Terra e dei Cieli dobbiamo sforzarci affinché l'esempio di Gesù non passi inosservato ed il Suo sacrificio non sia inutile, ma il sangue e l'acqua sgorgati dal Suo costato illuminino la Chiesa e noi come pietre vive di essa come lumini che illuminano il buio della notte esistenziale di tanti altri esseri umani. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

5 settembre 2012
: Dio scommessa della ragione (L313)

La ragione che si interroga su Dio è già illuminata dalla Grazia nel momento in cui comincia a pensare l'esistenza di Dio come possibile, nel momento in cui inizia a cercarlo. Certo, è molto bello il tema dell'esistenza di Dio come scommessa della ragione affrontato dal Cardinale Ruini il cui pensiero è ripreso da Avvenire. Se la ragione comincia a intravedere Dio è perché un barlume di umiltà si è affacciato alla finestra dell'anima. Come giochi però la Grazia non lo so. Credo che l'onnipotenza di Dio riecheggi in ogni animo umano e nell'intelletto. Dio vuole farsi capire dall'uomo. Questo è il motore immobile fondamentale. Se Dio non volesse farsi capire dall'uomo, la ragione sarebbe impotente. Ma come Dio si fa capire? Andando incontro all'uomo anche sul piano razionale in vari modi. Innanzitutto, mostrando la bellezza della natura da cui si ricava la bellezza del Creatore. Poi, mostrando la gloria della creazione dell'uomo ed il suo dominio sul Creato, somiglianza della signoria di Dio sull'universo. In terzo luogo, la capacità di ragionare su Dio è prova essa stessa della capacità dell'uomo di aprirsi al trascendente. Non sono un filosofo a non ho altro da aggiungere. Tranne che la Grazia completa ciò che manca alla ragione per la fede in Dio medesimo. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

28 agosto 2012
: l'anima e il corpo dopo la morte (L312)

L'anima che è al cospetto di Dio, l'anima cioè salvata, condivide il tempo eterno di Dio o vive un tempo suo proprio? L'anima, accudita dagli angeli, può secondo me interagire con le altre anime e con Dio e questo si svolge nel tempo eterno di cui parla la Scrittura. Forse è il tempo in cui mille anni sono come un giorno? Per me è un tema troppo difficile perciò ho messo diversi punti interrogativi. Dio e le anime osservano da un punto terzo il tempo degli uomini, con tutte le sue tragedie e sofferenze e, nella gloria dell'Onnipotente, il tempo sembra forse non passare. C'è un ponte che ricongiunge l'anima dal momento della morte al corpo risorto alla fine dei tempi. Un ponte che costruisce Dio come un miracolo. Questo ponte io lo immagino come una ricapitolazione immediata di tutto il nostro io e del nostro destino. Io non ho capito altro, ciao a tutti. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 agosto 2012
: perché un bambino nasce cieco? (L311)

Se la cecità del bambino è dovuta al caso, è Dio che abbandona la creatura al caso e forse questo fatto ricade nelle conseguenze del Peccato Originale. Ma perché un certo bambino sì ed un altro no? Se Dio è indifferente al caso, lo immaginiamo come un mostro. Se lo immaginiamo sofferente di fronte al dramma umano, ne abbiamo una visione antropomorfa, quasi pagana. Forse i miei ragionamenti sono tutti sbagliati e la presente non merita di essere pubblicata. L'unica conclusione che mi viene in mente è che il male coesiste con l'essere. La Creazione è imperfetta. Perché però Dio ha creato il mondo imperfetto? Certamente non per un non meglio precisato castigo, ma per sottoporci a delle prove. Le prove sono da affrontare per un credente alla luce della fede: meglio entrare ciechi nel Regno di Dio che andare vedenti nella Geenna. Forse, tutto è Provvidenza. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

19 luglio 2012
: un mondo finalmente libero dalla guerra? (L310)

Gentilissimo don Giusto,
Gentilissimo Teologo,

esiste un accordo tacito fra tutti i giusti della Terra per santificare il mondo? Esistono una o molte idee su come farlo? In Cristo, siamo destinatari di una nuova ed eterna alleanza. Crediamo perché siamo convinti della esistenza di Dio come dato reale che ci precede. Oggi, una delle questioni più dibattute è la pace nel mondo. In parte, tale obiettivo è stato raggiunto attraverso un processo di liberazione santificante che muove dalla consapevolezza della bestialità della guerra. La guerra abbassa l'uomo alla natura animale. Homo homini lupus non è forse vero soprattutto in guerra? Eppure le Nazioni cristiane si sono fatte la guerra per secoli fra di loro. Oggi, sembra che le guerre le facciano principalmente gli ultimi, i disperati, i poveracci mentre le Nazioni ricche hanno trovato nuovi mercati per vendere le armi. La pace basata sull'equilibrio del terrore nucleare ha aperto scenari nuovi con la possibilità di annichilire l'interno mondo conosciuto con le testate atomiche. Non è più sufficiente dire che la guerra è al servizio di una giusta causa perché potrebbe essere l'ultima guerra che l'umanità combatte. Oggi, dobbiamo con insistenza pregare: "Nel nome della nuova e santa alleanza istituita da Cristo con il Suo santissimo sangue, l'accordo tacito dei giusti, con l'amicizia e la Provvidenza di Dio, ci procurino un mondo libero dalla guerra". Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

3 luglio 2012
: le ragioni del credere (L309)

Gentilissimo Teologo
Caro don Giusto,
Sto leggendo Ardusso, Imparare a credere, e la lettura di questo libro mi ha ispirato le seguenti semplici considerazioni.
Le quattro ragioni del credere sono a mio avviso quella tautologica, quella antropologica, quella estetica e quella ermeneutica.
La prima esprime la necessità che al buono corrisponda il Buono, al bene corrisponda il Bene. Il bene che riceviamo nella fede lo annunciamo come necessità essenziale ed esistenziale. Nella fede vediamo come con occhiali nuovi e scorgiamo la speranza che la fede, laddove esiste, non sia fondata sul nulla ma di un bisogno profondo di Dio che Dio stesso ha innestato nei nostri cuori.
La seconda riguarda la struttura dell'essere umano come un recipiente capace di fede e, potremmo dire, ideale recipiente per la fede. La fede sta nell'essere umano naturaliter ciò significa che, probabilmente, Dio ha creato l'uomo perché riconoscesse Dio come Creatore e come Salvatore.
La dimensione estetica esprime l'innamoramento che l'uomo ha per Dio e questa stessa capacità di innamorarsi. Soprattutto questa fede risalta nei mistici che hanno un rapporto d'amore diretto con Dio, con gli angeli, con la Madonna.
La dimensione ermeneutica esprime l'oggettività, secondo il credente, che la dimensione di fede esprima al meglio l'interpretazione integrale dell'universo con riferimento alle cose visibili, alle cose invisibili ed al mistero che fa parte, ineluttabilmente della vita di ogni essere umano.
Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

25 giugno 2012
: speriamo che l'inferno sia vuoto? (L308)

Ogni volta che si parla dell'inferno è inevitabile imbattersi nella famosa speranza espressa dal von Balthasar, che l'inferno sia vuoto. A volte, di fronte al mistero, dovremmo fermarci a contemplare la gloria di Dio, della Sua creazione e della Sua sapienza. E' giusto sperare che l'inferno sia vuoto? Penso che sia un arrischiarsi su terreni rischiosi, che non conosciamo. Sappiamo che Dio ha predisposto beni incredibili per i suoi servi. Sappiamo che Dio conosce meglio di chiunque altro la realtà dell'inferno. Secondo la Tradizione, Cristo stesso è sceso negli inferi. La Bibbia dice che sotto terra "ogni ginocchio si pieghi". Ciò indica una Signoria di Dio anche sugli inferi anche se lì non arriva la Sua luce. Sperare un dato di conoscenza mi pare una contraddizione in termini. Possiamo sperare che la Luna giri attorno alla Terra? Ma no! O lo sappiamo o non lo sappiamo. E i teologi dovrebbero fermarsi di fronte a solo ciò che Dio conosce, cioè se l'inferno è vuoto o pieno. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

7 giugno 2012
: l'inferno è un luogo? (L307)

Oggi sono a Milano, domani a New York e dopodomani a Parigi. Questi sono luoghi accidentali. L'inferno è una condizione ed anche un luogo, a mio avviso, ma non nel senso di un luogo accidentale. Io penso ad un luogo-contenitore che è sostanza, fonte di quelle sofferenze che l'anima soffre all'inferno. Questo luogo-condizione è per me deciso da Dio come contrappasso. Cioè è una sofferenza che non è nel potere né dell'uomo né del diavolo. Questa Signoria di Dio sull'inferno è attestata dalla Bibbia. Ogni ginocchio si pieghi sottoterra dice Filippesi 2, 10. E, in base al Credo, Gesù discese agli Inferi per liberare le anime dei giusti. Ciao. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

2 maggio 2012
: Grazia e cultura (L306)

Un articolo su La civiltà cattolica, molto bello e che consiglio a tutti, parla del film dei fratelli Taviani che ha vinto l'Orso d'oro a Berlino, girato utilizzando come attori i detenuti del carcere di Rebibbia. Come noto, il film utilizza la versione inglese di Shakespeare circa l'omicidio di Giulio Cesare.
Così, questo articolo mi ha ispirato alcuni pensieri che spero giusti e graditi sul rapporto tra Grazia divina e cultura.
Nell'articolo si afferma che la cultura può veramente liberare l'uomo diventando fermento di una nuova vita come il lievito della pasta, quando il destino dell'uomo è stato traviato anche da condizionamenti ambientali.
Così, la Grazia di Dio può trovarsi non inculturata o inculturata.
Nel primo caso, essa opera sull'uomo tale e quale per mezzo dello Spirito, soprattutto sul piano morale, guidandone le scelte nella vita con decisioni che a volte sono dolorose ma sempre sul piano salvifico efficaci. Molti mistici, sono liberati dal male per mezzo della Grazia in contatto con angeli o con Dio stesso senza mediazioni culturali di grande rilievo. Penso a un libro come quello di Santa Teresa d'Avila, Cammino di perfezione. Altre volte, la Grazia libera l'uomo tramite la cultura come nella Cinque piaghe della Santa Chiesa del beato Rosmini.
La Grazia si impasta con le qualità umane, specialmente di memoria e di intelletto, di ragionamento e di fede, sublimandole e conducendo a pensieri divini. Divini, nel senso di graditi a Dio e che conducono a Dio. Ecco, non ho niente di particolarmente originale da dire.
La Grazia si impasta con il corpo e il sangue di Cristo nell'Eucarestia, quale splendido impasto di divino e terreno, di finito e di infinito, di limitato nel tempo e di eterno.
La Grazia nell'eucarestia si storicizza perché l'Ultima Cena è un evento storico che cambia la Storia dell'umanità. Trascendendo ogni virtù e speranza umana, il fango diviene un dolcissimo cibo mediante il lievito divino. Come siamo stati tratti dalla terra e siamo divenuti esseri viventi con il soffio di Dio, così la Grazia, mescolando umano e divino nell'Eucarestia, ci dona una vita nuova nel Signore, con una nuova ed eterna Alleanza, pegno di amore del Signore, per la nostra salvezza, mediante la circoncisione del cuore e la rinascita dall'alto nello Spirito. Ciao. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 aprile 2012
: Caifa e la valutazione costi/benefici (L305)

Oggi, mi sono soffermato a riflettere su quello spezzone del discorso del sommo sacerdote Caifa, come ci è tramandato da Vangelo di San Giovanni (11, 49-50): "Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera". Conclude poi il Vangelo poco oltre "Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo" (11, 53). Il proposito omicida nasce da un ragionamento apparentemente razionale. Come è potuto accadere che fosse decisa la morte di Gesù? Attraverso una valutazione che oggi chiameremmo "costi/benefici". La stoltezza di questi ragionamenti è messa in luce dall'imperativo categorico che dice di non uccidere. Ma ecco che la prima parte del ragionamento "muoia un solo uomo per il popolo" viene elogiato dall'evangelista come prefigurazione del destino glorioso del Cristo destinato a morire "non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio" (11, 51-52). Come la scritta INRI sulla Croce può essere letta alla luce della fede come scritta profetica. Oggi, qualcuno cerca di ricattarci con il ragionamento costo/benefici come se non ci fossero degli scopi che vanno perseguiti a qualunque costo. L'imperativo morale ci spinge a impegnarci oltre ogni speranza perché la giustizia trionfi, nel soccorso dell'orfano, della vedova, del povero che grida. Molto spesso, non c'è nessuna convenienza pragmatica nell'aiutare gli ultimi, ma alla luce della fede questo è una cosa che va fatta. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 aprile 2012
: la solitudine, il silenzio, la dimensione ecclesiale nella vita di Gesù (L304)

La solitudine, il silenzio, la dimensione ecclesiale sono tutte e tre presenti nella vita di Gesù.
La solitudine sulla Croce quando Gesù recita il salmo che dice "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" e in tanti momenti in cui Gesù si ritira solo a pregare. Oggi, forse noi non sappiamo stare soli. Dobbiamo immergerci nel fragore di una discoteca, confonderci tra la folla brulicante di un mercato, cercare la compagnia di persone che, più che amici, sono conoscenti. Ecco che Gesù ci è di esempio nello saper stare soli nella nostra stanza a pregare, a digiunare. Un momento di solitudine è anche quello della donazione dove una mano non sa quello che fa l'altra mano.
Il silenzio è anche un aspetto della vita di Gesù perché ogni Sua Parola è valorizzata da momenti interminabili di riflessione silenziosa, di preghiera orante ma anche interiore. Il silenzio di Gesù è un abisso insondabile che fa da ponte tra Padre e Figlio tramite lo Spirito. Nel silenzio possiamo e forse dobbiamo trovare Dio, il Dio che ci ha redenti nel sacrificio del Figlio.
Gesù, dopo la Resurrezione, continua a vivere la dimensione ecclesiale, frequentando gli apostoli, mangiando con loro, celebrando l'eucarestia, invitandoli a toccarlo e, stando con loro, spiega il senso di tutto ciò che doveva accadere, illustrando le Scritture. Imitando Cristo, impariamo a vivere il senso di queste tre cose: la solitudine, il silenzio e la dimensione ecclesiale. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

18 aprile 2012
: i sensi delle anime in Paradiso (L303)

Caro don Giusto
Gentilissimo Teologo di Famiglia Cristiana,
noi abbiamo cinque sensi, ma quanti sensi ha l'anima nell'aldilà e, specificamente, in Paradiso? Io penso che l'anima in Paradiso possa interagire con le altre anime, interloquire, sentire musica, "vedere" o meglio percepire le anime all'inferno, essere felice eccetera. Con un neologismo, chiamo poltergeisto la lingua degli spiriti e delle anime in quanto lingua che impressiona le anime e le rende capaci di impressionare cioè di rispondere. In conclusione, penso che le anime abbiano essenzialmente due sensi: l'udito angelico e la vista angelica. Il primo include anche l'olfatto, il tatto ed il gusto. Infatti, l'udito angelico non è un semplice udito ma è la capacità di dare e ricevere impressioni, quindi anche la capacità di "parlare" e i in generale di ricevere "sensazioni" angeliche e spiritiche. Gli angeli parlano o il poltergeisto o una lingua qabbalah che è più simile al linguaggio che parla Dio con gli angeli stessi. Ma Dio, con le anime, che lingua parla? Certamente Dio è poliglotta e parla il linguaggio degli angeli, degli spiriti, delle anime. Le anime hanno, secondo me, tre tipi di recettori, gli alfa, i beta e i gamma. I primi, gli alfa, presiedono alle sensazioni tattili, cioè permettono alle anime di sentire la presenza di altre anime e di Dio nonché degli angeli. Per sentire la presenza non mi riferisco genericamente ad una sensazioni di avere un'altra anima vicina, ma un vedere come i pipistrelli, un cogliere appieno le caratteristiche dell'anima che mi sta vicina, la sua densità, la sua personalità. I recettori beta presiedono alla comunicazione in poltergeisto, cioè permettono di emettere segnali vibrati che sono di due tipi: parola e musica. Sì, le anime secondo me possono cantare. I recettori gamma permettono alle anime di vedere tutto ciò che può essere visto. Scientificamente, queste cose sono misteriose perché non sappiamo darcene ragione ma la nostra anima già attualmente possiede alcune di queste capacità che di tanto in tanto si rivelano.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

18 aprile 2012
: umanità di Cristo e Passione (L302)

Caro don Giusto
Gentilissimo Teologo di Famiglia Cristiana,
la Passione di Cristo rappresenta forse l'apice, assieme al Natale, della espressione più autentica dell'umanità di Cristo. Se non si comprende l'umanità di cui è compenetrata la Passione, non si comprende Cristo uomo, ma solo Cristo Dio. Oggi vorrei dare un mio umile contributo di pensiero su questo argomento, sperando, come sempre, di non recare noia o disturbo di qualsivoglia genere. Io penso che Gesù nasca all'umanità col Natale ma poi nasca una seconda volta "dal basso" all'umanità con la Passione. Mentre la Resurrezione può essere vista come una rinascita dall'alto, nello Spirito Santo del Padre, tramite il Padre e al Padre. Ecco che ogni umiliazione, ferita ed offesa del Signore rende gloria all'umanità ferita dell'uomo che veramente può identificarsi con tutte le croci del mondo. Ma perché Cristo ha dovuto soffrire così tanto? A mio avviso perché egli voleva soffrire. Cosa significa, consegnarsi volontariamente alla Passione se non voler soffrire. C'è un masochismo santo di Cristo, che è proprio del giusto, dell'agnello innocente che offre la propria carne alle tenebre perché le tenebre siano vinte. In che modo? La sofferenza di Cristo getta luce sui peccati dei malvagi e così indica al via ai giusti. Quale sublime umanità di Cristo nella Passione!
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

10 aprile 2012
: i nostri meriti di fronte a Dio (L301)

Caro don Giusto
Egregio Teologo,
stavo riflettendo su di un passo dell'Atto di fede incluso nelle Preghiere del mattino del mio libricino di preghiere.
Si dice in questa preghiera che Gesù Cristo darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna.
Ora, vorrei soffermarmi proprio sul concetto di meriti per riflettere, da apprendista teologo improvvisato quale sono, sulle loro caratteristiche.
Innanzitutto, i meriti si riflettono nella nostra anima e la arricchiscono. Sono quindi propizi già in questa vita per una vita santa che è anticipazione della vita eterna.
Il secondo luogo i meriti sono nascosti presso Dio, così che non ce ne possiamo vantare. Dio conosce i nostri meriti e ce ne farà partecipi quando saremo nell'aldilà.
I meriti, in terzo luogo, comprendono meriti di fede, di speranza, di carità principalmente e di ogni altro atto che è gradito a Dio secondo l'ordine che egli impone. I meriti hanno dunque una scala: ci sono meriti maggiori e meriti minori secondo come li giudica Dio.
Il quarto luogo i meriti non sono paragonabili al merito dei meriti che è il sacrificio di Cristo. Tuttavia, non è cosa inutile farsi imitatori del Signore, segno che la Redenzione operata dal Cristo, pur essendo di per sé perfetta e completa, abbisogna della nostra collaborazione per condurre l'anima alla salvezza.
In quinto luogo, i meriti possono essere rivelati dalla Madonna alla Chiesa, cosicché la Chiesa stessa possa pascere meglio il gregge, chiamandoci per nome e guidandoci lungo il nostro destino.
I meriti non sono qualcosa di cui vantarsi, perché un cristiano si può vantare solo nel Signore, come dice la Scrittura, cioè il vanto del Cristiano sono l'acqua ed il sangue sgorgati dal costato di Cristo, la Sua morte, la Sua Resurrezione e la Sua Ascensione.
Tuttavia, in settimo luogo, i meriti sono componenti del cammino di santità che ognuno di noi è chiamato a percorrere. Ed in tal senso, la speranza collabora con la fede e la fede si nutre della carità.
Spero di non aver detto cose banali e di aver suscitato degli interrogativi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.




Codice commenti (per indice analitico): da L301 a L342

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22 settembre 2018
: il Bambino come pietra d'inciampo (L342)

Gentilissimi Teologi
Gentilissimo Monsignor Pino Lorizio,
Vi sottopongo alcune considerazioni sulla Parola di domenica 23 settembre, sperando di fare cosa gradita.
Lungo tutta la Sacra Scrittura troviamo istanze umane che Dio chiede vengano rese più sante, con una sorta di "salto di qualità". Il bambino, nel Vangelo di oggi, diventa pietra di inciampo per chi, con una sorta di "carrierismo", cerca il proprio interesse anziché quello di Dio. Accogliere un bambino nel nome di Cristo significa, probabilmente, accettare il bambino che è dentro di noi, santificando il nome stesso di Dio. Si pone quindi un collegamento con il Padre Nostro, come "preghiera del bambino/Bambino". Infatti, anche Gesù è stato bambino e forse è scontato pensare al modo in cui lo hanno accolto Maria - la Madonna - e Giuseppe, cioè educandolo alla fede e accettandone la missione. Eppure è questa la chiave giusta di lettura. Ogni bambino ha una vocazione da parte di Dio e se ne deve accompagnarne la crescita sempre guardando alla volontà di Dio su di lui. Coltivare la propria vocazione assieme a quella di ciascun bambino è il modo migliore di fare la volontà del Signore.

15 settembre 2018
: ragionare secondo Dio (L341)

Non si può fare troppo affidamento sulla propria immaginazione; non si possono coltivare i propri sogni, adulti o infantili che siano, quando si tratta di interpretare la Scrittura. E forse san Pietro che rimprovera Gesù compie proprio questo errore. Ragionare secondo Dio è comprendere la Scrittura alla luce di Gesù stesso e del Suo insegnamento come capitò ai discepoli di Emmaus. Un cuore semplice si dispone all'ascolto più semplicemente. Un cuore infantile non coltiva pensieri superbi. Dedicandoci anima e corpo al Signore si apprendono molte cose sul Cristo secondo la volontà di Dio, senza per questo disprezzare San Pietro per il Suo errore. E infatti Gesù non lo disprezza ma amorevolmente (ed anche con decisione) lo corregge. La via della Croce è una via difficile da comprendere se non si capisce che Dio vince nell'annientamento di sé per annientare il male. Così anche noi, raccogliendoci in preghiera, chiediamo che ci venga amministrato il "sacramento della conoscenza evangelica" che supera ogni speranza erronea.

8 settembre 2018:
commento al Vangelo di domenica 9 settembre (L340)

Gentilissimo Monsignor Pino Lorizio,
Le invio alcune riflessioni settimanali sulle Letture di domenica 9 settembre, sperando di fare cosa gradita.
Ci raccogliamo in preghiera per meditare ciò che il Signore annuncia mediante il profeta Isaia agli smarriti di cuore, cioè che il Signore viene a salvarci. È il tempo propizio di Dio quello del soccorso e della vendetta, che è un tempo preciso ed è anche un "ora e sempre" perché, ospitando in noi lo Spirito Santo, abbiamo questo aiuto e questa guarigione continuamente. C'è quindi una continuità assoluta e benedetta tra il tempo presente e il tempo di Dio, pur in mezzo alle tribolazioni presenti. Allo stesso tempo, leggendo il Vangelo, c'è un tempo propizio in cui il Signore ci rende possibile l'aprirsi delle orecchie ed il parlare correttamente. Cioè, fuori di metafora, il Signore ci permette di ascoltare la Sua Parola e di proclamarla correttamente. La Parola di Dio è il centro della vita del cristiano con l'Eucarestia e per questi benefici benediciamo Dio in eterno.

30 agosto 2018
: impurità e amore (L339)

L'impurità come la descrive Gesù nel Vangelo di questa domenica è incompatibile con l'amore. Se una persona si lascia condurre dall'amore, è destinato ad entrare nella gioia del Padre. Questo lo dice chiaramente tutto il Vangelo. Non solo l'impurità allontana dalla vita per l'amore e nell'amore, ma anche l'impurità che esce dall'uomo lo rende schiavo. Come scrive il teologo Monsignor Pino Lorizio, la libertà di condotta è necessaria per la salvezza. L'uomo che desidera essere felice nell'incontro con il Creatore, deve coltivare amore per tutti gli aspetti in cui Dio si manifesta. Amando la giustizia, glorificando Dio nelle opere di carità, imitandone la misericordia eccetera. Vi sono dunque molte strade che portano alla salvezza: ognuno di noi ha un percorso specifico da compiere secondo la volontà di Dio. La vocazione di ciascuno è una cosa santa da tenere come nascosta, nel senso di riservata. Affinché portiamo molto frutto nell'amore per Dio e per il prossimo dobbiamo acquisire la coscienza vigile di chi teme Dio: infatti, il timore di Dio fruttifica in noi, facendoci detestare il male.

23 agosto 2018
: perdere Cristo per poi ritrovarlo (L338)

Gentilissimo Monsignor
Pino Lorizio,
Le invio il mio commentino settimanale al Vangelo interpretato da don Fabio Rosini. Mi pare che questa settimana, don Fabio abbia scritto un bellissimo commento. Io penso che a volte, nella vita, per trovare veramente una cosa, dobbiamo perderla. Quando muore una persona cara, ad esempio, se ne va via da noi eppure, paradossalmente, comincia a vivere veramente in noi da quel momento. Perdersi per poi ritrovarsi. È un mistero grande. Così, i discepoli perdono Cristo nella crocifissione ma lo ritrovano poi nella Resurrezione e con gli eventi che ne derivano. Ogni giorno della mia vita, Cristo significa per me una cosa diversa. Una volta la giustizia, un'altra la natura divina, un'altra ancora l'umanità sua intensa, un'altra volta la Sua dolcissima misericordia. Gli altri cristiani non sono specchi in cui un novello Narciso si vede per confermare sé stesso. Essi sono invece il volto critico della nostra coscienza perché tutti assieme continuiamo il percorso di fede, che è una battaglia spirituale, nel perdere Cristo per poi ritrovarlo.


14 agosto 2018
: Assunzione della Beata Vergine Maria (L337)

Assunzione di Maria Vergine in Cielo = privilegio assolutamente unico per una creatura umana che nessuno di noi potrà mai raggiungere. Certo, si possono notare delle analogie, ma non una identità di destino. Maria è stata assunta in Cielo ma perché? Perché, secondo il modo in cui Dio ha guardato a Lei, è stata una creatura unica per la grazia da Lei ricevuta e per le Sue virtù. Possiamo eventualmente dire che la Madonna non ha disprezzato nessuno per superbia, non ha invidiato nessuno per un cuore cattivo, ha servito Dio crescendo Gesù Cristo. Così, il suo destino unico all'inizio (concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo) e nel mezzo (crescita ed educazione di Gesù che stava sottomesso a Lei e a Giuseppe), non poteva che sfociare nell'Assunzione in Cielo. Così crede il popolo fedele di Dio, illuminato dal Santo Spirito nei secoli.

9 agosto 2018
: imparare dal Padre (L336)

Il mondo si nutre di Cristo perché, come dice il Vangelo di domenica 12 agosto, "il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Gesù è lievito della Storia ed è accomunato in questo ai profeti, agli angeli e ai santi. Nella Prima Lettura, infatti, vediamo Elia spronato alla sua missione da un angelo. Un altro concetto chiave, sempre nel Vangelo, è il seguente: "Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da Lui, viene a me". Non è che il Padre ci dia un ricettario o un insieme di regole cui obbedire. Infatti, il cuore di carne che è dono del Padre sempre ci riempie di una grazia non effimera, ma stabile, quasi irrevocabile, che illumina la via da seguire come via di amore e di verità. Questa via conduce alla Grazia che è la Persona di Cristo stesso. D'altronde, più una persona progredisce nella vocazione/missione che Dio gli ha assegnato, più cresce nella consapevolezza della fede in Cristo e vive mediante la fede (concetto che anche San Paolo ricorda).

2 agosto 2018
: pane di vita eterna (L335)

Le aspirazioni degli uomini preesistono i condizionamenti che dall'esterno vengono impiegati, ad esempio dal mercato pubblicitario? Io penso che il cuore che Dio ha formato nel seno di nostra madre non sia una tabula rasa. Cerchiamo perciò di appagare questo desiderio di cose sante per sostituzione con cose che non danno la vita eterna. Perché a volte il desiderio del cuore si appalesa per quello che è (ricerca di cose eterne) e qualche volta secondo condizionamenti di pregio inferiore (ricerca di cose effimere)? È stato creato un mercato parallelo della religione e forse non è stata la strada migliore. Perciò, una certa radicalità anche apologetica, ha sottolineato la radicale differenza qualitativa tra i beni del mondo (i quali anche comunque riflettono la gloria di Dio più - per così dire - debolmente) e i beni eterni. Ciò che Dio ha seminato in noi ha bisogno di tempo per maturare e spesso matura. La speranza cristiana è sempre la stessa: cioè che il pane e il vino consacrato non sia per noi motivo di condanna ma ci conduca alla vita eterna.

26 luglio 2018
: moltiplicazione dei pani e dei pesci (L334)

Si tratta di un episodio che mostra un incontro della fede nelle capacità umane con la fede nelle capacità di Dio. Questa combinazione è un vero e proprio "big bang" che può generare cieli nuovi e una terra nuova dove i miseri trovano abbondantemente cibo. Allo stesso tempo, esso mostra che la fede nutre concretamente e non solo a parole coloro che cercano la salvezza integrale dell'uomo, corpo e anima. Così, ciò che noi possiamo fare assieme a Dio fa emergere sia la carità dell'uomo, sia la gloria di Dio. Risuonano, quindi, le parole del Profeta Isaia 55,1: "O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte". In Dio, nella fede, attingiamo gratuitamente ai beni, sia celesti, sia terreni, perché condivisione e servizio sono sinonimo di gratuità.

19 luglio 2018
: la compassione di Gesù (L333)

La tenerezza di Dio si stende veramente su ogni creatura. Perciò, "l'umanità di Dio" emerge in modo particolare in questa pagina di Vangelo. Siamo chiamati a lasciare che la tenerezza e l'istinto protettivo del Signore per le Sue creature si faccia azione di pastore. Perché? Da un lato, perché il mondo è pieno di insidie e ne fanno le spese coloro che cadono in depressione o addirittura si suicidano. Dall'altro, emerge qualcosa di comune tra Dio e l'uomo, essendo il secondo fatto ad immagine e somiglianza di Dio stesso. Emerge tutta la bontà di Gesù. Entriamo nel cuore stesso della vocazione del Cristo che sente compassione per il mondo, per le folle: abbandonate, depredate, tradite, incerte. Chiamate, però, nel Cristo a camminare nella luce che brilla per condurle alla vita eterna. Così Gesù condivide e ama, così noi dobbiamo condividere e amare.

18 luglio 2018
: l'Italia tra dottor Jekyll e mister Hyde (L332)

Penso che questa Italia abbia effettivamente la sindrome di un cristianesimo "dottor Jekyll e mister Hyde". L'assistenzialismo va rivisto anche profondamente e non cancellato perché "non si butti via il bambino con l'acqua sporca". Perciò io sono rimasto democristiano perché nonostante gli errori e anche i reati commessi, il potere democristiano costruì un'Italia capace di condividere per includere quanto più era possibile gli ultimi. Ora mi pare ci sia un proliferare di idee confuse circa l'identità morale e spirituale del Paese. Se ne esce con una visione che mette al centro il giusto ruolo delle élite, assieme ai giusti interessi del popolo e del cittadino comune. I santi sono importanti e fanno la differenza, fanno la Storia. Ci vuole uno slancio di creatività nell'amore, nella carità. E il miglior antidoto alla paura sono per i politici e per gli elettori cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà i carismi che Dio dona. Che questi carismi emergano nell'agone politico e diano frutti buoni per una politica allo stesso tempo coraggiosa e realista.

12 luglio 2018
: domenica 15 luglio 2018, alcuni temi giganteschi (L331)

Le Letture di questa domenica 15 luglio 2018 toccano temi semplicemente giganteschi come vocazione, predestinazione e libero arbitrio. Temi riservati all'attenzione di teologi professionisti. Per cui, mi limito a poche osservazioni che rientrano nell'ambito della mia povera esperienza di fede. La gloria che si accompagna alla scelta di dire il nostro "sì" a Dio illumina la condizione specifica di oscurità, più o meno ampia, in cui ci troviamo. Vista dal punto di vista della causa, la gloria è Dio stesso ed in tale luce lo lodiamo. Vista dal punto di vista degli effetti, come dicevo, la gloria è testimonianza di una esperienza di verità carnalmente, concretamente vissuta. Chi pensa che il diavolo abbia molto spazio, deve ricredersi perché la luce è destinata a vincere. Chi non capisce che attraverso la Croce passa un percorso di gloria e di vittoria, coglie parzialmente la vocazione alla fede. Infine, la testimonianza per chi non ha accolto l'invito a credere è descritta da Gesù come uno "scuotere la polvere sotto i piedi", cioè quasi un maledire. Una sorta di maledizione che indica l'impotenza di fronte a Dio, l'impossibilità, cioè, di vincere contro di Lui.

5 luglio 2018
: Gesù e la desolante normalità (L330)

Se Gesù si meraviglia della incredulità dei suoi ascoltatori a Nazareth, ben ci possiamo meravigliare anche noi. Una incredulità che trova la sua ragion d'essere in una lettura della vita di Gesù appiattita sui fatti anagrafici; incapace, cioè di guardare al mistero di ciò che Dio rinnova nella vita di Gesù stesso. E Gesù che è Dio decide di non compiere prodigi forse per non dare le cose sante ai cani e per non gettare le sue perle davanti ai porci, come ammonisce Gesù in Matteo 7,6. Questi cani e porci interiori che siamo noi, o meglio, che rischiamo di essere, hanno bisogno di essere profondamente rinnovati da Dio nella fede e di essere liberati dalla mediocrità che sempre accompagna il male. Se, infatti, diciamo che il male è mediocre, è perché ne abbiamo fatto esperienza nella nostra vita. Uno sguardo mediocre, dunque, non può riconoscere in Gesù il Dio fatto uomo soprattutto perché si trova ad usare una ragione piegata ad una "desolante normalità". Una normalità su cui non splende il Santo Volto dell'Onnipotente.

28 giugno 2018
: i prodigi di Dio e dell'uomo (L329)

Le Letture di questa domenica primo luglio ci propongono tre prodigi di Dio e anche dell'uomo: il prodigio della creazione dell'uomo e della donna (Prima Lettura, dal Libro della Sapienza), il prodigio umano della fede nella carità per supplire alla condizione degli indigenti (Seconda Lettura, dalla seconda lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi), e (Vangelo secondo Marco) il prodigio di due guarigioni operate da Gesù. Così, possiamo dire che è inimmaginabile un mondo, una realtà senza i prodigi del Signore che non sono un fatto isolato ed eccezionale, ma la normalità dell'agire di Dio in ordine alla Creazione. Perciò, ciò che contempliamo nel timore e nell'amore verso Dio è Dio stesso attraverso i Suoi prodigi. Gesù, che ci ha mostrato il Volto del Padre agisce per il bene dell'essere umano per congiungere il Cielo con la terra, la psiche con il corpo, la salvezza dell'anima con la salute psicofisica. Ai credenti spetta annunziare questo Dio che impregna la Creazione con i suoi segni santi. La Creazione, così, può essere compresa appieno solo nella prospettiva della trascendenza nel contesto di una fede "pura e senza macchia" (Giacomo 1,27).

27 giugno 2018
: il Signore è vicino e ci libera (L328)

Le parole del Papa mi hanno fatto riflettere sul concetto di vicinanza del Signore. Il Signore ci libera proprio grazie a questa vicinanza che è per tutti gli uomini ma soprattutto per alcune categorie. Il Salmo 33,19 dice che "Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti". "Il mio bene è stare vicino a Dio" incalza il Salmo 72,28. In Salmi 144,18 si legge anche che "Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero". La fede è quindi una condizione esistenziale di vicinanza che dà gioia e libera mediante quella verità e quella grazia di cui parla Giovanni 1,17. Infatti è Gesù stesso che afferma che "… conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8,32). Si potrebbe anche parlare della grazia della verità, dell'amore, della vicinanza del Signore. In definitiva la liberazione è una grandissima benedizione derivante dalla vicinanza del Signore mediante la Sua verità e la Sua grazia.

23 giugno 2018
: i doni derivanti dall'Incarnazione di Cristo (L327)

Se scrivo queste poche righe è per pormi alcune domande sugli effetti specifici dell'Incarnazione di Cristo. Infatti, per cominciare, diciamo che la Chiesa è santa. Cristo che si incarna nel mondo e nella Chiesa rende la Chiesa santa altrimenti da dove verrebbe la santità della Chiesa e perché la Chiesa sarebbe santa? Un secondo dono che Dio fa alla Chiesa è quello della pace. Gesù dona la pace e la santità alla Chiesa, come dicevo. Questa seconda, cioè la pace, è una serenità interiore nella autoconsapevolezza della Chiesa di essere strumento e sacramento universale di salvezza. Al mondo, Cristo dona il fuoco che si diffonde in tutta la terra e ci libera dalle conseguenze del peccato. Inoltre, Cristo dona a tutti gli uomini la libertà nella verità. Come si vede, talmente copiosi sono i doni del Signore nella Sua Incarnazione che non bastano certo queste poche righe per enumerarli e per svilupparne il senso.

21 giugno 2018
: Natività di Giovanni il Battista (L326)

Nella vita ci troviamo a fronteggiare la nostra incostanza nella fede, nei sentimenti, nei propositi. Ci sembra certi giorni di aver costruito bene e proficuamente; in altri giorni, sembra che il castello di carte che abbiamo costruito valga poco o, addirittura, sia caduto miseramente. Se non avessimo qeusta incostanza, non ci sarebbe bisogno di ricorrere all'esempio dei santi nei quali brilla la gloria di Dio stesso. Affrontiamo questa domenica il tema della specificità della santità di San Giovanni il Battista. Egli è chiamato sia come precursore di Cristo, sia anche, a mio avviso, come precursore di Pietro. Giovanni il Battista prepara tanto la missione pubblica del Messia Gesù, come la fondazione della Chiesa. Non dobbiamo meravigliarci di questo perché il Signore plasma la missione di Giovanni in modo perfetto. Come il profeta Geremia cui è dedicata la prima lettura, anche il Battista è chiamato a "sradicare e demolire, a distruggere e abbattere, a edificare e piantare". Egli richiama tutto l'Antico Testamento perché si possa compiere l'opera perfetta del Messia Gesù di portare tutto a compimento.

14 giugno 2018
: il mistero del Regno e della fede (L325)

Dov'è la filosofia cristiana spiegata alla gente? Ci siamo ridotti ad un parlare (blaterare) di basso livello in cui domina la mediocrità? Personalmente, dico che il percorso che conduce ad una spiritualità corretta passa per una distinzione accurata tra Chiesa e fede. Queste due realtà sono state scollegate forse per i motivi che spiega molto bene don Fabio Rosini. Oggi sentiamo il bisogno di annunciare con grade fiducia il regno che cresce - come il seminatore stesso non lo sa, dice il Vangelo. Questo "non lo sa" rispecchia l'inquietudine del credente moderno, che, come dice il Papa, non si rassegna ad una vita mediocre ma cerca con tutte le sue forze i segni del Regno in mezzo a noi. Certamente, si deve continuare a parlare dei custodi di questo Regno che sono Dio stesso ma anche i Suoi angeli e i suoi santi. Si deve continuare a parlare della salvezza dell'anima come istanza inevitabile e improrogabile di un serio percorso di fede.

12 giugno 2018: ecologia e progresso nel pensiero di Papa Francesco (L324)

Papa Francesco ci ricorda che il progresso tecnologico non è onnipotente. Egli pensa in modo alternativo rispetto sia al pensiero neo-marxista che insegue un utopismo pauperista, sia rispetto al pensiero neo-con statunitense, di radice protestante, per indicare una terza via. Una terza via in cui non manca di affidare l'umanità a Dio così come essa è, con tutti i rischi connessi ad un progresso sregolato e dispotico, destabilizzante e ingiusto sul piano della distribuzione delle risorse. Questo affidamento a Dio, personalmente lo interpreto come mi pare faccia il Papa, cioè perché Dio ci dia la grazia di correggere gli squilibri ecologici e sociali per fare della terra un giardino buono, immagine della creazione santissima e sacra di Dio. Il pensiero cattolico si pone come pietra miliare di valore universale e salvifico. L'analisi di Papa Francesco "Magno" è veramente interessante, penetrante ed acuta. Speriamo che le parole del Papa trovino ascoltatori attenti e capaci di innescare un vero cambiamento.

7 giugno 2018
: Gesù indemoniato? (L323)

La verità in cui crediamo spesso viene affermata e difesa in un contesto drammatico. Avviene così per Gesù che è accusato di essere posseduto da Beelzebùl. La speranza di salvezza di questi scribi si ferma e diventa infeconda davanti alla persona del figlio di Dio. Ed è chiaro che, se Gesù non viene da Dio, egli può essere accusato di "scacciare i demoni per mezzo del capo dei demoni". Questi scribi che accusano Gesù hanno fede ma cosa impedisce loro di vedere con gli occhi della verità cristiana? Più approfondiamo questo mistero, più ci avviciniamo ad un punto teologico di "non ritorno". Una impasse che non si può superare se non con la fede nella divinità e Resurrezione di Cristo. È come se lo Spirito Santo si fermasse Egli stesso di fronte a questa incredulità. La conclusione del Vangelo, inoltre, ci mostra che il nostro luogo di incontro con Gesù è il fare la volontà di Dio, con la forza dell'Eucarestia che ci rinnova nella fede nel contesto della Nuova Alleanza.

3 giugno 2018
: sul rapporto tra Eucarestia e Spirito Santo (L322)

Ci deve essere un nesso stretto tra Eucarestia e Spirito Santo. Questo nesso, però, rimane per me un mistero che non ho mai compreso appieno. Forse l'Eucarestia, facendo posto a Cristo in noi, in unione e comunione, facilita l'azione in noi dello Spirito. È come se Gesù, entrato in noi grazie alla transustanziazione, indicasse allo Spirito la meta del suo pellegrinaggio terreno nella nostra stessa persona. Cristo in noi ci rende puri se riceviamo degnamente il sacramento del Corpo di Cristo. Lo Spirito Santo poi alimenta la nostra vita con i Suoi doni celesti. L'eucarestia e l'azione combinata dello Spirito ci danno una "grazia sanante" che tutto rinnova e fa nuove le cose tutte. Cioè, ci dona uno sguardo cristiano sulla realtà e su noi stessi. Quindi, è benedetto colui presso cui Dio stesso prende dimora. Il Corpo di Cristo ci introduce in una particolare Beatitudine che è frutto di una proposta al nostro libero arbitrio di vivere appieno l'autentica vita dei figli di Dio.

30 maggio 2018
: gli ostacoli della vita di fede ed il Papa (L321)

A volte la vita di fede prosegue tra mille ostacoli. Ma è proprio lo Spirito Santo che ci dà la forza di andare avanti per combattere la buona battaglia, terminare la corsa e conservare la fede, come dice San Paolo nella Seconda Lettera a Timoteo, 4,7. Una preghiera di incoraggiamento per Papa Francesco non può mancare nei nostri cuori e sulle nostre labbra. Se anche mille lupi lo circondano, il Papa manifesta e deve manifestare una costanza eroica nel pascere il gregge affidato. Vediamo ogni giorno le resistenze che il mondo oppone alla diffusione del Vangelo. Sacerdoti uccisi, umiliazioni per i cristiani anonimi e critiche inverosimili e indegne al Papa. Poiché "noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi" (2Corinzi 4,7) osiamo testimoniare Cristo Crocifisso e Risorto che dà senso all'annuncio affinché anche Dio, "Testimone fedele e verace" (Apocalisse 3,14) vigili su di noi e sostenga la nostra fede.

27 maggio 2018
: Corpus Domini 2018 (L320)

Il Corpo e il Sangue di Cristo sono due segni potentissimi che sostengono la fede della Chiesa. Innanzitutto la fede alla Alleanza che Dio stringe con gli uomini. Infatti, parlando del cristianesimo, non è il caso di parlare di un nuovo Popolo Eletto che sostituisca il primo. Ma è lo stesso concetto di Popolo Eletto che viene superato. Infatti, al centro ci sono ora gli eletti ed i chiamati nello Spirito Santo. La Chiesa che è corpo mistico di Cristo fa memoria del Signore nel Suo vero Corpo e nel Suo vero Sangue ad un solo scopo: essere vivificati dall'amore di Cristo. Un amore che è donazione totale di sé per tutti i fratelli. Dio che ha sia amici, sia nemici, sa che assumendo nella Messa l'Eucarestia, lo facciamo sia in favore degli amici, sia dei nemici. In secondo luogo, noi attraverso l'Eucarestia adoriamo in spirito e verità l'unico e vero Dio con un sacrificio di lode e di speranza. Non c'è lode più pia e speranza più certa di quelle fondate sul Corpus Domini.

NOTA: da qui in avanti potete leggere le lettere indirizzate a Monsignor Pino Lorizio, teologo che collabora con la rivista Famiglia Cristiana.



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