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Lettere a Famiglia Cristiana 12

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10 aprile 2012
: i nostri meriti di fronte a Dio (L301)

Caro don Giusto
Egregio Teologo,
stavo riflettendo su di un passo dell'Atto di fede incluso nelle Preghiere del mattino del mio libricino di preghiere.
Si dice in questa preghiera che Gesù Cristo darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna.
Ora, vorrei soffermarmi proprio sul concetto di meriti per riflettere, da apprendista teologo improvvisato quale sono, sulle loro caratteristiche.
Innanzitutto, i meriti si riflettono nella nostra anima e la arricchiscono. Sono quindi propizi già in questa vita per una vita santa che è anticipazione della vita eterna.
Il secondo luogo i meriti sono nascosti presso Dio, così che non ce ne possiamo vantare. Dio conosce i nostri meriti e ce ne farà partecipi quando saremo nell'aldilà.
I meriti, in terzo luogo, comprendono meriti di fede, di speranza, di carità principalmente e di ogni altro atto che è gradito a Dio secondo l'ordine che egli impone. I meriti hanno dunque una scala: ci sono meriti maggiori e meriti minori secondo come li giudica Dio.
Il quarto luogo i meriti non sono paragonabili al merito dei meriti che è il sacrificio di Cristo. Tuttavia, non è cosa inutile farsi imitatori del Signore, segno che la Redenzione operata dal Cristo, pur essendo di per sé perfetta e completa, abbisogna della nostra collaborazione per condurre l'anima alla salvezza.
In quinto luogo, i meriti possono essere rivelati dalla Madonna alla Chiesa, cosicché la Chiesa stessa possa pascere meglio il gregge, chiamandoci per nome e guidandoci lungo il nostro destino.
I meriti non sono qualcosa di cui vantarsi, perché un cristiano si può vantare solo nel Signore, come dice la Scrittura, cioè il vanto del Cristiano sono l'acqua ed il sangue sgorgati dal costato di Cristo, la Sua morte, la Sua Resurrezione e la Sua Ascensione.
Tuttavia, in settimo luogo, i meriti sono componenti del cammino di santità che ognuno di noi è chiamato a percorrere. Ed in tal senso, la speranza collabora con la fede e la fede si nutre della carità.
Spero di non aver detto cose banali e di aver suscitato degli interrogativi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.




Codice commenti (per indice analitico): da L301 a L319

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12 marzo 2017
: le due dimensione del bene dento l'uomo (L319)

Ci sono due dimensioni di bene dentro di noi. Infatti, oltre all'inclinazione al male derivante dal Peccato Originale, c'è, a mio avviso una capacità di fare il bene che è naturalmente dentro di noi, come qualità dell'anima derivante dal libero arbitrio. Oltre a questa dimensione di bene per così dire naturale, c'è anche la dimensione della grazia, cioè del bene che Dio semina in noi. Ora, è chiaro che le due dimensioni del bene, quella naturale e quella legata alla grazia, devono collaborare in un contesto di totale fiducia verso Dio. Come avviene questa collaborazione? Semplicemente con la consapevolezza della nostra intelligenza e della nostra volontà che le due dimensioni collaborino. Ma non bisogna dimenticare di aggiungere l'assoluta necessità della preghiera perché queste due dimensioni si valorizzino l'un l'altra nella fede. Se questa collaborazione avviene, è una grande benedizione per la quale rendere grazie a Dio e lodarlo. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

3 maggio 2013
: spada e mantello (L318)

In Matteo 9,15 si legge: "E Gesù disse loro: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno"". Il Vangelo è scandito da questo cambiamento di tempi. C'è un tempo per festeggiare ed un tempo per digiunare. Ora che Gesù sta per consegnarsi liberamente alla Sua Passione, è tempo di bisacce e spade. La bisaccia evoca l'inizio di un viaggio che è forse il viaggio della Chiesa perché con la Passione - con la quale Gesù viene appunto annoverato tra i malfattori - inizia la separazione tra il destino terreno e poi celeste di Gesù e il destino della Chiesa. La Chiesa inizia insomma a vivere di vita propria perché lo sposo sta per esserle tolto. La spada indica il combattimento spirituale della Chiesa. Un combattimento per non rinnegare Gesù nel momento della tentazione e dell'accusa rivolta agli apostoli di averlo seguito. La tentazione di disperdersi dopo la Crocifissione, di perdere la fede. La tentazione di non credere alla Sua Resurrezione. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

26 gennaio 2013
: quale amore nell'Atto di dolore? (L317)

Se una pecorella esce o rischia di uscire dall'ovile, il pastore la percuote delicatamente perché sa che fuori dall'ovile c'è il lupo che la attende. Enigmatica è la formulazione dell'Apocalisse (3, 19): "quelli che io amo li rimprovero e li castigo" Nella formulazione dell'Atto di dolore, c'è un pentirsi e un dolersi. Ora, il pentimento è collegato alla confessione perché non ha senso confessare un peccato se non se ne è pentiti. Effettivamente, la lettrice ha ragione nel mostrare l'inadeguatezza del collegamento tra pentimento e castigo e, come dice il Teologo, la motivazione vera emerge dall'amore. Ma è l'amore di noi per Dio o l'amore di Dio per noi? Ecco che una diversa formulazione dell'Atto di dolore potrebbe mettere bene in luce che il peccato offende più l'amore che Dio ha per noi - come suggerisce l'Apocalisse citata - che non l'amore che dobbiamo noi a Dio. Poiché Dio ci ami, non ci abbandoni all'azione del Maligno, ma ci riconduci all'ovile, se necessario, con i tuoi castighi. Così vedo io l'Atto di dolore. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

9 gennaio 2013
: Gesù Cristo è l'Eterno Sconosciuto? (L316)

Non so se sia un bene o un male, ma per me Cristo resta l'Eterno Sconosciuto. Lo cerco a Messa la sera, nella santa comunione, lo cerco leggendo il Vangelo, lo cerco negli occhi di un bambino o di una bella donna o di un uomo coraggioso. Lo cerco leggendo qua e là Famiglia Cristiana e altri media di informazione cattolica. Ma ciò che trovo è principalmente la morale e la Chiesa. Sì, come ci ricorda la Bibbia, Cristo sta alla porta del nostro cuore e bussa. Forse non gli ho mai realmente aperto. L'egoismo che caratterizza la mia vita impedisce a Cristo di entrare nel mio cuore, mentre lo stesso cuore è in preda alle preoccupazioni di Mammona, il diavolo, la ricchezza. Sono un po' preoccupato per la mia anima. L'Eterno Sconosciuto però mi interpella ogni giorno e fa della mia vita una ricerca continua. Una ricerca in una nebbia che non sembra diradarsi, con l'impressione che, maestoso, dalla nebbia Gesù possa apparirmi improvvisamente ed immotivatamente per dirmi che finalmente l'ho incontrato, che mi ama e mi perdona. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

6 gennaio 2013
: inganno o verità in Cristo (L315)

Mi sono chiesto se la dimensione psicologica dell'inganno può essere un ostacolo a mettersi in viaggio verso Gesù come hanno fatto coraggiosamente e santamente i Magi, passando per Gerusalemme, per poi dirigersi a Betlemme. Infatti, Gesù loda Natanaele come israelita, cioè come essere umano, in cui non c'è falsità. Ora, ci sono tre tipi di inganni: quello verso se stesso, quello verso Dio e quello verso gli uomini. L'inganno verso se stessi ci impedisce, mi pare, di vivere nella verità su di noi e ci porta a fantasticare di mete in realtà irraggiungibili, a vivere in un eterno sogno infantile anziché nella realtà. Gli anni passano e la realtà si presenta sempre più triste. Bisogna che a un certo punto tradiamo i nostri sogni di gloria irrealistici per accettare ciò che il bon Dio ha veramente da offrirci. Ecco che l'abbandono dell'autoinganno è una scoperta del sogno di Dio su di noi, anziché arroccarci nel sogno che pretendiamo arrogantemente da noi stessi che si realizzi. C'è arroganza e auto-distruttività nel vivere nell'inganno verso se stessi. C'è poca umiltà, c'è molta presunzione ed orgoglio.
L'inganno verso Dio è non sapergli dire che dubitiamo di Lui. Quel bambino nella mangiatoia di Betlemme è veramente il Messia? L'atteso nei secoli? Il figlio di Dio? Perché gli ebrei in maggioranza ancora oggi non gli credono. L'abbandono dell'inganno fa sì che portiamo a Dio i nostri dubbi con sincerità. Per esserne mondati, purificati. Sì, Dio purificami dal mio inganno verso di te, perché ho bevuto del tuo sangue e ho mangiato del tuo corpo, ma dentro di me non ero sincero, ero pieno di dubbi. Ecco che se abbandoniamo l'inganno, diveniamo capaci di farci trasformare dall'incontro di chi si pone come Altro o altro da noi. E progrediamo sulla strada della vita eterna. L'inganno verso il prossimo, non ci porta a relazionarci sinceramente con i genitori, con gli amici, con il clero. Se viviamo come un piccolo despota che vuole siano assecondate le nostre opinioni dagli altri su noi stessi, viviamo nell'inganno. Anche qui la dimensione della verità serve a incamminarci verso l'altro con meno egoismo, meno egocentrismo, nella verità della umiltà, della povertà, della marginalità che reclamano una risposta di carità e di amore fraterno. Ho voluto condividere con voi, cari amici, queste povere considerazioni e vi ringrazio se avete avuto la pazienza di leggermi sin qui. Ciao a tutti. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

11 novembre 2012
: incredulità e perversione (L314)

Perché a volte crediamo quindi non siamo increduli ma pecchiamo? C'è una scala che conduce alla porta stretta che è Cristo stesso. Prima c'è l'onestà d'animo. Poi c'è la purezza di cuore. Poi c'è la fede. Poi vengono le opere in cui siamo sostenuti dalla Grazia di Dio. A ben vedere, il perverso che è in noi ci chiama spesso alle opere del male, ma possiamo resistere un po' sì e un po' no. Cercando la santità possiamo vivere una vita pienamente umana perché la perversione ha a che fare con le bestie. La bestialità e la perversione sono frutto della carne anziché dello spirito. Lo spirito che è dentro di noi ci chiama alla perfezione ad imitazione del Figlio ed a gloria del Padre che è nei Cieli. Per concludere, umanità dovrebbe sempre far rima con santità, questa è la nostra speranza. Non solo come cristiani, ma come cittadini della Terra e dei Cieli dobbiamo sforzarci affinché l'esempio di Gesù non passi inosservato ed il Suo sacrificio non sia inutile, ma il sangue e l'acqua sgorgati dal Suo costato illuminino la Chiesa e noi come pietre vive di essa come lumini che illuminano il buio della notte esistenziale di tanti altri esseri umani. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

5 settembre 2012
: Dio scommessa della ragione (L313)

La ragione che si interroga su Dio è già illuminata dalla Grazia nel momento in cui comincia a pensare l'esistenza di Dio come possibile, nel momento in cui inizia a cercarlo. Certo, è molto bello il tema dell'esistenza di Dio come scommessa della ragione affrontato dal Cardinale Ruini il cui pensiero è ripreso da Avvenire. Se la ragione comincia a intravedere Dio è perché un barlume di umiltà si è affacciato alla finestra dell'anima. Come giochi però la Grazia non lo so. Credo che l'onnipotenza di Dio riecheggi in ogni animo umano e nell'intelletto. Dio vuole farsi capire dall'uomo. Questo è il motore immobile fondamentale. Se Dio non volesse farsi capire dall'uomo, la ragione sarebbe impotente. Ma come Dio si fa capire? Andando incontro all'uomo anche sul piano razionale in vari modi. Innanzitutto, mostrando la bellezza della natura da cui si ricava la bellezza del Creatore. Poi, mostrando la gloria della creazione dell'uomo ed il suo dominio sul Creato, somiglianza della signoria di Dio sull'universo. In terzo luogo, la capacità di ragionare su Dio è prova essa stessa della capacità dell'uomo di aprirsi al trascendente. Non sono un filosofo a non ho altro da aggiungere. Tranne che la Grazia completa ciò che manca alla ragione per la fede in Dio medesimo. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

28 agosto 2012
: l'anima e il corpo dopo la morte (L312)

L'anima che è al cospetto di Dio, l'anima cioè salvata, condivide il tempo eterno di Dio o vive un tempo suo proprio? L'anima, accudita dagli angeli, può secondo me interagire con le altre anime e con Dio e questo si svolge nel tempo eterno di cui parla la Scrittura. Forse è il tempo in cui mille anni sono come un giorno? Per me è un tema troppo difficile perciò ho messo diversi punti interrogativi. Dio e le anime osservano da un punto terzo il tempo degli uomini, con tutte le sue tragedie e sofferenze e, nella gloria dell'Onnipotente, il tempo sembra forse non passare. C'è un ponte che ricongiunge l'anima dal momento della morte al corpo risorto alla fine dei tempi. Un ponte che costruisce Dio come un miracolo. Questo ponte io lo immagino come una ricapitolazione immediata di tutto il nostro io e del nostro destino. Io non ho capito altro, ciao a tutti. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 agosto 2012
: perché un bambino nasce cieco? (L311)

Se la cecità del bambino è dovuta al caso, è Dio che abbandona la creatura al caso e forse questo fatto ricade nelle conseguenze del Peccato Originale. Ma perché un certo bambino sì ed un altro no? Se Dio è indifferente al caso, lo immaginiamo come un mostro. Se lo immaginiamo sofferente di fronte al dramma umano, ne abbiamo una visione antropomorfa, quasi pagana. Forse i miei ragionamenti sono tutti sbagliati e la presente non merita di essere pubblicata. L'unica conclusione che mi viene in mente è che il male coesiste con l'essere. La Creazione è imperfetta. Perché però Dio ha creato il mondo imperfetto? Certamente non per un non meglio precisato castigo, ma per sottoporci a delle prove. Le prove sono da affrontare per un credente alla luce della fede: meglio entrare ciechi nel Regno di Dio che andare vedenti nella Geenna. Forse, tutto è Provvidenza. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

19 luglio 2012
: un mondo finalmente libero dalla guerra? (L310)

Gentilissimo don Giusto,
Gentilissimo Teologo,

esiste un accordo tacito fra tutti i giusti della Terra per santificare il mondo? Esistono una o molte idee su come farlo? In Cristo, siamo destinatari di una nuova ed eterna alleanza. Crediamo perché siamo convinti della esistenza di Dio come dato reale che ci precede. Oggi, una delle questioni più dibattute è la pace nel mondo. In parte, tale obiettivo è stato raggiunto attraverso un processo di liberazione santificante che muove dalla consapevolezza della bestialità della guerra. La guerra abbassa l'uomo alla natura animale. Homo homini lupus non è forse vero soprattutto in guerra? Eppure le Nazioni cristiane si sono fatte la guerra per secoli fra di loro. Oggi, sembra che le guerre le facciano principalmente gli ultimi, i disperati, i poveracci mentre le Nazioni ricche hanno trovato nuovi mercati per vendere le armi. La pace basata sull'equilibrio del terrore nucleare ha aperto scenari nuovi con la possibilità di annichilire l'interno mondo conosciuto con le testate atomiche. Non è più sufficiente dire che la guerra è al servizio di una giusta causa perché potrebbe essere l'ultima guerra che l'umanità combatte. Oggi, dobbiamo con insistenza pregare: "Nel nome della nuova e santa alleanza istituita da Cristo con il Suo santissimo sangue, l'accordo tacito dei giusti, con l'amicizia e la Provvidenza di Dio, ci procurino un mondo libero dalla guerra". Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

3 luglio 2012
: le ragioni del credere (L309)

Gentilissimo Teologo
Caro don Giusto,
Sto leggendo Ardusso, Imparare a credere, e la lettura di questo libro mi ha ispirato le seguenti semplici considerazioni.
Le quattro ragioni del credere sono a mio avviso quella tautologica, quella antropologica, quella estetica e quella ermeneutica.
La prima esprime la necessità che al buono corrisponda il Buono, al bene corrisponda il Bene. Il bene che riceviamo nella fede lo annunciamo come necessità essenziale ed esistenziale. Nella fede vediamo come con occhiali nuovi e scorgiamo la speranza che la fede, laddove esiste, non sia fondata sul nulla ma di un bisogno profondo di Dio che Dio stesso ha innestato nei nostri cuori.
La seconda riguarda la struttura dell'essere umano come un recipiente capace di fede e, potremmo dire, ideale recipiente per la fede. La fede sta nell'essere umano naturaliter ciò significa che, probabilmente, Dio ha creato l'uomo perché riconoscesse Dio come Creatore e come Salvatore.
La dimensione estetica esprime l'innamoramento che l'uomo ha per Dio e questa stessa capacità di innamorarsi. Soprattutto questa fede risalta nei mistici che hanno un rapporto d'amore diretto con Dio, con gli angeli, con la Madonna.
La dimensione ermeneutica esprime l'oggettività, secondo il credente, che la dimensione di fede esprima al meglio l'interpretazione integrale dell'universo con riferimento alle cose visibili, alle cose invisibili ed al mistero che fa parte, ineluttabilmente della vita di ogni essere umano.
Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

25 giugno 2012
: speriamo che l'inferno sia vuoto? (L308)

Ogni volta che si parla dell'inferno è inevitabile imbattersi nella famosa speranza espressa dal von Balthasar, che l'inferno sia vuoto. A volte, di fronte al mistero, dovremmo fermarci a contemplare la gloria di Dio, della Sua creazione e della Sua sapienza. E' giusto sperare che l'inferno sia vuoto? Penso che sia un arrischiarsi su terreni rischiosi, che non conosciamo. Sappiamo che Dio ha predisposto beni incredibili per i suoi servi. Sappiamo che Dio conosce meglio di chiunque altro la realtà dell'inferno. Secondo la Tradizione, Cristo stesso è sceso negli inferi. La Bibbia dice che sotto terra "ogni ginocchio si pieghi". Ciò indica una Signoria di Dio anche sugli inferi anche se lì non arriva la Sua luce. Sperare un dato di conoscenza mi pare una contraddizione in termini. Possiamo sperare che la Luna giri attorno alla Terra? Ma no! O lo sappiamo o non lo sappiamo. E i teologi dovrebbero fermarsi di fronte a solo ciò che Dio conosce, cioè se l'inferno è vuoto o pieno. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

7 giugno 2012
: l'inferno è un luogo? (L307)

Oggi sono a Milano, domani a New York e dopodomani a Parigi. Questi sono luoghi accidentali. L'inferno è una condizione ed anche un luogo, a mio avviso, ma non nel senso di un luogo accidentale. Io penso ad un luogo-contenitore che è sostanza, fonte di quelle sofferenze che l'anima soffre all'inferno. Questo luogo-condizione è per me deciso da Dio come contrappasso. Cioè è una sofferenza che non è nel potere né dell'uomo né del diavolo. Questa Signoria di Dio sull'inferno è attestata dalla Bibbia. Ogni ginocchio si pieghi sottoterra dice Filippesi 2, 10. E, in base al Credo, Gesù discese agli Inferi per liberare le anime dei giusti. Ciao. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

2 maggio 2012
: Grazia e cultura (L306)

Un articolo su La civiltà cattolica, molto bello e che consiglio a tutti, parla del film dei fratelli Taviani che ha vinto l'Orso d'oro a Berlino, girato utilizzando come attori i detenuti del carcere di Rebibbia. Come noto, il film utilizza la versione inglese di Shakespeare circa l'omicidio di Giulio Cesare.
Così, questo articolo mi ha ispirato alcuni pensieri che spero giusti e graditi sul rapporto tra Grazia divina e cultura.
Nell'articolo si afferma che la cultura può veramente liberare l'uomo diventando fermento di una nuova vita come il lievito della pasta, quando il destino dell'uomo è stato traviato anche da condizionamenti ambientali.
Così, la Grazia di Dio può trovarsi non inculturata o inculturata.
Nel primo caso, essa opera sull'uomo tale e quale per mezzo dello Spirito, soprattutto sul piano morale, guidandone le scelte nella vita con decisioni che a volte sono dolorose ma sempre sul piano salvifico efficaci. Molti mistici, sono liberati dal male per mezzo della Grazia in contatto con angeli o con Dio stesso senza mediazioni culturali di grande rilievo. Penso a un libro come quello di Santa Teresa d'Avila, Cammino di perfezione. Altre volte, la Grazia libera l'uomo tramite la cultura come nella Cinque piaghe della Santa Chiesa del beato Rosmini.
La Grazia si impasta con le qualità umane, specialmente di memoria e di intelletto, di ragionamento e di fede, sublimandole e conducendo a pensieri divini. Divini, nel senso di graditi a Dio e che conducono a Dio. Ecco, non ho niente di particolarmente originale da dire.
La Grazia si impasta con il corpo e il sangue di Cristo nell'Eucarestia, quale splendido impasto di divino e terreno, di finito e di infinito, di limitato nel tempo e di eterno.
La Grazia nell'eucarestia si storicizza perché l'Ultima Cena è un evento storico che cambia la Storia dell'umanità. Trascendendo ogni virtù e speranza umana, il fango diviene un dolcissimo cibo mediante il lievito divino. Come siamo stati tratti dalla terra e siamo divenuti esseri viventi con il soffio di Dio, così la Grazia, mescolando umano e divino nell'Eucarestia, ci dona una vita nuova nel Signore, con una nuova ed eterna Alleanza, pegno di amore del Signore, per la nostra salvezza, mediante la circoncisione del cuore e la rinascita dall'alto nello Spirito. Ciao. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 aprile 2012
: Caifa e la valutazione costi/benefici (L305)

Oggi, mi sono soffermato a riflettere su quello spezzone del discorso del sommo sacerdote Caifa, come ci è tramandato da Vangelo di San Giovanni (11, 49-50): "Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera". Conclude poi il Vangelo poco oltre "Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo" (11, 53). Il proposito omicida nasce da un ragionamento apparentemente razionale. Come è potuto accadere che fosse decisa la morte di Gesù? Attraverso una valutazione che oggi chiameremmo "costi/benefici". La stoltezza di questi ragionamenti è messa in luce dall'imperativo categorico che dice di non uccidere. Ma ecco che la prima parte del ragionamento "muoia un solo uomo per il popolo" viene elogiato dall'evangelista come prefigurazione del destino glorioso del Cristo destinato a morire "non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio" (11, 51-52). Come la scritta INRI sulla Croce può essere letta alla luce della fede come scritta profetica. Oggi, qualcuno cerca di ricattarci con il ragionamento costo/benefici come se non ci fossero degli scopi che vanno perseguiti a qualunque costo. L'imperativo morale ci spinge a impegnarci oltre ogni speranza perché la giustizia trionfi, nel soccorso dell'orfano, della vedova, del povero che grida. Molto spesso, non c'è nessuna convenienza pragmatica nell'aiutare gli ultimi, ma alla luce della fede questo è una cosa che va fatta. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

23 aprile 2012
: la solitudine, il silenzio, la dimensione ecclesiale nella vita di Gesù (L304)

La solitudine, il silenzio, la dimensione ecclesiale sono tutte e tre presenti nella vita di Gesù.
La solitudine sulla Croce quando Gesù recita il salmo che dice "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" e in tanti momenti in cui Gesù si ritira solo a pregare. Oggi, forse noi non sappiamo stare soli. Dobbiamo immergerci nel fragore di una discoteca, confonderci tra la folla brulicante di un mercato, cercare la compagnia di persone che, più che amici, sono conoscenti. Ecco che Gesù ci è di esempio nello saper stare soli nella nostra stanza a pregare, a digiunare. Un momento di solitudine è anche quello della donazione dove una mano non sa quello che fa l'altra mano.
Il silenzio è anche un aspetto della vita di Gesù perché ogni Sua Parola è valorizzata da momenti interminabili di riflessione silenziosa, di preghiera orante ma anche interiore. Il silenzio di Gesù è un abisso insondabile che fa da ponte tra Padre e Figlio tramite lo Spirito. Nel silenzio possiamo e forse dobbiamo trovare Dio, il Dio che ci ha redenti nel sacrificio del Figlio.
Gesù, dopo la Resurrezione, continua a vivere la dimensione ecclesiale, frequentando gli apostoli, mangiando con loro, celebrando l'eucarestia, invitandoli a toccarlo e, stando con loro, spiega il senso di tutto ciò che doveva accadere, illustrando le Scritture. Imitando Cristo, impariamo a vivere il senso di queste tre cose: la solitudine, il silenzio e la dimensione ecclesiale. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

18 aprile 2012
: i sensi delle anime in Paradiso (L303)

Caro don Giusto
Gentilissimo Teologo di Famiglia Cristiana,
noi abbiamo cinque sensi, ma quanti sensi ha l'anima nell'aldilà e, specificamente, in Paradiso? Io penso che l'anima in Paradiso possa interagire con le altre anime, interloquire, sentire musica, "vedere" o meglio percepire le anime all'inferno, essere felice eccetera. Con un neologismo, chiamo poltergeisto la lingua degli spiriti e delle anime in quanto lingua che impressiona le anime e le rende capaci di impressionare cioè di rispondere. In conclusione, penso che le anime abbiano essenzialmente due sensi: l'udito angelico e la vista angelica. Il primo include anche l'olfatto, il tatto ed il gusto. Infatti, l'udito angelico non è un semplice udito ma è la capacità di dare e ricevere impressioni, quindi anche la capacità di "parlare" e i in generale di ricevere "sensazioni" angeliche e spiritiche. Gli angeli parlano o il poltergeisto o una lingua qabbalah che è più simile al linguaggio che parla Dio con gli angeli stessi. Ma Dio, con le anime, che lingua parla? Certamente Dio è poliglotta e parla il linguaggio degli angeli, degli spiriti, delle anime. Le anime hanno, secondo me, tre tipi di recettori, gli alfa, i beta e i gamma. I primi, gli alfa, presiedono alle sensazioni tattili, cioè permettono alle anime di sentire la presenza di altre anime e di Dio nonché degli angeli. Per sentire la presenza non mi riferisco genericamente ad una sensazioni di avere un'altra anima vicina, ma un vedere come i pipistrelli, un cogliere appieno le caratteristiche dell'anima che mi sta vicina, la sua densità, la sua personalità. I recettori beta presiedono alla comunicazione in poltergeisto, cioè permettono di emettere segnali vibrati che sono di due tipi: parola e musica. Sì, le anime secondo me possono cantare. I recettori gamma permettono alle anime di vedere tutto ciò che può essere visto. Scientificamente, queste cose sono misteriose perché non sappiamo darcene ragione ma la nostra anima già attualmente possiede alcune di queste capacità che di tanto in tanto si rivelano.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

18 aprile 2012
: umanità di Cristo e Passione (L302)

Caro don Giusto
Gentilissimo Teologo di Famiglia Cristiana,
la Passione di Cristo rappresenta forse l'apice, assieme al Natale, della espressione più autentica dell'umanità di Cristo. Se non si comprende l'umanità di cui è compenetrata la Passione, non si comprende Cristo uomo, ma solo Cristo Dio. Oggi vorrei dare un mio umile contributo di pensiero su questo argomento, sperando, come sempre, di non recare noia o disturbo di qualsivoglia genere. Io penso che Gesù nasca all'umanità col Natale ma poi nasca una seconda volta "dal basso" all'umanità con la Passione. Mentre la Resurrezione può essere vista come una rinascita dall'alto, nello Spirito Santo del Padre, tramite il Padre e al Padre. Ecco che ogni umiliazione, ferita ed offesa del Signore rende gloria all'umanità ferita dell'uomo che veramente può identificarsi con tutte le croci del mondo. Ma perché Cristo ha dovuto soffrire così tanto? A mio avviso perché egli voleva soffrire. Cosa significa, consegnarsi volontariamente alla Passione se non voler soffrire. C'è un masochismo santo di Cristo, che è proprio del giusto, dell'agnello innocente che offre la propria carne alle tenebre perché le tenebre siano vinte. In che modo? La sofferenza di Cristo getta luce sui peccati dei malvagi e così indica al via ai giusti. Quale sublime umanità di Cristo nella Passione!
Ciao
Andrea Annibale Chiodi. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.





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