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Il Perditempo.org: lettere a Famiglia Cristiana, 4

Pensieri e Poesie > Archivio dei Blog e Lettere

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3 gennaio 2010: la porta stretta (L92)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa significa la porta stretta di cui parla il Vangelo (Luca 13, 24).
Mi pare indichi tre cose: la virtù, l’ingresso del Paradiso Terrestre, la cruna dell’ago.
Quanto al
primo significato, esso sta a significare che la porta del male è larga e conduce ad una strada in discesa, perché il male, cioè l’assenza di virtù è invitante. Gesù dirà “molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome, e cacciato demoni nel tuo nome e compiuti molti miracoli nel tuoi nome?” (Matteo, 7, 22) ma lo stesso Gesù dirà “non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo, 7, 23). La strada che conduce all’iniquità è facile e rassicurante e porta ai godimenti di questo mondo che passa come anche mostra la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. La virtù poi è senza compromessi con il male, quindi indica una vita pura di sacrifici, sobrietà, nobiltà d’animo, devozione reale a Dio, compassione, e ogni altra virtù a Dio gradita.
Riflettiamo sul male quanto al
secondo significato: il paradiso terrestre è simbolo del Paradiso escatologico di cui parla l’Apocalisse cap. 22. La porta è stretta ma vi entrano “coloro che lavano le loro vesti: avranno parte dell’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città” (Apocalisse, paragrafo 14). Non entrano in questa porta del paradiso escatologico (Apocalisse, paragrafo 15) i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Bisogna soffermarsi su queste sei caratteristiche. Esse indicano le sei connotazioni della Bestia. La bestia è un cane, cioè indegna di ricevere le cose di Dio, le cose sante, in quanto impura e satanica; la bestia è dedita a pratica odiose agli occhi di Dio come il fattucchiere; la bestia è il contrario della moralità cristiana, cioè l’honeste vivere, l’alterum non laedere e il unicuique suum tribuere che nell’ebraismo diventano i dieci comandamenti, di cui il giovane ricco, dimostrandosi giusto, disse di averli osservati fin dall’infanzia; la bestia adora gli idoli, che non vivono, mentre il vero Dio è il Vivente; infine, la menzogna che indica qui non il carattere bugiardo genericamente inteso ma il carattere ateo, di apostasia ed eretico.
Il
terzo significato è la cruna dell’ago ed indica la vita santa che esclude la ricchezza come ragione di vita. Qui bisogna soffermarsi. L’apocalisse stessa ci illumina parlando di uno che dice “sono ricco, mi sono arricchito non ho bisogno di nulla" (Apocalisse, 3, 17). Ma ecco le tre richieste del Maestro per entrare nella cruna dell’ago: “comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (3, 18). Soffermiamoci su queste tre azioni che permettono di entrare nella cruna dell’ago.
L’oro purificato dal fuoco è quello che sta nel Regno di Dio e indica dodici requisiti: la purezza di cuore, l’umiltà, la povertà di spirito, la povertà tout court, la saggezza, la carità fattiva, la carità contemplativa (si veda la parabola di Marta e Maria), la magnanimità, la dolcezza d’animo, la fortezza, la giustizia, la fede con tutto ciò che essa comporta.
L’oro è purificato dal fuoco delle dodici virtù enumerate e può essere toccato e posseduto senza che noccia. L’oro è poi simbolo della regalità di Cristo, e indica “potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” come dice la stessa Apocalisse (5, 12). Tali cose possono essere conseguite in sequela ed a imitazione del Maestro.
Le vesti bianche sono le mani innocenti ed il cuore puro. Mani innocenti sono quelle che non danno scandalo che è di tre tipi: scandalizzare sé stessi, scandalizzare un bambino, scandalizzare Dio.
Scandalizzare sé stessi significa compiere atti impuri, scandalizzare un bambino significa indurlo su vie insane e scandalizzare Dio significa peccare contro lo Spirito Santo.
Cuore puro è quello che Gesù indica parlando delle cose che escono dal cuore dell’uomo: i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie (Matteo, 15, 19).
Veniamo infine al collirio: esso indica la Grazia di Dio che ci mostra il nostro peccato in modo che davanti ad esso, come il pubblicano al tempio possiamo esclamare “Signore sono un peccatore, abbia pietà di me!” (Luca, 18, 10). Come diciamo a Messa “non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato”. Come possiamo infatti pentirci dei nostri peccati se Dio non ci dà la grazia per riconoscerli?
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 gennaio 2011: ventiquattro doti della Madonna (L91)

Gentilissimo Teologo,
oggi meditavo su quelle che mi sembrano le ventiquattro virtù, qualità e carismi della Madonna.
Primo. L’umiltà. Secondo. La saggezza. Terzo. La sottomissione a Dio. Quarto. L’ubbidienza ai piani di Dio. Quinto. La commozione santa. Sesto. L’irrazionalità santissima. Settimo. Il misticismo. Ottavo. La potenza. Nono. La giustizia soprannaturale. Decimo. L’autocontrollo santo. Undicesimo. L’esoterismo. Dodicesimo. La grandezza di intelligenza. Tredicesimo. La mitezza. Quattordicesimo. L’ebraismo santo. Quindicesimo. La povertà di spirito. Sedicesimo. E’ portatrice di pace. Diciassettesimo. E’ portatrice di grazie. Diciottesimo. E’ esempio mirabile di vita. Diciannovesimo. La salute dello spirito. Ventesimo. È madre esemplare. Ventunesimo. E’ salute degli infermi. Ventiduesimo. E’ profetessa. Ventitreesimo. E’ maestra di perdono. Ventiquattresimo. E’ maestra di carità.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 gennaio 2011: erediteranno la terra (L90)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa significhi che i miti erediteranno la terra. Ho intravisto, spero di non sbagliare, cinque significati.
Primo. Fa riferimento alla terra promessa al popolo di Israele. I miti ereditano la terra promessa per la bontà di Dio. Dio è buono con i miti. Nel cristianesimo questo significa “ereditare una Patria” terrena cioè essere cittadini di uno Stato.
Secondo: ereditare la terra significa entrare nel Regno di Dio. Entrare in tale Regno significa ereditarne quattro carismi: la salvezza (che non è andare in Paradiso o, solo andare in paradiso, ma partecipare già qui sulla Terra della vita di Dio, ricevendo l’adozione a figli), la pace, la carità, la fede.
Terzo: ereditare la terra significa essere in pace con Dio nel possesso dei beni terreni. Non fa riferimento alle eredità terrene, ma al possesso della ricchezza. Si collega al passo del Vangelo che dice “cercate innanzitutto la giustizia del Regno ed il resto vi verrà dato in aggiunta”. Si tratta di quella pace, quella gioia, quella serenità che conferisce la proprietà delle cose meritate dai miti/giusti.
Quarto: ereditare la terra significa essere ammessi ai pascoli erbosi secondo il salmo famosissimo “su pascoli erbosi mi fa riposare”. Questo è metafora dell’ingresso in Paradiso.
Quinto ed ultimo: terra è sinonimo di pace nei suoi sette significati che ho già chiarito precedentemente. I miti ereditano la pace di Cristo nei suoi sette significati biblici.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: la pace cristiana (L89)

Gentilissimo Teologo,
in occasione del prossimo incontro ad Assisi interreligioso sulla pace, vorrei far seguire un commento sul concetto cristiano di pace.
Ci sono sette concetti cristiani di pace, a mio modesto modo di vedere.
Primo. La pace dell'anima. E' frutto di una coscienza orientata al bene, come ha spiegato il cardinale Newman parlando della retta coscienza.
Secondo. La pace dello spirito. E' la disposizione verso Dio orientata alla fede, alla speranza, alla carità. I frutti di questa pace sono saggezza, temperanza, prudenza, fortezza.
Terzo. La pace sociale. E' quella predicata da San Paolo quando, nei primi tempi della storia cristiana, contro le tendenze anarcoidi (in parte basate sull'attesa di un imminente ritorno di Cristo), ordina ai cristiani il lavoro e l'obbedienza all'autorità.
Quarto. La pace come liberazione dal male/maligno. E' quella che chiediamo nel Padre Nostro. Indica la richiesta di una grazia particolare, una grazia cristologica e mariana di protezione dal maligno nelle sue sei opere malefiche verso l'uomo (vedi mia lettera precedente sulle sei azioni del diavolo). Tra l'altro, quando detto implica che Dio Padre può intercedere presso la Madonna, per non dire ordinarle, di concedere delle grazie particolari.
Quinto. La pace come assenza di guerra. E' quella che auspica la Bibbia in quanto la guerra è sempre un male estremo che richiede rimedi estremi. La Bibbia ne parla con l'immagine delle spade che vengono forgiate in vomeri (Isaia, 2, 4).
Sesto. La pace escatologica nello sposalizio mistico della Sposa con lo Sposo in base all'Apocalisse. Questo è un concetto importantissimo. Lo sposalizio mistico eterno, esoterico e gnostico (nel senso della gnosi buona), della Chiesa con lo Sposo è garanzia di pace per tutto il popolo di Dio. Rientra in questo punto anche la pace che portano i martiri con la loro santissima testimonianza.
Settimo. La pace che dà Cristo come beneficio carismatico concesso ai chiamati nella fede e nella Grazia. Si tratta di gioia, tenerezza, delicatezza, serenità e amore verso il prossimo; questi sono i frutti della pace che dà Cristo.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: Gesù Re Mistico, Maria Regina Mistica (L88)

Ciao don Giusto,
ho inviato numerose lettere al Teologo di Famiglia Cristiana negli ultimi dieci giorni. Spero di non aver fatto cosa sgradita.
Recitando le litanie della Madonna, mi sono reso conto che la Madonna è indicata come Rosa Mistica. Io, con una certa presunzione, aggiungerei ai vari titoli della Madonna quello di Regina Mistica.
Infatti, la Madonna è Rosa Mistica prima della sua Assunzione ma è Regina Mistica dopo la sua Assunzione al Cielo.
Questo, ad imitazione del Figlio perché la Madonna è la prima imitatrice del Cristo. Infatti, il Cristo è Re Mistico dopo la Sua Resurrezione. L'Apocalisse esprime questo dicendo che Gesù è Re dei Re e Signore dei Signori. Ma Gesù è Rosa Mistica anche lui dalla Trasfigurazione quando il Padre lo riconosce come Colui nel quale si è compiaciuto (analoga espressione si ritrova in occasione del battesimo nel Giordano, episodio a mio avviso meno significativo della Trasfigurazione al fine del discorso che sto conducendo).
Cosa significa mistico? Significa "accessibile secondo la imitazione della mente divina", cioè non con ragionamenti umani, razionali e filosofici. Certo che anche la filosofia è metodo di indagare Dio (sto provvidenzialmente leggendo l'Areopagita), ma la filosofia non è ancella della teologia, come si diceva una volta, ma certamente è ancella della Sacra Scrittura, che è rivelazione ai semplici e agli ultimi, non ai sapienti e agli intelligenti. San Paolo stesso dirà che non ci sono tra di noi molti nobili, molti ricchi, molti sapienti secondo la carne.
La teofania (o se si preferisce l'esperienza che si ha di essa) è il culmine del sapere mistico, gnostico (nel senso di una gnosi buona di cui parlava lo stesso Giovanni XXIII contrapposta alla gnosi cattiva, cioè l'eresia famosa) ed esoterico.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: le tre ricchezze della Bibbia (L87)

Gentlissimo Teologo,
la Bibbia prevede, a mio avviso, tre forme di ricchezza: la ricchezza dei santi, la ricchezza di Giobbe (o ricchezza dei giusti), la ricchezza dei re (o ricchezza dei potenti).
Gesù, a sua volta, è il santo, il giusto, il potente.
Gesù bambino ha tre ricchezze: l'oro, l'incenso e la mirra.
L'oro prefigura la sua ricchezza di santo, l'incenso prefigura la sua ricchezza di giusto, la mirra prefigura non solo la morte ma anche la Resurrezione e la ricchezza del potente.
La prima ricchezza è quella che promette Gesù a chi cerca innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, ed il resto, cioè l'essenziale, viene dato in aggiunta. Non possediamo neppure i nostri vestiti e il nostro mangiare, come ha intuito San Francesco d'Assisi, che si è spogliato davanti al padre dei suoi abiti borghesi perché neanche Cristo possedeva la sua tunica, come simboleggia il fatto che muore nudo sulla croce, coperte solo le nudità intime, e la tunica viene giocata a sorte. In realtà la tunica di Cristo appartiene al Padre.
La seconda ricchezza è quella del giusto, non santo, come Zaccheo, come il giovane ricco, come Giobbe. Si può andare in Paradiso anche se si è ricchi purché si sia giusti come Zaccheo che restituisce quattro volte tanto della ricchezza disonesta e dà la metà ai poveri; o come Giobbe che sopporta tutte le prove di Dio e poi riceve ricchezza; anche il giovane ricco è un giusto perché ha osservato tutti i comandamenti dall'infanzia, ma non ha la forza di diventare santo come ha fatto San Francesco, dando i suoi beni ai poveri per seguire il Maestro.
La terza ricchezza è quella di cui l'Apocalisse dice che Gesù, Re dei Re e Signore dei Signori, riceverà al suo ritorno nella Gloria, alla fine dei tempi, come Messia davidico, ricevendo onore, potenza e ricchezza. E' la ricchezza di tutti colore che sono Re e Signori ma di Cristo cioè che hanno riconosciuto che, pur avendo tutto ciò che un uomo potrebbe desiderare, nobiltà, potere e ricchezza, sono solo prestanome di un bene che appartiene in ultima istanza e analisi solo a Cristo e ne sono quindi semplici amministratori.
Ci sono quindi tre ricchezze tutte e tre bibliche e nessuna di queste tre esclude dal Paradiso e dalla salvezza.
Perché allora Gesù dice che è più facile che un cammello passi dalla cruna dell'ago che un ricco vada in Paradiso? A mio avviso si tratta di una iperbole che indica l'idolatria del denaro.
Si deve considerare quanto Gesù dice al diavolo che promette potere e ricchezza se adorandolo si prostrasse. C'è una ricchezza che le lettere neotestamentarie descrivono come concupiscenza dell'occhio e nasce dall'adorazione di Satana. Questa ricchezza rappresenta sei cose. Quando queste sei cose sono presenti, la ricchezza è effettivamente condannata dal Vangelo ed è causa di perdizione dell'anima.
Le sei cose sono:
Primo: la superbia di credersi qualcuno perché si è ricchi.
Secondo: il disprezzo degli ultimi e dei beati a causa della propria ricchezza.
Terzo: l'adorazione di Satana come fonte di ricchezza.
Quarto: il prostrarsi di fronte a Satana perché ci ha dato ricchezza.
Quinto: l'oppressione dell'orfano, della vedova, del povero mediante la ricchezza.
Sesto e ultimo: il rifiuto di Dio e della fede a causa della ricchezza.
Non è questo il caso del giovane ricco che, a mio avviso rimane un giusto come Giobbe, ma rifiuta di essere santo.
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: riconoscere gli altri (L86)

Gentilissimo Teologo,
seguendo l'esempio di Gesù, siamo chiamati a riconoscere l'altro per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse.
Il paradigma evangelico di quanto dico è contenuto in due episodi: il battesimo di Gesù nel Giordano e la sua Trasfigurazione.
Giovanni il Battista riconosce Gesù come Messia, non cerca di essere egli stesso il Messia.
Giovanni il Battista non si scandalizza di Gesù. Il Padre dal cielo riconosce Gesù come il Cristo dicendo "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto". Quale riconoscimento più grande se non quello della bontà del nostro essere conosciuto e preconosciuto da Dio!
Nella Trasfigurazione c'è un incrocio di riconoscimenti. Ce ne sono tre (almeno). Mosè ed Elia riconoscono Gesù. Il Padre dice "Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo". Il Padre dunque riconosce Gesù come Figlio e come Messia. Pietro Giacomo e Giovanni riconoscono nella Trasfigurazione una teofania.
Molte volte non ci compiacciamo di noi stessi e degli altri. Gesù ed il Padre ci mostrano l'esempio da seguire.
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: santità di Cristo (L85)

Egregio Teologo di Famiglia Cristiana,
Dio ci salva al tempo opportuno. Si pensi alla tempestività con cui il Mare Rosso si è aperto per far passare gli ebrei inseguiti. Con la stessa tempestività, nella pienezza dei tempi, Dio ha mandato Gesù Cristo perché noi, inseguiti dai nostri peccati, potessimo, come cristiani, attraversare il nostro Mare, grazie al sangue versato dal Messia. Cristo è santo, a mio avviso per dodici aspetti.
Primo. Si deve riflettere sull’umiltà di Cristo. Se la Madonna è umile come dice il Magnificat, quanto più il figlio lo è. Gesù ha cominciato dalla paglia di Betlemme (secondo una espressione celebre del beato Alberione) ed ha avuto come trono una Croce, cioè un pezzo di legno, con una scritta irrisoria, ed involontariamente profetica, che lo descriveva come Re dei Giudei.
Secondo. Cristo è santo perché è Re dei Re e Signore dei Signori, come dice l’Apocalisse. Cristo, con la sua ascensione nella gloria alla destra del Padre diventa il paradigma di ogni potere cristiano e fonda l’idea stessa di potere. Anche i potenti che nell’A.T. potevano essere santi, anche se “giudicati con maggior rigore” possono sperare di essere nella Grazia di Dio se fondano la loro vita sulla roccia-Cristo, Re dei Re e Signore dei Signori.
Terzo: Cristo è santo perché paradigma del bene stesso. Come ho già scritto, l’Apocalisse non è semplicemente la descrizione di fatti passati o futuri, ma è un paradigma atemporale del bene e del male secondo la concezione Cristiana. Nell’Apocalisse, Cristo ci rivela, tramite San Giovanni, i misteri del bene e del male nella Storia degli uomini.
Quarto: Cristo è santo per la sua divinità, riconosciuta dal Padre che ha detto “Questo è il figlio mio prediletto … ascoltatelo!”. Quale santità maggiore vi può essere se non quella di essere riconosciuto dal Padre Dio come Figlio?
Quinto. Cristo è santo perché è il Profeta dei Profeti della Bibbia. Cristo è il Logos divino quindi è lo spirito profetico per eccellenza.
Sesto. Cristo è santo perché tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla esisterebbe. Quanto dobbiamo essergli riconoscenti perché tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo al Dio Uno e Trino.
Settimo. Cristo è santo per il suo coraggio nell’affrontare la Passione. A San Pietro che cerca di evitargli il supplizio della Croce, Gesù dice “vai indietro, Satana, perché non ragioni secondo Dio ma secondo l’uomo”. Cristo, è interprete perfetto dell’idea di santità stessa che è il ragionare secondo Dio e non secondo gli uomini.
Ottavo. Cristo è santo per la sua mitezza. Cristo si è offerto volontariamente alla sua passione, come agnello sacrificale condotto al macello. Come ha detto lui, non c’è amore più grande che dare la vita per un amico. Lui ha santamente salvato l’umanità dal peccato offrendo sé stesso in espiazione.
Nono. Cristo è santo per aver istituito l’eucarestia. Cristo è la cicogna che dà ai pulcini il cibo quotidiano. Ci nutriamo di Cristo, così esistiamo per Cristo come suoi tralci, per portare frutto nella nostra vita.
Decimo. Cristo è santo per la sua Resurrezione. Quanto è santo Cristo per essere risorto! Se non fosse stato il santo dei santi il Padre non l’avrebbe resuscitato da morte.
Undicesimo. Cristo è santo per la sua Trasfigurazione. La Trasfigurazione significa, fra le altre cose, che Cristo è santo anche nella Legge, è un giusto secondo il Giudaismo, non è solo l’uomo nuovo giovanneo.
Dodicesimo. Cristo è santo per le sue virtù umane. Cristo riassume in sé le massime virtù umane, la fede, la speranza, la carità, la fortezza, la temperanza, la prudenza, la giustizia. Diventa paradigma, così dell’uomo nuovo, rinato in lui, come dice San Giovanni.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° gennaio 2011: tralci gettati via da Cristo e morte della (nella) fede (L84)

Gentilissimo Teologo,
se siamo tralci che non portano frutto, il Signore ci getta via nel fuoco. La parabola non parla dei frutti nella fede, cui fa riferimento un’altra parabola quella del seme che ora cade nel terreno buono ora nel terreno meno buono, ma fa riferimento alle opere.
Senza le opere, la fede è morta (come si legge nelle lettere neotestamentarie) e questa parabola dei tralci indica la morte della e nella fede. Questo infatti significa essere gettati via. La mancanza di frutti cioè di opere, porta alla possibile perdita della Grazia divina. Ecco perché dobbiamo sempre pregare “Signore, accresci la nostra fede”.
Quali sono le opere la cui mancanza (opere buone) o la cui presenza (opere cattive) porta alla morte della fede?
Sono a mio avviso otto.
Primo. Le opere che evitano di peccare con gli occhi, nel senso di desiderare il possesso di cose illecite, come il denaro in eccesso, il denaro disonesto, la donna altrui, eccetera.
Secondo. Le opere che evitano di peccare nella carne, cioè la lussuria e la gola.
Terzo. Le opere che commettiamo con il pensiero e la parola come l’apostasia, l’eresia, la mancanza di risposta alla grazia di Dio nella fede.
Quarto. Le omissioni nella carità. Sono di quattro tipi. Carità verso Dio, con la preghiera. Carità verso i figli, opprimendoli e togliendo loro fiducia in sé stessi. Carità verso la moglie, non amandola come ha insegnato Cristo. Carità verso il prossimo in generale.
Quinto. Le omissioni nella speranza. Soprattutto la speranza nella Resurrezione e nel ritorno di Cristo, che significano poi speranza della vita eterna.
Sesto. Le omissioni nell’apostolato, nella testimonianza della fede e lo scandalizzarsi di Cristo.
Settimo. Le opere malvagie contro il prossimo. L’offesa verbale, fisica, il martirizzare gli altri sia fisicamente sia psicologicamente (come ha precisato San Gregorio Magno).
Ottavo. Le opere malvagie contro Dio. L’orgoglio, la superbia, la bestemmia.
Un GRAZIE per aver sopportato le mie e-mail nel 2010. Mi farò sentire anche nel 2011. Tanti AUGURI DI UN FELICE 2011.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

30 dicembre 2010
: epifanie della divinità del Cristo (L83)

Gentilissimo Teologo,
secondo la mia interpretazione, la divinità di Cristo è diversa dalla divinità del Padre, in quanto Gesù, pur essendo della stessa sostanza, è meno grande del Padre come dice Gesù stesso.
La divinità di Cristo ha sette manifestazioni o epifanie.
1) Cristo appare ai Magi. Cioè Cristo bambino rivela la sua divinità a tutti i popoli della Terra. La stella dei Magi, erroneamente detta cometa, è simbolo di potere regale davidico tanto che ancora oggi la stella a sei punte davidica è simbolo di Israele.
2) Cristo si fa battezzare nel Giordano. Il Padre, in questa circostanza, lo dichiara figlio quindi Dio lui stesso.
3) Cristo si dichiara Dio agli scribi, ai farisei, ai sommi sacerdoti.
4) Cristo si dichiara Dio nell'ultima cena in quanto conferma di avere il potere di rimettere i peccati.
5) Cristo si dichiara Dio guarendo i malati, dicendo "ti sono rimessi i peccati".
6) Cristo si rivela Dio nella Resurrezione.
7) Cristo si rivela Dio nella transustanziazione.
Non voglio aggiungere nulla al sapere della santa Chiesa ma solo esprimere me stesso in amore per essa, in grazia se Dio me la concede ed in esperienza personale che mi aiuta a venir fuori dalla mia malattia mentale.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

30 dicembre 2010: stella dei Magi (L82)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa sia la stella di Matteo, 2, 9. Penso che i cosiddetti Magi fossero più dei divinatori che dei re. L'analisi delle viscere degli animali, l'osservazione del volo degli uccelli e l'analisi dei movimenti astrali, quest'ultima una scienza prodromica dell'astronomia, probabilmente un miscuglio di astronomia, arte divinatoria ed astrologia fa riferimento ad un fenomeno raro nel cielo, interpretabile secondo tecniche divinatorie astrologiche. Nulla a che fare con una stella cometa, a mio avviso. Il fatto che il Vangelo dica che la stella "si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino" significa che la congiunzione astrale/divinatoria diviene osservabile in modo perfetto dal luogo in cui si trova Gesù.
La stella è anche un simbolo gnostico misterico in quanto con le sue sei punte indica sei virtù dei popoli precristiani che riconoscono in Gesù il Re di tutti i popoli della Terra, "Re dei Re e Signore dei Signori", come si esprime l'Apocalisse. Tali virtù sono il coraggio con cui Gesù affronta la Croce, l'eroismo delle virtù umane, la bontà, la sapienza teologica, la sapienza filosofica e l'eleganza regale di Gesù. Al centro della stella un settimo punto indica il Mistero riguardante il bambino che sarà svelato nel corso del futuro a tutti i popoli che i Magi rappresentano.
Andrea Annibale Chiodi

30 dicembre 2010: poesia per il Papa (L81)

Gentile Papa
Benedetto XVI
Santo padre,
sono un poeta. Ho pensato ad una poesia di cui Lei è il protagonista per il 2011.
Gliela inoltro tramite don Giusto Truglia non avendo il suo indirizzo e-mail.
"Il Papa lontano/Cammina su un mare rosso sangue/Bagnato dal sangue dei martiri/Il Papa li benedice/Nella notte della sofferenza/Nel 2011 sarà segno di benedizione per molti cuori/Lo guiderà una stella come i Magi/Lui custodirà e proteggerà la Chiesa/Nel nome del Signore/Le genti di tutto il mondo assisteranno sbalordite/alla sua gloria teologica/Che viene dalla Germania/Giocolieri, saltimbanchi e matti, tutti gioiranno nell'ascoltarlo/Ed insieme gli augureranno/un anno di benedizione del Signore per lui e per il suo popolo".
Ciao fratello Benedetto XVI.
Sono devoto di un Papa come te, San Gregorio Magno.
Spero di fare la tua conoscenza un giorno, se andrò in Paradiso, mi spiegherai meglio la Parola di Gesù Cristo Signore.
Un felice 2011 a tutti i vescovi, i sacerdoti ed i dipendenti e cittadini dello Stato Vaticano.
Andrea Annibale Chiodi

Codice commenti (per indice analitico): da L81 a L108


Vedi anche, pubblicato in questi giorni ed inviato anch'esso a Famiglia Cristiana il Manifesto del giansenismo piemontese

6 gennaio 2011: un passo avanti nell'ecumenismo (L108)

Gentilissimo Teologo,
credo che un passo avanti decisivo verso l'ecumenismo sia quello di riconoscere nella grazia predestinante calvinista e nel simul iustus et peccatur luterano due tipi di grazie particolari, in elezione la prima (cd. grazia predestinante) e in chiamata la seconda (cd. grazia luterana).
Facciamo un esempio. La corrente del fiume è la forza del peccato originale. Ora può darsi che uno, secondo la grazia del primo tipo (grazia predestinante/calvinista), riceva da Dio una forza particolare per nuotare contro corrente, mentre la maggioranza dei fedeli, secondo la grazia, sta ferma in mezzo al fiume.
Per quanto attiene la grazia luterana, si può fare l'esempio di Davide che rimane un giusto e va in Paradiso nonostante il suo grave peccato di adulterio e omicidio. La ragione di questa giustizia va ravvisata, a mio avviso, in una valutazione costi/benefici nel senso che il servizio reso a Dio nella nostra vita può superare, vincere e sopraffare il danno reso al prossimo con il peccato.
La situazione simul iustus et peccator è una grazia particolare e rara che permette di salvarsi nella fede e nelle opere, nonostante il peccato che comunque viene espiato e di cui ci si pente e cui si pone riparo.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

6 gennaio 2011: ancora su simul iustus et peccator (L107)

Gentilissimo Teologo,
ho inviato tramite il modulo interattivo del Vostro pregevole sito internet alcune riflessioni sul tema simul iustus et peccator.
Ho chiarito il mio pensiero nel senso che ci sono tre tipi di peccati.
Primo tipo: i peccati che sicuramente il giusto non commette, cioè la ribellione contro Dio (peccato satanico contro lo Spirito Santo) e i peccati dell'Anticristo, che è falso profeta nell'Apocalisse, che ho chiamato sinteticamente eresia e che in una precedente mail ho riassunto in sei peccati diversi, cioè l'eresia in senso stretto, l'ateismo, l'apostasia, il rifiuto dell'amore per Dio, il rifiuto dell'amore per il prossimo, ed il rifiuto della Grazia che dio quotidianamente offre. Questo primo tipo di peccati sono quelli cui San Giovanni si riferisce dicendo "chiunque è nato da Dio non commette peccato perché un germe divino abita in lui e non può peccare perché è nato da Dio" (1 Giovanni, 3, 9).
Secondo tipo: i peccati capitali. Con questa espressione io indico i peccati che lasciano le cd. reliquie del peccato che sono debiti da espiare sulla Terra con vessazioni da parte del Maligno, e debiti da espiare nei Cieli in Purgatorio. Il giusto può commettere il peccato capitale ma ci sono diversi gradi della Grazia e, a seconda del grado, il giusto commette di fatto e di fatto non commette il singolo peccato capitale.
Terzo tipo: il peccato cd. veniale. Questo peccato non lascia nessuna reliquia del peccato, perché, nel battesimo, nella cresima e nell'accettazione della Grazia che Dio ci offre nella fede, è lavato dal sangue di Cristo e non lascia nessuna traccia.
Spero di aver così meglio chiarito e precisato il mio pensiero.
Ciao. Andrea Annibale Chiodi

6 gennaio 2011
: effetti del battesimo (L106)

Gentilissimo Teologo,
vorrei chiarire qual è per me l’effetto del battesimo, che mi sono reso conto di non aver spiegato a sufficienza in passato.
Qui dichiaro che non seguo molto, forse, la teologia ufficiale della Chiesa.
Si può essere dei giusti in Cristo o dei giusti che non hanno conosciuto Cristo.
Chi non riceve il battesimo non ha la possibilità di conoscere Cristo. Può essere un giusto ugualmente, potrà anche salvarsi, ma non conduce una vita nella grazia cristiana.
Quindi, in primo luogo, già qui sulla Terra non c’è beatitudine della vita nella fede per i non battezzati.
In secondo luogo, ci può essere una salvezza mediante Cristo ma non in Cristo. Questo punto si riflette sulla condizione dei giusti nel Paradiso che è diversa a seconda se si è battezzati o non battezzati.
Io non credo affatto che il battesimo e tanto meno la venuta di Cristo tolgano l’inclinazione naturale al male che c’è nell’uomo privo della Grazia di Dio. E che Dio possa ritirare dal singolo uomo la sua Grazia lo sappiamo dalla libertà e onnipotenza di Dio.
Per questo ho usato questa immagine, cioè che l’uomo privo di Grazia, anche se battezzato, è, per effetto del Peccato Originale, come una biglia su di un piano inclinato, in preda alle proprie passioni carnali e naturali.
Ciao
Andrea Annibale

6 gennaio 2011
: reliquie del peccato (L105)

Gentilissimo Teologo,
come ho sostenuto in una mail precedente, le reliquie del peccato esistono solo in relazione ai peccati capitali, non ai peccati veniali, nell'uomo giustificato dalla fede (che preferisco chiamare Grazia).
Cosa può fare Dio con queste reliquie del peccato, a favore dell'uomo così giusto?
A mio avviso le può trasformare da debito verso Satana a debito verso Dio con un triplice effetto.
Primo. Non andare in Purgatorio ma in Paradiso, nonostante, prima della giustificazione con l'accettazione della Grazia nella fede abbiamo commesso, per l'appunto, peccati capitali.
Secondo. Una vita più beata, qui sulla Terra, senza le vessazioni del Maligno.
Terzo. Una vita di redenzione per pagare il debito delle reliquie del peccato a Dio, con opere sante, con lodi e con preghiere rivolte a Dio.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

6 gennaio 2011
: simul iustus et peccator (L104)

Sono Andrea Annibale, la persona autore della domanda cui si riferisce la chiarissima ed interessante risposta del teologo Pino Lorizio. Preciso che la mia formazione è quella di un giurista, seppure aperto al dato storico critico e comparato, non quella del filosofo o del teologo con tutti i limiti che ne derivano.
Vorrei esprimere alcune povere considerazioni sul problema del simul iustus et peccator.
A mio avviso, quando, in un passo decisivo per questo problema, San Giovanni dice che (1 Giovanni, 3, 7-9) “nessuno vi inganni. Chi pratica la giustizia è giusto come egli è giusto. Chi commette il peccato viene dal diavolo … Ora il Figlio di Dio, è apparso per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio” vuole esprimere tre concetti. Non so se sono in grado di aggiungere qualcosa di nuovo, ma provo a ragionarci almeno un po’ su.
1) L’anima è creata da Dio buona perché Dio, che è uguale a sé stesso ed è limitato, appunto, solo dal principio logico di identità è buono, come afferma Gesù nei Vangeli. Ora, se nella giustificazione per fede siamo predestinati ad essere giusti e peccatori insieme, Dio non è libero, perché non può decidere di ritirare la Sua Grazia dall’anima buona che egli stesso ha fatto alla luce dell’accettazione che l’uomo fa della Grazia stessa che Dio non si stanca di offrirci.
2) L’effetto del Peccato Originale sull’anima buona è quello di una inclinazione naturale al male che il battesimo e il sangue di Cristo non toglie, se non per la Grazia che Dio ci offre nella fede. Tale inclinazione, in assenza di Grazia, è come quella di una biglia su un piano inclinato, per capirci. E’ contemporaneamente erroneo dire che il peccato, come inclinazione al male, in risposta negativa alla Grazia che Dio ci offre, non corrompe la natura, in quanto, se la natura dell’anima è incorruttibile, allora Dio non è onnipotente nel senso che non può creare un’anima mortale quanto al peccato. Cioè si arriva a concludere che forse l’inferno è vuoto, come sostengono alcuni teologi, perché se l’anima è buona ed incorruttibile e se siamo battezzati, siamo predestinati al bene e questo va contro la libertà umana. Ora che l’uomo sia libero di perdersi si può spiegare solo con una corruzione dell’anima nella sua sostanza, dato che l’uomo è meno degli angeli ed è libero ad immagine e somiglianza di Dio. Noi sappiamo che Satana, ribellandosi a Dio, ha corrotto la sua natura, divenendo da angelo, bestia. Se l’uomo è meno di un angelo, certamente può, ribellandosi a Dio, corrompere la sua natura nonostante il battesimo.
3) Veniamo alla terza ipotesi, ritornando alla lettera di Giovanni, e riagganciandoci al discorso sul peccato, non come peccato originale, ma come peccato commesso dentro e fuori dalla Grazia.
Una volta ricevuta ed accettata liberamente la Grazia ci sono alcuni peccati che certamente il giusto non commette. Tali peccati sono, a mio avviso, di due tipi. Il primo è il peccato contro lo Spirito Santo, o ribellione contro Dio. Chi ha accettato la Grazia e l’ha ricevuta, per un principio logico di identità, non è un ribelle contro Dio. Il secondo tipo di peccato è il peccato dell’Anticristo, cioè l’eresia. L’eresia è incompatibile con la Grazia e con la giustizia di vita, perché Dio dice che il giusto vivrà mediante la fede, e la fede qui è da intendersi come ortodossa, altrimenti non avrebbe senso dire che l’uomo così definito è giusto.
Conclusione. La distinzione tra peccato capitale e peccato veniale ci aiuta a capire cosa intende la Chiesa quando dice che “se si afferma che l’empio si salva mediante la fede, sia anatema”. Il peccato capitale, non esclude la futura offerta e accettazione della Grazia di Dio e quindi la futura giustizia dell’uomo, ma, come sostiene il Concilio di Trento, lascia nell’uomo le reliquie del peccato. Il peccato veniale non lascia nessuna reliquia, in quanto può essere visto alla luce del no sin in Jesus blood, il sangue di Cristo ci lava e ci libera completamente, nella fede, dal peccato veniale. Ciao.

5 gennaio 2011
: perché Dio crea le anime tutte buone (L103)

Egregio Teologo,
qualcuno può chiedermi, dato che ho sostenuto che Dio crea tutte le anime buone, perché Dio non può, essendo assolutamente libero, creare un'anima cattiva. Io penso che il Vangelo dice che Dio è buono e che, se è tale, non può creare un'anima cattiva. Se lo facesse, contraddirebbe il proprio stesso essere, come rivelatoci dai Vangeli. Non c'è altro principio logico che limiti Dio ed il Suo essere se non il principio di identità. Dio è buono ed è uguale a sé stesso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

5 gennaio 2011
: preconoscenza divina dell'essere (L102)

Egregio don Matrone, poiché ho sostenuto che, in base alla sua onniscienza, Dio conosce il nostro essere fin dal concepimento nel ventre di nostra madre, qualcuno può chiedersi se io pensi che Dio formi le anime singole degli uomini già buone o cattive. In altri termini, se ci siano, fin dal concepimento del nascituro, anime rivolte, inclinate per così dire al bene o al male.
Io penso che tutte le anime nascano buone, pur tenendo conto del Peccato Originale, e che i fatti della vita, unitamente ad altri due fattori, cioè l'elargizione misteriosa della Grazia divina e le nostre libere scelte in risposta ad essa, facciano cioè plasmino l'essere in modo giusto o malvagio.
Dio conosce in modo perfetto la probabilità degli eventi futuri, in base a tutte le variabili già esistenti nel presente, per cui, se pur non conosce il futuro come atto lo conosce in potenza già fin dal presente, ma non smette di soccorrerci offrendoci la sua Grazia salvifica. Ciao.

5 gennaio 2011
: strage dei copti in Egitto (L101)

Gentilissimo Teologo,
Gesù si è fatto stirpe di Davide, Re di Israele nel senso di Re dei Giudei, ha violato il sabato, e si è fatto addirittura Dio e Figlio di Dio. Poi ha avuto la spudoratezza di risorgere! Ce ne era abbastanza perché divenisse scandalo e stoltezza per i popoli di allora. Oggi i cristiani sono scandalo e stoltezza, sono cani, come un gruppo estremista Islamico ha definito il Papa. L'islam nega addirittura che Cristo sia stato veramente crocifisso, quindi ne nega anche la resurrezione.
Maometto, per gli islamici è il vero Profeta di Dio, anche se alcune correnti escatologiche islamiche vedono in Gesù il Redentore alla fine dei tempi.
Che colpa avevano i copti uccisi da un kamikaze? Probabilmente solo quella di proclamare Cristo crocifisso e risorto in un Paese a maggioranza islamica. Poco importa che la grande maggioranza degli islamici sia gente povera, come quella che amava Gesù, e pacifica.
Ora bisogna pensare di corrompere con denaro alcuni terroristi perché tradiscano i compagni di Al Qaeda. Forse è l'unico modo di sconfiggere il terrorismo, quello della corruzione. I terroristi temono meno la morte di quanto amano il denaro.
Cosa direbbero Gesù, gli apostoli e San Paolo in particolare se fossero vivi oggi dell'Islam. Forse quello che ha detto il Papa a Ratisbona, che l'Islam è basato su una bestemmia, la non crocifissione di Gesù, e su un sacco di cose cattive. Ma a dispetto della cattiveria dell'Islam, la maggioranza degli islamici sono persone buone che chiedono di vivere in pace e lavorare onestamente. E' con questi ultimi, non con i terroristi, che si deve, a mio avviso instaurare un dialogo costruttivo e pacifico per realizzare un mondo più vivibile per tutti.
Ciao.
Andrea Annibale Chiodi

4 gennaio 2011
: San Giovanni, il peccato ed il diavolo (L100)

Gentilissimo Teologo,
oggi 4 gennaio 2011 si leggeva a messa la prima Lettera di San Giovanni contenente due affermazioni.
La prima è che “chi commette peccato viene dal diavolo” (3, 8); la seconda è che “chiunque è nato da Dio non commette peccato” (3, 9).
Cosa significano questi due passi? A prima vista sembrano contraddire la misericordia di Dio.
San Giovanni, a mio modo di vedere, intende riferirsi a due peccati con il primo passo: (1) il peccato di ribellione contro Dio che si verifica in sei casi. Primo. Apostasia. Due. Eresia. Terzo. Peccato capitale. Quarto. Superbia di grado gravissimo. Quinto. Peccato contro lo Spirito Santo. Sesto. Consacrazione di sé stessi a Satana. Ed inoltre, (2) il peccato di ateismo anticristico.
Il primo peccato è di per sé chiaro, soffermiamoci sul secondo. Vorrei qui ricordare la scomunica ai comunisti che è sicuramente da intendersi come scomunica del comunismo in quanto presenta due aspetti, cioè è ateo ed è contro Cristo.
Questi sono i peccati dell’uomo malvagio di cui la Chiesa ha detto: “se si afferma che l’empio si salva grazie alla fede, sia anatema!”.
Con il secondo passo, intende dire che questi tipi di peccati di cui si è parlato sono assenti dalla vita del giusto. Su questo però mi sono già espresso in una precedente lettera.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

4 gennaio 2011
: capitalismo e religione (L99)

Gentilissimo Teologo,
letto l'articolo di Beppe del Colle sul sito internet di Famiglia Cristiana intitolato Sempre più potere a chi ce l'ha già, invio un mio pensiero. Non lo invio sul sito perchè mi pare un po' eccentrico e poco adatto al Vostro pregevole sito internet.
Il capitalismo ha i suoi riti e le sue regole, è una specie di religione a sé stante che convive – malamente – con il cristianesimo.
Sergio Marchionne è una specie di sacerdote – di pontifex maximus – di questa religione.
I dieci comandamenti del capitalismo sono: (1) il lavoro è utile, (2) tutti sono necessari, nessuno è indispensabile, (3) accumulare denaro è una cosa santa, (4) accumulare potere è indispensabile, (5) internazionalizzarsi è necessario per combattere i nemici, (6) il marxismo è un finto nemico con cui, talora, allearsi, (7) il capitalista è il detentore ultimo del vero potere sociale, (8) i cristiani sono utili se e perché portano rispetto per l’autorità, (9) l’ebraismo è una religione utile ed alleata, (10) l’operaio va rispettato in funzione della sua produttività.
Il capitalismo viene dal mondo o da Dio? Il capitalismo forgia il mondo come un demiurgo, e Dio in fondo gli è indifferente.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


4 gennaio 2011
: il sangue di Cristo copre i nostri peccati - significato (L98)

Gentilissimo Teologo,
Cosa significa il motto protestante "I have no sin in Jesus blood” che si può a mio correttamente tradurre: “A confronto di Cristo, siamo peccatori ma, grazie al sangue versato, siamo casti, puri ed innocenti”?
Significa sette cose che sono tutto ciò che condivido del protestantesimo.
Primo. Il sangue di Cristo è sacro.
Secondo. Il sangue di Cristo è talmente perfetto che santifica anche i più incalliti peccatori.
Terzo. Il sangue di Cristo lava i peccati, nel senso, beninteso, che nella Grazia calvinista sicuramente non pecchiamo più contro lo Spirito Santo. E’ impossibile avere la Grazia calvinista e contemporaneamente peccare contro lo Spirito Santo. Questo significa due cose: (1) che se pecchiamo contro lo Spirito, sicuramente non abbiamo la Grazia e (2) che se andiamo all’Inferno è sicuramente perché non eravamo in grazia predestinante o elezione che dir si voglia.
Quarto. Il sangue di Cristo è libagione perfetta per il banchetto eucaristico come simbolo (per i cattolici è inoltre, giustamente, realtà nella transustanziazione).
Quinto. Il sangue di Cristo è lavanda perfetta per i nostri cuori, nel senso della loro circoncisione ad opera dello Spirito Santo, degli angeli e della Madre di Dio.
Sesto. Il sangue di Cristo è esempio perfetto per il sacrificio dei martiri.
Settimo. Il sangue di Cristo è la nuova manna che discende dal cielo per i salvati, i chiamati e gli eletti.
Andrea Annibale Chiodi

4 gennaio 2011
: i poveri (L97)

Gentilissimo Teologo,
vorrei esprimere tre concetti sui poveri.
I poveri sono beati, i poveri glorificano Dio, i poveri sono i prediletti del Signore.
Beati significa che pregustano la vita del Paradiso, dove tutti siamo uguali e poveri.
Glorificano Dio come Cristo ha glorificato il Padre ed è stato glorificato povero e nudo sulla Croce, perché offrono a Dio tutto ciò che hanno, cioè la loro nudità, la loro povertà, la loro santità, la loro giustizia (perché non hanno frodato nessuno), il loro talento naturale nel dare anziché nel ricevere, il loro talento naturale, infine nell'amore di Dio e del prossimo.
Sì, i poveri sono predisposti alla giustizia, anche se non si può escludere che un singolo povero sia una persona malvagia.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

4 gennaio 2011: carismi della Grazia (L96)

Gentilissimo Teologo
Vorrei riflettere sui dodici carismi della Grazia che Dio ci dona.
Primo. Ci dona la forza di credere nel Dio Uno e Trino.
Secondo. Ci dona la capacità dell'honeste vivere, dell'alterum non laedere, dell'unicuique suum tribuere.
Terzo. Ci dona la capacità di osservare i comandamenti.
Quarto. Ci dona la Grazia di partecipare alla vita divina del Cristo, imitandolo, seguendolo (sequela), pregandolo, adorandolo, lodandolo.
Quinto. Ci dona la grazia di credere nell'Assunzione di Maria Vergine e nella sua nascita/concepimento immacolati.
Sesto. Ci dona la grazia di respingere le avances di Satana e dei suoi mandatari (diavoli e spiriti immondi).
Settimo. Ci dona la elezione, riservata a pochi, di avere un destino che glorifichi Dio.
Ottavo. Ci dono la grazia di risorgere dai morti, che significa sette cose, il battesimo in Spirito Santo, l'amore degli angeli, l'amore degli Spiriti buoni, l'amore della Madonna, l'amore di Dio, l'amore per il prossimo in cui siamo battezzati nuovamente, la forza salvifica dei sacramenti come dono alla Chiesa.
Nono. Ci dona la forza di credere a Gesù Risorto.
Decimo. Ci dona la forza di credere al Paradiso.
Undicesimo. Ci dona la speranza del ritorno del Signore alla fine dei tempi.
Dodicesimo. Ci dona la consolazione ad opera del Paraclito.
Ciao
Andrea Annibale

3 gennaio 2011: la roccia (L95)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa significhi il termine “roccia” nell’espressione evangelica “costruire sulla roccia e non sulla sabbia” (Matteo, 7, 24).
A mio avviso queste termine ha cinque significati.
Un significato religioso. Questo primo significato consiste nel “vivere mediante la fede”, come esorta San Paolo. Mi sono soffermato su questo significato in altri interventi. Qui vorrei solo aggiungere che questa fede attiva non va confusa con la professione di fede.
Un significato ecclesiale. La roccia, in base al motto salus in ecclesia, è la Chiesa stessa. Rimanendo uniti alla Chiesa nei sacramenti costruiamo sulla roccia.
Un significato trascendentale. Questo significa cercare i beni di Dio e anteporli ai beni di questo mondo.
Un significato mariano. La roccia è la richiesta di grazia mariana. Con l’aiuto della Madonna la nostra vita è più salda e più santa.
Un significato cristologico. La roccia è la richiesta di grazia cristologica (che per quanto mi riguarda, è la grazia Jansen, la migliore che c’è, come ho già sostenuto). La grazia cristologica significa riuscire, con l’aiuto di Dio e della nostra libera volontà, una vita santa e giusta.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 gennaio 2011
: quattro specie di grazia cristiana (L94)

Gentilissimo Teologo,
Esistono, a mio avviso, quattro tipi di stato di grazia nel cristianesimo.
Il
primo ed il migliore è lo stato di grazia in Jansen. Beninteso che l’Augustinus è un’opera in parte diabolica, condannata dalla Chiesa in alcune affermazioni. Tuttavia, la sostanza ed il concetto della grazia Jansen restano insuperate.
La grazia Jansen è, quanto alla sostanza, sovrannaturale, perfetta, dedita alla filosofia. Quanto al concetto essa è grazia in umiltà, elezione, grazia predestinante, giusta concezione dell’onnipotenza di Dio, giusta concezione della libertà di Dio.
Il
secondo per qualità è lo stato di grazia nel cattolicesimo romano e nella Chiesa ortodossa. Essa è compassione, carità fattiva, trascendenza infinita.
Il
terzo per qualità è lo stato di grazia calvinista. Essa è spirito di onestà, rettitudini sociale, senso del dovere, trascendenza predestinante nell’onnipotenza e nella libertà di Dio.
Il
quarto per qualità è lo stato di grazia metodista. Essa è tenerezza nella fede, delicatezza nella fede, semplicità di vita, trascendente immacolato e volontaristico, senso semplice e genuino della vita nel santo Evangelo.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 gennaio 2011
: prostituzione evangelica (L93)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa significa nel santo Evangelo il termine “prostituta” quando il santissimo Maestro, Signore e Salvatore ci dice che “le prostitute vi passano davanti nel Regno di Dio” (Matteo, 21, 31).
A mio avviso qui il termine prostituta è da intendersi in senso evangelico non nel senso comune del termine tanto è vero che altrove Gesù condanna le prostituzioni (Matteo, 15, 19).
Prostituta in senso evangelico significa a mio modo di vedere sette cose.
Primo. Gesù stesso è prostituta evangelica perché viene venduto per trenta denari. Ora, bisogna cogliere il significato nascosto di questo numero. Trenta è simbolo dei protagonisti di questa vicenda. Cioè tre simbolo della pienezza di Cristo e 10 (fattore moltiplicatore) che indica 5 ebrei e 5 pagani, cioè coloro che lo tradiranno e lo consegneranno per il crucifige.
Secondo. Prostituta evangelica siamo noi convertiti in quanto San Paolo dice che siamo stati acquistati a caro prezzo. Se siamo stati acquistati, siamo stati anche venduti dal pagani a Cristo e alla Sua Chiesa cioè ci siamo prostituiti con i pagani prima essere acquistati con il sangue di Cristo nella santissima conversione del cuore.
Terzo. La Chiesa come istituzione è prostituta evangelica perché, per il bene di Cristo, si vende al Padre come dice la Scrittura “edificherò la mia Chiesa”. E a chi se non al Padre, san Pietro si “vende” per edificare, come strumento del Maestro, la Chiesa?
Quarto. I poveri che, come dice la Scrittura, avremo sempre con noi, si vendono per un pezzo di pane, nel senso che offrono la loro povertà come esempio vivente di beatitudine in cambio della nostra elemosina, spirituale e materiale.
Quinto. La Madonna è prostituta evangelica perché è stata acquistata dallo Spirito Santo da San Giuseppe, in sposalizio mistico, per essere la Madre del Signore.
Sesto. Gli angeli che fanno da corona al trono di Dio nei Cieli sono prostitute evangeliche perché, per amore dell’uomo, si vendono al Signore per servirlo, in cambio delle nostre preghiere e delle nostre suppliche.
Settimo. Chiunque serve Cristo in cinque cose è prostituta evangelica. Cioè in carità, grazia (specie grazia Jansen, che è la grazia migliore che ci sia), virtù, premio, e volontà di fare del bene. Queste cinque cose sono infatti il prezzo che paghiamo con la testimonianza di vita per essere acquistati da Cristo in elezione (non in chiamata) perché Cristo veda in noi, che imitiamo la Madonna, l’umiltà dei suoi servi (come recita il Magnificat).
Chi scrive queste cose vorrebbe essere ricordato dopo la sua morte, sepolto nella Basilica di Superga a Torino e essere dichiarato giusto, sia nel cristianesimo sia nell’ebraismo, per aver reso testimonianza al popolo di Dio ed al Signore stesso con questa ed altre lettere. La richiesta è rivolta con suppliche incessanti al Santo padre ed al Presidente della CEI al momento della mia morte.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


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