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Il Perditempo.org: lettere a Famiglia Cristiana, 5

Pensieri e Poesie > Archivio dei Blog e Lettere

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11 gennaio 2011
: la ruach, lo pneuma, l'anima (L123)

Gentilissima Famiglia Cristiana,
la mia concezione dell'anima si avvicina a quella platonico-orfico-pitagorica.
A mio avviso l'anima (pneuma) ha al suo interno (quindi non è scissa in due parti) lo spirito di vita (ruach). Ruach e pneuma non sono la stessa cosa. La ruach è una parte dell'anima. Quando chiamiamo l'anima ruach usiamo una sineddoche.
Quando l'uomo muore, la ruach torna a Dio che l'ha data tramite lo Spirito Santo (come recitiamo nel Credo, lo Spirito Santo è il Signore e dà la vita, cioè la ruach). Lo pneuma, cioè l'anima immortale, va in Paradiso o all'Inferno o al Purgatorio.
Penso che con il concepimento del nascituro ci sia già lo pneuma senza la ruach, che entra nel pneuma e dà la vita ad un certo mese di gravidanza, presumo attorno al terzo mese, ma non saprei esattamente quando. E' un problema che deve studiare la scienza.
Spero di non essere in dissidio su questo argomento con la teologia ufficiale cattolica, correggetemi se sbaglio.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

10 gennaio 2011: potere malvagio e potere buono (L122)

Buongiorno,
San Paolo dice - contro le tendenze anarcoidi di alcuni cristiani a lui contemporanei - di stare sottoposti alle autorità perché l'autorità viene da Dio. Sembra non esserci spazio nella concezione paolina per il potere conferito dal Maligno, per il potere malvagio cui si può e si deve disubbidire con la coscienza fino, fino al caso estremo del martirio santo. Santità e potere sono certo due concetti chiave nella vicenda di Tommaso Moro.
A mio avviso, Tommaso Moro è stato fedele all'autorità tanto che ha benevolmente accettato la condanna e sembra che abbia trovato lo spirito per fare dell'ironia con il boia che lo aiutava a salire una scaletta subito prima il momento dell'esecuzione capitale. Anche nell'obiezione di coscienza e nella serena accettazione delle sue conseguenze giuridiche c'è un'accettazione dell'autorità.
Nell'Apocalisse troviamo sia il potere che ha la Bestia, sia il potere di Cristo. E nelle tentazioni di Gesù nel deserto il diavolo sembra in grado, o dice di essere in grado di conferire potere.
Dunque perché in San Paolo il potere sembra avere Dio come unica legittimazione? Certo era divino il potere di Giuseppe d'Egitto, di Davide, di Ester. Io penso che San Paolo parli solo del potere conferito da Dio, tanto è vero che il Magnificat dice che il Signore, con una immagine antitetica a quella paolina, "ha rovesciato i potenti dai troni". Come non ipotizzare che fosse divino il potere di Elisabetta I e satanico il potere arrogante e perverso di un Enrico VIII, suo padre?
Martirio ad opera del potere malvagio e rivoluzione sono due facce della stessa medaglia. I cristiani hanno subito la condanna alle belve nell'impero romano prima di compiere una delle più grandi rivoluzioni della storia e cambiare la società. A volte le rivoluzioni sono giuste, a volte ne escono poteri più diabolici di quelli che si è voluti rovesciare.
Io, tornando all'Apocalisse, non penso che la Rivelazione di San Giovanni narri semplicemente di fatti passati o semplicemente del ritorno di Cristo, ma rappresenti un paradigma atemporale o forse sarebbe meglio dire del tempo eterno di Dio, del Bene e del Male, in lotta eternamente tra di loro, il potere-autorità paolino che viene da Dio ed il potere che viene dal demonio, principe di questo mondo. L'Apocalisse è una favola più che mai allegorica e attuale la quale garantisce che alla fine vince comunque il bene.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

10 gennaio 2011: la tragedia del bambino morto a Bologna (L121)

Buongiorno,
ho letto l'articolo su FC riferito al bambino morto a Bologna di freddo e di stenti in Piazza Grande. Seguono alcune mie riflessioni.
Quel bambino morto era stato affidato da Dio all'uomo. Dio ci chiede: "cosa ne avete fatto?", come chiede a Adamo "cosa hai fatto?", come ha chiesto a Caino "cosa ne è di tuo fratello?". Sì, eravamo tutti custodi di quel bambino, nostro fratello, nostro figlio. Eppure i servizi sociali che dovevano intervenire per sottrarlo alla madre che palesemente non era in grado di prendersene cura non sono intervenuti. La madre, a quanto sembra dalle ultimissime notizia, ha irresponsabilmente rifiuto gli aiuti che le sono stati offerti. E noi passanti indifferenti non ci siamo presi cura di quella creatura innocente. Così Dio ha deciso di prendersene cura lui, facendolo salire in Cielo. La Provvidenza di Dio è perfetta, ma non esclude mai la libertà e la responsabilità dell'uomo. Ciao.
Andrea Annibale Chiodi

10 gennaio 2011: i sette motivi per chiedere la Grazia a Cristo (L120)

Gentilissimo Teologo,
oggi mi chiedevo perché chiedere la Grazia a Cristo.
Intravedo sette motivi.
Primo. Per essere giusti. Secondo. Per essere miti. Terzo. Per ottenere la santità di vita. Quarto. Per essere puri di cuore. Quinto. Per essere non solo chiamati ma anche eletti. Sesto. Per accedere alla eucarestia. Settimo. Per avere una vita beata.
Lo scopo per cui si chiede la Grazia è sempre quello di fare cosa gradita a Dio.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

9 gennaio 2011: cosa significa che Gesù è "abbandonato" (L119)

Gentilissimo Teologo,
Gesù dice che il Padre lo ha “abbandonato”.
Mi sono chiesto cosa significa?
A mio avviso questo termine indica quattro misteri.
Primo. Il mistero del silenzio di Dio. Questa esperienza la fanno i santi talvolta. Dio sembra non parlargli più nel loro intimo dialogo con il Signore. Anche Gesù fa esperienza di questo mistero come santo dei santi. Probabilmente, si tratta di un atto di rispetto della volontà, della solitudine e della gloria del santo nei confronti della sua condizione umana e del suo destino specifico e misterioso a sua volta.
Secondo. Il mistero del patire con. Il patire con del Padre si realizza tramite l’abbandono. Questo significa che nel suo silenzio che abbandona il Padre soffre assieme al Figlio.
Terzo. Il mistero dell’isolamento da Dio. Questo indica che Gesù per un attimo si percepisce come figlio solo di fronte al Padre, quasi che la relazione trinitaria fosse stata spezzata. Si tratta di un simbolo e di una realtà. Simbolo della volontà autonoma di Cristo e realtà del suo destino specifico nel senso che il Padre non è crocifisso ma solo il Figlio.
Quarto. Il mistero della condivisione da parte del Padre del destino del Figlio. Questo significa che il Padre abbandona sé stesso, oltre che il Figlio, alla volontà del Cristo di subire la Passione in quanto Gesù si è liberamente offerto alla Passione medesima.
Distinti saluti
Andrea Annibale Chiodi

9 gennaio 2011: l'importanza del tempo cristiano (L118)

Gentilissimo Teologo,
ho coscienza della mia pochezza nelle opere cattoliche. Per un certo tempo ho pensato che le opere fossero frutto della iniziativa dell’uomo più che di una risposta alla grazia offerta da Dio. Oggi penso, invece, che parzialmente le opere siano una risposta parziale alla grazia e sotto altro aspetto una iniziativa autonoma dell’uomo anche a prescindere dalla grazia.
Mi ritengo invece santissimo nella Grazia Jansen che penso di aver ricevuto in santità di spirito, nella beatitudine della povertà di spirito.
Vorrei anche riflettere sul tempo come dono di Dio. Valorizzare il tempo è veramente una risposta dovuta a questo dono di incommensurabile valore. Il corpo è tempio dello spirito santo, ma lo Spirito Santo dimora nel tempo, ci santifica nel tempo, ci trasforma in un cammino temporale di fede ed opere che non ha mai fine.
Ciao,
Buona domenica
Andrea Annibale Chiodi

9 gennaio 2011: l'iniziativa nella grazia e nella fede (L117)

Spett.le
Famiglia Cristiana,
Teologo,
in quali casi prende Dio l’iniziativa e in quali casi l’iniziativa, ai fini della fede/salvezza la prende l’uomo?
Ci sono tre situazioni diverse:
La prima. L’uomo non ha la fede e prega di averla. Se Dio consente, offre la sua Grazia in forma di disponibilità a concedere la gratia fidei. La gratia fidei non è ancora la fede, ma una grazia predisponente a ricevere la fede vera e propria. Diciamo che in questa prima situazione Dio e l’uomo, per usare un’immagine del Qohelet, si corteggiano come due amanti.
La seconda. L’uomo ha ottenuto la gratia fidei. C’è un periodo di prova durante il quale la gratia fidei deve essere confermata da una condotta conforme. Peccati gravi possono portare alla perdita di questo stato particolare di grazia.
La terza. E’ il dono della fede vera e propria la cui iniziativa spetta completamente a Dio. La grazia così offerta è irresistibile e induce uno stato di grazia nella fede che giustifica il peccatore. Questo stato di grazia deve essere alimentato durante la vita con la lode, la richiesta di pietà, le opere e la richiesta di accresce la fede.
Come si vede, l’iniziativa spetta sia a Dio, sia all’uomo a seconda dei casi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

8 gennaio 2011: miscellanea di problemi per il teologo di F.C. (L116)

Gentilissimo Teologo,
sono stato cinque ore lontano dal computer e nel frattempo sono maturate in me una serie di idee che invio alla rinfusa, su una miscellanea di questione eterogenee.
1) Cosa dobbiamo dare agli altri? Nella Bibbia ci sono tre criteri. Il primo è dare agli altri ciò che essi chiedono. Questo è un concetto ebraico che anche Gesù ha praticato. Giuda Iscariota ha chiesto Satana e Gesù, per amore ebraico, gli ha dato Satana. Il secondo criterio è dare agli altri ciò che è oggettivamente giusto, secondo la nostra valutazione personale (non secondo la volontà di Dio) per gli altri. E' il fate agli altri ciò che volete fosse fatto a voi. Il terzo criterio è di dare agli altri ciò che la volontà di Dio chiede. Questo terzo principio è particolarmente seguito dalla Chiesa cattolica nella sua teologia morale.
2) Non ho mai detto che il peccato, sia inteso come Peccato Originale, sia inteso come peccato capitale corrompe la natura dell'uomo, come riteneva, sempre che io abbia capito bene, Lutero. Io ho detto che i peccati più gravi corrompono la sostanza dell'anima, secondo una mia concezione platonica e paolina mescolate assieme. Ho argomentato questo dicendo che Satana da angelo che era è diventato una bestia, cioè ha corrotto la sua anima nella sostanza. Se questo può capitare ad un angelo con argomentazione a fortiori dico che può capitare all'uomo per una serie di peccati gravissimi che ho elencato in passato.
3) Riflettendo ancora sul ruolo dei cattolici in Italia, mi pare ci siano sul tappeto tre questioni. La prima: cosa i cattolici possono proporre, specie i politici ed i laici, per il bene del popolo di Dio. La seconda: cosa la Chiesa come istituzione può proporre per il bene della res publica. Terzo, su quali temi tutti gli uomini di buona volontà, compresi ivi i non cattolici, possono far convergere il loro consenso come fratelli d'Italia, per il bene del Paese.
Ciao.
Andrea Annibale Chiodi

8 gennaio 2011: fedeltà al Vangelo e religione anglicana (L115)

Penso che la religione anglicana dovrebbe essere fedele alla Bibbia in tre principi.
Il primo è l’ubbidienza di ogni cittadino all’autorità che San Paolo ricorda come necessaria e questa autorità, dai tempi di Elisabetta I, è la Corona inglese, non il Papa.
Il secondo è la libertà dei cattolici inglesi di ubbidire al Papa quando parla ex cathedra, perché in questo caso è infallibile.
Il terzo è il principio della libertà di coscienza che ogni cristiano deve rispettare come ricordano gli esempi di Tommaso Moro, di Tommaso Becket e del Cardinale Newman. Però io intendo per coscienza la razionalità illuminata dalla Grazia divina come la intese il sommo Tommaso d’Aquino, non la coscienza umana dotata di un generico senso morale, quest’ultima accomunando tutti gli uomini anche i non credenti. La coscienza morale generica, per influsso del Maligno e per la corruzione portata dal Peccato Originale, può facilmente ingannarsi, come già ricordai in un altro mio intervento.
Ciao.

8 gennaio 2011: la Chiesa nel Vangelo (L114)

Gentilissimo Teologo,
mi sono chiesto cosa rappresenti il povero Lazzaro davanti al ricco Epulone, l’amministratore disonesto lodato da Dio e il figliol prodigo.
Non sono questi tre altrettanti simboli della santa Chiesa?
La Chiesa, come il povero Lazzaro, è povera, mendicante e santa. Cosa significa che la Chiesa vive del pane, anzi delle briciole, che arrivano dal ricco Epulone? Ce lo ricorda la parabola della vedova al tempio che dona tutto ciò che ha mentre altri danno solo del loro superfluo. La Chiesa vive nel mondo e quindi deve adattarsi al Ricco Epulone che le dà da vivere solo le sue briciole.
Ora il Ricco Epulone cos’altro non è se non lo spirito del mondo, oggi il capitalismo che passa e va, mentre la Chiesa interpreta la Parola Eterna che non passa. E cos’altro simboleggia l’ingresso del povero Lazzaro nel seno di Abramo se non lo sposalizio mistico ed escatologico della Chiesa con lo Sposo, già nel presente ed inoltre nel passato (quando Pietro riceve le Chiavi da Cristo) e nel futuro al ritorno del Maestro?
Veniamo alla parabola dell’amministratore disonesto lodato da Dio perché ha capito che, rimettendo parzialmente i debiti, Dio lo accoglierà nelle dimore celesti. Anche qui vedo rappresentata la santa Chiesa che, con il sacramento del perdono, con il battesimo e con la eucarestia, rimette i debiti, cioè le colpe ed i peccati, e ci permette l’ingresso nel Regno dei Cieli, nel suo duplice significato di beatitudine sulla Terra e di ingresso in Paradiso?
La terza parabola quella del figliol prodigo indica il popolo di Dio che si perde e deve eternamente ritornare al Padre nella Chiesa. Salus in ecclesia. Cosa simboleggia il vagabondare del figliol prodigo se non l’eresia? Ed il fratello maggiore cos’altro indica se non il santo che non ha bisogno del medico perché non ha peccato?
Vorrei aggiungere una considerazione sulla razionalità illuminata dalla Grazia di cui esempio unico, supremo ed insuperabile è Tommaso d’Aquino nel cristianesimo ed Aristotele prima di esso.
La Chiesa non è sulla terra la rappresentante suprema della razionalità illuminata dalla Grazia? Certamente lo è per questo si dice salus in ecclesia.
Un quinto ed ultimo punto. La Chiesa non può occuparsi solo delle pecore perdute della casa di Israele, come ricorda Gesù, ma deve occuparsi anche dei non cristiani, con la sua guida amorevole e santa.
Ciao

8 gennaio 2011: sottoposti all'autorità o ubbidienti a Dio? (L113)

Vorrei partire dall’esempio di Tommaso Moro, esempio per l’ecumenismo, ricordato come santo anche dalla Chiesa anglicana, il quale Moro rifiutò di prestare giuramento e fu accusato di tradimento della Corona inglese e giustiziato.
Nella Bibbia ci sono due principi apparentemente contrastanti. Il primo principio lo enuncia San Paolo nell’esortare a restare fedeli all’autorità con queste parole (Romani, 13, 1-3): “Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. E chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male”.
Nella stessa Bibbia si legge anche il principio che è meglio ubbidire a Dio che agli uomini.
Vorrei sapere come si conciliano i due principi.
In attesa di una risposta da parte del teologo di Famiglia Cristiana, azzardo una ipotesi.
Proprio partendo da caso di Tommaso Moro, c’è una libertà interiore che nessuna autorità può coartare ed è la coscienza. Tommaso Moro ha preceduto Newman con il suo esempio nel ricordare l’importanza della coscienza. Sarebbe interessante un confronto tra le due figure, quella di Newman e quella di Tommaso Moro.
L’autorità cui bisogna ubbidire in San Paolo è, a mio avviso, soltanto l’autorità che viene da Dio. Tommaso Moro ha intuito che Enrico VIII era una emanazione dell’Anticristo. I casi sono due. O Tommaso Moro non è santo ed Enrico VIII aveva ragione. O Tommaso Moro, seconda ipotesi, era nel giusto, come sia noi cattolici sia gli anglicani credono, ed allora l’autorità di Enrico VIII veniva dal diavolo.
Sulla regina Elisabetta I ho un’opinione diversa. Tentò un impossibile compromesso tra le anime religiose del Regno, ma credo sia stata una figura caratterizzata da una fede sincera e onesta.
Oggi ci sono ancora degli interrogativi sulla legittimazione divina del potere reale inglese ed è dubbio che si debba stare sottoposti ad un’autorità che forse non viene da Dio.
Certamente, la disubbidienza della coscienza all’autorità non può essere fonte di anarchia civile, politica e sociale. La Bibbia non può intendere questo. In conclusione, il principio di obbedienza all’autorità ricordato da San Paolo e quello della libertà di coscienza vanno armonizzati più che contrapposti, secondo me.
Come ricorda Newman, poi, tra l’ubbidienza al Papa e alla propria coscienza, che io intendo come razionalità illuminata dalla Grazia, si deve dare precedenza alla coscienza tranne che nei casi in cui il Papa parla ex cathedra perché c’è infallibilità del Papa. Ciao.

7 gennaio 2011: la Grazia di Dio quanto agli effetti (L112)

Gentilissimo Teologo,
in precedenti e-mail ho parlato della Grazia in relazione al tipo (giansenista, cattolico romana, calvinista, metodista), in relazione al genere (grazia di chiamata e grazia di elezione) ed in relazione al soggetto o atto da cui proviene (grazia sacramentale, in Spirito Santo, nel Padre tramite Cristo). Ora resta solo da parlare, se me lo concedete, della Grazia quanto agli effetti.
Esistono sette tipi di Grazia quanto agli effetti.
Primo. Grazia nell’Antico Testamento o alleanza. Dio promette, dopo il diluvio universale, di non far più piovere sulla Terra e stabilisce con gli uomini un’alleanza con l’umanità che dura sino ad oggi. Dio stabilisce un’alleanza con il suo popolo Israele, con l’Esodo e il Decalogo.
Secondo. Grazia della Croce. La Grazia della Croce implica che alcune conseguenze del Peccato Originale sono tolte. In particolare, la morte nell’oltretomba che non è l’inferno Cristiano, ma un limbo dove le anime trovano una pace relativa.
Terzo. Grazia della Resurrezione. Questa attira tutti a Cristo, nel perdono dei peccati. Gesù dice che quando sarà innalzato attirerà tutti a sé. Questa grazia è la chiamata universale alla fede nella morte e resurrezione del Signore.
Quarto. Grazia di rinascita in Spirito Santo. E’ conseguenza della Cresima.
Quinto. Grazia in fuoco. In battesimo in fuoco è ciò che San Giovanni descrivere come rinascita dall’alto e conferisce la elezione a figli di Dio. Si tratta di un beneficio che va oltre la fede ed assomiglia alla Grazia santificante di cui al punto seguente. Se ne differenzia perché conduce ad un rapporto intimo, non ancora santo, con Dio.
Sesto. Grazia santificante. Permette al chiamato in questa Grazia particolare di condurre una vita santa per essere “perfetti come il Padre che è nei Cieli”, come dice Gesù stesso.
Settimo. Grazia predestinante. Ne hanno goduto personaggi come Mosè, Elia, Abramo, Giuseppe d’Egitto, Esther, Davide, Giovanni il Battista e Cristo stesso. In sequela di Cristo, possiamo avere una Grazia predestinante. Significa che Dio preconosce e, in un certo senso, predetermina il nostro destino per uno scopo di gloria particolare concessa a pochissimi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

7 gennaio 2011: la Grazia è irresistibile? (L111)

Gentilissimo Teologo,
ho sentito il bisogno di scrivere questa lettera, dopo che ho praticamente esaurito gli argomenti teologici di mio e spero anche Vostro interesse, per parlare del problema della irresistibilità o meno della Grazia divina.
Innanzitutto, bisogna distinguere la Grazia oltre che quanto al tipo (giansenista, cattolico romana, calvinista e metodista) alla fonte.
La grazia è di tre tipi quanto alla fonte.
Primo. La grazia che deriva dai sacramenti più che definirla irresistibile, la chiamerei automatica. Il sacramento può essere sporcato da peccati gravissimi e non tolto.
Secondo. La grazia che deriva dallo Spirito Santo ha un'azione essenzialmente di consolazione e può essere rifiutata, quindi è resistibile a mio avviso.
Terzo. La grazia che, tramite Cristo, ci viene data, meglio dire offerta, dal Padre. Qui ci sono due formulazioni. La prima è sostenere che la Grazia è resistibile e può essere rifiutata. La seconda è invece dire che la Grazia è perfetta e, di per sé, irresistibile ma, peccando in risposta ad essa, poniamo le premesse per perderla. Si tratta di una sfumatura. Io preferisco la seconda formulazione.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensate.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

7 gennaio 2011: corruzione della sostanza dell'anima (L110)

Gentilissimo Teologo,
esistono tre forme di corruzione della natura umana per effetto del peccato, che io preferisco inquadrare come problema e realtà di corruttibilità della sostanza dell'anima.
Primo. Quella che viene tolta dal battesimo. Il battesimo ci introduce alla vita nella fede, nella Chiesa, in Cristo. Poiché il giusto vive mediante la fede - dice San Paolo - il battesimo è un programma di vita, è uno spartito musicale già pronto che può essere suonato o non suonato. Il battesimo produce automaticamente degli effetti nella Grazia di Dio perché attenua le conseguenze del Peccato Originale, procurandoci quella salvezza che Cristo ha promesso e ottenuto con la sua morte, resurrezione e discesa negli Inferi. Si tratta di una opportunità già realizzata in questo secondo senso. Come impegno preso, può non essere mantenuto. La Grazia presente nel battesimo non può essere tolta da nessun peccato che il peccatore compia in vita, perché è effetto automatico ed incancellabile del sacramento. Il battesimo è nel nome del Padre nel senso che il battesimo è una richiesta già mantenuta di figliolanza divina; del Figlio perché chiediamo una vita nella sequela di Cristo Signore; nello Spirito Santo perché esso interceda con insistenza per noi, rendendoci manifesto il senso del peccato e la sua realtà. Quest'ultimo aspetto è di particolare importanza. Se Dio non ci svelasse il peccato, come ha fatto ad Adamo nel Paradiso Terrestre, come potremmo evitarlo? Questo è veramente il primo anche se non l'unico frutto dello Spirito.
Secondo. La corruzione della natura dell'anima portata dalla malvagità intesa nei suoi sei aspetti, di eresia, apostasia, rifiuto della fede, rifiuto dell'amore di Dio o per il prossimo, rifiuto della Grazia che può arrivare a forme di consacrazione al Maligno. Questa malvagità corrompe la natura quanto alla sostanza dell'anima, imbestialendoci e danneggiando l'immagine di Dio impressa nell'anima con la nostra nascita ed il nostro battesimo. Ho già detto che secondo me l'archetipo di questo diventare come bestie è la caduta di Lucifero dal Cielo, e la sua perdita della condizione di angelo di Dio per diventare bestia negli inferi. Perché non basta parlare di reliquie del peccato e si deve parlare di imbarbarimento della stessa natura dell'anima? Perché solo un danno alla natura stessa dell'anima spiega la perdizione dell'uomo negli inferi. La natura del luogo (inferi) deve essere conforme alla natura dell'anima che vi entra.
Terzo. Il peccato capitale che non sia uno dei sei tipi già enumerati al punto due corrompe la sostanza dell'anima in modo reversibile e rimediabile. L'archetipo di questo può essere, tanto per citare un esempio nella letteratura, la conversione ed il pentimento dell'Innominato nei Promessi sposi del Manzoni. E' possibile una catarsi che giustifica, sempre che sopravvenga la fede viva ed autentica (da non confondersi con la semplice professione di fede) e che ci sia il battesimo. Il peccato capitale, a differenza del peccato veniale lascia le reliquie del peccato ma di questo ho già parlato in una lettera precedente.
Ciao.
Andrea Annibale Chiodi

7 gennaio 2011: intervista a Giuseppe De Rita (L109)

Spett.le
Famiglia Cristiana,

ho letto con interesse l'intervista al fondatore e direttore del Censis Giuseppe De Rita di cui non condivido quasi nulla.
Ci sono valori della tradizione illuminista, socialista e cattolica. All'interno di alcune di queste tradizioni c'è quello che De Rita chiama soggettivismo etico e fin qui sono d'accordo.
Manca completamente nell'analisi di De Rita un secondo tipo di valori, cioè quelli frutto di condivisione tra le diverse tradizioni.
La legge sull'aborto è frutto della confluenza su valori condivisi del voto cattolico (certo magari in dissidenza alla linea della Chiesa) e del voto non cattolico.
Questa condivisione è per quel valore della pace sociale che San Paolo, contro certe tendenze anarcoidi, predica dicendo di stare sottoposti all'autorità.
Quale maggiore autorità esiste se non quella che si fonda su valori condivisi, se non Dio stesso?
La Bibbia dice che è meglio ubbidire a Dio che agli uomini. L'obiezione di coscienza è sicuramente soggettivismo etico ma è un soggettivismo etico santo. Il problema non è se ci sia o non ci sia soggettivismo etico ma quale ne è il contenuto, cioè se conforme o meno alla legge divina.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi



Codice commenti (per indice analitico): da L109 a L135


14 gennaio 2011: fides quaerens intellectum (L135)

Egregio Teologo,
fides quaerens intellectum.
Questo motto che viene usato per esprimere una verità della Scolastica, ha per me dodici significati. Non uso un linguaggio logico filosofico rigoroso. Il lettore istruito in filosofia intuisca di volta in volta ciò che voglio dire.
1) Si può pensare a qualcosa di più grande di Dio, ed è ciò che ha creato Dio. Tuttavia, o Dio è stato creato dall'uomo (come mi pare ritenga Freud), o è stato creato da un ente ignoto (alieni, ad esempio), o si è creato da sé stesso, o esiste in un tempo eterno e misterioso e quindi è sempre esistito. In qualunque dei quattro
sensi Dio esista, esso ha un significato per l'uomo, in quanto non esiste nulla di più perfetto dal punto di vista della mente pensante, se non quella che ha concepito ed espresso la Sacra Scrittura, comprensiva dell'A.T. e del N.T. La Scrittura è fondamento ontologico, nel senso di creatore, di tutta la storia umana, sia come realtà, sia come mito, nel senso greco, come dice l'Apocalisse "faccio nuove tutte le cose". Non si può immaginare nulla di migliore, infatti, nel pensiero umano della Sacra Scrittura. Ne consegue che sia la Storia, sia la Filosofia sono ancelle, non tanto della Teologia, ma della Scrittura. La Scrittura è il paradigma perfetto di qualunque pensiero, anche se Dio fosse stato creato dall'uomo. Se questo è vero, si deve allora immaginare o che Dio esista veramente o che un superuomo (magari inteso come alieno) abbia inventato la Scrittura. Ma, se la Scrittura è dovuta ad un superuomo/supereroe, tale superuomo è il Dio degli atei, quindi anche gli atei hanno in realtà un dio, seppure con la "d" minuscola.
2) Se Cristo è Dio, come ritengono il Papa e la sua Chiesa, è certamente cattolico. Se Dio è cattolico egli è certamente filosofo eccelso, anima razionale, e mente speculativa perché la Chiesa ha una sua filosofia che è regina di tutta la filosofia umana.
3) La coscienza umana è corrotta dal P.O. se il punto (2) è vero. Ma se il punto (2) è vero, la coscienza sarà sempre inferiore alla ragione illuminata dalla Grazia. Il credente, allora, avrà sempre un punto di vista superiore a quello dell'ateo in quanto non si può immaginare una fonte di illuminazione della ragione superiore a Dio stesso. La filosofia cristiana è quindi regina di tutte le filosofie.
4) La Grazia è necessariamente fonte di tutte le vicende storiche, in quanto, in via diretta o indiretta, essa procede dalla volontà di Dio. Ci deve quindi essere un senso per l'azione del diavolo nel mondo, in quanto, contro ogni manicheismo, essendo Dio onnipotente, egli permette che il diavolo agisca liberamente. Ma se la fonte della libertà del diavolo è Dio stesso, anche le peggiori tragedie della Storia umana, hanno come fondamento l'esistenza di Dio. Non si può infatti pensare una mente diversa da quella divina come autore remoto per l'esistenza del diavolo e del male che egli produce. Se non fosse così, esisterebbe solo il male supremo senza il bene, ma noi sappiamo che il bene non può procedere dal diavolo e che, contemporaneamente, il diavolo deve avere un suo Dio che si impone a lui anche contro la sua volontà. Il male supremo è quindi prova dell'esistenza di Dio.
5) La fede, come fondamento della natura divina della Scrittura, è principio di ogni ragionamento razionale, come già sostenuto e dimostrato nei secoli dai filosofi cristiani, in quanto non c'è altro da fare per l'uomo se non imitare la mente divina, comunque intesa, per raggiungere la perfezione della verità terrena.
6) Si sbaglia chi ritiene che scimmiottare Dio sia un'opera diabolica, in quanto Dio è talmente grande e perfetto, che anche una imitazione imprecisa ed imperfetta ha in sé un germe di santità, contro le deduzioni di Lutero.
7) La natura umana, siccome capace, in base al punto (5) di imitare Dio nel pensiero, non può essere corrotta dal P.O. perché, se così fosse, produrrebbe solo pensieri corrotti, secondo la sua matrice. Ma noi sappiamo che i santi hanno prodotto un pensiero umanamente perfetto. Ma se i santi sono esseri umani, anche gli altri esseri umani, anche i più abietti, non hanno la natura corrotta.
8) L'anima può essere corrotta, a differenza della natura umana, perché, pur essendo creata buona, presuppone che la matrice libera dell'uomo abbia in potenza la distruzione di ciò che Dio ha creato. Se Cristo è Dio, l'uomo è egli stesso divino nell'imitazione di Cristo, come sostenuto da Sant'Ireneo, quindi ha la possibilità di distruggere ciò che Dio ha creato in quanto l'azione distruttiva richiede logicamente una capacità creativa inferiore a quella implicata dalla concezione di ciò che è stato creato, come l'uomo è inferiore a Dio.
9) Dio, comunque lo si concepisca, è limitato solo dal principio di identità, non dal principio di non contraddizione. Dio certamente può contraddirsi perché la sua libertà è più grande della coerenza che, con criterio troppo umano, qualcuno vuole elevare al di sopra di Dio stesso. Per questo la Sacra Scrittura contiene delle sante contraddizioni che non minano mai l'identità di Dio con sé stesso, ma dimostrano l'assoluta libertà del discorso condotto da Dio.
10) Husserl è il più grande filosofo moderno, in quanto, ad imitazione di Dio ha intuito che l'esperienza diretta di una cosa è maggiore della conoscenza che si può ricavare dalla sua descrizione indiretta. Quindi i più grandi conoscitori della verità sono i santi, i mistici e Cristo stesso in base al principio che Cristo ha enunciato "chi vede me, vede Colui che mi ha mandato". Ciò necessariamente significa che Cristo ha un'esperienza diretta di Dio Padre mentre noi ne abbiamo solo una conoscenza indiretta, cioè tramite la Parola ed il Figlio nel quale Dio si è compiaciuto.
11) Freud è il più grande pensatore di tutti i tempi per il motivo che ha indagato meglio di qualunque altro pensatore la realtà della mente umana che, come insegna fra tanti altri pensatori, il cardinale Gianfranco Ravasi, è la creazione più grande e perfetta della mente di Dio, dopo la creazione e l'ideazione del concetto platonico Dio Figlio.
12) Ultimo. Chi intuisce qualcosa di giusto su Dio, viene necessariamente da Dio ed è generato nella luce, in quanto il diavolo non avrebbe potuto mai ribellarsi a Dio, se non in base ad una falsa luce come significa il termine Lucifero, cioè nel più completo inganno su Dio stesso, sul mondo e su sé stesso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

14 gennaio 2011: i dieci pensatori che amo di più (fra quelli che conosco) (L134)

Egregio Teologo,
per chi, eventualmente, fosse interessato alla mia vita biografica ed alla mia personalità, segnalo il seguente elenco dei pensatori – ovviamente fra quelli che più o meno bene conosco – che amo di più (dal più importante al meno importante):
Primo. Freud. Secondo. Aristotele. Terzo. Platone. Quarto. Husserl. Quinto. Pitagora. Sesto. Tommaso (San) d’Aquino. Settimo. Socrate. Ottavo. Kierkegaard. Nono. Sant’Anselmo d’Aosta. Decimo. Sant’Agostino.
Certo, ogni classifica è personale e ha ampi margini di arbitrarietà e di discrezionalità, però io voglio ugualmente sottoporvela così come è.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

14 gennaio 2011: angeli, demoni, mondo (L133)

Gentilissimo Teologo,
sono stato diverse ore lontano dal computer. So di essere uno stupido intelligente, per usare un ossimoro. Stupido perché non conosco la filosofia ed al liceo la studiavo poco. Intelligente perché ho un certo acume.
Scrivo su tre argomenti, gli angeli, i demoni ed il mondo.
(I) Gli angeli hanno ricevuto diverse classificazioni, io ho letto quella di San Gregorio Magno.
Ne propongo una mia, con umiltà spero.
Gli angeli sono per me di tre categorie.
(1) Gli angeli musicisti includono serafini e cherubini, stanno attorno al trono di Dio e allietano gli altri angeli, Dio e le anime con la musica. (2) Gli angeli guerrieri, sono San Michele e gli altri angeli guerrieri. (3) Gli angeli messaggeri e consolatori.
Gli angeli sono spiriti di grado supremo, simili anch’essi a Dio, dotati di potenza, splendore, libero arbitrio, linguaggio, fede, capacità di lotta, capacità di reazione.
(II) I demoni sono di due tipi. (1) I demoni nello spirito di Satana/Belzebul inducono peccati di vanagloria, eresia, superbia, lussuria e ribellione contro il Signore nelle anime umane. (2) I demoni nello spirito di Lucifero, portano false speranze, odio verso Dio e ateismo.
I demoni sono angeli decaduti quanto alla sostanza della loro anima. Sono inizialmente gli angeli che hanno seguito Satana nella sua ribellione. Ma successivamente se ne sono aggiunti altri come si può capire dall’Apocalisse e dai Vangeli.
(III) Il mondo. Newton ha portato una idea erronea di mondo retto unicamente da leggi fisico scientifiche. Tale idea è erronea perché non tiene conto dell’interazione nel mondo e col mondo delle realtà spirituali che determinano alterazione delle leggi gravitazionali, delle leggi di relatività spazio-temporale e delle leggi chimiche. La Bibbia dice infatti che Gesù “fa nuove tutte le cose” e data l’Onnipotenza di Dio, Dio interviene a ricreare l’universo continuamente, tramite modificazioni genetiche e miracoli.
Parliamo del mondo anche in un altro senso, cioè come sede di “peste e di vizi che ammorba”; infatti nella preghiera “A te, o beato Giuseppe” chiediamo al Padre di evitarci il mondo in questo senso, allontanandocene. Ora, Cristo, essendo venuto nel mondo, garantisce che in esso c’è un germe di cosa santa, che è il corpo e lo spirito divino del Messia, come insegna l’Apocalisse. Dunque, il mondo, che è redento, non è totalmente santificato.
La peste e i vizi che ammorba il mondo sono di sei tipi.
Primo. La vanagloria. Secondo. Il non ritenere gli altri superiori a noi. Terzo. L’amore per i doni mondani del demonio. Quarto. L’amore per i doni ultraterreni del demonio. Quinto. L’amore di Satana come principe di questo mondo. Sesto. Lo spirito di bestemmia con il cuore, che è spirito di ribellione a Dio e di offesa al suo santo Volto.
Il tutto salvo approvazione della Santa Chiesa
Andrea Annibale Chiodi


14 gennaio 2011: condizione dell'anima in Paradiso (L132)

Gentilissimo Teologo,
cosa fa l'anima in Paradiso? Secondo me tre cose.
Primo. Ascolta la musica celeste suonata dagli angeli.
Secondo. Contempla il Volto santissimo di Cristo.
Terzo. Interagisce con le altre anime. Propter fatum, cioè secondo il destino di ciascuna anima, le anime incontrano alcune anime e non altre.
Perché l'anima è beata in Paradiso? Perché, secondo me, è immersa in una sostanza celeste, paradisiaca che noi definiremmo lenitiva che dà sollievo, pace, gioia, piacere e tranquillità.
Grazie per l'attenzione
Andrea Annibale Chiodi

14 gennaio 2011: funzioni dell'anima (L131)

Gentilissimo Teologo,
l’anima è motore immobile del corpo.
Questo ha cinque significati.
Premessa. L’anima che, come ho già sostenuto comprende al suo interno lo spirito/ruach, soffiato da Dio all’interno dello psyche/pneuma attorno ad un certo mese che non so di gravidanza, è una sostanza che non si muove e sovraintende a più funzioni.
Primo. L’anima comunica con Dio. L’anima ha la capacità di comunicare con Dio in tre modi. Il modo usuale è la dazione o ritiro della Grazia divina. Il secondo è proprio dei mistici, ed è l’estasi. Il terzo è il parlare con Dio in visione.
Secondo. L’anima comunica con gli spiriti, mondi e immondi. Il Vangelo dice questo parlando di uomini che hanno dentro di sé spiriti immondi che Gesù sgrida e scaccia. Esiste una differenza tra spiriti immondi e mondi. Gli spiriti mondi sono spiriti angelici buoni che però assumono un ruolo non conforme alla bontà originaria dell’anima, cioè sono invadenti. Dio può permettere questo. Riducono la libertà dell’anima ma non la inducono al peccato. Gli spiriti immondi sono spiriti di diavoli e possono indurre anzi inducono l’anima a peccare, anche nel sogno.
Terzo. L’anima è recettiva. L’anima è recettiva in due sensi. Riceve impressioni dal mondo esterno riguardanti flussi di materia non fisica. Secondo senso, l’anima può essere posseduta da realtà spirituali che chiamerei agenti patogeni dell’anima. L’anima così malata e comunicante può interagire con altre anime ed essere controllata eventualmente.
Quarto. L’anima, come già sostenuto, sovraintende e ispira i sogni e i pensieri. Il cervello è un esecutore mobile perché ha dei fenomeni chimici e fisici al suo interno (mobile in questo senso).
Quinto. L’anima comunica con gli angeli.
Mi sembra che chiedersi se l’anima ha un peso è un non senso perché l’anima non è una sostanza fisica.
Grazie per l’attenzione
Andrea Annibale Chiodi

13 gennaio 2011: eternità dell'inferno e speranza per i dannati (L130)

Gentilissimo Teologo,
vorrei intervenire sul problema della speranza per le anime dell’Inferno e sull’eternità dell’Inferno.
Primo. L’inferno è un luogo comunicante con il Paradiso, lo dice la Parabola del ricco Epulone e del Povero Lazzaro. Le anime dell’inferno possono interloquire con Dio, con gli angeli e intravedere le anime del Paradiso e viceversa. Lo scopo di questa comunicazione è il seguente. Che le anime malvagie e atee riconoscano, poste di fronte alla realtà inesorabile, il loro peccato e ne siano ammaestrate. Quindi l’inferno è propter educationem.
Secondo. Le anime dell’inferno non possono passare al Paradiso per due ragioni. Primo, per una ragione inerente la natura dell’anima. L’anima delle persone depravate dal peccato è corrotta e quindi è definitivamente incompatibile con il contesto paradisiaco. Secondo, la resurrezione del corpo esiste anche per le anime dell’inferno e dà speranza anche a loro in vista del giudizio finale. Esse saranno richiamate dall’inferno dove si trovano e non potrebbe essere diversamente. Quindi l’inferno è per la redenzione delle anime in vista del giudizio universale, quindi propter earum salutem.
Terzo. L’inferno è un luogo più adatto ai peccatori per una ragione di destino. Qui dobbiamo dire che, in funzione dei peccati commessi e della malvagità dell’uomo, il peccatore malvagio si auto-predestina a non ricevere la Grazia che viene ritirata da lui. L’inferno è un luogo adatto alla mancanza di grazia come destino così come il Paradiso è un luogo adatto alla presenza della Grazia come destino. Quindi, propter corruptionem, propter resurrectionem e propter fatum le anime infernali devono restare all’inferno sino al giudizio finale.
Quarto: le anime all’inferno soffrono ma la Bibbia non dice in alcun punto che esse soffrano in eterno. Il Vangelo descrive l’Inferno come un luogo dove c’è pianto e stridore di denti. Significa che ad ogni anima è assegnato un tempo certo e finito per l’espiazione del male commesso. Finito questo tempo, se rimane l’impossibilità di passare al Paradiso per i motivi esposti al punto terzo, cessa qualunque sofferenza per le anime dell’inferno. Infatti, Satana è legittimato da Dio a vessarle nei modi e nei tempi predefiniti dal giudizio di Dio al momento della morte. Quindi le anime infernali devono stare all’inferno propter iustum supplicium.
Quinto ed ultimo. Il tempo nell’aldilà non è il tempo nostro nell’aldiqua, ma è piuttosto il tempo eterno di Dio dove mille anni sono come un giorno. Quindi, propter aeternitatem, le anime infernali rimangono all’inferno un attimo del nostro tempo terreno e un eternità del tempo di Dio per un mistero insondabile che deve agganciarsi ad una provvidenziale ed assoluta fiducia nella giustizia di Dio che ha fatto perfette e giuste tutte le cose, incluso l’inferno. In conclusione, in senso paradossale, espiata la pena infernale, le anime prave sono più felici in quanto si trovano in una situazione più adatta alla loro natura secondo la perfetta Provvidenza di Dio.
Cordiali saluti
Andrea Annibale Chiodi

13 gennaio 2011: l'anima in Tommaso d'Aquino (L129)

Gentilissimo Teologo,

Torno sulla concezione di Tommaso d'Aquino sull'anima

1) L'anima esiste in modo uguale in tutto il corpo. Verissimo. Ma esiste con diverse intensità nel corpo. E' più densa, secondo me, nel cervello, dove ispira le idee ed i sogni.
2) L'anima è immateriale. Qui non sono del tutto d'accordo. A mio avviso l'anima ha una materia spirituale, come quella degli angeli e degli spiriti. E' più corretto dire che non è fisica.
Rimando a quanto ho già esposto sull'anima in due mie precedenti e-mail (questa dovrebbe essere l'ultima in argomento) e convergo con il pensiero di San Tommaso d'Aquino, l'aquinate, il tomista, il doctor angelicus su ogni altro aspetto del suo pensiero.
Ho già detto che l'anima è forma del corpo ma: (1) esiste fin dal concepimento ma è insufflata dello spiritus paolino/ruach ebraica al terzo mese di gestazione (1 Tessalonicesi, 5, 23) e (2) è fusa con il corpo in un tutt'uno tramite il cosiddetto cuore nel senso biblico del termine e del concetto.
Cordiali saluti
Andrea Annibale Chiodi

13 gennaio 2011: diritto naturale (L128)

Gentilissimo Teologo,

vorrei esporre le mie tesi sul diritto naturale nel senso di una sua suddivisione per tipi storico filosofici.

1) Il diritto naturale che discende da Dio direttamente come alcuni aspetti giuridici e giusnaturalistici del Decalogo, è scienza divina rivelata all'uomo nel senso di un sapere mistico che l'uomo sperimenta per decisione e dono libero di Dio all'uomo; l'uomo riceve questo diritto da Dio nella pienezza dei tempi senza alcun merito per un disegno misterioso della mente divina
2) Il diritto naturale come ius gentium in quanto, anche nelle culture preistoriche si riscontrano alcune costanti giuridiche che vengono seguite dagli uomini di diverse culture e latitudini, come l'importanza della famiglia, la monogamia, il divieto di uccidere. Questo è ispirato da Dio ed è già inculturato anche se preistorico.
3) Il diritto naturale come frutto del senso morale individuale dell'uomo, come in Caino ed Abele, in Abramo in relazione alla immoralità generale e di Sodoma e Gomorra in particolare. Gli abitanti di Sodoma e Gomorra avevano pervertito liberamente un diritto naturale che possedevano, altrimenti non potrebbero essere responsabili
4) Il diritto naturale che ha per oggetto Dio direttamente, come nel divieto di costruire la Torre di Babele.
5) Il diritto ebraico come diritto del popolo eletto è diritto allo stesso tempo rivelato da Dio e accettato liberamente dall'uomo e diviene quindi istituzione giuridica per una libera scelta e accettazione umana.
6) Il diritto naturale moderno come fonte di uguaglianza per gli uomini discende dalla figliolanza cristiana per cui gli uomini sono tutti fratelli e naturalmente accomunati dai medesimi principi giuridici; tale diritto naturale è elaborazione autonoma dell'uomo come nei movimenti giusnaturalistici groziani olandesi e francesi del secolo XVII alla base delle grandi codificazioni giuridiche moderne ma è inculturato nella storia cristiana.
7) Infine, il diritto naturale elaborato dalla santa Chiesa è ispirato direttamente dallo Spirito Santo e vive nella Storia della Chiesa alimentandosi del pensiero, della mistica, dell'esempio dei santi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

13 gennaio 2011: orientamenti del nefesh (L127)

Gentilissimo Teologo,

vorrei ancora soffermarmi sui possibili orientamenti del nefesh, lo spirito vivente dell'uomo.

Il nefesh dell'uomo e della donna subisce diversi orientamenti.
Il nefesh religioso, perlomeno cristiano, è orientato a Cristo, sole che sorge, come si orienta un girasole.
Il nefesh della donna è orientato all'uomo, sessualmente ed alla vita, perché la donna è un essere per la vita in quanto chiamata a procreare la vita.
Il nefesh dell'uomo carnale è orientato ai bassi istinti, ma può innalzarsi orientandosi a Dio e alla filosofia.
Il nefesh dell'uomo può orientarsi alla morte e divenire così un essere per la morte, nel senso freudiano dell'espressione.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

12 gennaio 2011: ancora su ruach, nefesh, pneuma/psyche e anima (L126)

Gentilissimo Teologo,

cerco con queste poche righe di spiegare e spiegarmi i concetti di anima, di nefesh e di spirito/ruach.
Il tutto, sotto condizione di approvazione dei teologi competenti in quanto io sono un giurista e non un teologo, o, meglio, sono un teologo dilettante.
L'anima è qualcosa di autonomo dal corpo o, come insegna la Chiesa, sul solco, se non sbaglio, del pensiero aristotelico tomista, forma del corpo?
Io penso che l'anima sia legata al corpo tramite il concetto biblico di cuore.
Tale legame è da intendersi nel senso di una fusione di anima e corpo per mezzo di un agente che è il cuore in senso biblico. Perciò l'anima è forma del corpo, ma per effetto del cuore che ha generato questa unione.
Circoncisione del cuore: significa che l'anima è legata meglio a Dio, alla sua bontà, alla sua misericordia.
Cuore di carne e non di pietra: significa che l'anima riceve vita da Dio, una nuova vita che san Giovanni spiega come rinascita dall'alto.
In cosa consiste l'azione del cuore nella fusione dell'anima, forma del corpo, con il corpo stesso? Il cuore è l'elemento collante, come il calore fonde il burro, come il fuoco forgia il metallo, come il bicchiere dà forma all'acqua che contiene.
L'anima è quindi forma del corpo ma è contenuta nel cuore, fusa mediante il cuore, incollata mediante il cuore.
Ho già spiegato che lo spirito (ruach) è inserito nell'anima (pneuma/psyche) al terzo mese di vita del nascituro o quando meglio crederà la Chiesa nella scienza.
Questo è confermato da tutta la Bibbia e da ultimo dallo stesso San Paolo, che distingue tra anima, spirito e corpo (1 Tessalonicesi, 5, 23).
Lo spirito è da intendersi qui come spirito di vita (ruach) che è insufflato nell'anima per incorporazione da Dio in modo unico per ogni uomo.
L'anima ha una matrice "uomo" che è un genotipo, non universale, ma particolare, e viene specificato questo genotipo in relazione ad ogni essere umano, per cui diventa fenotipo, e l'anima è creata direttamente da Dio.
L'anima è quindi unica per ogni essere umano, ma tutte le anime sono accomunate dal genotipo, cioè dal fatto di partecipare al genere delle anime umane.
La ruah partecipa anch'essa alla resurrezione dei corpi e si unisce allo pneuma/psyche nel ridare all'uomo risorto un corpo nuovo e perfetto.
Il nefesh indica una predisposizione del corpo ad essere animato tramite l'unità inscindibile di ruach/pneuma. Nefesh significa quindi animare, e può essere anche riferito ad un generico spirito animante come hanno gli animali che sono essere animati. Gli animali hanno il nefesh cioè uno spirito che li anima, ma non hanno lo pneuma psyche.
Ci sono tre orientamenti del nefesh nell'uomo. L'orientamento alla carne, indica le pulsioni naturali, carnali e animalesche. L'orientamento all'intelletto, indica lo spirito filosofico e intellettuale. L'orientamento a Dio indica la capacità dell'uomo di pensare in termini religiosi, la mistica, la teologia in genere.
Adamo è un essere nefesh cioè animato, ha la ruach, cioè lo spirito di vita donato da Dio e insufflato nello penuma/psyche mediante il cuore come collante. Adamo è quindi già immortale nello sheol che non è l'inferno Cristiano esattamente, a mio avviso, ma un generico oltretomba dove vanno tutte le anime e che ha diversi settori, ciascun settore diviso in base al grado di purezza delle anime, secondo la vita giusta o malvagia che ciascuno ha condotto. Tutte le anime cioè pneuma/psyche prima della venuta di Cristo vanno nello sheol/oltretomba.
Cristo, con la sua discesa negli inferi dà salvezza e speranza a molte anime morte prima del suo Avvento. Con il suo Avvento ci apre le porte del Paradiso.
La nascita del Paradiso può essere simbolicamente vista come un frantumarsi dello sheol che si tripartisce in Paradiso, Inferno e Purgatorio.
Con la discesa di Cristo negli inferi, nasce l'Inferno vero e proprio perché Lucifero diviene principe dell'Inferno e riceve il compito di vessare le anime depravate, come insegna Dante Alighieri.
Salvo approvazione della Chiesa Cattolica.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

12 gennaio 2011: opere di misericordia trascendentale (L125)

Carissimo Teologo,
credo che a fianco delle opere di misericordia spirituale (7) e materiale (7) ci siano le sette opere di misericordia trascendentale. Provo ad elencarle di seguito.

1) Dare a sé stessi in Cristo, ciò che spetta a noi stessi
2) Dare al Padre in Cristo, ciò che spetta al Padre
3) Dare al prossimo in Cristo, secondo la volontà del Padre, in preghiere, azioni e testimonianza della Scrittura
4) Dare al Figlio ciò che spetta al Figlio, secondo la volontà di Colui che lo ha mandato
5) Pregare Dio
6) Rendere testimonianza allo Spirito di Cristo
7) Rendere testimonianza allo Spirito del Padre

Il tutto salvo approvazione della santa Chiesa

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

12 gennaio 2011: caso Mirafiori (L124)

Come prima cosa, penso che in Italia si debba investire di più sul lavoro e meno sulle rendite e sui patrimoni. Siamo o non siamo un Paese fondato sul lavoro? Ci sono disuguaglianze sociali pazzesche tra gli stessi lavoratori. Alla Fiat si introducono, forse a ragione, standard Volkswagen e Toyota internazionali per il lavoro, ma se un pubblico impiegato timbra il cartellino e poi se ne va in giro per i fatti suoi non è neanche sicuro che venga licenziato.
In seconda istanza, penso ci vogliano strumenti democratici di governance del lavoro a livello mondiale per garantire condizioni umane e civili di vita a tutti i lavoratori, specie nei Paesi in via di sviluppo.
Terzo. I sindacati dovranno sempre più fare accordi fra di loro a livello sovranazionale per rispondere alla internazionalizzazione dell'economia. Questo è un trend che mi pare naturale ed inevitabile.
Quarto. Perché non creare uno stabilimento Fiat, magari in Brasile, dove si produce un'auto etica? Per auto etica, intendo qualcosa di simile al commercio equo e solidale, alla banca etica, ai fondi di investimento etici. Cioè un'auto - magari più cara del 10% - che dia la possibilità al consumatore di premiare le produzioni che rendono il lavoro più democratico, civile ed umano. Ciao.


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