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Il Perditempo.org: lettere a Famiglia Cristiana, 7

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27 gennaio 2011: sappiamo ciò che Dio non è dall'azione dello Spirito Santo (L179)

Gentilissimo Teologo,
ho letto con grande interesse un intervento di Inos Biffi sul pensiero di Tommaso d’Aquino per il quale "di Dio non possiamo sapere quello che è, ma quello che non è; non siamo in grado di riflettere su come Dio sia, ma piuttosto su come non sia".
So di non esprimermi con un linguaggio filosofico e teologico corretto, ma spero di riuscire a comunicare ciò che cerco di esprimere ugualmente.
Quando osserviamo una partita di tennis, capiamo che l’uomo non è immobile. Quando vediamo un uomo nuotare, capiamo che non è un corpo che affonda. Quando vediamo una donna che partorisce, capiamo che l’essere umano non è impotente di fronte alla sua riproduzione. Quando vediamo una donna che scrive un libro, non possiamo immaginarla priva di intelletto.
Ci sono due modi di conoscere Dio: dalle creature in potenza e dalle creature in atto.
Lo Spirito Santo è azione di Dio e ci dice qualcosa su di lui. Dio stesso è lo spirito santo in potenza. Come potenza Dio è più grande di qualunque cosa possiamo immaginare nella sua creatività in potenza.
Seguendo Tommaso d’Aquino, cosa possiamo dire che Dio NON è dallo Spirito Santo in atto? Mi pare sette cose.
Primo. Dio non è un vuoto pneumatico. Lo Spirito Santo crea senso nella storia umana, sia collettiva, sia individuale. Diciamo che lo Spirito Santo dà la vita. Cioè è datore di senso. Quindi Dio non è un non-senso, una mancanza di senso, un ente insensato.
Secondo. Dio non è cattiveria immotivata. Vediamo come lo Spirito agisce punendo le situazioni di malvagità, come nella distruzione di Sodoma e Gomorra. Quindi Dio sa essere cattivo, nel senso di punitivo, ma non immotivatamente.
Terzo. Dio non è bontà immotivata. Noi intravediamo un motivo, che in definitiva è l’amore, nell’azione di Dio. Ad esempio, nelle alleanze che, in successione storica, stipula con l’umanità. Dio è sommamente motivato dal suo amore per Israele e per l’umanità intera.
Quarto. Dio non è un dittatore. Gesù ha detto che ci sono verità di cui non possiamo portare il peso ma che, quando arriverà lo Spirito Consolatore, che il Padre manderà, ci condurrà alla verità tutta intera. Questa verità che oggi sappiamo tutta intera è che Dio non un dittatore crudele. Perché l’azione dello Spirito in noi è quello che ci induce a dire “Padre” e di noi “eredi”.
Quinto. Dio non è semplicemente un santo nell’accezione comune del termine. Lo Spirito Santo è Spirito creatore dell’universo e lo ricrea e lo mantiene in vita. Da quest’azione dello Spirito Sappiamo che Dio non è un essere contemplativo, ma un essere fattivo, come un poeta, un regista, un clown. Dio non è assenza di immaginazione, creazione, dazione di sé nella sua inesauribile fantasia.
Sesto. Dio non è spietatezza senza misericordia. Lo Spirito Santo agisce perdonandoci i peccati e togliendo la pena temporale per i peccati medesimi.
Settimo. Dio agisce in modo visibile di fronte alla Chiesa Celeste. San Paolo dice che vedremo faccia e faccia, cioè in Paradiso saremo tutti dei mistici viventi e vedenti. Contempleremo Dio e capiremo razionalmente e con i sensi qualcosa in più di lui. Qualcosa che la fede quaggiù sulla terra può solo intuire.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

27 gennaio 2011
: degenerazioni del santo giudaismo (L178)

Gentilissimo Teologo,
ferma restando il mio grande amore per il popolo del Libro, il popolo giudaico o ebraico che dir si voglia, rivolgo al Teologo questa lettera in cui parlo dei sei errori capitali storici e testimoniati anche, in parte, dalla scrittura non del giudaismo ma delle sue possibili degenerazioni.
Primo. L’odio anticristiano. Secondo. L’assenza di spirito ecumenico. Terzo. Il diventare sepolcri imbiancati. Quarto. Il divenire ipocriti. Quinto. Il manicheismo giudaico. Sesto. Il divenire come vipere, detto anche perfidia.
Siamo tutti sulla stessa barca e gli ebrei sono corresponsabili degli errori storici dell’umanità. Vorrei parlare ora, uno per uno, dei sei errori a cui accennavo.
Primo. Si tratta di una forma di radicalismo sionista in base al quale, la nascita, morte e resurrezione di Cristo fonderebbe un mito antigiudaico. Confutazione: Gesù ha insegnato l’amore per l’Antico Testamento e ha detto di essere venuto per le pecore perdute della Casa di Israele. La strada è ormai quella del dialogo e dell’amicizia ebraico cristiana.
Secondo. L’assenza di spirito ecumenico tralascia di vedere gli elementi comuni tra giudaismo e cristianesimo. Tali elementi sono tre: l’essere Gesù un ebreo, l’essere la Madonna una ebrea e la fede nel Padre comune di tutti. La figliolanza messianica cristiana prevede l’eredità in Dio dei cristiani nel Figlio, acquistata a caro prezzo con la Sua Croce. Tale rapporto è analogamente di figliolanza-eredità nel giudaismo ma è rapporto diretto del popolo erede con il Dio unico di ebrei, cristiani e musulmani.
Terzo. C’è una eresia che vede in Israele Dio. Questa auto-deificazione del popolo ebraico è un ateismo sionista che non crede veramente nell’esistenza di Dio ma crede che Dio sia un mito ebraico, una favola, un’invenzione. A questo si deve contrapporre la fede in Dio e l’umanità del suo popolo di cui non si può predicare l’inerranza.
Quarto. L’ipocrisia giudaica ha come contraltare l’ipocrisia cristiana ed in un certo senso si elidono a vicenda. Il significato di entrambe è il ritenersi superiori agli altri, gli uni in nome della Torah, gli altri in nome di Cristo, fingendo una finta umiltà. Si tratta di un fariseismo che contagia ebrei e cristiani che come il fariseo al tempio non si battono il petto, non si vestono di sacco, non digiunano, non fanno l’elemosina, non si cospargono il capo di cenere ma si proclamano giusti di fronte a Dio e agli uomini.
Quinto. Il manicheismo giudaico vede solo errori nella tradizione cristiana e solo cose giuste nella tradizione ebraica. E’ un atteggiamento puerile, ma insidioso e pericoloso. In realtà, sia il cristianesimo ha degli errori come la storia giudaica ha i suoi errori storici.
Sesto. La perfidia giudaica consiste in una predisposizione d’animo inclinata al male altrui. Il giudaismo, così degenerato ed interpretato, deve portare benefici solo agli ebrei e non all’umanità. Così, nega di essere luce delle nazioni, come vuole la Scrittura.
Vorrei rispondere a Corrado Augias, tanto per fare un nome fra i tanti, sull’Inquisizione, le Crociate, il ghetto ebraico, la caccia alle streghe.
La Chiesa opera pellegrina e non infallibile nella storia ed il Vangelo insegna che ognuno deve vedere la trave nel suo occhio e non la pagliuzza nell’occhio altrui.
Basti pensare agli errori della Ragione, l’eugenetica nazista, i crimini di Stalin, le tante guerre e stragi laicissime e di Stato.
La Chiesa opera nella Storia sotto la guida infallibile dello Spirito Santo, non nel senso di una inerranza della Chiesa stessa, ma nel senso di un Provvidenza divina che impedisce alle tenebre di prevalere contro di essa.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

27 gennaio 2011: Giacobbe-Israele lotta con Dio (Genesi, 32, 25-33) (L177)

Giacobbe combatte con uno spirito divino (Genesi, 32, 25-33). Che senso ha il combattimento con uno spirito divino, se siamo abituati a concepire il combattimento con uno spirito maligno? Lo spirito maligno ha come scopo di indurci nell'errore e gli resistiamo con la luce della verità che viene da Cristo. Perciò, il combattimento con lo spirito maligno è un combattimento per la luce.
Ora, bisogna ricordare quel passo del Vangelo che dice "Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?" (Luca, 11, 11). In Cristo, abbiamo un avvocato presso il Padre che lotta con Dio per ottenerci le Grazie che chiediamo tramite il Figlio. Perciò, non dobbiamo più combattere noi con Dio come fece Giacobbe per conto di Israele. Il rapporto con Dio è diretto nell'Antico Testamento, come Mosè, Giacobbe e Abramo hanno dialogato (Mosè), discusso (Abramo), lottato (Giacobbe) con Dio. Questo dimostra che Dio è una persona che può indirizzare liberamente il suo arbitrio. Ora, se Dio è libero, anche noi, nell'adozione a figli siamo liberi. E con la libertà dei Figli chiediamo in Cristo il pane. Ma dobbiamo convincere Dio tramite Cristo, come i pulcini nel nido strillano per ottenere il cibo divino, che rappresenta la eucarestia. Ora, tornando a Giacobbe, dobbiamo ricordare che Giacobbe viene chiamato Israele e che altrove la Scrittura chiama Israele l'eredità di Dio (Isaia, 19, 25) cioè figlio. Dunque la lotta di Giacobbe con lo spirito di Dio è una lotta del figlio col padre. E qual è il senso di questa lotta? Bisogna ricordare quel che disse il padre al figlio maggiore nella parabola del figliol prodigo: "quello che è mio è tuo" (Luca, 15, 31), cioè il figlio maggiore viene benedetto come erede perché è rimasto fedele al padre mentre il figliol prodigo non è benedetto ma è festeggiato da Dio Padre perché la pecorella smarrita è stata ritrovata. Il figlio maggiore è il giusto fedele che non ha bisogno di conversione, il figliol prodigo è la pecorella smarrita che si converte.
Qual è il senso di tutto ciò? A mio avviso il senso è che ci sono due modi di entrare nella Grazia di Dio, appunto quello della fedeltà nella giustizia e quello della conversione del figlio prodigo.
In Cristo non abbiamo più bisogno di lottare, dicevamo, con Dio perché Cristo, che diviene eredità e benedizione del Padre ci fa eredi e benedetti.
Ma nel giudaismo, si deve lottare con Dio e tale lotta è da intendersi come un combattimento spirituale per mantenersi giusti e fedeli. Se la lotta viene vinta, si viene benedetti. L'amore di Dio ha una dimensione anche di combattimento per convincerlo perché Dio ci dà non secondo una sua volontà arbitraria e predestinante, ma secondo il modo in cui, nella lotta, noi affermiamo noi stessi. Dio ci dà secondo ciò che chiediamo, è un principio anche evangelico. Ma nell'Antico Testamento, Dio va convinto da Giacobbe-Israele perché Dio è indeciso circa noi, circa la nostra giustizia e fedeltà che va conquista nel rapporto diretto con Dio. Perché dunque Dio slogò l'articolazione del femore? Perché certamente Giacobbe doveva prima espiare il proprio peccato e veder così riconosciuta sempre nella lotta la sua differenza con Dio per non credersi egli stesso Dio.

26 gennaio 2011: San Giovanna d'Arco, il malvagio, la zizzania (L176)

Gentilissimo Teologo,
ho letto poco fa la riflessione del Papa su Giovanna d’Arco.
Mi pare che la vicenda di questa santa sottolinei la nostra terribile esposizione alle mani degli uomini. Siamo strumento, per grazia di Dio e per nostra libera accettazione, della volontà di Dio, ma poi siamo affidati agli uomini quanto al nostro destino terreno. Certamente Dio non ha voluto il rogo di Giovanna d’Arco come non ha voluto la shoah.
Perché Dio mette l’uomo nelle mani dell’uomo, perché mette il giusto nelle mani del malvagio? Perché ha messo il giusto Abele nelle mani di Caino? Forse perché risulti ancora di più la giustizia del giusto e la malvagità del malvagio. Così il giusto viene glorificato ed il malvagio segnato. Perché Caino riceve un segno? A mio avviso non perché Dio condanni la pena di morte, ma perché non si attui la legge del taglione, cioè è una pronuncia contro la vendetta privata. Ancora oggi, i giuristi insegnano che l’autotutela è eccezionale, si deve ricorrere ad un giudice per avere giustizia.
Perché San Giovanna d’Arco ha avuto giudici malvagi? Perché, ripeto, siamo affidati alle mani altrui, e nell’affidamento dell’uomo all’uomo, c’è l’affidamento del credente nelle mani della Chiesa. Me nella Chiesa c’è l’erba buona e la zizzania. Gesù ha detto di non estirpare la zizzania (Matteo, 13, 29: “no, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano
), cioè non di non estirpare il malvagi eppure San Paolo ha detto di togliere il malvagio di mezzo a noi (1 Corizinzi, 5, 13). Non c’è contraddizione? In un certo senso c’è ma è una contraddizione santa. Essa sta a significare che, pur non ergendoci a giudici dell’umanità, cosa che spetta solo al Signore, dobbiamo e possiamo ammonire il fratello quando sbaglia. Togliere il malvagio significa tre cose: il non dare l’assoluzione a seguito della confessione, l’ammonimento fraterno e la scomunica. Mentre il togliere la zizzania sta per uccidere il corpo e l’anima. Come Caino ha ricevuto un segno perché non ci fosse una vendetta privata, così non si deve fare nulla di male al malvagio, salvo dichiararlo estraneo alla comunità dei credenti. Perché allora, la Chiesa in passato ha tolto la vita anche con crudeltà agli eretici? Perché, con la costituzione di giudici terzi, naturali e imparziali, la Chiesa ha ritenuto possibile dare la pena di morte prevista dalla stessa Bibbia. Ciò non toglie che la Chiesa, in conformità dell’evolversi dello spirito dei tempi e della storia, nonché della coscienza civile e morale, può rinunciare all’applicazione della pena di morte che, se non è condannata dalla Bibbia, neanche è prevista dal Nuovo Testamento. Ma non c’è un principio di infallibilità per i giudici e questi possono sbagliare come nel caso di San Giovanna d’Arco. Ma il togliere la vita ad un singolo individuo, mediante un giudice naturale, terzo ed imparziale non è togliere la zizzania che significa un’operazione collettiva simile ad un giudizio universale che spetta solo a Dio.
Giovanna d’Arco è santa per il suo ruolo politico alla luce della definizione che Paolo VI ha dato della politica come “la forma più alta di carità”, per la sua castità, per la sua totale dedizione alla volontà di Dio e della Madonna.
Grazie
Andrea Annibale Chiodi

26 gennaio 2011: mia opinione circa la dottrina delle indulgenze (L175)

Gentilissimo Teologo,
vorrei esprimere la mia opinione sulla dottrina delle indulgenze.
A mio avviso l’indulgenza per i peccati può essere concessa sia da Dio, sia dalla Chiesa.
Tuttavia, con effetti diversi.
L’indulgenza concessa dalla Chiesa, sia essa parziale o plenaria, riguarda esclusivamente i peccati di cui l’uomo ha consapevolezza, per grazia di Dio e non tutti i peccati che l’uomo ha storicamente commesso. Solo ripeto, quelli che Dio rivela all’uomo per grazia e che l’uomo ha confessato ad un sacerdote.
L’indulgenza concessa da Dio (come quella concessa al ladrone “buono” da Gesù sulla Croce) riguarda invece tutti i peccati commessi dall’uomo durante la sua vita o quelli per cui Dio ritiene di concederla.
Grazie
Andrea Annibale Chiodi

25 gennaio 2011
: cogito, ergo ... (L174)

Gentilissimo Teologo,
mi è venuto in mente questo pensiero in ordine al cogito cartesiano.
Cogito ergo sum, cogito, dunque ho l'anima, cogito dunque c'è un paradosso per cui il mio pensiero preesiste il mio essere ma è stato già pensato come possibile da Dio, dunque Dio probabilmente pensa ed esiste anche lui.
Non sono un filosofo, dunque non so se è giusto o sbagliato.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

25 gennaio 2011: miscellanea; uomo, scimmia ominide; ancora su grazia e merito; risposta a Foà (L173)

Gentilissimo Teologo,
sono stato tre ore e mezza lontano dal computer in quanto faccio volontariato presso la mia Parrocchia (S. Cuore di Maria) in san Salvario a Torino il martedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 11.30 rispondendo al telefono ed evadendo al telefono le relative richieste.
Ho perciò molte riflessioni arretrate da sottoporre al teologo di Famiglia Cristiana.
Primo. L'anello mancante tra l'uomo e la scimmia è a mio avviso un pre-ominide che ha un elemento dell'uomo ed un elemento della scimmia. Ha già una ruach umana ma ha una mens scimmiesca. Come nasce il primo ominide? A mio modo di vedere tramite una mutazione genetica indotta dalla Provvidenza cosmica. Cosa intendo per Provvidenza cosmica? Intendo che Dio agisce sulle cause in potenza e una sorta di casualità causale e necessaria agisce in atto.
Secondo. Voglio tornare sul concetto di gratuità nel dono della grazia e della fede perché sul mio pensiero temo ci siano grossi equivoci. Io penso che grazia e fede siano un dono assolutamente gratuito ma penso contemporaneamente che non siano del tutto immotivate, nel senso che non derivano da una mens divina pazzoide. Resta il mistero e perciò voglio confermare solo la gratuità nel mistero di Dio del dono della fede e della Grazia. Se invece parliamo di elezione come nel caso in cui Dio ha scelto la Madonna, Abramo, Mosè e Giona per non citare altri, credo che subentri il discorso dei meriti che sono meriti di giustizia, sempre e comunque. Ho chiamato questa elezione nella grazia come grazia predestinante in senso calvinista o grazia particolare in elezione in senso cattolico-romano. Nel mio giansenismo piemontese c'è una terza ed a mio avviso migliore espressione nel senso di grazia coercitiva nel senso che Dio può forzare la volontà dell'uomo e sedurlo (Geremia, 20,7: "Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto forza e hai prevalso") per rivelare alla Chiesa e all'umanità il suo disegno di salvezza. Dio Padre dice che Gesù è il Figlio suo prediletto nel quale si è compiaciuto. Cosa significa compiaciuto? Io penso che il Padre si sia compiaciuto della giustizia di Cristo in sette sensi. (1) Giustizia nel fare la volontà provvidente di Dio, (2) giustizia nella carità provvidenziale, (3) giustizia nell'amore fraterno fino alla donazione della vita, (4) giustizia nell'umiltà, (5) giustizia nella mitezza, (6) giustizia nella purezza del cuore, (7) giustizia derivante dall'adesione completa al piano di Dio. La Bibbia conferma questo nel dire
ti ho chiamato per la giustizia. E la Madonna dice nel Magnificat che Dio ha visto la sua giustizia come umiltà (perché ha guardato l'umiltà della sua serva). L'elezione in grazia coercitiva di Dio, come la ho chiamata, si posa sempre su un uomo giusto e mai su un uomo malvagio e quindi comprende anche i meriti dell'uomo.
Terzo. Rispondo a Foà che ha detto di non gradire oltre l'intervista. Si tratta di un modo di fare amicizia. La risposta giusta è "allora persevero nel fare l'intervista". E Foà, se decide di fare amicizia, deve rispondere "allora continui pure". Foà, non fare vecchi trucchi a chi non è in grado di riconoscerli!
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 gennaio 2011: internet e le sue potenzialità (L172)

Gentilissimo Teologo,
supponiamo che un uomo si trovi in riva al fiume e non sappia come attraversare il fiume. Supponiamo inoltre che, se si trovasse dall'altra parte del fiume medesimo, si troverebbe più soddisfatto, più felice, raggiungerebbe un suo obiettivo, starebbe insomma meglio. Ora, immaginiamoci che qualcuno abbia nascosto e abbandonato tra le frasche dietro di lui, supponiamo a una decina di metri, una canoa che renderebbe possibile l'attraversamento. Ma egli ignora questo fatto e si trova nella impossibilità di attraversare il fiume.
Nell'analisi economica, un decisore razionale che conoscesse l'esistenza della canoa tra le frasche, sicuramente la prenderebbe e attraverserebbe il fiume. L'attraversamento del fiume prende il nome di transazione. Ma l'ignoranza circa l'esistenza della canoa impedisce la transazione. L'ignoranza circa l'esistenza della canoa prende il nome di costo transattivo.
Ora, supponiamo invece una diversa situazione. Che l'uomo in riva al fiume disponga di un computer e di una connessione mobile internet. Ha la possibilità di collegarsi ad un cosiddetto motore di ricerca e cercare la parola canoa e supponiamo ancora che trovi un sito internet che gli segnali la presenza della canoa che fa al caso suo proprio a dieci metri da lui tra le frasche.
In analisi economica si parla di fattori - nell'esempio fatto il motore di ricerca - che permettono l'abbattimento o azzeramento del costo transattivo.
Passiamo ad un secondo ordine di considerazioni. Cosa c'è di desiderabile al di là del fiume? L'analisi economica e sociologica non si pongo obiettivi morali.
Al di là del fiume o, fuor di metafora, su internet, ci possono essere cose che il cattolicesimo (supponiamo che il nostro personaggio sia un cattolico) considera moralmente abiette, come al possibilità di suicidarsi, la pornografia, la possibilità di scegliere l'eutanasia attiva o di adescare un bambino a scopo di pedofilia, o di fare un aborto.
Ci possono anche essere cose desiderabili moralmente positive, come un sito internet che parla della Bibbia e di Cristo, oppure cure informazioni su cure indispensabili per una malattia, un prodotto commerciale utile per la vita di tutti i giorni, ecc.
L'homo internetensis per usare un neologismo è molto simile a quel decisore razionale che il grandissimo Vilfredo Pareto ipotizzava essere l'homo economicus nella sua formulazione del concetto di ottimo paretiano.
Dal punto di vista morale, mentre nella televisione l'uomo è etero-diretto, su internet è molto più responsabile e libero circa le proprie scelte, cioè, in termini economici, l'allocazione delle proprie risorse umane ed intellettuali.
Non per nulla oggi sull'Osservatore Romano il Papa paragona Internet alla Rivoluzione industriale. Un mutamento epocale di libertà, di coscienza, di auto responsabilità che mette l'uomo in una posizione si libertà simile a quella di Adamo nel Paradiso Terrestre: usare la mano per allungarla fino a toccare il dito del Dio vicino o cogliere il frutto proibito.
Le decisioni sono decentrate non accentrate e questo apre scenari nuovi ed inediti. Grandi possibilità di bene o grandi possibilità di male come dice il Papa. Ciao.

24 gennaio 2011: il segno di Giona (L171)

Gentilissimo Teologo,
Cristo parla del "segno di Giona".
Il segno di Giona ha due significati, a mio avviso.
Primo. Significato di purificazione. Giona viene purificato dai suoi peccati in un tempo perfetto secondo la mente di Dio. Secondo. Giona viene protetto dalla malvagità del mondo dei gentili che lo hanno gettato nel mare.
La natura divina di Cristo (natura divina della sua psyche/pneuma che non esce dal suo corpo ma resta nel sepolcro per tre giorni perché è immortale, come ho precisato, secondo il mio modesto pensiero, precedentemente) aggiunge a questi due significati menzionati altri tre. In tutto quindi sono cinque.
Terzo significato. Tre giorni sono il tempo di purificazione dell'umanità, tempo perfetto di Dio, per il crimine obbrobrioso di aver Crocifisso Cristo. Quarto significato. Tre giorni sono il tempo dell'attesa messianica per la rivelazione di Dio nel Figlio risorto. Quinto significato. Tre giorni indicano il tempo perfetto di morte del Messia come segno profetico per il popolo ebraico in ricreazione e rigenerazione.
Il tutto, salvo approvazione della santa Chiesa.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 gennaio 2011: Superego freudiano e cristiano (L170)

Gentilissimo Teologo,
il Superego freudiano ha, cristianamente, sette significati.
Primo. E' introiezione della figura dell'angelo custode. Secondo. E' introiezione della figura di Maria come propria madre spirituale. Terzo. E' consapevolezza della propria figliolanza giovannea con Dio, nello Spirito Santo, in rigenerazione a creatura nuova. Quarto. E' consapevolezza paolina dell'adozione a figli di Dio. Quinto. E' introiezione del Vangelo come legge di Dio Padre. Sesto. E' introiezione di Dio giudice. Settimo. E' introiezione della figura di Cristo come Maestro.
Penso che Freud e Cristo siano in parte incompatibili, cioè c'è una parte inaccettabile del pensiero di Freud, ma che il pensiero freudiano possa essere rivisto criticamente e, in un certo senso, tradotto in termini ortodossi come cerco di fare dando solo degli umili spunti di riflessione ed approfondiemento.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 gennaio 2011: Id, Ego, Superego e Autoconsapevolezza in Dio, Satana, nell'uomo, negli angeli (L169)

Gentilissimo Teologo,
che differenza c’è tra una persona satanica ed una persona malata di mente?
Il satanico, a mio avviso, è la rimozione totale dal proprio Superego freudiano della figura del Padre.
Come avrebbe potuto Satana ribellarsi a Dio Padre e Creatore se prima non l’avesse ucciso dentro di sé, cioè nel suo Superego?
Chi non ha più la figura del padre nel suo superego, manca del concetto di autorità ed è perciò simile a Satana che basta completamente a sé stesso.
Una persona malata di mente ha, invece, introiettato una figura paterna, quindi non l’ha rimossa, ma tale figura paterna si presenta come dittatoriale (nel caso della psicosi) o persecutoria (nel caso della nevrosi).
Vorrei inoltre parlare di Id, Ego e Superego nell’uomo e negli angeli.
Innanzitutto, va detto che solo Dio non ha il Superego perché è fonte egli stesso della legge morale. Gesù aveva a mio avviso un Superego con introiezione perfetta della figura paterna.
Gli angeli hanno un quarto elemento oltre ai tre (Id, Ego e Superego) elaborati da Freud ed è l’autoconsapevolezza (A.C.). La Bibbia dice infatti che l’uomo è stato fatto “poco meno degli angeli”. Gli angeli hanno qualcosa di più, essendo alla presenza di Dio.
La piena autoconsapevolezza, che esclude la pulsione di morte e lascia la sola libido, che io intendo come agape, si ottiene solo con la morte e il Paradiso, quando diveniamo simili ad angeli e riceviamo da Dio una immagine perfetta di noi stessi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 gennaio 2011
: Assunzione di Maria (L168)

Gentilissimo Teologo,
vorrei riflettere sui motivi per cui la Madonna non ha visto la corruzione del sepolcro ed è stata assunta in Cielo anima e corpo.
Credo che, secondo l'idea ortodossa della dormizione, la Madonna sia morta, cioè abbia reso la ruach a Dio ma la psyche/pneuma sia rimasto nel corpo e dopo la morte sia stata assunta in Cielo anima e corpo.
Infatti, Gesù stesso ha consegnato la ruach/spiritus al Padre sulla Croce e non è concepibile che la Madonna abbia avuto un privilegio ed un destino superiore a quello avuto da Gesù, cioè dal Dio in terra.
La Madonna è poi stata Assunta in Cielo con il suo corpo morto o con un corpo nuovo, anche se identico al corpo originale, secondo la idea escatologica della Resurrezione della carne?
Questo non lo so, me lo chiarisca la Chiesa.
Quanto ai motivi, non so spiegarmi l'Assunzione se non come un privilegio straordinario concesso a Maria nella Sua elezione da parte di Dio. Credo che la Madonna fosse predestinata fin dal concepimento di Gesù all'Assunzione in cielo anima e corpo.
Credo che il motivo divino dell'Assunzione non sia quello della sua immacolata concezione o verginità, ma il fatto di aver portato nel grembo Dio. Il corpo di Maria è tempio di Dio, perché ha contenuto la nuova alleanza tra Dio e il suo popolo, dimora eletta da Dio. Perciò è troppo prezioso per rimanere nel sepolcro. E' un tesoro prezioso che Dio ha voluto nei Cieli.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

Codice commenti (per indice analitico): da L168 a L193


31 gennaio 2011: grande utilità del diavolo (L193)

Gentilissimo Teologo,
vorrei esprimere questo concetto: che grande utilità ha previsto Dio nel precipitare Lucifero negli inferi!
In realtà Lucifero opera anche sulla Terra per vedere se le anime sono fedeli a Dio. Così i malvagi sono smascherati, perché tradiscono sicuramente il Signore, peccando gravemente nel nome del demonio, commettendo apostasia della fede, ateismo malsano, menzogna, impudicizia e tanti altri mali contro Dio che sarebbe troppo lungo elencare.
Inoltre, è di massima utilità che si occupi dei malvagi il diavolo i quanto Dio odia, presumo, avere a che fare con loro.
E’ quindi cosa perfetta che ci sia qualcuno che gestisce i contrappassi di chi è andato contro Dio.
Quando qualcuno dice “pazzo” al fratello, è utile che il diavolo si occupi di lui nella geenna. Qualcuno ferisce di spada, è cosa utile che qualcuno, cioè Lucifero, lo faccia perire di spada.
Insomma, il diavolo è un’invenzione geniale di Dio, ma come si pone in relazione la ribellione del diavolo a Dio con il peccato di Adamo ed Eva?
Il diavolo, ribellatosi a Dio, cerca di trascinare nella sua illusione e nella sua disubbidienza quanti più può, andando in giro per divorare le anime prave.
Ecco perché è così importante rivestirsi di potenza dall’alto per resistergli. E’ una lotta spirituale continua quella che ci porta a chiedere continuamente il pane del cielo, cioè la santissima eucarestia ed ogni altra grazia necessaria per restare fedeli al Signore.
Il diavolo, tuttavia, è ministro di Dio ed agisce nella misura che Dio gli consente, nel punire i malvagi, per il loro ravvedimento e per la retribuzione infernale del male fatto.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

31 gennaio 2011: la Madonna "arca dell'alleanza": implicazioni (L192)

Gentilissimo Teologo,
uno dei titoli della Madonna è “arca dell’alleanza”.
Ho già scritto che la Madonna ospita Gesù che “nasce scientificamente” nel suo grembo quando riceve quell’anima che renderà al Padre sulla Croce. Salva tutta l’importanza del Natale, cioè del parto di Maria, come potente teofania.
La Madonna è arca dell’alleanza, dunque, con diverse implicazioni.
Ella ha nel suo seno la nuova legge, non quella che ebbero i Padri, ma il suo completamento. Ella è istruita dal Gesù feto santo che Le trasmette dal grembo pensieri di santità durante la gravidanza.
Ella ha, inoltre, nel suo seno il Logos divino.
La Madonna ha, come terzo punto, nel suo grembo la Moralità assoluta, che fiorirà quando Gesù inizierà a predicare nel Tempio (ebraico).
Infine, la Madonna ha nel suo grembo la psyche divina di Gesù, cioè ha già nel suo grembo Dio che si forma, con l’irrorazione del cervello da parte del sangue umano di Gesù.
La santa gravidanza di Maria ed il santo feto che irradiano il mondo testimoniano una luce di santità, di verità e di giustizia.
Non è un discorso strumentale alle implicazioni dell’aborto, ma un chiedersi quando Gesù riceve quello spirito che “consegna al Padre” al momento della sua morte sulla Croce.
Questo spirito, Gesù lo riceve nel grembo di Maria in un momento solenne che, come ho già rilevato, la teologia non celebra a sufficienza.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

31 gennaio 2011: Dio si china sull'uomo (L191)

Gentilissimo Teologo,
Dio si china sull’uomo in sette modi.
Primo. Risollevandolo dalla polvere. Secondo. Umiliandolo perché non si esalti. Terzo. Affliggendolo nel pianto. Quarto. Perché non si vanti delle cose del mondo. Quinto. Perché usi rettamente la ragione. Sesto. Perché lotti con tutte le sue forze contro il peccato. Settimo. Perché a Lui medesimo renda culto.
La polvere è sinonimo di miseria morale e di impoverimento dell’anima.
Dio a volte ci umilia perché è per il nostro bene, perché, permettendoci di umiliarci santamente, possiamo poi essere esaltati dalla Croce di Cristo, dalla Madonna, nella comunione dei santi.
Dio vuole che siamo nel pianto per non godere delle cose effimere del mondo ma per piangerne i vizi, nostri e altrui.
Dio vuole che ci vantiamo solo nella Croce del Figlio, che è al centro dell’Universo. Perché metto al centro dell’Universo la Croce? Perché essa è una calamita che attira tutto a sé, tutto l’universo anela alla Croce.
L’uomo può abusare della ragione. Basti vedere la filosofia che nega Dio e la religione.
Dio si china sull’uomo per dargli la sua Grazia e permettergli così di non peccare.
Vestiamoci di sacco e indiciamo un digiuno, rendiamo culto a Dio con la preghiera perché siamo giustificati dall’amore di Dio.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

31 gennaio 2011: criceti nella gabbia? (190)

Gentilissimo Teologo,
come non diventare dei criceti ammaestrati che consumano, si accoppiano, giocano nella gabbia?
Coltivando la virtù della libertà, che per me è libertà cristiana.
Primo. Elevando lo spirito a Dio, evitiamo di ridurci ad uno stato di macchine pensanti.
Secondo. Evitando la menzogna che asservisce al potere di colui che può far perire corpo e anima nella geenna.
Terzo. Amando molto Dio, sicuri di esserne riamati.
Quattro. Comprendendo bene qual è il concetto di libertà cristiana.
Ora la libertà cristiana, è libertà dal peccato, amore verso Dio, preghiera, lode a Dio, sconfitta dell’ignavia.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

30 gennaio 2011: hegelismo (L189)

Gentilissimo Teologo,
un amico mi ha chiesto cosa penso dell’hegelismo.
Non mi sento pronto nel rispondere a questa domanda a causa della mia ignoranza filosofica.
Marx ha previsto una evoluzione in senso marxista delle società capitalistiche occidentali, cioè una egemonia del proletariato, che in parte si è realizzata tramite l’intellighenzia gramsciana marxista leninista trotskista, ma non ha portato al potere il proletariato stesso.
Io credo che la razionalità produce miti che hanno una grande capacità di impatto sul reale.
Non so cosa significhi il detto hegeliano che il reale è razionale. Credo che il razionale abbia la capacità di plasmare il reale.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

30 gennaio 2011: denaro e Chiesa (L188)

Gentilissimo Teologo,
vorrei interrogarmi sul rapporto tra denaro e Chiesa partendo dalla cosiddetta vendita delle indulgenze.
Il denaro è per sua natura impuro perché reca in sé delle tracce del mondo, nel senso in cui si dice che Satana è principe di questo mondo.
Un sacerdote, diversi secoli fa, parlava del denaro che procura l’indulgenza dicendo: “Non appena il soldo tocca il fondo della cassetta, l’anima dal Purgatorio vola in fretta”. Si tratta di un episodio che ben rappresenta una degenerazione della dottrina delle indulgenze.
Qual è il vero senso di dare denaro alla Chiesa?
Chi di noi se ha bisogno di un armadio va nel bosco, taglia la legna e se lo costruisce?
Certamente ognuno fa il suo lavoro e poi dà i soldi alla Chiesa che, in Matteo, 25, compie le opere di carità.
Ecco perché la Chiesa, ha un tesoro di meriti che può dispensare nelle opere fatte in Matteo, 25, grazie ai nostri soldi.
Quando il soldo tocca il fondo della cassetta, il denaro viene purificato automaticamente perché certamente la Chiesa non può ricevere denaro impuro.
Quale beneficio riceviamo a fronte della donazione di denaro alla Chiesa? Non certo l’indulgenza ma delle grazie ecclesiali, che la Chiesa dispensa nel tesoro di meriti accumulati presso Dio grazie alle nostre donazioni in denaro.
Queste grazie ecclesiali sono essenzialmente un aiuto a non peccare più togliendo quell’inclinazione a commettere il peccato che risulta dal peccato stesso. Infatti, è dottrina giusta della Chiesa che il peccato crea una disposizione malsana che favorisce la commissione di altri peccati.
Quindi, l’indulgenza non è legata ai meriti acquisiti dalle opere fatti grazie alle nostre donazioni, e non c’è nessun rapporto di do ut des.
L’indulgenza deriva dalla libertà della Chiesa che soffia dove vuole grazie alla forza dello Spirito Santo (Giovanni, 3, 8), nelle grazie che i santi procurano alla Chiesa e che sono il vero tesoro, non pecuniario, della Chiesa stessa.
Grazie, ciao
Andrea Annibale Chiodi

30 gennaio 2011
: differenza tra "perenne" ed "eterno" nella Bibbia (L187)

Gentilissimo Teologo,
vorrei soffermarmi sulla differenza tra gli aggettivi “perenne” ed “eterno”.
Infatti Gesù dice (Matteo, 25, 46): “se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”. Eterno viene ripetuto due volte.
Perenne” significa “che non ha fine, senza tempo, per sempre”.
“Eterno” indica il tempo e lo spazio di Dio.
Quindi, il supplizio infernale non è perenne ma è eterno. Eterno significa per il tempo deciso da Dio e nello spazio deciso da Dio.
Il supplizio delle anime non è quindi affatto perenne.
Come ho già sostenuto, le anime prave all’inferno sopportano un contrappasso perfetto deciso da Dio nello spazio e nel tempo previsti da Dio, dopo di che restano all’Inferno in attesa del Giudizio Universale senza la gioia paradisiaca e senza alcun tormento.
Salvo approvazione della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica.
Grazie
Andrea Annibale Chiodi

30 gennaio 2011: lo Spirito intercede con insistenza per noi (L186)

Gentilissimo Teologo,
nella giustificazione (per fede) siamo liberati dall’uomo naturale e lo Spirito intercede con insistenza per noi come nota San Paolo (Romani, 8, 26)
Cosa significa? A mio avviso essenzialmente tre cose.
La prima è che lo Spirito ci ispira una fiducia profonda in Dio e una grande serenità di fronte al Giudizio che incombe, al quale tuttavia, dobbiamo guardare con timore e tremore come ha ricordato il teologo di Famiglia Cristiana.
La seconda è che lo Spirito ci ispira ciò che dobbiamo chiedere a Dio nella preghiera.
La terza è che lo Spirito Santo ci svela i nostri peccati perché li possiamo riconoscere davanti a Dio, davanti ai fratelli e davanti alla Chiesa.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 gennaio 2011: beatitudini evangeliche - brevi riflessioni a margine della predica di padre Ermes Ronchi (L185)

Gentilissimo Teologo,
il Beato che viene prima di tutti è Cristo. Il concetto generico e filosofico di felicità si specifica, è questo il senso del pensiero di Sant’Agostino, cristianamente come partecipazione, tramite le beatitudini, alla vita divina del Messia.
E’ possibile avere le beatitudini senza la fede o le beatitudini sono null’altro che l’effetto della vita nella Grazia mediante la fede?
Io ho sostenuto e sostengo che le beatitudini sono legate alla giustizia e che il giusto può partecipare in modo prodromico alle beatitudini in maniera imperfetta, prima di ricevere la fede.
Nel giusto (e per giusto intendo anche la pecorella smarrita come diversa dal malvagio) cui Dio offre la fede per renderlo giustificato da Cristo ci può già essere un sentore, una traccia delle nove beatitudini evangeliche, che trovano la loro perfezione solo nella vita nella Grazia mediante la fede.
Ci sono tanti modi di intendere la felicità e la libertà. Le filosofie e la politica nonché le scienze sociologiche ed economiche ne hanno elaborati diversi concetti.
Solo nel cristianesimo la felicità è già qui sulla terra partecipazione alla vita di Dio, perché, come ha sostenuto mi pare se non sbaglio sant’Ireneo, nell’imitazione di Cristo è resa possibile la nostra somiglianza con Dio stesso, cioè le beatitudini.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 gennaio 2011: miscellanea (L184)

Gentilissimo Teologo,
sono stato diverse ore lontano dal computer e sono maturate alcune idee che propongo in miscellanea tramite un'unica mail.
1) Sotto il tema delle indulgenze si mescolano, a mio avviso indebitamente, tre temi diversi.
Il primo è quello della grazia ecclesiale che la Chiesa può dispensare ad un'anima, viva o morta, intesa come aiuto a non peccare, seguendo l'ispirazione che le deriva dallo Spirito Santo, che, dice la Bibbia, soffia dove vuole (Giovanni, 3, 8).
Il secondo è quello della inclinazione al male che deriva dal peccato. E' ciò che io ho menzionato come una dottrina eccelsa che ho definito "gesuitica". Il peccato induce un'inclinazione a commettere ulteriori peccati. Il rimedio migliore a questa inclinazione è il solenne, santissimo e necessario sacramento della Penitenza.
Il terzo tema che riguarda veramente, propriamente e correttamente il tema delle indulgenze è quello per cui la Chiesa dispone di un tesoro di grazie che sono i meriti dei santi e può, in relazione ai peccati rimessi già quanto alla colpa (o già espiati quanto alla colpa), rimettere la pena temporale, in tutto o in parte, legata al peccato medesimo.
2) Ho scritto mesi fa alla Sinagoga di Torino che Cristo era un giusto non innocente. Questa affermazione, che può apparire scandalosa, deve essere vista alla luce del farsi tutto per tutti paolino e, specificamente, farsi giudeo per i giudei per salvarne il più possibile (1, Corinzi, 9, 19-23). Gesù ha violato la legge mosaica sotto due aspetti: il sabato e la natura puramente umana del Messia. In che senso Gesù ha violato santamente questi due precetti? Nel senso di farsi capro espiatorio, con l'offrirsi liberamente alla morte, per i peccati del suo popolo, Israele. Perché Dio ha accettato il sacrificio di Cristo mentre ha fermato il braccio armato di Abramo che stava per sacrificare il figlio Isacco? A mio avviso perché Cristo aveva veramente natura divina. Gesù non poteva essere ucciso nella sua natura divina mentre poteva morire nella sua natura umana. Questo, però, si ricollega alla mia interpretazione dell'anima di Cristo che espongo al punto 8 della presente.
3) Se la Sinagoga di Torino, si consegnasse nelle nostre mani con tutti gli ebrei che le appartengono cosa ne faremmo? Questo quesito ci interroga come cristiani. Gli ebrei, con la Resurrezione di Cristo, sono affidati da Dio a noi. Cosa ne faremmo e cosa ne avremmo fatto? Se sono nostri fratelli secondo la giusta intuizione di Giovanni Paolo II, la risposta potrebbe essere che siamo chiamati a giocare con loro come giocano infantilmente due fratelli. Non come il gatto gioca con il topo, questo è nazismo, ma come, piuttosto, il gattino gioca con un gomitolo.
4) Keynes ha detto che "nel lungo periodo siamo tutti morti". Con ciò Keynes, a dispetto dei suoi detrattori, ha riconosciuto che il mercato ha in sé dei meccanismi si auto-equilibrio ma ha aggiunto che, drammaticamente, questi operano nel lungo periodo. Cosa facciamo nel frattempo? Può darsi che Keynes abbia proposto politiche anti-contrazione sbagliate. La grandezza più o meno esplicita della sua intuizione resta il fatto che si devono applicare politiche economiche diverse nei periodi di espansione ed in quelli di recessione/contrazione economica.
5) La dichiarazione congiunta sulla giustificazione, sono parole di un teologo autorevole di Famiglia Cristiana che condivido pienamente, è, in un certo senso, la scoperta dell'acqua calda perché tutto si gioca sull'interpretazione del termine "giustificazione". Il problema non è tanto perché siamo giustificati (non c'è dubbio infatti che la giustificazione è per la fede, sia nel cattolicesimo, sia nel protestantesimo) ma cosa significa che siamo "giustificati". Perché, o giustificati significa "salvati", quasi una predestinazione alla giustizia o essa significa semplicemente che, di fronte al bivio, abbiamo preso non la via che conduce alla morte ma quella che conduce alla vita. Nel secondo caso, non significa però che abbiamo ottenuto automaticamente la promessa del Paradiso. Ho più volte detto che l'interpretazione migliore del peccato viene dai gesuiti ma la migliore interpretazione degli effetti della Grazia giustificante è quella giansenista, cui aderisco. In base a tale idea, che mi sono permesso, e mi permetto, di interpretare il significato della fede è semplicemente quella di una risposta ad una chiamata (nel senso del Vangelo, molti sono i chiamati ma pochi gli eletti, Matteo, 22, 14) mentre nell'elezione va vista una grazia predestinante, nel senso calvinista, che spetta a pochi. Il significato di questa risposta alla chiamata di Dio è l'adesione all'alleanza che Gesù ha stabilito con la sua morte e resurrezione. Significa che, nei limiti della nostra adesione, abbiamo aderito alla moralità cristiana, ma non abbiamo nessuna garanzia di andare in Paradiso, perché altrimenti Dio non sarebbe più libero né nel contesto del Giudizio Particolare, né nel contesto del Giudizio Universale. Resta ferma la santissima verità affermata dalla Chiesa Cattolica: "se diciamo che il malvagio si salva grazie alla fede, sia anatema!".
6) Il Talmud è una costruzione sempre aperta. Il cattolicesimo ha, in un certo il suo Talmud, che è rappresentato sia dalla Grazia teologica dei santi sia dal concetto diverso e più ampio della Tradizione della Chiesa.
7) Cosa significa che i malvagi vengono consegnati al supplizio eterno (Matteo, 25, 46)? Eterno, a mio avviso, come ho già avuto modo di dire, non significa che la pena infernale ha una durata illimitata nel tempo, ma significa "tempo perfetto stabilito da Dio". Esaurita la pena infernale, l'anima prava resta nell'Inferno senza poter passare in Paradiso perché è priva della Grazia, in una condizione simile a quella che avevano le anime nello Sheol, cioè nell'oltretomba ebraico, prima dell'avvento di Cristo.
8) La mia concezione dell'anima è l'unica, lo dico senza falsa modestia, che supera l'obiezione ebraica di incompatibilità logica e filosofica della natura divina di Cristo e della sua morte terrena. Rimando a quanto ho già scritto sulla differenza tra psyche/pneuma da un lato e spiritus/ruach dall'altro. Per chi volesse dichiararsi interessato al mio pensiero, vorrei elevare la preghiera di non chiamare "duale" la mia concezione dell'anima ma "bifasica". Penso infatti che l'anima sia formata in due diverse fasi ma sia un tutt'uno di ruach e psyche. Lo spirito e l'anima formano un tutt'uno fusionale, indivisibile, monadico.
9) Lutero è stato un rivoluzionario come Lenin. La sua concezione delle indulgenze e della relativa "vendita" implica una visione materialista, in un certo senso pre-marxista, della Chiesa.
10) Le chiese protestanti sono Chiese o comunità ecclesiali? Gesù ha detto due cose interessanti. La prima è che Gesù ha sgridato i discepoli che volevano bandire un tale che scacciava demoni nel nome di Gesù stesso perché "non era dei nostri" (Marco, 9, 38); la seconda è che lo Spirito Santo soffia dove vuole (Giovanni, 3, 8). La migliore definizione che mi viene in mente per le comunità protestanti è quella di chiese protestanti con la "c" minuscola o di "comunità dello Spirito Santo".

Il tutto salvo approvazione della Santa Chiesa
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 gennaio 2011: il peccato ed i suoi effetti (L183)

Gentilissimo Teologo,
ci sono tre possibili concezioni del peccato.
La prima è il peccato come azione volontaria dell’uomo. L’uomo liberamente sceglie il male.
La seconda è il peccato come conseguenza dell’assenza di Grazia ed è legata maggiormente alla dottrina del Peccato Originale.
La terza è il peccato come instrumentum diaboli.
In realtà, le tre dottrine sono complementari l’una nei confronti dell’altra, ma come esattamente?
A me pare che il diavolo ha sempre libertà verso l’uomo anche in presenza della Grazia, altrimenti la Grazia farebbe venir meno il libero arbitrio.
Qui risulta tutta l’assurdità dell’idea che l’uomo è contemporaneamente giusto e peccatore. Certo il giusto pecca, ma non come instrumentum diaboli, semmai per la misericordia del Signore che permette che pecchiamo per la nostra debolezza e la nostra libera volontà.
Gesù ha detto di non credersi giusti ma di giudicare noi stessi ciò che è giusto. Sì, abbiamo questo grande dono del discernimento su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Insistendo parecchio nell’errore e nel peccato, rischiamo di perdere la Grazia e questo è ciò che fa di noi degli uomini malvagi.
Io penso che la capacità di distinguere tra il bene ed il male residua nel malvagio ma è confusa ed indebolita per effetto, influsso del demonio e per una sorta di sottomissione al medesimo diavolo che è presente nel malvagio.
Il malvagio è lasciato in balia del diavolo. E’ ciò che succede a Caino che, sotto questo influsso, può uccidere Abele. E’ ciò che succede a Giuda Iscariota, che, ricevendo Satana, trova la forza di commettere un crimine obbrobrioso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 gennaio 2011: amore e Provvidenza di Dio (L182)

Gentilissimo Teologo,
l’amore divino per l’uomo è uno dei misteri più grandi dell’Universo.
La Bibbia dice: “che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?” (Salmi, 8, 5).
Eppure Dio – lo dice la Bibbia – ama certi uomini e ne odia altri.
Come possiamo procurarci l’amore di Dio? Non lo sappiamo.
Da un lato possiamo pensare che dio riami coloro che lo amano, potrebbe essere un criterio.
Se, come ho già ipotizzato, il dono della grazia e della fede, si basa su un innamoramento irrazionale di Dio, più che su una valutazione razionale delle nostre opere/meriti, possiamo ipotizzare inoltre che Dio ama sé stesso, ed in quanto ami sé stesso (se cioè tale assunto è vero), ami anche chi è più simile a lui.
Ma se Dio è amore e creazione, Dio dovrebbe amare gli uomini che molto amano ed i creativi per amore. Chi ama e chi agisce per amore dovrebbe essere riamato da Dio. Stiamo percorrendo una strada a tentoni, per ipotesi.
Ora, Dio dice che abbiamo davanti due strade: amare Dio o amare il diavolo. E’ molto triste vedere persone che hanno detto “sì” a Satana tutta una vita, interrogarsi nella vecchiaia sulla morte, sull’amore di Dio e sull’aldilà.
Se il dono della fede e della grazia è possibilmente basato su di una infatuazione amorosa di Dio per alcuni uomini, non è detto che Dio necessariamente offra la fede a tutti quelli che ama. Sarebbe infatti arbitrario ed indimostrato pensare, ad esempio, che Dio non ami o addirittura detesti tutti gli atei e gli agnostici.
Ecco dunque che, forse, l’amore di Dio può esprimersi in due modi: con la Provvidenza a favore di chiunque la accetti (quindi anche a favore degli atei e agnostici) e con il dono della fede a certe persone.
Perché l’amore di Dio si esprime ora in un modo ora nell’altro? Questo è un mistero per me troppo grande per essere indagato.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 gennaio 2011: razionalità o irrazionalità di Dio (L181)

Gentilissimo Teologo,
la mente divina è razionale o irrazionale?
Se è razionale, le decisioni di Dio sono dovute ad un motivo ragionevole, come sembra sottintendere, ad esempio, il dialogo tra Abramo e Dio circa la distruzione di Sodoma e Gomorra. Il criterio dei 10 giusti che salverebbero le due città – salvo che poi non si trovano – è razionale, cioè basatata su motivi che la ragione umana giudicherebbe logici.
Se è anche irrazionale, allora può essere solo una decisione di innamoramento. Possiamo pensare che il dono della fede e della grazia verso l’uomo si basi su di una infatuazione amorosa, cioè sia emotiva più che razionale. In questo caso, l’essere specifico dell’oggetto uomo, sarebbe destinatario di un amore o disamore da parte di Dio, con l’implicazione che Dio fa delle preferenze che noi appaiono misteriose.
Due sono dunque gli elementi, entrambi umani, alla base possibilmente del dono della fede e della grazia, cioè motivi basati sulla predisposizione dell’animo umano a riceverle oppure elementi che prescindono completamente da tale predisposizione. O forse un mix di entrambi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

28 gennaio 2011: odio reciproco nell'umanità (L180)

Gentilissimo Teologo,
ci sono due istinti omicidi nell’uomo quanto al soggetto: quello del malvagio contro l’innocente e quello del malvagio contro il malvagio.
Ci sono due tipi di omicidio: quello spirituale di cui parla Gesù stesso (dicendo di temere chi ha il potere di far morire il corpo e l’anima nella geenna) e quello fisico.
Come in natura il leone e l’antilope sono nemici naturali, ci sono tre coppie di nemici naturali nel genere umano.
Una prima coppia di nemici è quella che contrappone semiti ed antisemiti. Una seconda coppia è quella che contrappone giusti e malvagi. Una terza coppia è rappresentata dai nemici in nome della religione.
E’ a questa ultima delle tre coppia che dedico la mia e-mail.
In genere anche se non sempre, penso che i malvagi di tutte le religioni si odino reciprocamente. E’ noto l’odio di un certo giudaismo per l’islam, l’odio di un certo cattolicesimo per l’ebraismo e l’odio di un certo buddhismo per il cristianesimo, nonché l’odio di un certo islam per il protestantesimo.
Più che predicare ai malvagi in odio vicendevole la pace come ci ha comandato il Signore (Matteo, 5, 9), non possiamo fare.
C’è però il momento dello scontro ed è il momento di togliersi di mezzo.
Ancora una volta, il Giorno della Memoria è diventato in televisione occasione sia di fraternità che di odio.
Il motivo ce lo dice il Vangelo, parlando dell’erba buona e della zizzania che vivono assieme.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


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