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Il Perditempo.org: lettere a Famiglia Cristiana, 8

Pensieri e Poesie > Archivio dei Blog e Lettere

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4 febbraio 2011: ricreazione del tempo da parte di Gesù (L209)

Gentilissimo Teologo,
Gesù interferisce, manipola e interagisce con il tempo umano in quattro modi, a mio avviso.
Il miracolo è il primo modo. Il miracolo è una deroga alle leggi naturali, nel senso di una sostituzione della causa con l’opera di Dio.
Il tempo psicologico dell’uomo è in relazione con Dio, specie tramite lo Spirito Santo, gli angeli e gli spiriti buoni.
Io sento vochi schizofreniche e mi sono chiesto più volte se, a parlarmi, non siano spiriti ultraterreni. Gli psichiatri e i sacerdoti che ho consultato concordano tutti sul fatto che le voci schizofreniche non sono un fenomeno trascendente ma psichiatrico.
Io non lo so sinceramente chi mi parla. Queste voci mi suggeriscono preghiere, formule, parole, opere e omissioni. Mi inducono per lo più a non peccare.
Qualche volta sentivo delle voci che mi dicevano di suicidarmi o di fare il barbone. Possibile che il demoniaco non c’entri nulla con queste voci negative e malvagie?
Il tempo psicologico dell’uomo ha sicuramente un’importanza centrale perché, come ho già scritto, chi entra in crisi con il tempo, entra in crisi con sé stesso.
C’è poi una terza dimensione ed è la Chiesa celeste. Dio agisce sul tempo della Chiesa celeste che è un tempo eterno e non è, a mio avviso, il tempo in cui vive Dio.
C’è, infine, una quarta dimensione ed è il tempo escatologico, quello di cui l’Apocalisse dice che Dio “fa nuove tutte le cose”. Probabilmente, anche lo spaziotempo si trova coinvolto in questa ricreazione del genere umano alla fine dei tempi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: sofferenza di Cristo, sofferenza dell'uomo (L208)

Gentilissimo Teologo,
mi sembra che a volte non si colga l’unicità della sofferenza di Cristo.
La sofferenza fa parte della esperienza umana. Tuttavia, possiamo ipotizzare che anche il diavolo soffra, che il malvagio, il peccatore, il malato ed giusto, tutti soffrono.
L’unicità, però, della sofferenza di Cristo è quella del giusto che si offre volontariamente alla sofferenza e alla morte per l’espiazione dei peccati. La spiegazione sembra darcela un profeta: “il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui” (Isaia, 53, 5). “Uomo dai molti dolori che ben conosce il soffrire” (Isaia, 53, 3).
La sofferenza più simile a quella di Cristo è quella del martire, poi quella del giusto odiato e perseguitato, poi quella del malato e del peccatore.
L’identificazione della nostra esperienza di sofferenza con la sofferenza del Cristo mi pare si presti a degli abusi. Chi può dire di aver sofferto COME ha sofferto Cristo? E’ un po’ un attribuirsi una santità che non abbiamo, quasi sicuramente.
Tuttavia, un motto ecclesiale dice passio Christi, passio hominis. Ci può essere un accostamento per analogia, nel senso che Cristo, il nostro Dio, avendo sofferto, conosce e capisce profondamente la nostra sofferenza.
Possiamo perciò chiedergliene ragione dicendo “Gesù, perché soffro?”. Il senso della nostra sofferenza è a mio avviso nel Peccato Originale, non in una identificazione per lo più arbitraria con la sofferenza di Cristo.
Lasciamo giudicare a Dio se la nostra sofferenza può essere accostata a quella santissima del Signore!
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: rapporto "elastico" tra fede e salvezza (L207)

Gentilissimo Teologo,
tra la fede e la salvezza c’è, a mio avviso, un elemento intermedio che è la libera valutazione e determinazione di Dio.
Dio è libero, onnipotente e onnisciente quanto al nostro destino.
La Grazia che promana dai sacramenti, dalle beatitudini coerentemente vissute come dono di Dio, dalla fede, dalle opere (il tutto riassumibile come autenticità di vita nella fede) è fonte autonoma di salvezza.
Quindi non c’è un rapporto meccanico tra fede, intesa come professione della fede a prescindere dalla autenticità di vita nella fede, e salvezza.
Dio però è fedele alle sue promesse e la promessa di Dio non è, come ho già detto, la promessa di una mente pazzoide e priva di motivazioni. Non possiamo perscrutare più di tanto la mente di Dio in quanto “i Suoi pensieri sovrastano i nostri pensieri”, ma troviamo certamente sollievo nella fiducia in un Dio certamente buono, a suo modo razionale e santissimo nella Sua Provvidenza (anche oltre questa vita) e nei Suoi giudizi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: riflessione sulla 33° giornata per la vita (L206)

Gentilissimo Teologo,
ho letto con interesse il messaggio della CEI in occasione della 33° giornata per la vita.
Sono molto contento che la Chiesa esista. Grazie di esistere, santa Chiesa.
Innanzitutto perché i sacerdoti si prendono cura di me, che mi sono ammalato di schizofrenia, e si fanno paladini di tutte le forme di vita che non possono autodifendersi. Si va dalle persone non più consapevoli di sé stesse per malattia fisica, mentale o per vecchiaia, all'embrione.
Una volta, una persona che aveva quella che Gesù chiama la "mentalità del mondo" (nel senso in cui dice anche che il diavolo è principe di questo mondo) mi ha detto che era a favore della rupe tarpea.
Abito in una città come Torino dove il Cottolengo, fondato da un santo, si prende cura di tutte le vite che nessuno vuole.
Non ho risposte semplici per il problema dell'aborto. Ho provato ad esporre la mia opinione in un commento già inviato a Famiglia Cristiana.
Prego che Gesù porti in Paradiso tutte le vite mai nate e i genitori che hanno deciso di abortire. Gesù, sii clemente con tutti!
Nella formazione dei giovani sposi si insiste molto sulla indissolubilità del matrimonio e sulla disponibilità ad accogliere i figli che il Signore Iddio voglia mandare.
E' cosa molto buona che la Chiesa e la famiglia nel fornire un'educazione cristiana educhino alla sacralità della vita.
Uno slogan laico americano citava i "diritto di essere lasciata sola" (right to be let alone). Certamente la donna che affronta una gravidanza inaspettata può fare questa scelta.
La Chiesa però è lì per dirci che la donna, se lo vuole ha diritto di non essere lasciata sola. L'uomo che la ha messa incinta dovrebbe esserle vicina. La Chiesa le è certamente vicina tramite i suoi sacerdoti e Dio le è vicino nella preghiera.
Quanto è importante la preghiera per la donna che si trova a scegliere se abortire o meno!
Nella preghiera possiamo chiedere a Dio che sia fatta la Sua volontà e aspettare la sua dolce risposta.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: rapporto con Dio e col tempo (L205)

Gentilissimo Teologo,
abbiamo la possibilità di ferire Dio? Penso che se parliamo del Dio cristiano, abbiamo la possibilità di farlo. Crocifiggendo il Figlio abbiamo ferito il Padre. Altrimenti Gesù non avrebbe detto "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Penso che Dio viva sia il tempo Suo proprio, che è un tempo eterno, sia il tempo dell'uomo che ha conosciuto in Gesù che ha vissuto lo spazio-tempo e che conosce in virtù della Sua onniscienza.
Ma come Dio vive il tempo dell'uomo? Nell'Apocalisse sta scritto che Dio "fa nuove tutte le cose" e questo probabilmente significa anche una ricreazione dello spazio-tempo.
D'altra parte, pur essendo oltre il tempo, Dio compatisce l'uomo nella sua dimensione temporale. L'uomo che è in crisi col tempo è in crisi anche con sé stesso. Perciò l'Arcangelo Raffaele che si china sull'uomo a curarlo per conto di Dio, cura innanzitutto il tempo, soprattutto come tempo psicologico dell'uomo, cioè l'uomo nella sua relazionalità spazio-temporale. Quando entra in crisi il rapporto con lo spaziotempo, la mente si ammala.
Dio condivide (nel senso che lo influenza, non nel senso che vi partecipa) il tempo dell'uomo tanto che manda il Suo amatissimo Figlio "nella pienezza dei tempi" e Gesù insegnerà che "ogni giorno ha la sua pena".
Lo Spirito di Dio è "ospite dolce dell'anima" e l'anima vive in questa Terra nel tempo degli uomini per cui Dio vive, in modo indiretto, cioè tramite l'esperienza dell'uomo coabitato da Dio il tempo stesso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: in che senso si parla di Grazia divina (L204)

Gentilissimo Teologo,
c’è un concetto di Grazia in senso stretto e proprio ed è la Grazia che giustifica nella fede.
Poi c’è una Grazia in senso più ampio che è di due tipi.
La prima è quella che emana dalla Croce di cui Gesù stesso ha detto che “attirerò tutti a me”. Grazie ad essa si salvano i giusti; ma questo significa che, in senso ampio ed improprio, anche i giusti non cristiani ricevono da dio una Grazia nella Croce di Cristo.
La seconda è la vita che tutti gli esseri umani ricevono dallo Spirito Santo ed è la Grazia per cui tutto sussiste, è la Grazia del Signore che “dà la vita”.
Solo la Grazia nella fede, o Grazia in senso proprio, è “il dono gratuito che Dio ci dà per renderci partecipi della Sua vita trinitaria e capaci di agire per amor suo” (da Famiglia Cristiana, 6 febbraio 2011, Maurilio Guasco).
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: Cristo spiegato ad un bambino ebreo (L203)

Gentilissimo Teologo,
cosa diremmo se dovessimo spiegare Cristo ad un bambino ebreo destinato da adulto a NON essere un cristiano, ma un ebreo credente e osservante?
Ovviamente, non potremmo dirgli che Cristo è il suo Dio ma potremmo dirgli in che senso Cristo è Dio-degli-altri.
In questa prospettiva paolina, potremmo dirgli perché in Cristo non siamo più sotto la Legge ma sotto la Grazia tramite un ragionamento.
Gli ebrei hanno ricevuto un modo di vivere la loro vita tramite una serie di regole di vita che fanno parte della tradizione. Ora, se Dio è onnipotente, può tramite il suo spirito, cioè la nèfesh divina, ispirare direttamente comportamenti agli uomini.
Cristo è un mizvot vivente nel senso che l’uomo impara o tramite l’imitazione dei genitori e degli altri bambini o tramite gli insegnamenti che riceve.
Il cristiano impara per imitazione di Cristo, sotto la guida della sua Chiesa, mentre l’ebreo impara per l’educazione che riceve dai genitori e dalla comunità ebraica e rabbinica in generale.
Lo Spirito di Dio porta il cristiano a imitare il Cristo, il cristiano diventa divino in imitazione per mentre l’ebreo diventa divino in educazione.
Ecco cosa significa il motto paolino per cui siamo sotto la grazia e non più sotto la Legge. Perlomeno uno dei significati è che impariamo per la Grazia di aver visto Dio stesso sulla terra che si fa mizvot vivente da cui l’uomo impara per imitazione.
Ma se Cristo avesse insegnato ai pagani la legge ebraica l’avrebbe rubata agli ebrei per donarla agli uomini, come fece Prometeo con Zeus, avrebbe commesso un’opera ingiusta.
Se invece Cristo avesse insegnato agli ebrei una legge diversa e l’avesse rivelata ai pagani sarebbe stato un giusto ma non innocente secondo la mentalità ebraica perché avrebbe violato la stessa Legge.
Tuttavia, Cristo, facendosi Legge vivente, ha sottratto gli ebrei dalla schiavitù della Legge, ponendoli sotto la Grazia.
Dalla resurrezione di Cristo, Israele ha un duplice beneficio: impara per educazione dalla Legge ebraica e riceve Grazie inesauribili da Cristo che si è sacrificato per tutti.
Mentre dunque i cristiani imitano Cristo come Legge vivente nella Grazia, gli ebrei ricevono Grazie da Cristo proprio perché, assieme ai romani, lo hanno crocifisso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

3 febbraio 2011: ebrei Dio illuminista dell'uomo? (L202)

Gentilissimo Teologo,
lo scetticismo antireligioso di stampo illuminista è a suo modo giusto. Si tratta di espressione della libertà della ragione di credere o non credere.
E’ giusto quanto all’azione del dubitare ma è sbagliato quanto alla fonte. Infatti, è Dio che consente la libertà di non credere.
Se ci fosse solo il diavolo, ci sarebbe solo la fede nel diavolo, uno spirito d’uomo che crede sommamente nel male. Ma noi sappiamo che l’uomo, anche illuminista e rivoluzionario, così come quello anti illuminista e controrivoluzionario, ha la capacità di credere nel vero e nel bene.
Ora, se questa capacità di credere nel vero e nel bene, deriva dalla sola mente umana, nell’inesistenza di Dio, significa che si è autoprodotto nel corso dell’evoluzione della specie.
Se, tuttavia, si è autoprodotto, l’uomo stesso è Dio a sé stesso come dice Freud. Questa concezione deifica l’uomo in quanto Dio non sarebbe altro che un concetto umano introiettato nel Superego.
Ma il gruppo di uomini che ha elaborato la Bibbia, se non sono ispirati da Dio, sarebbero comunque superiori all’uomo comune che si limita a studiare la Bibbia stessa e a basare la propria vita sulla Bibbia stessa.
Facendo un ulteriore passo, la tesi atea deifica il popolo ebraico come autore ultimo della legge divina iscritta nel cuore dell’uomo.
Si tratta di un rovesciamento del mito della superiorità ariana, alla luce della superiorità della razza giudaica.
Questa orrenda visione, crea nell’umanità un dittatore crudele, il popolo ebraico, sugli altri popoli, perlomeno quelli di fede monoteista, cioè gli ebrei stessi ed i cristiani, se non gli islamici che pure attribuiscono un qualche ruolo ai Profeti biblici e agli angeli narrata dalla Bibbia, nonché al Dio unico.
Questa superiorità ebraica risulterebbe anche da alcune statistiche che pongono in luce come gli ebrei vantano un maggior numero di scienziati, di premi Nobel, di persone intelligenti in generale.
Infatti, molti atei hanno quasi una venerazione laica e razionalista per gli ebrei.
I miti biblici, in particolare la Genesi, sarebbe una spiegazione della nascita dell’Universo elaborata dall’uomo sullo stesso piano delle cosmogonie classiche.
Io credo che quella atea sia una possibile interpretazione, ma che, come Dio è superiore all’uomo, la spiegazione religiosa, sia non da sostituire ma da paragonare a quella atea come migliore, cioè più razionale, nel senso illuminista.
Infatti, Gesù ha detto: “ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl” (Luca, 11, 18). Il mondo ebraico, se fosse giusta la tesi illuminista sarebbe autore di un inganno diabolico ai danni dell’umanità, cioè sarebbe diabolico esso stesso, diviso in sé stesso, non si reggerebbe in piedi.
Questo perché lo stesso mondo ebraico, tramite i rabbini, asserisce che l’autore della Bibbia è Dio e questa affermazione sarebbe un inganno ai danni dell’umanità intera.
Se il mondo ebraico è autore di un inganno diabolico, si arriva a concludere che l’antisemitismo è giusto e la shoah è una cosa santa. Si arriva cioè a conclusioni inaccettabili come sono quelle naziste.
Per questo, sembra più equa e razionale anche dal punto di vista illuminista ed hegeliano la tesi che ci sia una triangolazione gentili-ebrei-Dio e che ebrei ispirati veramente da Dio siano gli autori del Testo Sacro.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 febbraio 2011: il pensiero umano in una dimensione orizzontale (L201)

Gentilissimo Teologo,
sono rientrato appena adesso dalla Messa delle 18.30 che seguo durante la settimana dopo la soppressione della messa delle 8 del mattino.
Pensavo poco fa ad un passo della Bibbia per cui, nel Signore, mille anni sono come un giorno (Salmi, 89, 4; 2, Pietro, 3, 8).
Questo passo della Bibbia dovrebbe portare a passare da una dimensione verticale del pensiero umano, come progresso irresistibile della ragione, ad una visione orizzontale.
In base a tale visione, che ho denominato orizzontale, i filosofi e gli scienziati sono un po’ come birilli in fondo alla pista da bowling, tutti in fila, perché sono nel giorno di Dio. Dio scaglia la palla da bowling. Alcuni restano in piedi e altri cadono.
Certo che la boria scientifica non coincide con la giusta dignità della scienza.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 febbraio 2011: le scelte di Gesù e la nostra libertà (L200)

Gentilissimo Teologo,
è una grandissima responsabilità cui ci chiama la Chiesa di Cristo quella di usare rettamente la nostra ragione.
Perché, mi sono chiesto, Gesù non ci dice qual è la sua opinione sulle varie circostanze della nostra vita ma preferisce illuminare la nostra libera ragione?
Perché, penso, rispetta la nostra libertà così profondamente da non volersi confondere con la nostra volontà autonoma.
Però, Gesù è consapevole che, a causa del Peccato Originale e dell’operare del diavolo, abbiamo bisogno di lui come tralci (Giovanni, 15, 5).
Questa dialettica tra libertà e illuminazione divina ha come paradigma un passo della Bibbia che dice “senza di me non potete fare nulla” (Giovanni, 15, 5, citato).
Ora, probabilmente Gesù se votasse, decidesse, agisse al posto nostro farebbe scelte completamente diverse dalle nostre.
Preferisce che ognuno di noi, individualmente e socialmente, ragioni con la sua testa. Ecco perché Gesù dà senso alla nostra libertà, alle nostre scelte, alla nostra coscienza senza sostituirsi a noi.
Ciò che cerca invece di fare il diavolo per farci diventare come robot ubbidienti alla luce di quello che lo stesso Osservatore Romano a firma di uno studioso di cui non ricordo il nome ha definito “servaggio nevrotico e diabolico”.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 febbraio 2011: umiliarsi ed esaltarsi evangelicamente (L199)

Gentilissimo Teologo di Famiglia Cristiana,
cosa significa umiliarsi ed esaltarsi nel senso evangelico (Luca, 14, 11)?
Ci sono, a mio avviso, quattro significati di un tipo (umiliarsi) e due significati dell’altro (esaltarsi).
Umiliarsi nella natura, significa tenere a freno il dionisiaco e valorizzare lo stoicismo cristiano. Umiliarsi nello spirito, significa mantenersi umili. Umiliarsi rispetto al mondo significa mantenersi puri di cuore. Umiliarsi rispetto alla fede significa riconoscere di avere incessantemente bisogno dell’amore, della misericordia e dell’aiuto divini.
Esaltarsi significa esaltarsi quanto al mondo o esaltarsi quanto al proprio ego.
Esaltarsi quanto al mondo significa auto-assegnarsi progetti che superano le nostre capacità nel mondo e si ricollega alla verità evangelica per cui non dobbiamo desiderare un carico più pesante del carico leggero che Gesù vuole assegnarci (Matteo, 11, 30).
Esaltarsi quanto al proprio ego significa non capire che senza Gesù non possiamo fare nulla (Giovanni, 15, 5) e che il suo giogo è dolce (Matteo, 11, 30, citato) o, ancora, non accettare il ruolo dei pastori della Chiesa che ci conducono secondo la volontà di Cristo (Giovanni, 21, 16-17).
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

2 febbraio 2011: crisi in Egitto, mondo cristiano ed Israele (L198)

Gentilissima Direzione di Famiglia Cristiana,
se capisco bene l’ebraismo, esso include un’opinione sempre “aperta” alla discussione dei sapienti, degli intelligenti.
Per noi cristiani, è più importante l’ebraismo come patrimonio di idee e come popolo, Israele, rispetto allo Stato di Israele. Tuttavia, anche la venuta dello Stato di Israele è un segno profetico che non può essere ignorato.
Nella dialettica storica, Israele occupa un posto importante nello scenario medio orientale. Sarebbe una pericolosa illusione pensare ad un alleanza tra cristiani ed Israele perché Israele, come Stato, faccia gli interessi dei primi. Cionondimeno, deve esserci un rapporto di collaborazione e rispetto tra l’Europa, sia laica, sia cristiana ed Israele. Non si può immaginare che l’Europa rinunci ad una propria ed autonoma politica nel Medio Oriente nel rispetto delle scelte autonome sia del mondo islamico, sia di Israele.
In un certo senso, la stessa città di Gerusalemme è più importante per i cristiani dello stesso Stato di Israele. Ma con chi interloquire? Infatti, nell’ebraismo, pur esistendo strutture gerarchiche, non c’è un Papa ed un collegio dei Vescovi come nel cattolicesimo. In un certo senso, l’ebraismo ha mille rivoli, un po’ come il mondo protestante.
Penso che non si debba fare verso i Palestinesi l’errore di offrire false speranze e neppure quello di sacrificare il loro bisogno di pane e diritti sull’altare degli interessi strategici dell’Occidente.
La crisi in Egitto avrà un impatto sugli equilibri nel Medio Oriente? Mi sembra che l’impatto di questa crisi sia sopravvalutato. La richiesta di Obama a Mubarak di avviare rapidamente un avvicendamento di mentalità politica e di potere mi pare incongrua, per il motivo che concerterei maggiormente la linea politica da seguire con l’Europa.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° febbraio 2011: quattro diverse inclinazioni della mente umana (L197)

Gentilissimo Teologo,

Plotino e Kierkegaard hanno proposto, assieme ad altri filosofi che non conosco e di cui non mi ricordo, diverse classificazioni del tipo di uomini.
Quanto alla inclinazione della mente, esistono, a mio avviso, quattro tipi di uomini.
La mente con inclinazione razionale è propria degli studiosi.
La mente con inclinazione perversa è propria dei malvagi.
La mente con inclinazione religiosa è propria dei mistici.
L’aurea mediocritas della mente è propria di tutti gli altri uomini.
Per inclinazione della mente intendo un certo atteggiamento stabile dei pensieri quanto al loro oggetto.
Ognuno dei quattro tipi di mente è solo prevalente, ma in realtà le quattro menti formano un tutt’uno nel senso di una mescolanza in ogni essere umano.
Per aurea mediocritas intendo le funzioni utilitaristiche della mente, quelle che sopperiscono ai bisogni umani nella vita quotidiana.
Per “mente” intendo una interazione tra cuore, cervello e anima.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° febbraio 2011: tipi di doni nella Grazia (L196)

Gentilissimo Teologo,

quali sono i tipi di doni che riceviamo nella Grazia?
A mio avviso, ce ne sono quattro.
Primo. Il dono della remissione divina dei debiti, che chiediamo in preghiera, specie con il Padre Nostro.
Secondo. Il dono di prevenire i peccati.
Terzo. Il dono di essere perfetti come è perfetto il Padre celeste (su questo mi sono già espresso).
Quarto. Il dono di essere condotti a compiere le opere che Dio vuole.
I doni che riceviamo nella Grazia sovrastano qualunque nostra idea, aspettativa, merito, sforzo e immaginazione.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° febbraio 2011: riepilogo generale di alcuni concetti su perfezione evangelica, Grazia, fede, opere (L195)

Gentilissimo Teologo,
vorrei riepilogare il mio pensiero su alcuni concetti, con particolare attenzione a quello di essere “perfetti come il Padre celeste” (Matteo, 5, 48).
Primo. Il concetto migliore di Grazia mi pare quello che distingue chiaramente tra Grazia e Fede. Ho già sostenuto che la Grazia è irresistibile ma possiamo perderla peccando gravemente. Che rapporto c’è tra fede e Grazia? Non ho la presunzione di chiarirlo io. Posso solo dire che nella fede riceviamo una grazia particolare che, in modo tautologico, è la Grazia specificamente legata alla libera accettazione della fede.
Secondo. Il concetto migliore della perfezione cui accennavo ("siate voi dunque perfetti, come perfetto è il Padre vostro celeste", disse e dice Gesù) mi pare quello legato alla concezione protestante e specificamente luterana. Siamo peccatori e contemporaneamente perfetti nella fede. La fede ci giustifica nel senso che ci rende perfetti nel contesto evangelico. Questa perfezione è da intendere come valorizzazione ottimale della nostra santità innata nella fede.
Terzo. La concezione migliore di “giustificazione” (non quanto alle cause perché ormai, alla luce della Dichiarazione Congiunta e del pensiero di San Paolo è chiaro che la giustificazione è legata alla fede, ma sul concetto stesso di giustificazione, cioè quanto alla sua essenza ed effetti) mi pare quella cattolica. Non si deve confondere giustificazione con salvezza. La salvezza deriva dalla giustizia di vita (vedi Matteo, 25) nella quale troviamo sia le beatitudini, sia le opere. Come dice l’Apocalisse, ognuno sarà giudicato secondo le sue opere (Apocalisse, 20, 13).
Quarto. La migliore concezione delle opere e del peccato mi pare quella dei gesuiti. Di questo ho già parlato in passato e non voglio ripetermi.
Quinto. La migliore concezione della grazia in elezione predestinante è quella valorizzata dal pensiero calvinista.
C’è un unicuique suum tribuere teologico che dovrebbe valorizzare ecumenicamente il meglio di ciascuna tradizione cristiana. La Chiesa cattolica ha un tesoro teologico preziosissimo che non può essere svenduto in nome dell’ecumenismo perché la verità è verità. La teologia non può avere quell’attributo che si riconosceva, con un brocardo latino (facit de albo nigrum, aequat quadrata rotundis) al diritto giudicato.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° febbraio 2011: figliolanza nella Chiesa (L194)

Gentilissimo Teologo,
che differenza c’è tra figliolanza in Dio e figliolanza nella Chiesa?
Direi che la figliolanza nella Chiesa, ricevuta con il battesimo e compendiata dalla nostra libera accettazione della Grazia, ci conduce alla figliolanza con Dio.
La figliolanza della Chiesa è quindi pegno della nostra salvezza in dodici sensi.
Primo. E’ pegno di castità nella Verginità di Maria. Secondo. E’ pegno di correttezza delle nostre idee teologiche. Terzo. E’ pegno di un corretto rapporto con Dio. Quarto. E’ segno di riconciliazione con coloro che hanno avuto controversie con noi. Quinto. E’ pegno di salvezza dell’anima, grazie alla comunione dei santi. Sesto. E’ pegno di amore del Padre verso di noi. Settimo. E’ segno di effusione su di noi dello Spirito Santo, vento che soffia dove vuole. Ottavo. E’ pegno di un giusto amore verso i nostri famigliari ed il coniuge. Nono. E’ mezzo di penitenza. Decimo. E’ mezzo di lode a Dio. Undicesimo. E’ mezzo di salute anche del corpo. Dodicesimo. E’ mezzo per raggiungere le nove beatitudini evangeliche.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

Codice commenti (per indice analitico): da L194 a L224


2 aprile 2011: il marxismo è intrinsecamente erroneo (L224)

Ciao don Adolfo,
grazie per le cortesi parole di oggi, piene di riconoscimento della mia identità, di affetto quasi paterno e di comprensione.
Io so che nulla potrà mai incrinare il nostro affetto in amicizia reciproca, in particolare, nessuna differenza di opinione politica.
Sono contento che Lei si sia reso conto di una importante differenza di pensiero tra me e Lei, prendendo spunto da un articolo su Mazzolari.
Vorrei prescindere da Mazzolari, che effettivamente bisogna conoscere direttamente, per riprendere il discorso di fondo iniziato oggi a santa Cristina. La differenza è di fondo, come dicevo. Si può ritenere, come ci hanno raccontato a sedici anni quando eravamo al liceo, che valeva la pena investire sul pensiero marxista in base a questo ragionamento, a mio avviso profondamente erroneo: l’ideologia, cioè il paradigma teorico comunista è buono, ma è stato “rovinato” dal alcuni politici cattivi (vedi Stalin) nell’applicazione pratica. Se questa tesi era giusta, dovevano essere possibili infiniti ulteriori tentativi “buoni” di vivere storicamente l’ideologica comunista.
La realtà è tragicamente quella opposta. Il paradigma teorico è intrinsecamente cattivo, mentre molte delle riforme fatte in U.R.S.S. e in Cina sono state riforme giuste, di modernizzazione burocratica ed economica di quei Paesi.
Questo è ciò che penso io a prescindere da don Primo Mazzolari e quindi in base al mio pensiero politico generico.
Perché il comunismo sia intrinsecamente cattivo lo sa la Chiesa, non lo devo spiegare io. Il Papa ha parlato della libertà religiosa come la prima libertà ed il fondamento della libertà in generale. Il discorso è lungo.
Dove però, anche nel nome del comunismo, ci sono riforme a favore dei poveri, c’è un venire del Regno di Dio, anche se l’ideologia di fondo è erronea.
Quindi la realtà è esattamente l’opposto di quanto ci hanno raccontato quando eravamo adolescenti, secondo me.
Ciao, un caro ed affettuoso saluto
Andrea Annibale Chiodi


31 marzo 2011
: la santità è alla portata di tutti? (L223)

Gentilissimo Teologo,
leggo che la santità è a portata di tutti. Giustissimo.
Ci sono però almeno cinque concetti di santità.
La santità come dimostrazione di virtù eroiche.santità come grazia predestinante.santità come elezionesantità come chiamatasantità come perfezione evangelica.
Certo tutti i soldati sono chiamati all’eroismo, ma gli eroi, coloro che si rivelano tali, sono alla conta pochi.
Cosa conta sapere? Come dice giustamente Famiglia Cristiana, conta individuare chi può essere di esempio agli altri.
Alla luce di questo criterio, vediamo i cinque significati di santità.
Il primo. E’ quello che la Chiesa riconosce con la canonizzazione. Bisogna imitare i santi nelle virtù eroiche? Io dico di no. Bisogna ammirarli ma non imitarli, perché le virtù eroiche sono parte del proprio essere o non lo sono. Che chi ce le ha e c’è chi non ce le ha. E’ ciò che san Paolo intende quando dice che siamo preconosciuti sin dal grembo di nostra madre.
La santità come dono della grazia predestinante, come l’hanno avuta Mosè, Abramo, la Madonna e, sommamente, Gesù stesso, è un dono frutto della libertà e onnipotenza di Dio. Se Dio non può predestinare, non è onnipotente e non è libero. Altro fatto poi è che l’elezione predestinante renda oppure non infallibili. Nessuno è infallibile, tranne Dio stesso, a mio avviso.
Veniamo al terzo significato. Gesù dice che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Qui eletto cosa significa? A mio avviso significa colui che passa dalla porta stretta. A molti è offerta la salvezza, ma alcuni si fanno traviare lungo la strada.
Quarto significato, è il sì alla chiamata. Tutti i fedeli sono santi perché chiunque ha la fede è santo. Chiunque prega è amato da Dio e ha una chance importante di salvezza.
Quinto concetto di santità è il “siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste”. Qui hanno ragione i luterani quando dicono che questa perfezione è frutto dello Spirito non dei nostri sforzi. La perfezione, frutto dello Spirito, condensa una serie di doni che riceviamo gratuitamente e che sorpassano di gran lunga la nostra fede come libera accettazione della grazia, ma ne sono piuttosto il frutto.
Così la vedo io. Salva approvazione della santa Chiesa.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


31 marzo 2011: la santità è cristocentrica? (L222)

Gentilissimo Teologo,
cosa significa ciò che leggo spesso a proposito dei santi che il loro cristianesimo è cristocentrico? Come è possibile, da un lato, non mettere al centro Cristo? In secondo luogo, come è possibile che al centro dell’esperienza religiosa cristiana non vi sia la Trinità tutta intera, come se potesse essere divisa?
Ma Cristo stesso ha detto a proposito di Belzebul che una casa divisa non sta in piedi. La Trinità non è forse l’antitesi di una casa divisa, cioè non è una casa unita nell’amore fra le tre Persone della Trinità?
Al centro del mio cristianesimo c’è la grazia, che è ideata dal Padre, meritata da Cristo per ogni uomo che la vuole accogliere e resa effettiva e concreta dallo Spirito Santo.
Di ogni santo si dice che mette al centro Cristo senza trascurare la Madonna. Ma anche nel cristianesimo ci sono i luoghi comuni e questo mi pare meritare l’appellativo appunto che merita. E’ un luogo comune che dice tutto e niente, a mio avviso.
In realtà, ciò che connota un santo, a mio avviso, è di far proprio quel monito di Gesù a Pietro: “ragionare secondo Dio, non secondo gli uomini”.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

29 marzo 2011
: Don Primo Mazzolari (L221)

Carissimo don Giusto
Spett.le
Famiglia Cristiana – rubrica Lettere dei Lettori,
ho letto questa mattina un articolo sul pensiero politico di don Primo Mazzolari su La Civiltà Cattolica del 5 marzo.
Ho trovato molte cose giuste nel pensiero di don Mazzolari accanto ad un errore di fondo, che mi pare, modestamente, di poter sottolineare.
C’è una mancata chiara distinzione tra l’ideologia e l’azione politica.
L’ideologia comunista può essere oggetto di una condanna da parte della Chiesa nell’esercizio del suo Magistero mentre certamente il cristianesimo non condanna l’azione politica a favore dei poveri ovunque esercitata da politici che si ispirano al comunismo.
L’azione politica può essere solo più o meno efficiente in funzione degli obiettivi che si perseguono, come la riduzione della povertà, maggiore democrazia, difesa del lavoro, maggiore libertà economico sociale.
L’azione politica non può essere oggetto di scomunica, ma semmai di disapprovazione, di disaccordo.
L’ideologia, invece, rientra come la filosofia e la teologia, nel magistero della Chiesa come affidato da Gesù nella successione apostolica.
Mi pare che questa mancata distinzione che attraversa tutto il pensiero di don Mazzolari sia sostanzialmente una castrazione della Chiesa nel suo ruolo profetico, politico e pastorale.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


25 marzo 2011
: Gesù, Torah orale e invida del pene (miscellanea) (L220)

Ciao don Giusto
Egregi Teologi di Famiglia Cristiana,
torno adesso dalla Parrocchia Sacro Cuore di Maria in San Salvario in Torino dove faccio volontariato come Vi ho scritto molte volte.
Ho radunato alcune idee.
Alcune mi sono state ispirate da un articolo uscito su La Civiltà Cattolica quaderno 3857 (5 marzo 2011) Studi rabbinici e Nuovo Testamento di Neudecker, pp. 457-463.
Inoltre, vorrei fare un collegamento tra cristianesimo e pensiero di S. Freud.
Freud ha parlato dell’invidia del pene come fonte di malattia nevrotica (se non sbaglio) nella donna.
Io penso che ci siano due rapporti scorretti con il pene di Gesù.
Il primo, è l’invidia del pene di Gesù che provoca isteria, a mio avviso sia nell’uomo sia nella donna.
Il secondo, è il desiderio sessuale del pene di Gesù che provoca lesbismo e omosessualità maschile.
Per quanto riguarda l’articolo citato, lo trovo molto interessante e vorrei far seguire alcune osservazioni.
Gesù rappresenta la sintesi del MEGLIO della tradizione sadducea e farisea. ù dà compimento alla Legge e ai Profeti come Vivente. Non è concepibile il cristianesimo se Gesù non è il Vivente, cioè Persona della Trinità.ù è a mio avviso nel solco della tradizione sadducea per quanto riguarda la Torah orale.
Spero di non avervi annoiato e di non aver detto cose ovvie.
La collera è ammessa nel cristianesimo e non è omicida. L’adirarsi di Matteo, 5, 22 equivale a sollevarsi con giudizio tanto che per contrappasso si viene sottoposti a giudizio.
A cosa Gesù dà compimento? A mio avviso esclusivamente alla Torah scritta e ai Profeti. Nella Parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone Gesù dirà “hanno la Legge e i Profeti”, e intende a mio avviso la Legge scritta.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 febbraio 2011
: Bagnasco, realtà, senso di realtà (L219)

Gentilissimo Teologo,
mi ha molto colpito il richiamo del Cardinale Bagnasco al senso di realtà come “elemento fondamentale della sfida educativa”.
Io sono stato educato al concetto che la realtà è malvagia, perché dominata prima dal fascismo (secondo la critica antifascista), poi dal comunismo (secondo la critica liberale), poi dal patriarcato (secondo la critica femminista), poi dal consumismo (secondo la critica cristiana). Come possiamo fidarci della realtà se a volte a dominarla è il male? Non capita anche nella nostra vita privata di incontrare il male? Anche il male offre opportunità nel contesto del senso di realtà.
Ma forse il Cardinale parla in tutt’altro senso della realtà, cioè non della realtà ma del senso di realtà. Bisogna avere il senso di realtà e allo stesso tempo andare contro corrente come insegna il Vangelo. Non c’è contraddizione.
Gesù ha detto che chi perde la propria vita per causa sua la troverà. Io credo molto in questo.
Mi ha anche molto colpito un pensiero di Pascal riportato dal Cardinale “uno dei compiti del cristiano è aiutare la gente a disperarsi”. Chi è nel pianto, sarà nella gioia mi pare dica la Bibbia.
Per quanto riguarda la domanda finale che è rivolta dal Novecento al Terzo Millennio “chi è l’uomo?” mi pare che l’uomo vada decostruito in maschio e femmina, in islamico ed ebreo, in cattolico e protestante, in credente e non credente. L’uomo lo troviamo nella realtà sempre come essere concreto e con una identità sessuale e di altro genere. Poi va ricostruito nei suoi tratti umani universali, che sono l’immagine e la somiglianza con Dio.
Il compito educativo della famiglia e della società è fondamentale. Tutti i nati di uomo devono avere almeno la possibilità di conoscere la sfida educativa cristiana. Come dice il Cardinale, vale la pena di spendere ogni energia sulla sfida educativa “incentrata sul Vangelo”.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

18 febbraio 2011
: femminismo (L218)

Credo che uomini e donne debbano unirsi, ciascuno dando il meglio di sé, per costruire un futuro migliore, in tutti i campi, non solo nella politica, ma nella filosofia, nell’arte, nella scienza e nella tecnica, nella teologia ecc. Ciò che mi preoccupa è una visione post-marxista che vede negli uomini e nelle donne due classi antagoniste in lotta per prevalere l’uno sull’altro, secondo lo schema del conflitto di classe applicato al e dal femminismo combattente. Si tratta di una visione legittima, c’è la sacrosanta libertà di pensiero. Al centro però ci sono due visioni diverse del rapporto tra uomo e donna. Una prima visione è basata sul darsi reciprocamente, sulla collaborazione, sull’unione delle forze. Un’altra è quella descritta, di conflitto e di autonomia reciproca, direi di solipsismo. Non si teorizza che la donna potrà finalmente fare a meno dell’uomo? Che sarà finalmente libera di essere sé stessa quando il patriarcato sarà crollato? Guarda caso, molte delle donne che ragionano così non hanno un retaggio cristiano, ma derivante dall’ateismo marxista. Si rischia di passare per fondamentalisti ricordando che la Bibbia dice che l’uomo è destinato a dominare la donna (Genesi, 3, 16). Resta il fatto che in tutti i campi, l’uomo emerge sulla donna. Ci sarà una spiegazione che non ricorra alla visione materialista di una sopraffazione economica dell’uno sull’altra. Auspico una visione antropologica corretta che non sta a me elaborare, che eviti l’errore di vedere tutto in ordine di scontro, di conflitto, di sopraffazione degli uni sugli altri. Altro tema è quello del rapporto della donna col Maligno. Una credenza medioevale parlava di ALCUNE donne come strumento di Satana, da cui la figura della strega tra mito e realtà. Il racconto del Peccato Originale sembra supporre che il diavolo usi la donna come ponte per arrivare all’uomo. E’ già successo, può succedere ancora. Il Vangelo ci presenta esempi bellissimi, invece, del rapporto tra Cristo e le donne. A mio avviso, per un credente, il rapporto tra Gesù e le donne è il paradigma ideale cui ispirarsi. Quando Cristo ha nominato gli apostoli, ha scelto solo uomini. Concludo dicendo che le donne possono dare un apporto preziosissimo alla società, purché non si rispolveri miti storici, come la egemonia culturale e teologica della donna (che si sarebbe storicamente realizzata prima dell’avvento della civiltà greca), che il cristianesimo ha, a mio avviso definitivamente, superato.

15 febbraio 2011
: i rischi di internet, commento a Lugaresi (L217)

Gentilissimo Teologo,
si sviluppa e diventa sempre più incandescente il dibattito su internet: è positivo o è negativo?
A me pare che internet liberi tempo e allo stesso tempo impieghi il nostro tempo.
Mi sembra un problema che è un non problema chiedersi cosa fa la gente durante il tempo “liberato” da internet. Probabilmente, è un tempo che è un rischio che vale la pena di essere corso, per dedicare più energie alla fede, alla famiglia, al lavoro, al pensiero. A tante altre cose. La rapidità con cui si comunica e con cui ci si informa libera tempo che può essere un tesoro prezioso.
Come, invece, internet impiega il nostro tempo? Tutti possiamo diventare attori di un palcoscenico reale-virtuale dove fare i teatranti. Ma teatranti di cosa? Ognuno lo decide. Chi su internet testimonia la propria fede, chi la propria ideologia, chi sfoga la propria curiosità.
Certo internet è come un fitto bosco dove si può trovare chiunque e qualunque cosa, come in un bosco puoi incontrare un frutto che ti sfama ma anche un brigante o un animale pericoloso.
In realtà, è un falso problema chiedersi se internet sia buono o cattivo perché è uno strumento di comunicazione dove passa tutto ed il contrario di tutto. Prima di entrare in internet, si suppone che ci sia una coscienza formata perché la coscienza non venga formata da internet. In questo condivido la diffidenza espressa su L’Osservatore Romano del 16 febbraio 2011 da Leonardo Lugaresi (i Padri della Chiesa fra teatro e internet). Condivido che non ci si forma rettamente su internet, ma che internet è uno strumento prezioso per una coscienza già rettamente formata sul piano morale e spirituale.
D’altra parte non si può attendere di essere perfetti sul piano morale e culturale per accedere alla rete delle reti. La sfida va affrontata perché, come ho sempre sostenuto, la libertà morale dell’uomo è più importante della sua responsabilità morale. Non si spiegherebbe altrimenti il Peccato Originale stesso, come manifestazione stessa della tragica libertà dell’uomo.
La responsabilità morale dell’uomo deve essere affermata a priori, mentre internet è un a posteriori. La libertà morale dell’uomo viene grandemente esaltata da internet perché l’utente sceglie come proporsi sulla rete e quali contenuti cercare.
In definitiva, internet è un terreno di gioco che non garantisce che si giochi bene. E’ un terreno di gioco dove si può perdere santità, tempo e denaro. E’ una scommessa che non può dirsi vinta in partenza, ma anche una enorme possibilità di bene che ricorda che il cristiano non è mai un misoneista, ma coltiva una speranza autentica nel progresso della scienza e della tecnologia, purché siano amiche dell’uomo.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

13 febbraio 2011
: Lega Nord e Terzo polo, alleati o nemici? (L216)

Spett.le
Famiglia Cristiana - Direzione,
Con la nascita del Terzo Polo, si pone una sfida storica per il Paese e per La Lega Nord.
Per il Paese perché dovrà liberamente scegliere tra un alleanza di centro-sinistra ed una di centro-destra.
Ma vorrei soffermarmi sul ruolo della Lega Nord. La Lega Nord ha un'occasione irripetibile e potrebbe pentirsi se se la lasciasse sfuggire. Mi riferisco alla possibilità di rivedere alcune sue posizioni oltranziste sul federalismo e sulla solidarietà sociale.
Facendo spazio a Tremonti come futuro Premier il Terzo polo può allearsi con la Lega Nord per creare un centro-destra federalista, solidale, liberale, maturo, democratico e responsabile.
Oppure si può aprire a Bersani e creare un grande centro-sinistra che sembra rievocare scenari democristiani del passato.
Il pallone è nel campo della Lega Nord che ha in mano le sorti del Paese e che può far pendere la bilancia da un lato o dall'altro. Mi riferisco al veto che la Lega Nord e Berlusconi hanno sollevato contro un'alleanza con l'UDC e con Fini.
Io penso che questo veto debba cadere e che si debba superare questo bipolarismo per approdare ad un bipolarismo diverso, più maturo e responsabile.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

12 febbraio 2011
: appartenenza ecclesiale, bene e male (L215)

Egregio Teologo,
a commento di uno splendido articolo di Crociata apparso l’11 febbraio 2011 sull’Avvenire circa l’appartenenza, faccio seguire alcune brevi riflessioni adesive e integrative.
Oggi il tema dell’appartenenza mi pare cruciale. Soprattutto il tema dell’appartenenza ecclesiale.
Ho seguito di recente una conferenza di don Ciotti il quale ha un notevole acume pur non essendo un teologo professionista ma essendo solo laureato, come dice lui scherzosamente, in “Scienza della confusione”.
Don Ciotti citava quel famoso passo del Vangelo in cui i discepoli di Gesù vogliono proibire a un tale di cacciare demoni nel Suo nome “perché non è dei nostri”.
Ecco che la Chiesa si trova ad affrontare il problema del bene che sta fuori di essa oltre che il problema affrontato da Giovanni Paolo II in un famoso mea culpa pubblico del male che sta dentro la Chiesa. Problema che si è riproposto drammaticamente sotto Benedetto XVI con lo scandalo pedofilia.
L’appartenenza quindi non è un discrimine (e non lo è mai stato) tra bene e male alla luce delle poche considerazioni finora fatte.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

11 febbraio 2011
: io e Ornette Coleman (caos creativo teologico) (L214)

Gentilissimo Teologo,
il jazzista Ornette Coleman ha trovato un suo stile speciale nel comporre musica perché non aveva ricevuto una formazione musicale ortodossa. Così ha introdotto nel jazz uno stile molto free.
Io credo di assomigliargli nella teologia, nel senso che credo una specie di caos creativo teologico che spetta ai teologi professionisti interpretare e sgarbugliare.
Spero di fornire degli stimoli utili per la riflessione teologica.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

11 febbraio 2011
: ruolo maieutico della Madonna; inoltre, come il Signore viene in soccorso del giusto oppresso (L213)

Gentilissimo Teologo,
sono tornato dal mio turno di volontariato presso i monaci metropolitani diocesani della Parrocchia Sacro Cuore di Maria, ove svolgo compiti molto semplici come rispondere al telefono, segnare le Messe e aiutare il sacrestano se ha bisogno.
Mi sono venute due idee.
a) La prima riguarda il ruolo così importante della Madonna che è veramente una madre e non ci abbandona mai. L'ho chiamato ruolo maieutico della Madonna nel senso di valorizzare al meglio le nostre potenzialità sotto cinque aspetti. Il primo, è la giusta predisposizione del nostro spirito o cuore che dir si voglia verso il Figlio. Questo ruolo è molto importante. La Madonna ci dice di essere umili, di lodare Lui, di pregare. Il secondo è la giusta predisposizione verso le donne. Veramente la Madonna è protettrice del nostro eros eterosessuale, sia nella sessualità, sia nell'agape verso tutte le donne che il Signore ci fa incontrare nel nostro cammino, specialmente le più povere. Il terzo è rappresentato nella guida nella preghiera, dove ci accompagna anche lo Spirito Santo. La Madonna però, ci dice quali cose chiedere a Lei medesima nella preghiera. Il quarto è un aiuto amorevole ad evitare le omissioni sbagliate, spesso verso quelli che più possiamo aiutare e che, anche in questo caso, i Signore, mette sul nostro cammino. Il quinto è che la Madonna ci insegna come ottenere il perdono dal Figlio. Questo è molto importante perché, come il Padre può perdonare i peccati contro di Lui, il Figlio può perdonare i peccati contro il Figlio medesimo e la Madonna. Ringraziamo di vivo cuore la madonna, con ogni mitezza e umiltà, per i tanti benefici che riceviamo.
b) Un secondo pensiero o idea riguarda il modo in cui Dio salva il giusto dall'oppressione del malvagio. A mio avviso, questo avviene sostituendo uno spirito maligno al posto del giusto nei suoi rapporti col malvagio. Il malvagio si trova ad avere a che fare con lo spirito maligno e non più con il giusto oppresso.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

10 febbraio 2011
: guariti salle Sue piaghe (L212)

Gentilissimo Teologo,
Cosa significa “dalle sue piaghe siete stati guariti?” (1Pietro, 2, 25).
A mio avviso siamo guariti dalla nostra immoralità, dalla nostra cupidigia di cose, dal nostro falso benessere.
Le cinque piaghe di Cristo sono fondamento, dunque, di tutta la morale della Chiesa, della sua povertà, della sua umiltà.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

8 febbraio 2011
: risposta a Maurice Bellet (L211)

Gentilissimo Teologo,

risposta al filosofo Maurice Bellet che ha parlato di dialogo con i non credenti in un’intervista concessa ad Avvenire. Il filosofo ripropone il mito dell’uomo religioso come modello astratto, che lui chiama umanistico. In realtà si tratta di un modello molto più figlio dell’illuminismo che dell’umanesimo.Ciò che contesto è la visione euristica che porta a trovare potenzialmente in ogni essere umano un uomo religioso, genericamente inteso. Questa visione porta ad un nuovo modo pelagiano ed illuminista di vedere l’uomo religioso. La religione cristiana è in realtà una religione fortemente inculturata. Ogni non credente, ateo o cosiddetto agnostico ha una sua storia, una sua mentalità, una sua cultura con cui intessere un dialogo incessante e faticoso che può arrivare ad elaborare dei valori condivisi che in parte sono basati sul date a Cesare quello che è di Cesare (ecco che questo “Cesare” va costruito assieme a tutti gli altri esseri umani non credenti), dall’altro sono basati sulla efficacia salvifica della Croce proprio nell’attirerò tutti a me, contro gli effetti del Peccato Originale. In altri termini, non è una novità che tutti i giusti possano salvarsi
mediante Cristo anche se non tutti trovano una strada che è in Cristo. Sono in totale disaccordo con l’idea che dove c’è amore c’è Dio. Può averlo detto un grande filosofo come Feuerbach ed io che sono poca roba a confronto non avrei neanche il diritto di contestare. Ho conosciuto personalmente atei che hanno un amore intenso ma vissuto come forma di controllo e prevaricazione sull’altro. Solo l’amore cristiano ha una specificità che solo mediante la Grazia che promana dalla Croce può illuminare in modo maieutico ogni uomo, traendo da lui spirito di altruismo, di servizio del prossimo, di servizio, di abnegazione, di umiliazione, di vera umiltà e purezza di cuore. Più che dialogo con i non credenti, io preferirei parlare di un farsi prossimo al fratello non credente, nel senso di porsi in ascolto, di testimoniare umanamente i propri valori e, ripeto, di ricerca incessante di valori comuni.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

4 febbraio 2011: l'anima comunica con Dio (L210)

Gentilissimo Teologo,
come io immagino che l’anima comunichi con Dio.
Quanto segue è basato su mera intuizione, teologica, scientifica e filosofica ed è salvo approvazione della santa Chiesa.
A mio avviso, l’anima comunica con Dio in dieci modi diversi.
Ex abrupto. Su iniziativa dell’uomo. Su iniziativa di Dio. Su feedback angelico. Su feedback spiritico. Su iniziativa del diavolo. Ex nihilo. In base ad uno stimolo cerebrale. Per impulso sensoriale. In feedback divino a base di preghiera.
Primo. Si tratta di una modalità improvvisa, basata su ispirazione religiosa, che comunica qualcosa a Dio circa la religiosità dell’individuo.
Secondo. Si tratta di una iniziativa dell’uomo di aprire un dialogo con Dio tramite la propria coscienza, che interroga Dio direttamente.
Terzo. Dio, essendo libero ed onnipotente può prendere l’iniziativa e parlare al cuore dell’uomo nell’anima.
Quarto. Gli angeli possono dare un impulso al dialogo (o comunicazione) con Dio e l’uomo risponde con un feedback all’impulso angelico, ciò che ho chiamato feedback angelico.
Quinto. Gli spiriti, sia immondi, sia buoni sono entrambi demoniaci nel senso in cui questo termine è distinto da diabolico. Essi possono trasmettere degli input all’anima che risponde in feedback a Dio, chiedendo il suo aiuto, il suo soccorso o l’intercessione della Persona di Cristo presso il Padre.
Sesto. Il diavolo, può direttamente o tramite i suoi angeli, prendere l’iniziativa presso l’uomo, principalmente per sedurlo, per ingannarlo, per dargli sentimenti impuri, per accusarlo, per colpevolizzarlo, per dargli istinti autodistruttivi. L’uomo può rispondere con una triangolazione diavolo-uomo-Dio per chiedere il soccorso di Dio.
Settimo. Ex nihilo, cioè senza nessun sentore premonitore, l’anima può rivolgere petizione a Dio che intercede in risposta con insistenza, direttamente, tramite gli angeli o tramite lo Spirito Santo.
Ottavo. Il cervello, cioè come coscienza razionale, può interrogare Dio razionalmente, filosoficamente e teologicamente tramite l’anima.
Nono. Gli impulsi sensoriali, ad esempio lo stimolo sessuale, possono indurre l’anima a rivolgersi a Dio, principalmente per evitare di peccare.
Decimo. Questa modalità può raggruppare tutte le forme di contro-feedback al feedback divino derivante da preghiera.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


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