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Il Perditempo.org: lettere a Famiglia Cristiana, 9

Pensieri e Poesie > Archivio dei Blog e Lettere

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2 maggio 2011
: perfezione evangelica e matrimonio cristiano (L238)

Eccellentissimo Cardinale Scola
Caro don Piero Gallo
Spett.le Famiglia Cristiana,,
ho appena letto un articolo del Cardinale Angelo Scola sul matrimonio cristiano che deve essere un legame pubblico, stabile, fedele e una riflessione di don Piero Gallo sul concetto di perfezione cristiana.
Di San Giuseppe è scritto che essendo un uomo giusto, non volle ripudiare Maria, prima di capire la verità sotto influsso dello Spirito.
In effetti, nell'Antico Testamento il concetto centrale è quello di giustizia che si riempie di nuovi significati, di una nuova Torah, ha detto il Papa, con i Vangeli e il Nuovo Testamento in genere.
Ora, la perfezione ha un orizzonte di possibilità nei Vangeli. Sposando la Chiesa, come fanno i sacerdoti, si può diventare veramente perfetti (Marco, 10, 21): "Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". In altro, punto il Vangelo dice "siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste" (Matteo, 5, 48). E' una esortazione che indica un orizzonte possibile, anche se difficile da raggiungere. Con la dichiarazione congiunta cattolico-luterana sulla giustificazione è stato chiarito che questa perfezione può essere raggiunta per Grazia di Dio e non per i nostri meriti. Siamo perfetti nella fede, se ci sono anche le opere senza le quali la fede è morta. Vorrei ora riallacciarmi al bell'articolo del Cardinale Scola, menzionando un altro punto della Bibbia che dice: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore. Sì, anche quanto allo sposarsi con la Chiesa (sacerdozio) o allo sposarsi con una donna (matrimonio) bisogna confidare in Dio piuttosto che nell'uomo. Questo concetto è ripreso da Gesù con parole dure (Luca, 12, 51-53): "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera". Ecco che riveste la massima importanza il carattere sacramentale del matrimonio, unione pubblica, stabile e fede, come dice Scola, in Dio, nella fede, di fronte al Signore.

Ciao

Andrea Annibale


2 maggio 2011
: uccisione Osama Bin Laden (L237)

Spett.le Famiglia Cristiana,
Ho ricevuto questa dichiarazione da Mitt Romney su Twitter: This is a great victory for lovers of freedom and justice everywhere.
Congratulations to our intelligence community, our military and the
president. My thoughts are with the families of Osama bin Laden's many
thousands of victims, and the brave servicemen and women who have laid
down their lives in pursuit of this murderous terrorist.
Il mio commento: armi cristiane hanno ucciso questo pericolosissimo terrorista. Finche il diavolo ha potere sul mondo è necessario l'uso della forza per estirpare il male ovunque si trovi. Forza e giustizia, con intelligenza e prudenza. Grazie America. Sono un sostenitore di John McCain (che ha rilasciato una analoga bella dichiarazione) e di Mitt Romney.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

28 aprile 2011
: crimini di Mao Tse-tung (L236)

Ciao,
vorrei fare un commento sull'articolo che riguarda i crimini di Mao Tse-tung apparso su l'Avvenire.
Non ho nulla da dire sul merito di quanto affermato in ordine ai crimini di Mao.
Mi pare però che l'approccio metodologicamente più corretto sia comparativo. Cioè, si dovrebbe paragonare la Cina pre-comunista alla Cina di oggi sul piano diacronico e la Cina di Mao ad altri Paesi non comunisti come l'India sul piano sincronico.
L'enorme progresso della Cina nella lotta contro la fame e la povertà, per l'indipendenza politica e militare dal Giappone e dall'Occidente, nella lotta contro analfabetismo, pornografia e prostituzione è un dato acquisito.
I risultati oggi visibili, che mi pare mettano la Cina avanti all'India per esempio, sono stati inframmezzati da una via crucis di sofferenze inenarrabili e crimini atroci come in tutto il mondo del socialismo reale.
La visione cristiana vede progredire l'umanità verso il traguardo definitivo della Redenzione in Cristo e quindi, pur tenendo conto della malvagità dell'uomo e delle conseguenze devastanti del Peccato Originale, resta fondamentalmente ottimista.
Certo rimane il problema della libertà, prima di tutto la libertà religiosa. Non è però che altri Paesi non comunisti stiano così bene quanto a libertà di evangelizzare.
Si conferma la mia opinione che solo le società cristiane perseguono in modo perfetto il Regno di Dio mentre le società non cristiane ci arrivano per una via indiretta e più imperfetta. Ho espresso questo concetto con l'idea dell'"ascensore" tra la città degli uomini e la città di Dio.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

28 aprile 2011
: la medicina della superbia (L235)

Ciao Teologo e buona giornata don Giusto,
sottopongo alcune riflessioni maturate oggi contemplando il volto del Signore alla Chiesa del Santo Volto a Torino, in quanto ho portato in Curia Arcivescovile una busta per don Piero Gallo.
1) Ho capito che nel volto di Cristo rispecchiavo me stesso in modo imperfetto, come se io fossi in realtà in competizione con il Signore. Penso, parlando di psico-teologia che questa competizione psicanalitica con il Cristo sia controproducente, forse addirittura alienante. Ho pregato intensamente la Madonna di aiutarmi a non sentirmi mai più in competizione con il Signore per accettarmi per quello che sono, con i miei pregi e i miei limiti.
2) Ho pensato che la Madonna è veramente la madre dei filosofi. Questa Madonna Filosofica l'ho invocata perché mi aiuti a capire meglio la filosofia.
3) Ho pregato il Signore, infine, di darmi una medicina per la superbia che alligna in noi tutti. Una tentazione fatale. Penso di aver ricevuto una saggia ispirazione: una delle medicine spirituali della propria superbia è quella di saper riconoscere la grandezza degli altri, specialmente dei beati e dei santi.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


27 aprile 2011
: impegno dei cristiani nella Storia (L234)

Cosa sarebbe successo in Russia nel 1917 se la Rivoluzione fosse stata condotta dai cristiani di Russia anziché dai marxisti leninisti? In realtà, gli ortodossi interpretano molto restrittivamente il "date a Cesare quello che è di Cesare" come se non si potesse coinvolgere i cristiani nel potere politico. A volte questa posizione di disimpegno, sempre ritenuta eretica, è presente anche in ambito cattolico. Cattolici e protestanti sono già alleati nella NATO (un ecumenismo politico, militare e strategico) per guidare assieme i grandi cambiamenti della Storia e perché non si ripetano mai più gli errori commessi di fronte alla rivoluzione nazista di Hitler, di fronte alla quale cattolici e protestanti si sono presentati divisi e impotenti, se non conniventi e di fronte alla rivoluzione russa, quando il cambiamento contro il regime corrotto e arretrato degli Zar è stato guidato dai marxisti. Errori teologici sono all'origine di gravissimi drammi umani e storici. Ogni forma di disimpegno cristiano dalle vicende politiche, belliche e strategiche è foriero di nefaste conseguenze nella Storia degli uomini.

27 aprile 2011
: viva Berlusconi e Napolitano (L233)

Mi sono ampiamente ricreduto, in senso positivo, sul Premier Silvio Berlusconi. Si dice che sia prono di fronte agli interessi Francesi. Secondo me invece è un vero statista. Ha sbugiardato le mire fantasiose e perverse di Umberto Bossi, allineandosi ad una linea di amicizia atlantica e di buon senso, come anche indicato dal grandissimo Presidente Giorgio Napolitano, che sinceramente mi stava antipatico e che ho, pure lui, sottovalutato. Viva Berlusconi, viva l'Italia …

24 aprile 2011: ancora sul potere di Satana sul mondo (L232)

C'è una grande confusione tra male e Maligno, innescata anche da traduzioni a mio modesto avviso erronee del Padre Nostro. Pregare di essere liberati dal Maligno è equivoco in quanto solo Cristo, al suo ritorno nella Gloria, ci libererà dal Maligno. Se invece per Maligno si intende la tentazione, la traduzione diventa pleonastica ed è meglio tradurre "liberaci dal male" come fa la Chiesa cattolica. Nella fede, chi segue il male segue però Satana. Seguire il male e servire il Maligno è la stessa cosa. Il Maligno ha un potere coercitivo su coloro che, per mancanza di fede, lo adorano (Apocalisse, 13, 12). L'Apocalisse mostra che c'è un alternanza di tempi: la Bestia ha il suo tempo, la sua occasione propizia, prima che irrompano "l'ira e la tortura" al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello (Apocalisse, 14, 10). Anche nella vita di Cristo c'è un tempo in cui le tenebre trionfano. Perché questo accade? Non c'è altra risposta, restando nell'ambito del cristianesimo, se non nella necessità messianica che impone il suo disegno sul Male. Heidegger disse che "solo un dio ci può salvare". Per questo la Chiesa insegna che il Peccato Originale sarà tolto solo con il ritorno di Cristo nella Gloria. Il termine "adorare" che si è appena citato dall'Apocalisse ritorna nelle tentazioni di Gesù nel deserto quando Gesù, nella terza tentazione, risponde al Maligno "adora il Signore Dio tuoi e a lui solo rendi culto. C'è un mutamento totale di prospettiva dall'A.T. all'Apocalisse. Mentre nell'A.T. la perversione dell'umanità porta alla sua distruzione (si veda soprattutto l'episodio del Diluvio Universale), nell'Apocalisse l'esito è quello di una catarsi, di una purificazione totale dal male che termina con il trionfo di Dio e dei suoi angeli. Circa il potere coercitivo della Bestia, ci si può sottrarre ad esso "osservando i comandamenti di Dio e con la fede in Gesù" (Apocalisse, 14, 12). Si pone un ultimo problema. I potenti saranno giudicati con maggiore rigore ma, generalmente parlando, i potenti servono Dio o Satana? In realtà, la parabola dell'erba buona e della zizzania non fa distinzione tra potenti e non potenti. Apparentemente, ci sono potenti malvagi e potenti giusti. Quindi, la risposta circa il potere di Satana sul mondo è quella di una dialettica molto complessa, fatta di andirivieni, di vittorie e sconfitte, tutto alla luce della Signoria di Dio sull'Universo e della sua bontà e Provvidenza. E' possibile la vittoria sul Maligno dopo essere passati attraverso una serie di "prove" che si superano nelle opere e nella fede, in quanto ognuno sarà giudicato secondo le sue opere (si veda Matteo, 25 e Apocalisse, 20, 23). Il bene, alla fine vince, ma il mezzo c'è un mare di dolore e di sofferenza, forse inevitabile corollario della libertà umana e dell'affidamento del mondo che Dio ha fatto a favore dell'uomo.

22 aprile 2011
: cinque concetti (L231)

Gentilissimo Teologo,

riflettevo su questi cinque concetti: cioè l'amore, la bontà, la legge morale, la verità e la grazia.
Intravedo sette relazioni tra di esse alla luce di quello che ho chiamato "giansenismo piemontese" e che, in realtà, di giansenista ha ben poco. Si tratta, in effetti, un tentativo di sintesi del pensiero di quattro grandi santi con poco di originale: Sant'Agostino, San Gregorio Magno, San Domenico e Sant'Ignazio di Loyola.
Vorrei diventare un padre domenicano.
Comunque, tornando all'argomento, ecco ciò che lega secondo me i cinque concetti elencati.
1) Verità e amore. L'amore può tacere la verità? Dio ha taciuto Cristo per millenni e allo stesso tempo lo ha preannunciato in varie epoche e culture. Tutta la Storia che precede Cristo parla di Lui.
2) Verità e grazia. E' questo il famoso binomio giovanneo. La verità e la grazia sono venuti per mezzo di Gesù Cristo. Il Vangelo dice che uno solo è buono ed è il Padre. Ma tramite Cristo è venuta la grazia. Di quale grazia si parla? Probabilmente, della possibilità di amare Dio, il vero unico Dio e il prossimo in Cristo, piuttosto che negli dei pagani.
3) Amore e legge morale. La Bibbia dice "può la madre scordarsi del suo bambino?". Ora la Prima alleanza è fondata sulla bontà di Dio per suo figlio Israele, primogenito, e per l'intera umanità, secondogenita. Dopo aver creato l'uomo, ecco che Dio manda la Legge e i Profeti. Come si legge nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro.
4) Amore e grazia. C'è un nesso indissolubile tra amore e grazia tanto che la Bibbia dice che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito.
5) Grazia e legge morale. Soltanto nella grazia possiamo seguire la legge morale. Chi è privo della grazia di Dio non è in grado di seguire la legge morale, a mio avviso.
6) Verità e legge morale. La verità e la legge morale sono legate in questo: che chi osserva i comandamenti viene da Dio, come dice il Vangelo "dai frutti li riconoscerete".
7) Bontà di Dio e grazia. Quale segno maggiore della grazia di Dio se non la manifestazione della sua bontà?
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


20 aprile 2011
: Cucci sulla superbia (L230)

Ciao don Giusto,

Gentilissimo Teologo,

vorrei sottoporre alcune osservazioni circa l’articolo di Giovanni Cucci su La Civiltà Cattolica quaderno numero 3859 del 2 aprile 2011, pp. 48-59, dedicato al vizio della superbia.
Innanzitutto, vorrei cominciare dalla fine dell’articolo, dicendo che, proprio nel nome di Ignazio di Loyola prego per i fratelli di Port Royal, specie quelli che non hanno accettato di riconciliarsi con la dottrina cattolica.
Mi professo cattolico romano quanto alla fede, giansenista quanto al concetto di Grazia e gesuita quanto al concetto di peccato, e proprio questo eccellente articolo mostra quanto sia grande la dottrina dei padri gesuiti.
Quindi, voglio dire che ho apprezzato moltissimo l’articolo ma questo non mi esonera da alcune riflessioni anche polemiche.
Non si deve confondere, in secondo luogo, la malattia psichiatrica con la superbia. La paranoia, intesa come convinzione di essere perseguitati, è un sintomo psichiatrico e non un sintomo di vizio morale, come la superbia. Anzi, il superbo spesso si sente come un pavone ammirato da tutti, altro che essere perseguitato!
Neppure, in terzo luogo, si deve confondere la superbia con l’errore. Se chiamo “Sergio” un signore che si chiama “Matteo” è un errore, non un peccato.
In quarto luogo, il cristiano riceve eccome persecuzioni, e queste sono mirabilmente distinte da San Gregorio Magno in persecuzioni fisiche e persecuzioni psicologiche. Questo visto che Cucci cita proprio San Gregorio Magno in merito alla superbia.
In quinto, luogo, non bisogna vivere nel dubbio di essere superbi e scusarsi con tutti per questo dubbio. Excusatio non petita, accusatio manifesta …
In sesto luogo, se in una persona ci sono le seguenti tre cose, sicuramente non c’è la superbia: 1) il sacramento del battesimo e della cresima, 2) la preghiera costante come insegnata da Cristo e 3) la frequentazione della eucarestia, specie quotidiana. Queste tre cose sono segno, pegno e speranza fondata della Grazia e della Verità portate da Cristo. Il diavolo e Cristo non possono consistere in una stessa persona.
Da ultimo, credo che il superbo abbia sei caratteristiche, con ciò mi permetto di esprimere una mia classificazione del vizio: 1) crede di essere un dio (anziché “crede di essere Dio”); 2) inganna e tenta di ingannare (questo elemento è sottovalutato da Cucci); 3) è privo di carità (questo elemento è visto da Cucci come contrario della superbia, ma l’opposto della superbia è la umiltà non la carità), essendo privo di carità sicuramente è all’opposto dell’umiltà; 4) ha amore per sé stesso solamente (cioè non ama Dio e non ama il prossimo); 5) è ingannato egli stesso e vive in una dimensione di continuo auto-inganno; 6) scambia Lucifero per Dio.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi


19 aprile 2011
: San Giorgio uccide il drago (L229)

Ciao don Giusto,
sono appena tornato dalla Parrocchia Sacro Cuore di Maria in San Salvario Torino dove faccio il volontario rispondendo al telefono e dove ho poco fa letto un intervento su La Civiltà Cattolica, San Giorgio senza drago, di George Nedungatt, quaderno 3859, 2 aprile 2011, pp. 20-29.
Mi pare che qualunque santo possa essere classificato in relazione a tre distinti piani.
1) Il piano degli avvenimenti realmente accaduti. Questo piano deve essere indagato in modo storico critico.
2) Il piano devozionale. Include le lodi e le preghiere popolari e la devozione stabilita dalla Chiesa Cattolica (o altra Chiesa cristiana). Cioè la devozione popolare ed ecclesiale.
3) Vorrei però soffermarmi su un terzo piano che è il piano mistico-simbolico (detto anche misterico) che riguarda propriamente il drago. Qui si intravvedono, a mio modesto avviso, quattro significati concernenti l'uccisione del drago. 1) Il drago è la tentazione. San Giorgio è stato grande nel vincere la tentazione del male. 2) Il drago rappresenta uno spirito immondo. 3) Il drago rappresenta le tenebre e la loro forza nel mondo. 4) Il drago rappresenta l'autorità pagana. Nel mito, l'autorità pagana chiedeva come contributo degli animali, probabilmente alludendo ad un contributo di tipo fiscale. Poi chiede come contributo di esseri umani. Qui c'è a mio avviso un'anticipazione del tema medioevale dello ius primae noctis. Ecco che san Giorgio diventa il simbolo della vittoria su tutto ciò che minaccia la vita del cristiano.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

14 aprile 2011
: cristianesimo, produzione di armi e guerra (L228)

Vorrei rispondere alla lettera di Ernesto Olivero dedicata ai temi della pace, delle armi e della guerra, lettera apparsa su Famiglia Cristiana del 17 aprile 2011, n° 16.
Saremo liberati dalle armi e dalla guerra per la bontà dell'uomo o per la bontà di Dio?
Un ebreo ha una volta chiesto: "Gesù, se tu eri veramente il Messia, perché c'è ancora la guerra e l'industria delle armi?".
L'Antico Testamento dice "maledetto l'uomo che confida nell'uomo".
Oggi siamo più che mai chiamati a rispondere in termini di fede, dal momento che nuove utopie, come quella bellissima di Olivero, ci interrogano.
Partiamo da un dato di fatto, esiste un arsenale bellico con un potere di intervento e distruttivo enorme.
Chi deve avere il controllo di questo arsenale? Chi deve decidere se schiacciare il bottone?
Io rispondo così: supponiamo che fra cento anni ci sia una ONU più forte capace di intervenire nella pace e con la diplomazia e che non si fabbrichino più armi ma fiori, simbolo di pace e fratellanza.
Diremo tutti: "ha avuto ragione, per fortuna, e santamente Ernesto Olivero che cento anni fa aveva auspicato tutto ciò che ora stiamo vivendo".
Ma come ha detto Keynes, nel lungo periodo siamo tutti morti. E rischiamo di esserlo veramente alla luce dell'arsenale nucleare.
Ora, i cristiani in questi prossimi decenni sono sottoposti ad un dilemma. Lasciare la produzione delle armi nelle mani dei non cristiani e lasciare le decisioni circa il loro uso nelle mani dei non cristiani oppure dire: ci vuole il consenso della Chiesa, non come istituzione ma come comunità dei credenti e anche come istituzione, per schiacciare il bottone che sgancia la bomba.
La scelta è fra il disimpegno pacifista e l'impegno pacifista.
Ecco che Ernesto Olivero, con cui sono d'accordo, aderisco alla sua bellissima utopia, non dà una risposta chiara su questo punto.
A me pare che la risposta, chiarissima, si trova nel Catechismo della Chiesa cattolica e si articola come segue.
Primo. Gli uomini sono esposti alla guerra per un motivo preciso, perché sono peccatori. Chi dice che l'umanità non è peccatrice fa di Dio un bugiardo. Chi fa di Dio un bugiardo è un utopista pelagiano e non un cristiano ortodosso. Oppure, la smetta di definirsi cristiano. Chi dice che gli uomini, in quanto peccatori possono liberarsi del peccato della guerra e della produzione delle armi a prescindere dalla venuta del Cristo è un non cristiano, la smetta di definirsi cristiano. Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra come dice anche il Vangelo e come ribadisce santissimamente la Gaudium et Spes, 78, fino alla venuta di Cristo. Chi nega questo, è un materialista ateo che nega il Peccato Orginale e va contro la dottrina della santa Chiesa.
Secondo. I cristiani non possono disimpegnarsi quanto alla produzione e al commercio delle armi, ma, tramite i politici cattolici e protestanti, interessarsene più che mai affinché e proprio perché il male inevitabile della guerra non porti a nuovi nazismi e le armi vengano usate responsabilmente. Infatti, "la produzione e il commercio delle armi toccano il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale. Le autorità pubbliche hanno quindi il DOVERE e il DIRITTO di regolamentarli". Regolamentarli non significa abolirli. Toccano significa coinvolgono. Si auspica che le autorità pubbliche si facciano ammaestrare dalla santa Chiesa in questo compito di regolamentazione e che nella stanza dei bottoni ci siano anche esponenti della religione cristiana assieme ad esponenti non credenti o di altre confessioni religiose. Siamo quindi per una religione dell'impegno e non del disimpegno in questa regolamentazione che implica le decisioni cruciali circa l'uso della armi.
Terzo. Non siamo liberati dalla guerra per la semplice bontà dell'uomo ma per l'opera salvifica del Messia che per noi cristiani è Dio. Ecco perché la Chiesa afferma che siamo esortati a a pregare ed a operare perché "LA BONTA' DIVINA [sottolineo divina e non umana] ci liberi dall'antica schiavitù della guerra.
Quarto. Quando esisterà, abbiamo ipotizzato fra cento anni, speriamo prima, una autorità internazionale competente questa dovrà essere munita di FORZE EFFICACI e si riproporrà di nuovo il problema dell'eventuale uso delle armi da parte di tale autorità internazionale. La pace va sempre cercata esaurendo tutte le possibilità di un pacifico accomodamento. A determinate strette condizioni da considerare CON RIGORE non si può negare ai governi il diritto ad una legittima difesa.
Ciò che leggo nel Catechismo della Chiesa Cattolica dovrebbe completare il pensiero dello stimatissimo ed anzi venerabile Ernesto Olivero.
Comunque, prego per il SERMIG che si innesta in una sensibilità religiosa santissima che però non è la mia. La sensibilità di Ernesto Olivero è quella dei santi sociali. La mia è un incontro tra pensiero gesuita (quanto al Peccato Originale e alla morale del peccato) e quella giansenista (quanto alla fede, alla verità, alla Grazia).
Da torinese di adozione come Ernesto auspico ogni benedizione della Madonna per tutte le iniziative che Ernesto Olivero vorrà prendere.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

9 aprile 2011
: la Grazia per possedere i beni (L227)

Ciao Teologo,
scusa se ti disturbo.
Stavo riflettendo su tre tipi diversi di Grazia per la povertà ed il possesso dei beni.
1) Il primo è la Grazia che mi ispira San Domenico ed è distacco sublime e supremo dai beni terreni.
2) Il secondo è la Grazia che mi ispira San Francesco ed è rinuncia assoluta ai beni terreni.
3) Il terzo concetto, che faccio mio proprio e personale, e che mi ha ispirato una preghiera che ho recitato è la possibilità di tenere i beni come propri per la bontà di Dio, ricordandomi delle parole del Signore, "uno solo è Buono". Il Padre, che è buono, può permettere per la sua bontà di possedere dei beni.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


9 aprile 2011
: sette promesse a Karol (L226)

Caro Karol, ora che sei in Paradiso, ti faccio sette promesse
1) cercherò di essere santo perché il Signore, che tu hai testimoniato, è Santo
2) cercherò di essere il gattino della Madonna perché tu Le hai detto "totus tuus"
3) offro la mia malattia a Dio, come tu hai offerto a Dio la tua ferita nell'attentato che hai subìto
4) mi affido alla felicità che solo Cristo può dare come tu ti sei affidato
5) cercherò di essere amico di tutti i giovani a tua imitazione
6) cercherò di amare il mio prossimo come tu l'hai amato, sapendo che in tale amore troverò la mia felicità
7) infine mi ricorderò sempre della misericordia di Dio, come tu ci hai ricordato che il Signore è dives in misericordia

Ciao
Il gattino, il tuo micetto, Andrea Annibale, nella speranza di diventare tuo amico nell'aldilà

7 aprile 2011
: mito lombardo e padano? (L225)

Il popolo lombardo, cui appartengo come bresciano per il ramo paterno della mia famiglia, è un popolo laborioso, civile, rispettato.
La relativa Regione, la Lombardia, non ha mai avuto una epopea storica gloriosa come il Veneto al tempo delle Repubbliche Marinare, il Piemonte al tempo del Risorgimento e, soprattutto, il Lazio al tempo dell’Impero Romano. Quest’ultimo ha fatto nientemeno la Storia d’Europa assieme alla civiltà ebraica, cioè Gerusalemme e Israele.
Conquistata prima dai romani poi dai longobardi, poi Comune autonomo e capitale di un piccolo ducato sotto dominazione francese e spagnola, poi conquistata dall’Austria e infine liberata dalle truppe franco piemontesi, deve il suo nome a un popolo straniero. La relativa diocesi del capoluogo, Milano, prende il nome da un vescovo di famiglia senatoria romana nato a Treviri al confine tra Francia e Germania.
Sono orgoglioso di essere mezzo lombardo e mezzo piemontese, ma il mito storico che la Lega Nord vuole costruire attorno alla Padania e, più specificamente, attorno alla Lombardia, proprio non sta in piedi.
Non si governa l’Italia con quattro idee confuse in testa e con un po’ di buone lagnanze.
Al momento vedo tanti spot e tanti slogan e poco arrosto da parte della Lega Nord. Comunque ogni popolo ha la sua dignità e anche la Padania merita il suo rispetto. Con tanti auguri, bisogna riportare la testa ed i piedi al posto giusto, per l’evidenza storica che insegna cose diverse dalla propaganda leghista.

Codice commenti (per indice analitico): da L225 a L253


25 giugno 2011: perché Dio permette che esista l'inferno (L253)

Gentilissimo Teologo
Caro don Giusto,
mi sono domandato: se Dio è buono, perché permette l'esistenza dell'inferno e perché lascia che il malvagio vi vada?
Innanzitutto, la Chiesa preferisce parlare di persona che muore in peccato mortale.
Una prima risposta che mi sono dato, è una sorta di legittima difesa: Dio lascia che sia il diavolo a "gestire" il malvagio perché detesta occuparsene.
Ho anche sostenuto che all'inferno le anime non sono sottoposte a qualunque sopruso che il diavolo desideri per un arbitrio illimitato ma solo ad un giusto contrappasso che Dio permetta. Dio è infatti il Signore del Cosmo e della Storia e certamente il diavolo può operare perché Dio lo permette.
Oggi vorrei integrare queste riflessioni, dicendo che bisogna ripartire dal Padre Nostro: rimetti a noi i nostri debiti. I debiti di chi muore in peccato mortale sono troppo gravi e grandi per essere rimessi. Vengono dunque pagati, tramite il pianto e lo stridore di denti, all'inferno.
Una Associazione che si chiama "Figli in cielo" immagina e, se capisco bene, promette come consolazione, anzi come ministero della consolazione, che le anime dei figli morti siano in Paradiso.
Un teologo ha sostenuto che forse all'inferno ci sono solo i diavoli.
Quale consolazione può avere un padre o una madre il cui figlio è mancato prematuramente. Io, dico, se credente, l'estrema fiducia nella giusta giustizia di Dio.
Un ultima ragione per cui un'anima può finire all'inferno è rappresentata dal fatto che tale anima potrebbe nuocere alle altre anime se finisse in Paradiso. Sarebbe dunque per la bontà di Dio che esiste la possibilità della dannazione, per l'amore che Dio ha per le anime dei giusti.
In cosa pecca la dottrina della salvezza universale. Essa dice al malvagio che non c'è per lui l'inferno … Ma la Bibbia dice di ammonire il malvagio perché i giusti saranno chiamati a rispondere, se non dovutamente ammonito, della sua sorte.
Le parole sono in Ezechiele (3,18): "Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te".
Incalza Ezechiele (3, 19): Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
E' ancora Ezechiele che dice (3, 20): "Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l'avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te". E conclude (3, 21): "Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato".
Ecco che la teoria della salvezza universale va contro queste chiarissime parole della Bibbia …
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

24 giugno 2011
: la pace nell'incontro con Dio (L252)

Gentilissimo Teologo, Caro don Giusto,

Invio per conoscenza lettera inviata a Don Piero Gallo per il commento su La Stampa sul tema della costruzione della Pace.

Don Piero, non ti scrivo per essere pubblicato ma per risanare me stesso confrontandomi con il tuo insegnamento. Quando Mosè sale sul monte Sinai per ricevere le Tavole della Legge non si mette a discutere di moralità con gli israeliti. Non cerca la gloria che gli uomini si danno l’uno con l’altro né la pace che gli uomini si danno l’uno con l’altro. Si mette alla ricerca di Dio. Volgiamo lo sguardo al Signore perché da questo contatto con il divino sgorgano le più grandi meraviglie della Storia. Non per nulla si parla di preghiera ad Assisi per la Pace di tutte le religioni. Cioè le religioni non sono di per sé stesse fonte di pace (la Storia mostra semmai spesso il contrario) ma gli uomini di pace sono figli di Dio nel momento in cui, come Mosè sul Sinai, vanno alla ricerca di Dio nella preghiera. Non si può fare la pace senza la giustizia ed il perdono (Giovannni Paolo II) che sono poi la via maestra della grazia che Dio ci ha donato nel Figlio. Perciò io penso che la pace sia più frutto della fede che della religione perché fede e religione non sono la stessa cosa.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi


21 giugno 2011
: cosa significa essere madre di Cristo (L251)

Ho seguito con attenzione il dibattito circa il secolarismo, il rischio della scomparsa della fede nella nostra società occidentale contemporanea.
Vorrei sottoporre alcune riflessioni circa un passo del Vangelo in cui si dice che, se facciamo la volontà del Padre, siamo madre di Gesù. E' uno dei pochi passi in cui si parla di madre anziché di padre come figura ideale, paradigmatica e divina.
Cosa fa la madre? La madre è dazione di sé stessa nel custodire e nel procreare. Infatti, custodisce il bambino nel grembo per nove mesi e contemporaneamente lo procrea.
Mi viene in mente che il pesce che inghiotte Giona nella nuova traduzione italiana del Talmud avrà un nome femminile perché rappresenta meglio la metafora dell'utero materno.
Ora, nella riflessione femminista contemporanea si sottolinea molto l'importanza del divino nella figura materna. Pochi passi di San Paolo appaiono misogini ma in genere nel Vangelo la donna ha un'importanza centrale.
Ora si parla di dare nel dare a Cesare quel che è di Cesare, si parla di dazione in tutta la Bibbia. Si dice che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito e l'amore del credente verso il Figlio è il fargli da madre! Cioè custodirlo e ri-procrearlo. Ma cosa significa custodire Cristo e procrearlo?
Siamo chiamati continuamente a custodire e ri-procreare questo dono immenso che il Padre ci ha fatto.
Nel Prologo al Vangelo di San Giovanni si dice che le tenebre non lo hanno accolto. In realtà, queste tenebre non possono essere considerati genericamente i giudei del tempo perché era impensabile che la cultura giudaica come tale, anziché pochi eletti, riconoscesse il Cristo. Infatti, Gesù violava due precetti fondamentali, due pilastri, della fede giudaica: il sabato ed il farsi Dio. Meglio è dire che le tenebre rappresentano i malvagi, quelli stessi che - detti in peccato morale - vanno all'inferno dopo la morte.
Ora, nel custodire Cristo vediamo rappresentato tutto il Creato e nel ri-procrearlo siamo chiamati ad un opera di collaborazione alla ri-creazione della Storia verso l'esito escatologico della Gerusalemme celeste.
Ecco che il compito della Chiesa è quello di fare di madre al creato e alla Storia in Cristo.
In passato si è pensato che questo compito fosse assolto essenzialmente con la trasmissione della fede. Ma questo è un concetto parziale.
Nel Corano viene lodato un uomo che ha dato acqua ad un cane. Nel Vangelo si parla di briciole mangiate dai cagnolini. Nella parabola del buon samaritano e in Matteo, 25 si parla di fare del bene agli altri cioè custodirli e ricrearne la storia personale, dando un esito diverso da quello drammatico che le sventure della vita farebbero attendere.
Si deve anche considerare che il Vangelo dice di non dare le perle ai porci e le cose sante ai cani. Cioè, la fede che abbiamo non sempre può essere proposta come tale, cioè come l'abbiamo concretamente, spiritualmente e storicamente ricevuta. In questo senso la laicità e secolarizzazione della società è un esito persino scontato.
Oggi, nell'Occidente maturo, l'agire cristiano si misura soprattutto per quanto sappiamo essere madre di Cristo, cioè custodire i fratelli atei, laici e agnostici e ricrearne la storia.
Questo passa attraverso un dare materno che il femminismo cristiano sta studiando.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi


17 giugno 2011
: effetti del Peccato Originale (L250)

Gentilissimo Teologo,

Ho letto questa mattina l'articolo di Giandomenico Mucci, su La Civiltà Cattolica, quaderno 3862 (21 maggio 2011), La verità e lo scandalo, pp. 351-356.
Negli effetti del Peccato Originale, bisogna secondo me, distinguere ciò che è originato direttamente e ciò che è originato indirettamente.
Nel primo ordine di cose ci sono le maledizioni: maledizione del serpente e maledizione del suolo per causa dell'uomo.
La maledizione del serpente si riferisce a Satana nella sua opera di accusatore dell'innocente e di tentatore. La maledizione del suolo è per causa dell'uomo. Ciò significa che l'uomo è causa del suo stesso male.
Nel secondo ordine di cose ci sono le carestie, le guerre, i terremoti, il dolore, gli effetti di tutto ciò che è naturale. La crudeltà della natura è ora sull'uomo e nell'uomo.
L'esposizione alle leggi di natura non era voluta da Dio ma è conseguenza della cacciata dal Paradiso Terrestre.
Ecco che l'uomo è posto in una posizione intermedia tra gli angeli e la brutalità della natura.
Mi ha colpito molto la frase finale che chiude l'articolo e tratta da un libro di F. Lambiasi: "questa è la salvezza: non sempre siamo salvati dal dolore, ma sempre veniamo salvati nel dolore".

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

12 giugno 2011
: In Ecclesia, Salus (L249)

Gentilissimo Teologo,
Vorrei esprimere il mio pensiero in ordine al motto In Ecclesia Salus con riferimento a tre aspetti: la verità, l'amore e la libertà.
L'amore deve essere usato responsabilmente: la Chiesa ci istruisce in ordine ad un uso corretto dell'amore.
La verità non è facile da trovare: la Chiesa ci guida nell'interpretare correttamente la Scrittura e la verità filosofica.
La libertà può essere usata impropriamente: sebbene sia vero che la Chiesa è luogo di libertà oltre che di verità (come insegnano Rosmini, Newman e don Giussani), la libertà deve essere usata in modo costruttivo, alla luce dell'amore per Dio e per il prossimo.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

9 giugno 2011
: dove c'è lo Spirito c'è libertà (L248)

Gentilissimo Teologo
Gentilissimo Cardinale Ravasi
Caro don Giusto Truglia,
Credo che per capire la frase di San Paolo (dove c'è lo Spirito c'è libertà da Famiglia Cristiana N.24/2011, p. 131) si debba pensare alla forza liberatoria dello Spirito di Dio da quelle cose che tolgono la libertà.
Si tratta di sei forme di ignoranza.
Qualche giorno fa parlavo di tre cristianesimi, un cristianesimo dell'amore (tipo San Francesco d'Assisi), un cristianesimo della verità (tipo San Domenico) e un cristianesimo della grazia (tipo santa Teresa d'Avila). Certo, tutti e tre gli elementi - amore, verità e grazia - accompagnano la fede di qualunque cristiano ma in ognuno di noi è, secondo me, preponderante uno dei tre elementi.
Personalmente, mi sento un cristiano della grazia.
Ora, credo che lo Spirito di cui parla San Paolo sia essenzialmente Spirito di Verità che dissipa l'ignoranza, come dicevo, in ordine a sei aspetti.
Primo, l'ignoranza di Dio come si trova nell'agnosticismo e nell'ateismo.
Secondo, l'ignoranza dell'etica filosofica per cui siamo nelle tenebre dell'ignoranza comunemente detta.
Terzo, l'ignoranza della legge morale che potremmo chiamare anche l'ignoranza della carne per cui siamo sotto la carne e non sotto lo Spirito.
Quarto. L'ignoranza della Scrittura. Non ci fa capire che tutto il magistero della Chiesa è orientato alla libertà del credente mediante una migliore comprensione della Parola di Dio.
Quinto. L'ignoranza di Cristo. Non ci fa capire, questa forma di ignoranza, che non siamo più sotto la Legge ma sotto la Grazia.
Sesto. L'ignoranza della trascendenza nel suo insieme. Questa ignoranza ci fa cadere nel panteismo, nell'apostasia, nell'eresia.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

7 giugno 2011
: i quattro pilastri della mia ignoranza filosofica (L247)

La mia ignoranza filosofica mi porta ad una rivisitazione creativa di quei pochi concetti di filosofia che mi sono rimasti impressi dal Liceo.
Esprimo questa ignoranza in quattro convinzione fondamentali che chiamo pilastri.
1) Primo pilastro. Il senso dell'Essere, lo prendo da Husserl, nel sento che ontologia e fenomenologia sono per me la stessa cosa come per Wittgenstein ontologia e linguaggio si mescolano.
2) Secondo pilastro. Il senso di realtà lo prendo da Heidegger in Derrida (cioè Derrida migliora Heidegger). Se Heidegger fosse il giovane ricco, Gesù gli direbbe "una sola cosa ti manca: la Speranza".
3) Terzo pilastro. Sartre lo cristianizzo, nel senso che la Nausea è per me essenzialmente la nausea per il male.
4) Quarto pilastro. A Nietsche rispondo con il "me ne frego" fascista e specificamente del fascismo cristiano. Non è granché ma non mi viene in mente niente di meglio …
Ciao
Andrea Annibale Chiodi


7 giugno 2011
: ama e fa ciò che vuoi, Sant'Agostino (L246)

Cosa intende sant’Agostino quando dice “ama e fa ciò che vuoi”? A mio avviso intende dire ciò che dice il Prologo al Vangelo di San Giovanni quando dice che la Verità e la Grazia sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Infatti, sotto la Verità stanno la fede, la scienza, la ragione illuminata da Dio; sotto la Grazia stanno l’amore e la speranza, nonché la gioia, la fratellanza cristiana e lo spirito di povertà. Le beatitudini stanno sotto la Grazia; la giustizia sotto la verità.
Quindi, “ama e fa ciò che vuoi significa che chi è nell’amore, quindi nella Verità e nella Grazia, sicuramente non pecca”.
Ora come è possibile che il giusto, abusando del libero arbitrio, divenga un malvagio, commettendo peccati mortali.
Non c’è altra spiegazione se non nel fascino del male per il quale, nel senso di Sartre, bisogna provare la giusta nausea. Chi non è nauseato dal male a sufficienza, rischia di cadere nelle insidie di Satana.


4 giugno 2011
: fare rete (L245)

Caro Teologo,
Stavo riflettendo su un concetto bellissimo che ha usato il direttore di Famiglia Cristiana don Sciortino cioè quello di “fare rete”.
Intravedo svariati significati del “fare rete”.
Un significato spirituale, cioè pregare per le anime del Purgatorio e per le anime dei vivi perché si salvino.
Non si può che soffrire per ogni anima che va all’inferno e gioire per ogni anima che va in Paradiso. Personalmente, come San Tommaso Apostolo non ha creduto prima di toccare la ferita del costato e le ferite dei chiodi, anch’io voglio essere in Paradiso e dire “Ecco, che bello il Paradiso, ora credo!”.
Ma forse è meglio credere già fin d’ora nell’impossibile, cioè andare in Paradiso.
Chi ha sofferto molto in questa vita, stenta a credere in un salto così bello come la camminata che ci porta in Paradiso …
Un secondo significato di “fare rete” è fare la carità ed essere santi ognuno secondo i propri talenti, che sono individuali e caratterizzati per ciascuno. Ciò significa che la chiamata alla santità è universale, ma poi il cammino storico della vita cui ciascuno è chiamato è individuale.
Un terzo significato di fare rete è economico. A differenza delle società calviniste, noi cattolici crediamo che, per quanto riusciamo a salvarne, nessuno deve essere lasciato indietro.
Un quarto ed ultimo significato è quello umano. Fare rete umana e psicologica verso chi soffre, specialmente psichicamente, è fare provare quell’affetto paterno e fraterno che alcune persone non hanno mai provato.
Ciao
Andrea Annibale Chiodi

1° giugno 2011: come si va all'inferno (L244)

Perché si va all’inferno?
C’è una grande confusione tra malvagità e peccato.
Il peccato può essere l’errore di un giusto, anche grave, come nel caso di Davide con Uria l’Ittita. Il giusto non diventa malvagio a causa del peccato. Se possibile evita il peccato ma, accettando la Grazia di Dio e la Verità che da Lui promanano, riconosce il peccato e si pente.
Dire che il malvagio muore e causa del peccato è come dire che si muore per un sintomo anziché per la malattia, eppure è la malattia che uccide non il sintomo … Non si può confondere lo starnuto con il raffreddore.
Talvolta il peccato è l’errore del giusto e allora non è mai mortale. Talora, il peccato è solo lo specchio di un animo malvagio ed allora il peccato è mortale perché rivela un animo malvagio.
Cos’è l’animo malvagio? E’ il rifiuto continuativo (cioè senza che si arrivi ad una conversione del cuore) della grazia e della verità che promanano dal Cristo, così come ogni uomo ha la possibilità concreta di conoscerle.
Se si riconduce tutto al piano del peccato, cioè al piano dell’azione, si confonde l’azione con l’essere. Ma la Bibbia dice che il Signore non vuole che il malvagio muoia (cioè vada all’inferno) ma si converta a viva (cioè vada in Paradiso).
L’inferno è la risposta di Dio al problema della malvagità umana.
Il giusto pecca nel contesto di una vita giusta, cioè semina macchie su un lenzuolo bianco, il malvagio invece fa della sua stessa vita un peccato contro Dio.
Sono tipici del malvagio la negazione stessa dell’esistenza del male, la rimozione direi del concetto di verità, il rifiuto della grazia che Dio offre.
La grazia che Cristo offre può essere rifiutata, questo ha come contrappasso l’inferno.
L’inferno è la grande speranza che l’umanità possiede contro il dilagare della malvagità e del male, perciò dire che l’inferno forse è vuoto è una bestemmia, è la negazione della Parola di Dio.
Del consenso dei teologi non me ne potrebbe importare di meno, dovendosi distinguere tra gli scienziati laici ed i loro legittimo e libero pensiero e l’insegnamento in materia della Tradizione della Chiesa.
Il tema della malvagità e del malvagio è il grande rimosso del pensiero contemporaneo, all’insegna di un perdonismo buonista che o nega l’esistenza stessa del diavolo o scarica tutte le colpe su Satana dimenticando che Satana si limita a tentare ma è l’uomo che gli dice “sì” con il suo animo.


16 maggio 2011
: testamento biologico (L243)

Quando un uomo è strumento nelle mani di Dio, la sua esistenza raggiunge le vette più alte.
Quando non esisteva la Chiesa, si demandava alla polis di decidere tra la vita e la morte.
Se c’era la rupe tarpea è perché il patto sociale la ammetteva.
Con la nascita del cristianesimo, come si mettono in comune, in tutto o in parte i propri beni, per un concetto di condivisione e restituzione, si può portare in dote la propria vita sino all’ultimo momento a Dio (Cristo) tramite la Chiesa.
Il primo problema è se la morte possa essere invocata come diritto all’autodifesa contro il dolore. Se il dolore è insopportabile, è comprensibile il desiderio di morire.
Il cristiano, anche se soffre, purché sia ancora lucido, è in grado di pregare per sé stesso e per gli altri e così di glorificare Dio.
Il testamento biologico ha senso solo se si vuole derogare al patto sociale che delega allo Stato la decisione sui trattamenti di malattie terminali, stati vegetativi, ecc., esclusa qualunque forma di omicidio.
Per deroga al patto sociale, intendo l’adesione ad una dottrina particolare, eventualmente di ispirazione religiosa, per cui si aderisce alla filosofia morale della Chiesa Cattolica o non cattolica.
Se invece la persona non ha espresso alcun testamento biologico e non è più compos mentis, non è più razionalmente lucida, devono a mio avviso decidere i più stretti parenti, nel rispetto della dignità e inviolabilità della vita.


5 maggio 2011
: identità politica, identità religiosa e fedeltà alla Nazione (L242)

Spett.le Famiglia Cristiana

Le religioni e le ideologie hanno dato esempio di creare tensioni, di creare quasi una crisi, tra l'identità personale del cittadino da un lato e la fedeltà alla Nazione ed il patriottismo, dall'altro.
E' accaduto con lo scisma anglicano quando i cattolici vennero accusati di avere una doppia fedeltà: al Re ed al Papa. E' accaduto con in maccartismo quando i comunisti statunitensi apparvero conniventi con una potenza nemica. Oggi alcuni ebrei italiani, traumatizzati dalla tragedia del nazifascismo e della shoah, sembrano più cittadini dello Stato di Israele che patrioti italiani …
L'islam americano non a caso si guarda bene di esprimere una posizione a favore di Bin Laden perché negli USA l'infedeltà alla Nazione non è tollerata.
Gli ebrei italiani hanno la possibilità, anziché riempire le pagine dei giornali nazionali di servizi giornalistici sullo stato di Israele, di parlare della tradizione ebraica e giudaica italiana. Farebbero un miglior servizio alla Nazione Italia e dimostrerebbero di essere dei patrioti italiani.
Invece, per alcuni settori, l'attenzione dedicata alla situazione in medio oriente è oggetto di un'attenzione ossessiva, che ho definito psicologicamente narcisista.
Un'accusa analoga subirono i comunisti italiani al tempo dell'avvento del fascismo quando simpatizzavano per l'Unione Sovietica, dovendo scegliere tra i due blocchi, così sfidando ancora una volta il concetto di Nazione.
Solo focalizzando l'attenzione sull'identità nazionale si possono formare i futuri cittadini dello Stato italiano, qualunque sua l'orientamento politico e religioso del cittadino.
Il concetto di Nazione continua a esercitare una fortissima attrazione ed un fascino irresistibile ed a resistere a qualunque forza disgregatrice interna o esterna.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

4 maggio 2011
: risposta a Flores d'Arcais, maggio 2011 (L241)

Egregio Teologo,

in merito all'intervento su MicroMega di Paolo Flores d'Arcais osservo quanto segue.
La Chiesa non è e non è mai stata un'associazione culturale e anche se uno è ateo non può essere vista come tale.
La Chiesa non è questa o quella persona. La Chiesa è una comunità di credenti in cammino ed è, quanto alle sue scelte interne, giustamente autoreferenziale. Il Papa non pretende di dire come deve essere governato il PD, per fare solo un esempio, e i laici non possono pretendere (come non può pretendere Hans Kung) di dire alla Chiesa (alla Chiesa sottolineo) non al Papa cosa deve dire o fare.
Per i cattolici tale comunità di credenti è infallibile perché mossa dallo Spirito Santo. Singoli cristiani possono aver commesso peccati e crimini atroci ma il popolo di Dio, in cammino verso la Gerusalemme celeste, come tale non pecca.
Sono concetti cattolici che anche i laici dovrebbero capire.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi

3 maggio 2011
: libertà di insegnamento e pluralismo ideologico (L240)

Egregio Teologo,

in merito all'intervento dello storico Giovanni Sale, osservo aderendo quanto segue.
Ricordo che una volta, frequentando l'abitazione privata di uno storico cattolico, professore universitario, mi disse che ormai il metodo e la lettura marxiana della Storia erano insostituibili strumenti di ricerca scientifica.
Probabilmente, il rifiuto di ogni manicheismo porta a dire che se il marxismo è stato rovinoso in larga parte delle scelte politiche che ha ispirato, ha dato invece qualche frutto nell'analisi sociologica. Disastroso invece per quanto attiene l'analisi macroeconomica.
Mi viene in mente la parabola dell'erba buona e della zizzania, per cui il male e il bene si trovano mescolati.
Probabilmente, oltre che la libertà di insegnamento, si deve fare da parte cattolica un dovuto richiamo al senso di responsabilità sia degli insegnanti, sia di chi scrive i libri di testo in ordine ai gravi errori dottrinali di alcune correnti filosofiche.
La battaglia va condotta con gli strumenti della diffusione culturale e non con una pianificazione dall'alto, che sa di illusione egemonica superata, neonapoleonica (di destra).
Laici di sinistra, laici di destra e cattolici sono destinati a convivere nelle piazze, sulle cattedre, sulle riviste e nell'insegnamento in genere.
Bisogna creare una cultura della ricerca di valori comuni di convivenza civile. Questo era vero persino per i cristiani sotto il regime staliniano o del socialismo cinese, figuriamoci oggi.
Sono molto scettico sull'esito di questa iniziativa politica che mi pare giustamente criticata da Giovanni Sale.

Ciao

Andrea Annibale Chiodi


3 maggio 2011
: il dolore tempra l'uomo? (L239)

Penso ci sia un principio di “compensazione” per il dolore sofferto che si traduce in una maggiore profondità di vita, non so e non credo sinceramente in maggiore saggezza di vita. Credo che le virtù morali siano indipendenti dalla sofferenza, mentre la capacità di empatia con chi ha sofferto altrettanto è più alta.
Se il dolore tempri l’animo e lo spirito dell’uomo era esattamente il tema di attualità della mia maturità classica nel lontano 1984, se ricordo bene. Allora la pensavo negativamente e oggi ho riassunto il mio pensiero in apertura di lettera modificando in parte quell’opinione così negativa.
Personalmente, penso che i traumi possano essere all’origine di malattie nervose come fattori di stress: la perdita del lavoro, della casa, della fidanzata o moglie, la morte di una persona cara.
Essendomi ammalato di schizofrenia, come ho più volte avuto occasione di ricordare, ho chiesto più volte alla psichiatra che mi segue quale ne sia la causa. La risposta è stata che neppure i premi Nobel sanno da cosa dipenda questa malattia: ci sono varie teorie.
Perciò, ho scritto a Famiglia Cristiana tempo addietro che la scienza ha ancora molto da scoprire, primo; e secondo, che la scienza che indaga i misteri della mente, sia come neuroscienza, sia come psichiatria, è la scienza delle scienze perché, come ricordava tempo addietro il cardinale Ravasi, il cervello umano è la cosa più complessa che esista. Ecco perché ho collocato Freud tra i più grandi pensatori di tutti i tempi. Forse adesso è superato, in parte. E’ consolante vedere quante cose gli scienziati NON sanno, ma dà speranza vedere quante cose sanno …





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