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21 gennaio 2021: A Dio appartengono tutti gli esseri umani (L477)

Dedico le parole che seguono ad un commento libero e non alle Letture di domenica 24 gennaio.
Siamo consapevoli, come credenti, che a Dio appartengono tutte le cose create e specialmente l’essere umano. Anche il peggior peccatore appartiene a Dio! Per questo, forse, il Vangelo dice che Dio “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5,45). Dio è veramente padre di tutti!!! Vorrei soffermarmi, tuttavia – nella chiave interpretativa appena detta – sul fatto che ogni essere umano è immagine e somiglianza di Dio. A mio avviso, questo significa tutta la potenzialità di bene che ogni essere umano ha per natura. Ferma restando – dato il Peccato Originale – la necessità della grazia di Dio per compiere pienamente il bene, sotto vari aspetti si estrinseca e si manifesta questo essere fatti ad immagine e somiglianza del Creatore. Innanzitutto come possibilità di bontà del nostro cuore che si manifesta nelle azioni buone. In secondo luogo, come possibilità di fede nell’ambito della consapevolezza e del pensiero religiosi. In terzo luogo, come possibilità di salvezza, tanto è vero che Gesù scende il sabato santo nello Sheol per chiamare a sé i giusti dell’Antico Testamento. Infine, come agape verso i fratelli e le sorelle di tutto il genere umano. Specialmente nell’amarci tra cristiani come Cristo ha amato noi.

14 gennaio 2021: Lo sposalizio con Dio (L476)

Gesù ci chiede di seguirlo verso una meta che non conosciamo pienamente. Proprio la fede ci richiede un atteggiamento di abbandono fiducioso; un lasciare le nostre certezze per sposare misticamente Dio stesso, anche se siamo dei laici. Ora, questo commento è dedicato a questo sposalizio, a ciò in cui a mio avviso esso consiste. Innanzitutto, fin dalla nascita noi abbiamo amato Gesù Cristo senza magari rendercene conto. Come Samuele nella prima Lettura di questa domenica, abbiamo scambiato la voce di Dio come voce di uomini. E allora, il primo requisito per comprendere lo sposalizio di cui parliamo, è capire che il Signore ci parla e ci chiama. Il secondo requisito è sentirci suoi figli amati, adottati non per i nostri meriti (magari terreni, nella carne) ma adottati secondo lo Spirito. Il terzo requisito è capire la libertà cui siamo chiamati che è la libertà di proclamare la nostra coerenza e di praticarla nel seguire lo Spirito stesso piuttosto che ubbidire ad alcune logiche del mondo. Il quarto requisito è l’ubbidienza che va intesa come già detto come coerenza tra l’amore al Signore proclamato con la bocca e le prassi esistenziali. Il quinto requisito è rappresentato, sempre a mio avviso, dalla gratitudine verso il Signore che ci ha salvati con un giudizio eterno, con una parola irrevocabile. Il sesto requisito è comprendere a fondo la bontà del Signore che dovremmo cercare di imitare. Il settimo e ultimo requisito è la santità di Dio che non è eguagliata da nessuna delle potenze né di questo mondo, né del Cielo.

7 gennaio 2021: Il mistero d'amore nel Battesimo di Gesù (L475)

Si è aperto ieri, 6 gennaio 2021, con una solenne Messa a Bologna l’anno giubilare per gli 800 anni dalla morte di san Domenico di Guzmán, uno dei santi da me più amati, assieme a san Gregorio Magno (indimenticabili le sue Omelie sui Vangeli) e san Giovanni Bosco. San Domenico rappresenta per me la verità e la dottrina cristiane oggi proposte e non imposte ad alcuno. San Gregorio Magno lo vedo come maestro di vita e di sapienza. San Giovanni Bosco lo vedo come maestro di carità e di amore. Fatta questa premessa vorrei dire due parole sul rapporto tra mistero e amore cristiani. Un rapporto che è presente anche nel Battesimo di Gesù che è un mistero d’amore e vorrei precisare in che senso lo intendo. Ovverossia, come atto di discepolato che inserisce Gesù nella storia dei giusti di Israele, anche se l’Israele dell’Antico Testamento non ha mai riconosciuto Gesù come Giusto fra le Nazioni, anzi … Eppure Gesù non vuole sentirsi superiore ai tanti credenti nel giudaismo del suo tempo, ma con atto di grande umiltà sta sottomesso al Padre come discepolo ubbidiente ed è oggi esaltato da noi cristiani per la sua povertà di spirito e per la sua umiltà. Il rapporto di amore fra credenti è fatto così: l’umiltà della sottomissione si fa amore nel momento in cui l’amato e l’amante sono disponibili ad uno scambio perfetto. Cioè, l’essere disponibili ad arricchirsi reciprocamente in una “competizione” per la santità che ci accompagna in Paradiso, tutti assieme.
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