Blog 2 - Il Perditempo

Il Perditempo.org
Vai ai contenuti



14 dicembre 2018: III domenica di Avvento 2018 (L358)

La carità che evolve assieme alla fede in dolce compagnia di Giovanni il Battista illumina i passi dei primi discepoli del Precursore. Molti discepoli di Giovanni, infatti, diverranno discepoli di Cristo stesso. La sapienza che tutto illumina ispira i mistici di tutte le epoche e sicuramente anche Giovanni il Battista, maestro di sapienza. In questa terza domenica di Avvento, Giovanni il Battista fa irrompere in Israele la gioia e la trepidazione per la venuta del Messia. Perciò, il tempo di Avvento ci cala proprio in questo clima di gioia e trepidazione. Lo Sposo, l’Amato è alle porte. Come lo accogliamo? Con svogliatezza o con entusiasmo? Facendone una periferia esistenziale o mettendolo al centro dei nostri progetti? Veramente, esultiamo con gli angeli adoranti Dio, esultiamo nel Santo Spirito che ha colmato Giovanni il Battista di ogni virtù. Il dito di Giovanni indicherà il Cristo come farà il dito della Madonna a Cana di Galilea. E la Madonna coccola in Gesù ciascuno di noi perché rendiamo grazie a Lei e gloria a Dio. Perciò, per concludere, in Giovanni il Battista noi esaltiamo la gloria di Dio, gloria che si articola nella Sua creatività, immaginazione e fedeltà a beneficio dell’uomo. Che cosa ancora inventerà il Signore a nostro favore? Ce lo spiegherà Gesù Cristo stesso durante gli anni del Suo ministero pubblico.

9 dicembre 2018: il rapporto dei giovani con la fede e con la Chiesa (L357)

Gentilissimi Teologi di Famiglia Cristiana,
ho scritto alcuni pensieri sul rapporto dei giovani con la fede e con la Chiesa, stimolato a fare ciò da alcuni religiosi salesiani miei amici. Il commento è piaciuto talmente a don Franco, salesiano e viceparroco della chiesa Santi Pietro e Paolo in Torino, che ho pensato di inviarli anche a Voi, sperando, come sempre, di fare cosa gradita. Cordiali saluti.

1. Giovani e speranza.
Noi tutti speriamo che i giovani possano emergere con responsabilità importanti nella Chiesa perché l’assumersi tali responsabilità è una via di santità. Già oggi vediamo che molti giovani si sono distinti per sapienza, coraggio e tante virtù che non sto a enumerare. Ogni virtù coltivata da un giovane è portatrice di speranza perché destinata a dare frutti a favore della Chiesa e della società in generale.
2. Giovani lontani dalla Chiesa
I giovani lontani dalla Chiesa possono comunque coltivare una vita equilibrata e bella anche se non del tutto conforme alla sequela di Cristo giovane Lui stesso. Cerchiamo di renderceli amici perché solo così si può instaurare un canale privilegiato di comunicazione e di testimonianza evangelica.
3. Giovani in divenire
I giovani possono capire che la vita è un percorso verso Dio che non finisce mai. Orientando la propria vita verso il Dio che viene a visitarci e a salvarci, i giovani possono raggiungere quella maturazione nella fede che è presupposto per assumersi responsabilità nella Chiesa, ognuno secondo la vocazione specifica ricevuta dal Signore.
4. Come parlare ai giovani
La Chiesa, proseguendo il discorso, può aiutare i giovani, accompagnandoli a scoprire la loro specifica vocazione, secondo la volontà dell’Onnipotente.
5. Cosa possiamo dare ai giovani
La Chiesa può dare ai giovani una immagine di pulizia morale, di gioia evangelica. La Chiesa saggia può splendere come stella nel Cielo specialmente nei suoi pastori più maturi e santi. Vedendo come i cristiani si amano l’un l’altro, i giovani possono restare affascinati dall’Amore. E lasciarsi così trascinare dall’Amore che è vita piena alla presenza di Dio. Per vivere tutta una vita alla presenza dell’Onnipotente è necessario divenire vasi di creta che il Signore plasma.
6. Giovani e fede
Abbiamo numerosi santi giovani che possono essere il modello cui rifarsi per una vita di fede. La fede dischiude porte che neppure possiamo anticipatamente immaginare. Perciò, la dimensione del mistero non può essere elusa nella vita di fede. Diciamo pure che la vita di fede è un mistero sacramentale, mistero che i giovani sono chiamati a scoprire dentro sé stessi.
7. Carità verso i giovani
I giovani sono chiamati a ricevere dalla Chiesa gratuitamente i beni che conducono al Regno celeste. Questi doni possono essere talenti da usare saggiamente per avere l’olio delle vergini sagge. Il dono più grande che può fare la Chiesa è proprio tale olio.
8. Un saluto ai giovani
Io ho 53 anni e non sono più giovane. Mi sento di dire ai giovani che, come mi ha insegnato un sacerdote, la santità non è essere infallibile, non è non sbagliare mai. Orientando la vita a Cristo – sole che sorge – si possono raggiungere i traguardi della fede. La fede, la speranza e la carità accompagnino sempre i giovani che si collocano all’interno della Chiesa per restituire a Dio, anche tramite la Chiesa stessa, quanto ricevuto.
9. La Madonna madre dei giovani
I giovani non possono non percepire, se hanno fede, il bene che vuole loro la Madre celeste. Questo bene spinge inevitabilmente i giovani alla gratitudine verso la Madonna. Naturalmente, lo stesso accade, in un certo senso, con i doni ricevuti da Dio stesso. La tenerezza della Madonna copra i giovani di un manto di protezione dal male che c’è nel mondo.
10. La responsabilità dei giovani
I giovani devono avere un riguardo particolare verso le cose sacre e questa è la loro principale responsabilità. Le cose sacre sono la presenza di Cristo in loro con il Padre mediante lo Spirito. Siamo tutti ospiti che ospitano il divino in noi donatoci dai sacramenti. Un divino che abbiamo la responsabilità di far fruttificare per il bene degli altri, di noi stessi. Il sommo bene è conseguire la vita eterna del Regno e giungere ad una vita degna di essere vissuta. Senza dubbio, vale la pena di assumersi tutte le responsabilità cui Dio chiama i giovani per il bene anche della Chiesa.

6 dicembre 2018: Seconda domenica di Avvento 2018 (L356)

Veramente è necessaria la grazia di Dio che si manifesta nel periodo dell’Avvento. Infatti, circa il motivo per cui Dio “spiana ogni alta montagna” e “colma le valli livellando il terreno” è esplicita la Prima Lettura (Profeta Baruc) quando dice che il motivo è “perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio”. Chiediamoci se nella nostra vita camminiamo “sotto la gloria di Dio”. Non abbiamo meriti particolari per ottenere questa grazia che chiediamo nella preghiera. Chiediamoci però se è una grazia che riguarda solo gli eletti o tutti i battezzati. Secondo me, i chiamati che rispondono affermativamente a Dio godono di questa grazia. Per i meriti di Gesù Cristo camminiamo “sotto la gloria di Dio”. È così meravigliosa questa esperienza che ogni essere umano la desidererebbe se potesse conoscerla in anticipo? In questa seconda domenica di Avvento preghiamo di camminare “sotto la gloria di Dio” che per un cattolico significa dare gloria a Dio con i sacramenti, con la penitenza, che ci aiutano a raggiungere, nella fede e nelle opere, la santità di vita.

6 dicembre 2018: Immacolata Concezione 2018 (L355)

L’accento sulla Immacolata Concezione va messo anche in relazione al tema del Cuore Immacolato di Maria e al ruolo che la Madonna gioca nel contesto della Comunione dei santi. In ordine al primo punto, non penso ci potrebbe essere un Cuore Immacolato della Madonna se non ci fosse il concepimento senza Peccato Originale. Questo perché il Cuore Immacolato può emanare una grazia specifica di santità comune per chi lo invoca. Una grazia specifica che è pura e senza macchia proprio perché la Madonna è pura e senza macchia. In ordine al secondo punto, la Madonna è sopra i santi per questo privilegio unico che a Lei è stato concesso. La Madonna è semplicemente un modello per così dire “passivo” di santità per tutti e per i santi in particolare o gioca anche un ruolo dinamico ed attivo nel Suo rapporto con i santi? Io dico che questo è veramente un grande mistero! Però, mi pare lecito immaginare che ella dialoghi continuamente sia con il Figlio, preghi la Trinità Santissima e partecipi assieme al Figlio ad una sorta di funzione di “governo” nell’ambito della Comunione dei santi. Certo è solo Cristo il “capo” della Comunione dei santi. Ma possiamo pensare che la Madonna ispiri i santi con preghiere e suppliche, con consigli e suggerimenti. Inoltre, la Madonna conferma i santi nella loro attività quotidiana a beneficio e preservazione del Creato, compresa, innanzitutto, la creatura umana.

30 novembre 2018: il Regno di Dio in mezzo a noi (L354)

L’attesa del ritorno di Cristo è qualcosa che riguarda il futuro o è, invece, qualcosa che si riflette già nel presente della vita del mondo? Quando leggiamo che “Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Giovanni 5,19) non possiamo leggerlo come fanno, a titolo di esempio, i Testimoni di Geova. Infatti, il Vangelo dice che “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Luca 17,21). Ora, questo Regno indica che il cuore di Dio non è e non è mai stato indifferente rispetto al destino dell’umanità. L’attesa del ritorno di Cristo si fa perciò non semplicemente “impegno” dei cristiani per un mondo migliore (impegno sicuramente necessario), ma realtà dello Spirito che opera. Lo Spirito opera nel mondo ma come? A mio avviso, in due modi. Sia direttamente, sia tramite gli uomini e le donne che sono espressione del Regno stesso. E siccome la Chiesa deve sopportare pazientemente la zizzania che pur esiste al suo interno, certamente l’area operativa e relazionale coperta dal Regno di Dio è più ampia della Chiesa in sé e per sé considerata. L’Apocalisse mostra come il bene ed il male sono in lotta fra di loro sino alla fine dei tempi. Il male può essere però già vinto fin d’ora se ci collochiamo in una prospettiva che è all’interno del Regno. Non solo dentro di noi individualmente può essere vinto, ma anche come proiezione sull’esperienza collettiva, cioè come frutto sia della Redenzione, sia dell’aspettativa del ritorno del Salvatore che è pegno di salvezza escatologica.

24 novembre 2018: Cristo Re dell'Universo, domenica 25 novembre (L353)

Gentilissimi Teologi di Famiglia Cristiana,
invio alcuni pensieri sulle Letture della domenica 25 novembre, sperando che troviate il tempo di leggerle e di fare cosa gradita.
Certamente i regni celesti e quelli terrestri sono collegati. Perciò, non si può liquidare semplicemente e semplicisticamente Gesù come un Re estraneo. Infatti, il Regno Escatologico è iniziato con la Redenzione operata dal Signore. Come sarebbe stata la Storia umana se, per assurdo, Gesù non si fosse incarnato e non si fosse sacrificato sulla Croce? Non è possibile dare una risposta precisa, ma sicuramente la Storia umana sarebbe stata diversa. Il collegamento di cui parlavamo all’inizio non si esaurisce neppure nel concetto di Provvidenza. Diciamo che Gesù si offre permanentemente all’uomo di tutti i tempi e ogni volta che qualcuno Gli dice “sì”, la Storia umana mostra il lato concretamente e temporalmente salvifico di Cristo Vivo in mezzo a noi. Oggi e sempre le anime dei giusti in Cristo (peccatori ma giustificati dal Signore) vengono protette, custodite e valorizzate nella realtà storica. La condizione paradisiaca oltre la morte è il proseguimento di una Storia che inizia nel qui e nell’ora con il meraviglioso inveramento della volontà del Signore, in collaborazione con tutti gli uomini che egli ama, come proiezione dello Spirito fonte della verità e della luce divina.

18 novembre 2018: La questione ermeneutica nella imitazione di Cristo (L352)

Gentilissimo don Antonio Rizzolo,
Gentilissimi Teologi di Famiglia Cristiana,
oggi, proprio mentre ero a Messa, mi sono riproposto di scrivere, tornato a casa, alcune riflessioni sul tema che segue: In che senso si pone una questione ermeneutica nell’imitazione di Cristo?
In attesa di una eventuale risposta di Monsignor Pino Lorizio o di altro Teologo che collabora con la Vostra Rivista, espongo alcuni pensieri che mi sono venuti in mente.
La dimensione ermeneutica nell’imitazione di Cristo ritaglia uno spazio di libertà di coscienza per il credente, sia di fronte a Dio, sia di fronte alla Chiesa. Veramente su questo tema giochiamo tutto noi stessi, la nostra idea di verità, la nostra fedeltà, la nostra libertà e la nostra credibilità. C’è bisogno di interpretare Cristo per imitarlo, questa è la mia convinzione. Altrimenti non esisterebbe neanche la contrapposizione tra ortodossia ed eresia. Però, i santi ci mostrano come nessuno imiti TUTTO il Cristo, ma ogni santo e, allargando l’orizzonte, ogni credente, colga un aspetto particolare della vita, delle opere, delle parole del Maestro Buono. Quindi c’è una selezione di ciò che Gesù ha fatto che è in definitiva, un atto di interpretazione. Così, nell’imitare Cristo, ognuno conferisce sé stesso in Dio e ne riceve un continuo feedback per tutta la vita. Certo, la Chiesa ci istruisce in proposito, ma anche qui il nostro desiderio di conoscere Dio nell’atto di imitarlo non può essere soddisfatto del tutto. Certamente, inoltre, lo Spirito Santo ci assiste in tale movimento ascendente in Dio e per Dio. Siamo soddisfatti se abbiamo messo in tale operazione appunto ermeneutica tutto il nostro cuore e tutta la nostra mente. A chi è dispensata una grazia divina più grande, però, l’imitazione di Cristo certamente riuscirà meglio. La Madonna ci assista in tale ardua prova perché ne usciamo vincitori!

16 novembre 2018: XXXIII domenica del Tempo Ordinario (L351)

La Chiesa vive, più che con la speranza del ritorno di Cristo, con una vera aspettativa circa tale ritorno. Nel contesto di tale aspettativa, la Chiesa coltiva le virtù fondamentali che sono l’olio delle vergini sagge. Ma noi ameremmo i membri della Chiesa anche se non vi appartenessero, anche se fossero esseri umani fuori di essa. Cosa c’è di specifico, dunque, nell’appartenenza alla Chiesa, oltre a questa aspettativa del ritorno di Cristo? La seconda Lettura della domenica di oggi ci dà una risposta con una frase cardinale nella sua importanza: “Infatti, con un’unica offerta egli [Cristo] ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati”. Cioè, la Chiesa si concentra sull’azione di Dio verso di essa. Tutta concentrata su tale azione, essa coltiva l’aspettativa di cieli nuovi e terra nuova dove Dio, purificato il mondo, si fa tutto in tutti, mediante il Suo Santo Spirito.

10 novembre 2018: la vedova al Tempio (L350)

È bello vedere come Gesù sia venuto per distruggere, potremmo dire per bruciare, tutto il male che c’è nell’uomo guidato dagli istinti della carne. La vanità di cercare la gloria di questo mondo, l’essere apprezzato dagli uomini, che ridicolmente si danno gloria a vicenda, anziché cercare la vera fonte della gloria, cioè Dio stesso. Donare sé stessi, come fa la vedova povera al Tempio, significa vivere completamente per Dio e per la Chiesa. Cioè, cercare la santità con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze. Questo donarci a Dio, ci dà anche la forza di donarci al prossimo, nessuno escluso, con tenerezza e amore. Se comprendessimo la gloria che viene da Dio nel contesto della donazione di noi stessi, coglieremmo più in profondità i misteri della fede e la dignità stessa della nostra esistenza come figli di Dio Onnipotente.

3 novembre 2018: vivere l'amore per Dio (L349)

Non basta tutta l’intelligenza del mondo per capire Dio. Eppure, un cuore semplice, mite, arrendevole, puro, sincero capisce Dio meglio di una intelligenza raffinata. Un’anima pura e perfetta lo accoglie meglio di una lingua che lo elogia. La mente saggia comprende l’opera di Dio e da questa risale al Creatore. Lo spirito di amore rende armonioso tutto l’essere umano, nella mente, nel cuore e nell’anima. Ora, se siamo disposti ad amare le cose che egoisticamente ci riguardano, quanto più dobbiamo essere disposti ad amare l’Onnipotente! E ogni volta che riceviamo l’Eucarestia, lo facciamo per un atto di amore verso chi ci ha creati. Il vero sangue e vero corpo di Cristo sono l’apice di ciò che Dio ha “inventato” per la nostra salvezza perciò rendiamo gloria a Dio per questo dono di immenso valore. Chi comprende il valore dell’Eucarestia, comprende l’amore di Dio e l’amore per Dio più di chi ha letto 100 trattati di teologia.

28 ottobre 2018: tutti i santi (L348)

La santità incarnata è Cristo stesso e se perdiamo questo punto di vista, questo concetto centrale, smarriamo il senso stesso dell’edificio cristiano. Cristo infatti è la pietra che è divenuta testata d’angolo. Come può incarnarsi la santità nel mondo di oggi? Io penso portando ad ogni esperienza buona e positiva lo slancio entusiastico della purezza di Gesù Cristo stesso. La purezza, però, non è solo rifiuto del peccato o, addirittura, orrore per esso. La purezza è, per così dire, andare oltre il peccato per vedere il potenziale di santità che c’è in ogni essere umano che incontriamo e valorizzarlo. C’è, dunque, una sorta di metodo socratico cristiano, una maieutica cristiana, che è il trarre fuori la santità nascosta nel mondo. Se ci impegniamo in questa prospettiva, ci siamo incamminati sulla via della santità sia nella Chiesa, sia nel mondo. È bene precisare, e così concludo, che il cristiano non solo inventa la santità ma è come una “spugna” che assorbe la santità dalla multiforme esperienza storica della Chiesa stessa.

27 ottobre 2018: cecità e grazia divina (L347)

Gentilissimi Teologi
 
Gentilissimo Monsignor Pino Lorizio,
 
invio il mio commentino settimanale alla Parola della XXX domenica del Tempo Ordinario; sperando con ciò di fare cosa gradita. Cordiali saluti.
 
Rinnovati nella fede, riconosciamo la nostra cecità. Cecità che consiste nell’incapacità di vedere la realtà con gli occhi di Dio. La preghiera del cieco è oggi chiaramente orientata al desiderio di uno sguardo lucido e misericordioso sull’umanità sofferente. E siamo tutti ciechi nelle nostre agiatezze, nel quieto vivere. Perciò, tutta la nostra speranza è riposta nel dono della grazia divina che ci ridona la vista. Subito è un po’ doloroso, perché ci rendiamo conto di quanto le nostre vie non sono le vie del Signore e il nostro modo di guardare al mondo non è quello di Dio. Imitando Gesù, prendiamo su di noi, cioè ci facciamo carico del dolore altrui per divenire angeli custodi di chi ci sta attorno. Nel nome di Dio, camminiamo un po’ nelle tenebre e un po’ nella luce fin quando non sia interamente rivelata la gloria del Signore lungo la strada da noi percorsa nella fede.

20 ottobre 2018: popolo di Dio e imitazione di Cristo (L346)
Gentilissimi Teologi di Famiglia Cristiana
Gentilissimo Monsignor Pino Lorizio,
mi permetto anche questa settimana di inviare alcune riflessioni venutemi in mente leggendo la liturgia della XXIX domenica del Tempo Ordinario. Sempre sperando che troviate il tempo di leggerle e di fare cosa gradita.
La logica del Vangelo può certamente fecondare un mondo nuovo. C'è un mondo cristiano che è il popolo di Dio che vive all'interno del mondo propriamente detto. Una specie di isola dove non valgono le regole cd. "mondane". Certamente la logica di Dio ci può sembrare un po' strana. Però, se guardiamo ai protagonisti di questa storia, ne traiamo un esempio concreto. Ecco perché è così centrale nel cristianesimo il concetto di imitazione. Non imitiamo solo Cristo, ma anche San Giuseppe e la Madonna, i santi tutti chiedendone la forza al Santo Spirito. Ogni volta che il mondo in senso lato si specchia nel mondo cristiano succede una specie di miracolo. C'è un travaso di anime che vengono rubate dal mondo per essere donate a Cristo. Se ci rendessimo conto della sacralità e santità di questa donazione, capiremmo il valore delle meraviglie che Dio ha compiuto nella nostra vita di credenti.

13 ottobre 2018: fede, prudenza, sapienza (L345)

Gentilissimi Teologi di Famiglia Cristiana
Gentilissimo Monsignor Pino Lorizio,
invio alcune riflessioni alle Letture della 28° domenica del Tempo Ordinario come ogni settimana, sperando che troviate il tempo di leggerle e sperando di fare cosa gradita.
Nel valorizzare tutto ciò che abbiamo ricevuto, è necessario un filtro. Infatti, non tutto ciò che riceviamo dalla vita è buono ma bisogna fare una cernita (cfr. Matteo 13-52). Questa metabolizzazione cristiana ci porta ad avere una fede "senza macchia" che per San Giacomo 1,27 è "… soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo". Carità verso sé stessi è proprio quella rifiutata dal giovane ricco che pur si è mantenuto puro da questo mondo. Non è dunque sufficiente sentirsi dei perfetti cristiani che si mantengono puri dal mondo se non si cerca quell'armonia "di famiglia" con i fratelli che ci fa brillare nella carità assieme al percorso compiuto da tutta la Chiesa. Questo percorso è un percorso di prudenza e di sapienza come dice il Libro della Sapienza (Prima Lettura). Cioè la prudenza di mantenersi puri da questo mondo e la sapienza della carità verso i bisognosi. Ma chi non è capace di quell'empatia che ci fa riconoscere i bisogni materiali e affettivo-psicologici del prossimo non è adatto per la fede cristiana. Peggio ancora sta chi usa gli altri per i propri fini personali …


Torna ai contenuti