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22 agosto 2019: la porta stretta (L396)

Vorrei segnalare il bel commento di don Fabio Rosini che ho appena letto sul numero 34 di Famiglia Cristiana. Temiamo molte cose ma non diamo sufficiente importanza al rischio che Cristo ci dica di allontanarci da lui. È, quindi, necessario entrare nella mentalità di Gesù, per comprendere il senso profondo del messaggio che ci vuole trasmettere. Certamente il battesimo ha in sé la forza di fare di noi un Alter Christus. Tuttavia, è necessario progredire tutta la vita nella sequela di Cristo che non è mai pienamente raggiunta. L’obiettivo è, allora, rappresentato dalla sequela – appunto – che collega il nostro cuore al cuore stesso di Cristo e al cuore della di Lui madre, la Madonna. Questa grazia – sembra dire il Vangelo – non può essere ricevuta dagli operatori di ingiustizia. Queste opere ostative (cioè che impediscono la salvezza) sono rappresentate da un vero e proprio tradimento dello spirito evangelico che ci è stato annunziato dalla Chiesa, quando tale tradimento porta ad una perdita radicale e totale della grazia. È questa una situazione rara o frequente, probabile o improbabile? Se tutta la vita diventa un esame di coscienza davanti alla Santissima Trinità possiamo trovare la risposta e, qualunque essa sia, incominciare a percorrere – se non l’abbiamo già fatto – la strada buona della giustizia nella carità fraterna.

15 agosto 2019: "conviene" convertirsi? (L395)

Meditavo in questi giorni sull’esperienza di una persona credente che constatava come fosse peggiorata, sotto alcuni aspetti, la sua vita dopo la conversione al cristianesimo. Mi riferisco ai vicini che quasi ti tolgono il saluto, al parente che ti disereda in odio alla fede, a quelli che ti deridono e ti disprezzano. Per questo è così prezioso il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla Terra. Perché chi è diseredato in odio alla fede riceve in eredità il Signore stesso, cioè il Suo amore e la Sua salvezza. Perché chi oggi piange per l’ostilità di parenti, amici e conoscenti, domani riderà. Se leggiamo questo Vangelo in collegamento con le Beatitudini lo comprendiamo meglio. Il fuoco ed il battesimo ad opera dello Spirito Santo rivela la gloria dei figli di Dio, coloro che direbbe San Giovanni – da Dio sono stati generati. Generati, dicevo, nella gioia, nell’amore di Dio e dei fratelli e nella verità che rende liberi.

8 agosto 2019: la vita che Dio vuole donarci (L394)

La commozione che si prova leggendo la vita di San Domenico di Guzman è veramente intensa e bella da provare. Lo stesso stupore commosso che ispirano le letture di domenica 11 agosto. Se ci nascondiamo perché Dio non ci trovi (è un errore molto frequente) non possiamo possedere il Regno dei Cieli. Se combattiamo apertamente Dio, dobbiamo sapere che dalla nostra sconfitta può derivare una catarsi liberatoria che ci porta a decentrarci, che ci conduce alla fede o, perlomeno, ad una moralità di vita migliore. Io non so dire come ci si debba – idealmente – porre di fronte a Dio. So soltanto che, se si è sufficientemente umili (imitando la sublime umiltà che caratterizzò San Domenico) è Dio stesso a istruirci, a guidarci, ad aprirci degli orizzonti di bontà e di giustizia. Perché la luce di Dio illumini la nostra vita, è sufficiente sostare, fermarsi dalla corsa impazzita che insegue le chimere del mondo, e aspettare che sia Dio a compiere la Sua opera in noi. Con questa fiducia, affrontiamo il buon combattimento della fede che è vincente proprio perché Dio sarà con noi, al nostro fianco ogni giorno della vita benedetta che Egli può e vuole donarci.

1° agosto 2019: fede cristiana e ricchezze (L393)

Il Vangelo della saggezza di vita parla del rapporto corretto con le ricchezze che ogni cristiano dovrebbe avere. Chi ha fatto esperienza di un rapporto malato con il denaro conosce a quale punto di tristezza esso può far scendere la nostra esistenza. Per questo il Vangelo ci rende consapevoli della gravità del peccato di cupidigia che, dice San Paolo, è nientemeno che idolatria, cioè un peccato gravissimo. Mi viene in mente, in merito, quel passo degli Atti degli Apostoli che narra la morte di quei fedeli, Anania e Saffira, che avevano nascosto parte delle loro ricchezze alla Chiesa (Atti 5, 1-6). La carità, invece, illumina correttamente il rapporto che dobbiamo avere con il denaro. Quest’ultimo deve provenire dalla Provvidenza “in aggiunta”, dopo che abbiamo dato precedenza alla ricerca del Regno di Dio (Matteo 6,24-34).

25 luglio 2019: dare e ricevere nel cristianesimo (L392)

Possiamo valutare anche mille volte il rapporto di dare e di avere con Dio ma scopriremo sempre che abbiamo ricevuto molti di più di quanto abbiamo dato. Che cosa abbiamo ricevuto da Dio più precisamente? Dio non vuole pupazzetti “eterodiretti” ma persone sane spiritualmente, cioè creative, sensibili, libere, mature moralmente. Nella vita spirituale si deve, quindi, imparare innanzitutto a ricevere da Dio. E tra i doni sommi di Dio c’è l’Eucarestia: il Cristo che abbiamo ricevuto nell’Eucarestia, ci dia la forza di farci dono per tutti coloro che il Signore ci fa incontrare. Può darsi che nel prossimo che il Signore ci fa, appunto, incontrare, troviamo un tesoro di umanità e di spirituale santità per cui, a gloria di Dio, riconosciamo il sacro che c’è in ogni incontro con i fratelli e le sorelle. Come conclude il Vangelo, impariamo a ricevere lo Spirito Santo che è la “benzina spirituale del cristiano”. Lo Spirito veramente ci guida a Cristo perché da Dio Padre e da Dio Figlio proviene, guidandoci per il giusto cammino nella verità e nella carità al servizio di un realtà trascendente che si è fatta carne – Gesù vivente per sempre –, realtà concretissima e sacra.

18 luglio 2019: Marta e Maria (L391)

Leggiamo nel Vangelo di questa domenica due modalità diverse di ospitalità le quali entrambe fanno spazio a Dio nella nostra mente e fanno posto a Dio nel nostro cuore. Certamente, il servizio deve essere preceduto dall’ascolto della Parola, dalla sua introiezione che dà senso al servizio stesso. Perciò, la prima cosa da fare è segnata bene nel Vangelo dal comportamento di Maria. Quando nel Padre Nostro diciamo “sia santificato il tuo nome” ed, inoltre, "sia fatta la tua volontà", ecco che la “somma” di Maria e di Marta realizza il rapporto veramente perfetto con il Signore nel senso e nel contesto di questa preghiera. Dobbiamo a questo punto ricordarci che anche nel contesto delle nozze di Cana, la Madonna esorta al servizio. Allo stesso tempo, Ella è il modello di ascolto della Parola. La preghiera di adorazione, dunque, non può che essere anteposta alle opere di servizio e di carità perché esse siano illuminate come da una luce divina che è il vero rendimento di grazie a Dio.

11 luglio 2019: buon Samaritano e Chiesa di Cristo (L390)

La Signoria di Gesù è un potere un po’ strano: non si impone ma si propone, non vuole imporre una Sua "rieducazione" ma di fatto influenza ed ispira, non vuole comandare ma in realtà tutti i credenti desiderano avere un leader come Lui. In questa Parabola del Buon Samaritano vediamo diversi attori in azione. Da un atto di carità del samaritano dipende la gioia di Dio che per ogni gesto come questo esulta nell’umanità vera e profonda di chi aiuta. Nella Parabola citata, l’aiuto è materiale e spirituale assieme. Questi due aspetti non si possono scindere. Nel momento in cui c’è l’aiuto materiale, c’è anche l’entrare in relazione con l’altro, dicendogli con i fatti che gli vogliamo bene. Ad un livello spirituale più alto e più profondo, allegorico, nell’uomo caduto nelle mani dei briganti c’è Gesù stesso rappresentato come servo sofferente e ingiustamente oppresso e rifiutato. In un altro punto del Vangelo, Gesù dice che tutto ciò che abbiamo fatto ai piccoli che credono in Lui, lo abbiamo fatto a Lui. Questa carità fraterna è importante anche perché è garanzia dell’unità della Chiesa. In effetti, lo Spirito continuamente suscita nella Sua creatività infinita legami di agape che fanno della Chiesa il vero corpo di Cristo, fondato sull’amore per Dio e per il prossimo.

4 luglio 2019: il Mistero fuori e dentro di noi (L389)

Il Mistero è sia fuori di noi, sia dentro di noi. Per il Mistero che è fuori di noi, preghiamo ed eleviamo suppliche a Colui che ci può liberare dalla morte spirituale, da una malattia grave ed apparentemente irreversibile dell’anima. Questo mistero è oggetto di meditazione tutta la vita, per conformarci sempre meglio all’immagine di Colui che per primo ci ha amati, il Cristo che sostiene il mondo e quanto esso contiene. Per il Mistero che è dentro di noi, esultiamo di gioia profonda perché Gesù stesso ed il Padre, con lo Spirito Santo, può realmente prendere dimora in noi. Perché di fronte alla nostra incapacità di amare, Dio ci dia uno spirito nuovo che rinasce ogni volta nell’amore per la Chiesa e per il prossimo in generale. Questo amore sostiene la nostra vita di relazione per la forza che ci dona la Santissima Trinità. Così, c’è solamente da rimpiangere le occasioni sprecate che Dio ci ha dato per rendere noi stessi migliori. Chissà, però, che Egli non ci usi misericordia per la bontà Sua, per la gloria del Suo nome; e non si stanchi di chiamarci ad una vita santa di fede sino al momento della morte.

27 giugno 2019: puri da questo mondo (L388)

La sequela del Signore richiede non un estraniarsi dal mondo, ma un mantenersi puri dal mondo stesso. Il Vangelo di questa domenica mostra tre esempi paradigmatici di purezza. Il primo fa riferimento alla povertà radicale di Gesù quanto al mondo, perché ricchissimo di quello Spirito che procede da Lui. Perciò, il destino di Gesù è di “essere leader, di essere Maestro” nel senso – spiritualmente inteso – di salvare il mondo, santificandolo. Il secondo indica un distacco dal mondo che antepone a tutte le cose sacre nel contesto dell’amore famigliare (come il seppellire il padre), la missione di esprimere la testimonianza cristiana di fronte a sé stessi, alla propria famiglia e al mondo stesso. Il terzo riguarda gli spiriti incostanti, già rimproverati dall’A.T. (Salmi 118, 113) e dal Vangelo (cfr. anche Marco 4,17). Essere incostante significa non aver compreso bene quale sia la posta in gioco, per cui la fede cristiana non è l’ennesima esperienza piacevole, finanche per crescere umanamente; non è una tappa qualsiasi della vita. È, piuttosto, un diventare un consacrato del Signore per tutta la vita, grazie alla forza dei sacramenti dei quali si sono pienamente comprese la dimensione e le aspettative escatologiche di fronte alle quali porre al servizio tutta la vita ed il nostro io. Il nostro io, dicevo, guarito dalla grazia e dall’amore di Dio una volta per sempre.

20 giugno 2019: i tre bisognosi (L387)

Non possiamo capire il nostro valore se non comprendiamo, previamente, il valore immenso, la grandezza di Dio. Nella parabola di questa domenica, Dio si affida ai discepoli dicendo di dare loro stessi da mangiare alla folla. Da qui il mandato storico e sempiterno alla Chiesa di privilegiare i poveri, visti come affamati. E qui ci può anche essere un rinviare alla Eucarestia, ma principalmente il discorso ha per oggetto i bisogni materiali. Dio assiste in eterno la Chiesa con il Suo Santo Spirito che compie prodigi e miracoli in favore ed all’interno di essa e tramite essa, come si diceva; tanto che, con l’aiuto di Dio, i discepoli faranno cose più grandi come ricorda un altro passo del Vangelo (Giovanni 14,12). Ci sono quindi tre bisogni che si intersecano: la folla ha bisogno del pane quotidiano, i discepoli hanno bisogno della intercessione miracolosa del Signore e Dio stesso ha bisogno dei discepoli perché si realizzi il Suo disegno di salvezza nella Storia umana.

13 giugno 2019: vita umana e Sapienza (L386)

La vita umana è formata sia da un movimento “circolare”, sia da un movimento “direzionale”. Per “circolare” intendo che siamo portati a rivivere con la memoria, con la coscienza, gli eventi passati per riviverli però in una luce nuova, per maturare come persone umane. Questa maturazione avviene con il coinvolgimento di ragione e di sentimento, come piace concederci a Dio tramite la Sua sapienza. Per “direzionale” intendo dire che fissiamo una meta, una nostra Itaca, cui rivolgere il timone esistenziale per guidare correttamente l’anima verso la Trinità che è la nostra meta, sia nell’aldiquà sia nell’aldilà. Nel conoscere noi stessi, possiamo conoscere indirettamente la sapienza di Dio, scorgendone l’azione nella nostra vita, giorno dopo giorno.

6 giugno 2019: Pentecoste 2019 (L385)

Lo Spirito Santo ci rende eredi di Dio mediante una trasformazione sovrannaturale senza la quale non saremmo nuove creature, non potremmo dire di essere rinati dall’alto. In Dio siamo dunque eredi per i meriti di Cristo e mediante lo Spirito di tutte le promesse fatte da Dio al popolo della Prima Alleanza. Una delle prime cose che lo Spirito insegna è il distinguere tra le cose che è essenziale conoscere e le cose che possiamo tralasciare. Così, anche la Madonna è donna sapientissima proprio perché è “sede della Sapienza” e “tempio dello Spirito Santo”. Lo Spirito che si offre a noi mediante i sacramenti della Chiesa mostra questa duplice realtà: i sacramenti donano lo Spirito e, contemporaneamente, sono “conditio sine qua non” di tutta una storia esistenziale vissuta nella luce dello Spirito. Come Gesù è venuto per i peccatori e non per i giusti, così lo Spirito “lava ciò che è sordido” e “drizza ciò che è sviato”.

30 maggio 2019: cittadini della terra e del Cielo (L384)

È chiaro, mi pare, che con l’Ascensione, Cristo ci prepara ad un destino di uomini impastati di Cielo e di terra. Non solo perché, “pensiamo alle cose di lassù” (Colossesi 3,1-2) ma anche perché, rivestiti di potenza dall’alto, abbiamo come due patrie: una qui sulla terra dove Cristo ha lasciato le Sue impronte indelebili ed una nei Cieli dove sta Cristo seduto alla destra del Padre. La missione, dunque, che riceviamo con il battesimo è duplice. Quanto al Cielo perché ripetiamo l’annuncio di Dio stesso circa i cieli nuovi e la terra nuova (2Pietro 3,13) che aspettiamo nella fede. Quanto alla terra, perché essa è stata fecondata dalla prima venuta del Cristo, con la Sua Parola ed i suoi gesti. Perciò, siamo rivestiti di un carisma (oltre che profetico e sacerdotale) regale perché tutto ciò che facciamo, lo facciamo nel nome di Cristo, cioè della Sua Persona e della Sua dottrina. Riflettiamo a volte poco su questa responsabilità importantissima e delicata che Gesù e lo Spirito ci hanno lasciato. Tuttavia, è il Padre stesso che ci sostiene in essa e dunque non possiamo né deludere, né restare delusi.

23 maggio 2019: immaginazione e incomprensione (L383)

Due esperienze di fede diversa, una negativa e l’altra positiva, caratterizzano (assieme ad altre) il nostro pellegrinaggio terreno. La prima (positiva) è l’immaginazione (che diventa speranza, progetto, azione e creatività) e la seconda (negativa) è l’incomprensione. Oscilliamo tutta la vita tra queste due esperienze. Nella carità possiamo sopportare l’incomprensione in quanto è lo Spirito Santo che ci sostiene suggerendoci il comportamento da tenere. L’immaginazione della fede cristiana, da parte sua, ha un impatto potenzialmente forte sulla comunità dei credenti e sulla nostra propria vita. Direi quasi che l’immaginazione è rivoluzionaria. Ora, Dio stesso è Maestro di immaginazione e, in aggiunta, spesso subisce la nostra incomprensione. Io non credo che possiamo deludere Dio se abbiamo veramente fede. Unendo la nostra immaginazione a quella che lo Spirito Santo ci manifesta, possono succedere cose bellissime e inaspettate nella nostra vita. In conclusione, riguardo all’incomprensione, è la Scrittura a esortarci a insistere perché, se subiamo inizialmente l’incomprensione degli uomini, è, invece, Dio che sicuramente ci conduce a svariate vittorie spirituali, in modo da affrontare l’incomprensione con calma e pace serafiche.

16 maggio 2019: la dolcezza del Signore (L382)

Un Dio che ci viene incontro con parole dolci, nessuno se lo aspettava prima della venuta di Gesù. Possiamo invece sentire la Sua voce che ci chiama a un destino purificato da ogni meschinità, inganno, maldicenza, orgoglio, eccetera. La voce di Gesù ci purifica e ci fa creature nuove. Cosa significa, infatti, che Dio fa nuove tutte le cose se non che ci fa strumento della Sua dolcezza, del Suo amore? Come creature nuove, sappiamo metterci in ascolto del grido degli oppressi, del lamento dei poveri, delle preghiere degli ultimi. Questo perché Dio si è, a Sua volta, messo in ascolto di noi, davvero. L’ascolto, poi, introduce all’azione misericordiosa di un Dio che è glorificato perché offre la propria vita per gli amici, amici che poi significa tutta l’umanità. Se nella Croce tutta l’umanità è amica, quanto più sono amici di Gesù quelli che Egli ha eletto, quelli che ha destinato alla vita eterna mediante la fede e mediante le opere rese possibili dalla dolcezza di un Dio che ci ama a prescindere dai nostri peccati.

9 maggio 2019: camminare con il Signore (L381)

Per comprendere ed accogliere Gesù, bisogna camminare insieme che è il contrario della situazione in cui ognuno va per la sua strada. Anche nei giorni più bui della sua vita, il cristiano non affronta i problemi, la “notte oscura”, da solo ma accompagnato da una moltitudine di fratelli. Fratelli terreni, viventi, cioè i compagni nella fede; fratelli defunti che accompagnano il nostro cammino con le loro preghiere; santi e angeli del cielo a miriadi sono come una nave rompighiaccio che frantuma di fronte a noi le difficoltà frapposte dalle forze delle tenebre; infine, la stessa Santissima Trinità ci coinvolge con la commozione del nostro cuore e con la illuminazione della nostra intelligenza. Non siamo soli ma il Vangelo di oggi va oltre nel ricordarci che nulla ci può strappare dalla mano di Gesù, dalla mano del Padre. Non c’è consolazione più grande di questa perché anche tale precisazione dice che non siamo soli ma che l’essenza dell’essere il nostro Dio con noi è la sua fedeltà eterna e insopprimibile, che illumina ogni giorno della nostra vita.

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